Un giorno incontrai Michael

Con Soundgarden ed Alice In Chains ormai sciolti, non c’era molto da fare nel 1997.
Per cui insomma, se ne esce fuori il mio amico e vicino di casa a invitarmi a vedere Michael Jackson a S.Siro, e io penso “beh, è l’occasione per vedere se è davvero una persona vera” e accetto con piacere.
Penso anche: “ma arriverà davvero sul palco in astronave, come dicono?”.
Vi risparmio le avventure che ci capitarono durante la giornata, roba da farne un post a parte, e arrivo al dunque. La prima cosa che faccio una volta sul prato del Meazza comunque è sputare sul dischetto del rigore da dove qualche mercoledì sera prima Aron Winter era riuscito a centrare i cartelloni pubblicitari.

michael jackson

Ad aprire lo show, l’organizzazione aveva ingaggiato i B-NARIO.
Ve li ricordate? Io, se non fosse stato per quell’occasione, e per un’amica a cui piacevano, no. Per nulla. Comunque erano quelli che cantavano Battisti dove sei. Mentre la proponevano a un Meazza già mezzo pieno, la gente era tutta voltata dall’altra parte a guardare chi entrava nella tribuna VIP (nell’ordine Pavarotti, Zucchero, Ramazzotti, Valeria Marini). Chissà come dev’essere cantare davanti a 30.000 persone che ti danno le spalle.
Poi è il turno di… dai, indovinate. Sparatene una. Una bella trash nazional-popolare. Ok ve lo dico: PAOLA E CHIARA.
Vi ricordo che era il 1997: tempi del primo album, pochi mesi dopo Sanremo, Amici come prima e immagine ancora folk-rock. Il loro ingresso non me lo scorderò mai: entra prima la band, iniziando un ritmo in crescendo, e al culmine ecco che arrivano loro, contemporaneamente, correndo, chitarra in mano, inchiodano fianco a fianco sul bordo del palco schitarrando pesante e facendo headbanging sincronizzate come manco le figlie di Angus Young. E-pi-co. L’altra cosa che non dimenticherò mai è l’intero stadio che, dopo averle fischiate ininterrottamente per tutto lo show, durante Amici come prima si esibisce in una compattissima ola col dito medio.

michael jackson

Comunque sia, dopo il rituale cambio palco si spengono le luci e si accende il megaschermo. Inquadra Michael Jackson, a casa sua, che entra nell’astronave parcheggiata nel giardino. Poi parte. Attraversa il mondo velocissimo. Fumana esagerata sul palco. Il fumo si disperde, e l’astronave è lì. Dopo una suspance infinita Michael scende, e attacca Scream.
È una persona vera? Non lo so.
È una cosa a sè. È effettivamente di un altro mondo.
Quello che fa, come si muove.
E comunque tutto lo show è fuori dal mondo.
Ogni tanto Michael apre bocca per dirci che ci ama, in italiano, e lo fa con la voce che immagino abbiano gli alieni di Incontri ravvicinati del terzo tipo. Noi tutti ci crediamo come se ce l’avesse detto la nostra anima gemella.
Michael ha il tipo di repertorio galattico che non gli basterebbe un solo spettacolo per fare tutto, per cui la soluzione che trova lui è di far partire dei filmati con medley di cose che non suonerà, nell’intervallo tra un cambio di scenografia e l’altro.
Uno degli highlight naturalmente è l’inno dell’Inter Non mollare mai, per la quale l’alieno Michael fa salire dalla prima fila una ragazza brutta che ha l’onore di toccarlo/avvinghiarcisi stile edera. Niente panico: Michael schiocca le dita e parte il playback, che gli consente di ballare teneramente con la sanguisuga senza interruzioni. Ma tanto quasi tutto lo spettacolo era in playback, per dargli la libertà di ballare senza freni, e a tutti andava bene così. La vera chicca però è un medley del periodo Motown che parte da I Want You Back e finisce con I’ll Be There: S.Siro crolla di schianto.
Poi c’è Thriller: a metà pezzo Michael si trasforma in lupo mannaro, viene chiuso in un sarcofago, perforato con degli spuntoni e dato fuoco. Gesù resuscitò in tre giorni: Jacko ci impiega 30 secondi, riappare magicamente sulle nostre teste sospeso da un braccio meccanico a cantare Beat It e, mentre durante l’assolo io urlo TI AMO a Jennifer Batten, 60.000 persone cambiano religione.
E poi il Capolavoro. Earth Song. Dedicata/ispirata alla guerra in Bosnia. A metà pezzo, sul palco entra un CARROARMATO. Ne esce un soldato pazzo, assatanato, che punta il fucile a Michael. Michael lo guarda come per dire “ma sei cretino?” (in senso compassionevole), abbassa la canna, e fa un cenno. Si avvicina una bambina zingara con un fiore. La bambina dà il fiore al soldato. Il soldato butta il fucile e si getta in ginocchio piangendo. In questo momento, per quanto ci voglio pure a lui un bene dell’anima, se si fosse avvicinato Jarvis Cocker gli avrei abbaiato dietro e azzannato un polpaccio a morsi. “Vattene, miscredente! Tu non salverai mai il mondo!”.
Michael invece sì.
Bianchi, neri, soldati, zingare, licantropi, ragazze brutte.
I concerti più belli della mia vita sono stati altri.
Ma quello non fu un concerto.
Mi piace pensare che Michael non sia morto, ma solo partito in astronave verso mondi più bisognosi.

In ogni caso oggi siamo nel 2009, e qualcuno ha messo su Youtube tutto lo show.

19 pensieri su “Un giorno incontrai Michael

  1. giuro che a casa me lo vedo tutto.
    Che poi (se non ricordo male) Jacko aveva avuto più di una deriva metal (ricordo male il video di Dirty Diana con gente che pareva i R.A.F.?) e duetti (o riricordo male) con Slash?

  2. oddio… deriva metal no. però con Slash ci ha lavorato per Dangerous. Ha il featuring su Give in to me. E anche qualche apparizione insieme per un music award in cui fecero Beat It. Io lo vidi nel 1992 al Flaminio, aggratiss, di spalla i Kriss Kross!!! ve li ricordate? I due ragazzini rapper che vestivano al contrario. Ora che non c’è più ringrazio di esserci andato. L’ho visto e in fondo negli anni 80 me lo sono anche ascoltato parecchio. RIP.

  3. Beh, la chitarra su Beat It e’ di Eddie Van Halen, e Slash e’ in Black or White. E poi c’e’ appunto la lunga collaborazione live con Jennifer Batten… insomma, col metal ci ha sempre paciugato. Faceva parte del suo calcolato progetto di conquista dei bianchi.
    Vestiti al contrario voleva dire con la cravatta dietro, vero?

  4. un momento, non per fare la punta al cazzo ma Slash suona su “Give in to me” se la memoria non falla. La chitarrina di Black or White non so di chi sia.
    Che poi Slash metal……vabbè. E anche Eddie metal…..vabbè.
    Diciamo che erano i tizi giusti per attrarre un certo tipo di audience americana dedita alle arene, ma proprio metal no dai.

  5. Su Beat It intendevo che ricordavo Slash che lo accompagnava in un music award, non che l’avesse suonata sull’album.
    Vestiti sl contrario intendo con la zip dei jeans sulle chiappe e i bottoni della camicia sulla schiena. Una roba comoda insomma :D

  6. In realta’ a testa in giu’ c’e’ solo il medley Motown, roba che a un certo punto ho pensato fosse una scelta stilistica o una specie di presa di posizione…

  7. Dico 30.000 persone nel punto dell’articolo in cui ho scritto che era ancora pieno solo meta’ (= all’orario del primo gruppo spalla). Poi si e’ riempito tutto, un ovvio sold out.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...