Zappare è figo, vangare è sexy

A volte vale la pena di affrontare imprese sulla cui scorza c’è scritto “non ho senso”. Tutti ti dicono: “Che senso ha percorrere la sterrata quando di fronte a te si dipana trionfalmente un’autostrada bella lucida?”
E tu rispondi che ai 130 chilometri all’ora il paesaggio perde considenza, è privo di odori, piatto.

C’è stato un giorno durante il quale qualche commissione di professoroni senza cuore ha deciso che le tesi della laurea triennale sarebbero diventate “prove finali”. Quando l’ho saputo ricordo di aver provato rabbia e disprezzo. Devo aver detto: “Bastardi… ci stanno togliendo tutto.”
Per certi versi questa nuova etichetta ha legittimato le tesi cosiddette “copia e incolla”, ridicolizzando gli ingenui che scelgono di affrontare una ricerca empirica.
Io però avevo un sogno. Questo sogno era quello di poter dire di non aver sprecato tre anni di studio.
All’epoca vagavo in bici dicendomi che, indipendentemente dal parere dei miei professori, io ero una sociologa in erba e a testimoniarlo c’era il mio ignorantissimo blog, oggi defunto.
Fu così che mi trovai a concordare una tesi sul fenomeno del guerrilla gardening con il mio attuale relatore. Mi disse che non dovevo preoccuparmi; la domanda cognitiva sarebbe sopraggiunta nel corso della ricerca.
In un primo momento cercai il gruppo di Padova, convinta com’ero della sua esistenza. Successivamente mandai svariate email in giro per l’Italia, alla ricerca di un gruppo da studiare.
Dopo alcune settimane realizzai che l’impresa era disperata. Quasi nessuno aveva risposto e a Padova individuai solo un signore che ai tempi dell’università aveva piantato degli alberi da frutto nel cortile della biblioteca frequentata dagli studenti di matematica e fisica.
Poi, come per magia, mi scoprii intenta a prendere uno spritz con le tre persone  che sarebbero diventate, insieme alla sottoscritta, il nucleo originale della Santa Alleanza dei Guerriglieri Verdi.
Da quel giorno ho scoperto molte cose sul guerrilla gardening. Ad esempio  che quasi nessuno ha studiato l’argomento. Eppure esso è radicato nei nostri territori, nei nostri vecchi, nella nostra insofferenza; solo che non riusciamo a vederlo.
Ho cercato a lungo una definizione calzante. Quella che più si avvicina alla perfezione, pur essendo incompleta, è di David Tracey, che dice:
“Guerrilla gardening is autonomy in green. You don’t have to join a club or pay any dues or accept any codes. You even get to define it for yourself. I call it “gardening public space with or without permission.” But as definitions go, I have to admit, that’s pretty thin.”
ggvi1Tanti pensano che sistemare le aiuole pubbliche abbia senso solo nelle grandi città. Inizialmente tanti mi hanno detto: “Che senso ha farlo a Vicenza? C’è già tanto verde”. Poi, scavando in queste affermazioni e negli sguardi di chi ascoltava i miei racconti ho scoperto che i loro istinti erano atrofizzati o che avevano semplicemente paura che mi potessero arrestare. Quando i miei genitori mi vedono uscire nella notte armata di vanga e fiori si preoccupano per me. I miei nonni veneti, invece, pensano sia un bel gesto, ma niente di speciale. Per loro è normale che se un’aiuola fa schifo qualcuno debba prendersene cura.
Poi ci sono quelli che vedono un gruppo di giovani intenti a scavare un buco in una rotatoria in tarda serata e pensano: “stanno seppellendo un cadavere!” Così di lì a poco arrivano due volanti della polizia, che schedano i giovani vicentini per l’ennesima volta. Giovani vicentini armati di vanga, annaffiatoio, fiori e sacchi per raccogliere la terra argillosa in eccesso e l’immondizia che emerge dagli scavi.
La Santa Alleanza dei Guerriglieri Verdi è comunemente detta Guerrilla Gardening Vicenza, perché i vecchi si incazzano se lasci un cartello con un nome così blasfemo davanti a casa loro. E allora cestinano il cartello che hai realizzato con tanto amore.
Vicenza è una città così bianca che a volte ti viene voglia di bestemmiare di fronte al tuo ex liceo cattolico. Compensi usando le siepi che lo circondano come toilette -ma solo quando sei veramente ubriaca- e rubando le madonnine di gesso dalle rotatorie, che qualche psicopatico ha sparso ovunque.
Vicenza è una città così piena di SUV e di militari americani che la Santa Allenza è diventata quella con il No Dal Molin, anche perché ormai il presidio permanente è l’ultimo luogo sacro che ci è rimasto, l’unico dove la  tua radicale anormalità viene ancora riconosciuta ed apprezzata.
Non ho ricordi dell’ex centro sociale. Era vicino a casa mia e l’hanno demolito mentre stavo passando in bici con il mio walkman contenente una cassetta dei Nirvana. Mi dicono che da allora le cose sono cambiate in peggio.

Sono diventata maggiorenne proponendo cose e sentendomi dire sistematicamente di no. Soprattutto dai miei amici. Quando ho smesso di frequentarli si è aperta una voragine sotto i miei piedi. Se non altro in quel periodo trovai una persona con cui andare a vedere i Pearl Jam a Bologna.

Fare guerrilla gardening in una città che ti provoca sistematiche crisi isteriche può sembrare strano. Guardo le foto degli altri gruppi su internet e ho l’impressione che loro amino abitare lì, in Canada o nel sud della Francia.
Io odio il mio quartiere, odio le persone che hanno distrutto la mia planter box e soprattutto odio chi ha fatto a pezzi i fiori del mio agapanthus, prima che intervenisse la grandine.
Però mi piace l’idea di aver creato un diversivo.
Realizzare aiuole ignoranti, per lo più illegali e nel pieno della notte, ti rende sopportabile la città e i vicini stronzi.
In alcuni casi poi scopri che ci sono delle vecchine che hanno apprezzato il tuo gesto. Spesso mi sono sentita dire: “Allora non è vero che tutti i giovani sono delinquenti!”
Cosa si può rispondere ad una cosa del genere? Io mi limito a fare un grande sorriso. Poi raccolgo la mia bici e pedalo verso casa, mentre il mio self di guerrilla gardener canta a squarciagola, schiacciando i rumori del traffico e mettendo a tacere i miei incubi diurni.

L’autrice: Margherita Ferrari, blogger berica classe 1987. A 17 anni ha pubblicato il libro “Guide Pratiche per Adolescenti Introversi“. Attualmente sta tentando di laurearsi in sociologia e di progettare una dignitosa fuga all’estero. Scrive sul blog L’odore dei pomeriggi (quando li butti via).

ggvi(foto di Ecodallaluna)

8 pensieri su “Zappare è figo, vangare è sexy

  1. (bella la persona preferita del giorno!)

    il mio vicino di casa ha piantato una rosa sotto la mia finestra 2 anni fa, al posto di una bruttissima e rinsecchita aiula. c aveva visto lungo con il/la guerrilla gardening (?)e aveva 7 anni all’epoca.

    qui si ha da fare. sìssì.

  2. Ho letto il post con molto interesse, soprattutto perchè sto scrivendo un romanzo su gruppo di ragazzi che fa guerrilla gardening. Non sono mai stato un “combattente” verde ma sono cresciuto con i miei nonni, una vita da contadini, è ho imparato molto, sia dal punto di vista pratico che da quello umano. Magari, Margherita (nome che mi circola molto in testa ultimamente, colpa di Benni e delle sue storie), un giorno passo a trovarvi a Vicenza (vivo a Bologna) e magari vi “rubo” due idee per il romanzo :)

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