It’s the end of the world – Margherita Ferrari

Il libro: il bello di Roald Dahl è che lo puoi apprezzare sia da piccolo sia da meno piccolo. E non mi sto riferendo alle osservazioni di chi, dall’altro della propria granitica elasticità mentale, sostiene la teoria secondo la quale i bambini possono capire certa letteratura per l’infanzia solo fino ad un certo punto.
Rileggendo libri come Matilda, Boy e Le Streghe scopro ogni volta di aver lasciato arruginire quell’angolo del cervello dedicato alle fantasie dal retrogusto magico. Fortunatamente Dahl ha pensato anche ai meno giovani che, per intenderci, nel celebre disegno di Antoine de Saint-Exupéry si ostinano a vedere solo un banale cappello.
Prima che il nostro pianeta esploda, vi consiglio allora di recuperare alcuni dei caustici e macabri racconti per adulti del nostro amato nonno norvegese.
Potere cominciare da “Il meglio di Roald Dahl”, edito da Guanda.

Il film: ogni anno noi stupidi veneti godiamo di una settimana di cinema gratuito. I film in questione sono selezionati da gente molto colta della Mostra del Cinema di Venezia e vengono proiettati in alcune sale delle nostre ridenti città leghiste. Per lo più si tratta di opere che non visionerei mai in circostanze normali, perché posso sopportare solo una certa dose di incomunicabilità, maiali aperti in due e zie alcolizzate che cercano di portarsi a letto i propri nipoti.
Dato che il leitmotiv di questa rassegna sembra essere la depressione, rimasi piacevole sopresa quando, due anni fa, mi trovai di fronte alla creatura denominata $E11.0U7.
Il film in questione è opera di un certo Yeo Joon Han ed è una delle cose più assurde che io abbia mai visto. Sfortunatamente esso non è mai uscito in dvd e pare non sia scaricabile in alcun modo.
Questo significa che ricordo solo in parte ciò che vidi e udii quella sera. So che la colonna sonora era spettacolare e che ad un certo punto tutte le persone in sala cominciarono a cantare, perché sullo schermo erano comparse le parole della canzone, quasi si trattasse di un enorme karaoke. Ricordo anche che quando il film finì ero così piena di energie che dissi di volerlo rivedere subito. Invece sono passati due anni e sto ancora aspettando.
Fate il possibile per procurarvene una copia prima della fine del mondo; vi assicuro che morirete felici.

Il disco: dopo lunghe riflessioni ho deciso di non consigliarvi uno dei tanti dischi indie che hanno sconvolto la mia vita. Che senso ha ascoltare i Sebadoh, i Built to Spill o i Neutral Milk Hotel solo una manciata di volte prima di morire? Meglio optare per qualcosa di un po’ meno immenso, ma che meriti comunque di essere affrontato prima di passare all’altro mondo.
Il disco che vi propongo si intitola Sonate in bu minore per quattrocento scimmiette urlanti. La band che gli ha dato vita si chiama Laghetto.
Io voglio molto bene ai Laghetto perché hanno creato qualcosa che è e allo stesso non è hardcore nostrano. In sostanza si tratta di hardcore umorista e semiserio, altrimenti detto ninjacore. Una perla nell’oceano d’idiozia di certi generi tanto in voga tra i miei nemici pseudoalternativi. Un’epifania equiparabile a Libro Audio degli Uochi Toki, che ovviamente gli ascoltatori di rap del capoluogo berico hanno giudicato troppo intellettuale.
Per concludere, la bellezza di Sonate in bu minore sta nel fatto ch’esso riesce a conciliare la devastazione tipica della fine del mondo con l’Uomo Pera e Carla Bruni.
Provare per credere.

Un pensiero su “It’s the end of the world – Margherita Ferrari

  1. Bellissimi i racconti di Roald Dahl, anche a me piacciono un sacco. E anche la prima parte della sua autobiografia, Boy, è fantastica. (Anche io nel disegno però preferisco vederci un cappello, perchè dei boa ho molta paura.)

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