Fuck your emotional bullshit

Una volta un mio caro amico parlando di me alla sua ragazza ad un concerto degli [omissis] ha detto: “lui la prima cosa che guarda è il batterista”. Vero verissimo, le cose che guardo principalmente sono proprio le figure più e meno prossime al ‘crowd’, batteristi e cantanti, i primi per pura passione professionale’ e i secondi per lo ‘show’, chiamiamolo così, e il coinvolgimento con il pubblico. Nei miei dieci giorni di permanenza a San Francisco, fra escursioni, Starbucks, shopping e Berkeley, ho visto pure due reunion storiche dell’ ***core.

Cap ‘N Jazz @ Bimbo’s 365 w/ Abe Vigoda, potrei riassumervelo in un macro insieme di parole, tipo tag cloud, ma voglio provare a dire di più.
I Vigoda me li ricordavo meglio, più carichi, batterista bravo ma che si impegna pochissimissimo, a meno che non sia un sostituto perchè quella è l’impressione che ha dato. Forse ci stavano meglio gli Snowing, i Boys And Sex o gli Algernon Cadwallader. Whatever. ( Tra l’altro ho scoperto che suoneranno con i No Age al Locomotiv di Bologna).

I Capitani iniziano dopo che Sam Zurick è arrivato di corsa, ha accordato il basso con tanta goffaggine geek (però alla sua età, dai…basta…) ed è uscito di scena per quei 3 minuti massimo di attesa.
Tim Kinsella era vestito da cowboy, non vi preoccupate. Anzi, fatelo, perchè è un rompicazzo, così ho deciso. Non ha spiccicato parola prima della 5a o 6a canzone, ha detto tutto Victor Villareal, si limitava al massimo a buttarsi in crowd surfing di schiena e rialzarsi con fare annoiato e poco volenteroso. Solo quando ha preso il corno in mano mi sono gasato come una 7up nel marsupio di un maratoneta, ho sperato che facesse almeno 2 note buttate lì a caso pensando intensivamente agli American Football (pur sapendo non fosse un corno quello) e invece ha usato lo strumento nel modo che nemmeno Conan per richiamare Red Sonja al suo ruolo di concubina.
Poi Take On Me cantata con il testo in mano che inesorabilmente qualcuno gli porta via – “I need that paper” – e lo lascia senza parole.Non ci siamo.
Poi batterista, appunto. Ho passato 5 minuti buoni a ricordare dei video di Mike Kinsella in versione Owen dal vivo che parlava col pubblico, sottolineando fra me e me le differenze di personalità tra i due, poi mi sono accorto che dietro ai tamburi pesta come un turnista metal che ha lasciato il kit a casa dei genitori. Impeccabile e divertente da vedere, peccato per il livello comunicativo della band.

Fun Fact: appena Tim iniziava a parlare lui richiamava gli altri battendo il quattro con le bacchette. Avrebbe dovuto far ridere ma ha reso la cosa ancora meno sensata.

In toto, hanno suonato bene, per Dio. Hanno fatto le canzoni giuste/che il pubblico voleva, solo che hanno coinvolto davvero pochino, ed è stato un peccato perchè ci tenevo davvero.

The Juliana Theory @ The Independent, 2003 is the new 2010.

Finalmente un concerto per solo +21ers, con la fila lunga al freddo e il caffè in mano, dopo una soda in un bar che inneggiava al consumo libero di marijuana, cosa che un paio di skater (quelli veri che vedi anche sulle riviste) professavano il verbo seduti nei tavoli adiacenti al locale con birra e occhiale da sole giusto.

Brett Detar è Gesù Cristo, capello lungo, vestito elegante, scarpa alla Iori Yagami di King of Fighters e sguardo sorridente. Però un gruppo la cui reunion ha avuto senso, in termini di coinvolgimento col pubblico, sguardi fra musicisti, organizzazione dello show (canzoni random e tutto Emotion Is Dead di filato) e feeling positivo all’interno del locale.
Concerto senza opening act, iniziato alle 8 e 30 puntuali, il tempo di trovare posto in prima fila davanti alla lead guitar (sì, quello un po’ frocio che si spara le pose alla Motley Crue) con pubblico a modo, tra cui futuro pastore (non Carlo e nemmeno la professione) che non ci crede quando diciamo di essere venuti dall’Italia e fila rispettosamente indiana per il meet and greet in cui morosa ha parlato con Brett e compagnia bella e il sottoscritto si è fermato a parlare di doppio pedale col batterista; – come da sempre sono il vero manifesto dell’ovvietà.

Seriamente parlando, impeccabili dal vivo, cambi di chitarra velocissimi, basi qua e là e tutto Emotion Is Dead che fregancazzo è ancora un disco della Madonna immacolata.
Bravi bravi e comunicazione uber alles.

7 pensieri su “Fuck your emotional bullshit

  1. Due robe:
    1- io non suono un cazzo, eppure anche io sto in fissa sui batteristi ai concerti. Sono i più fighi da vedere, niente cazzi.
    2- Se vado ad un concerto ed il cantante legge i testi, quel concerto è una merda. Fosse anche un live dei Beatles con Lennon e Harrison ritornati dall’oltretomba. Dai cazzo.
    Per il resto, sarà per i gusti simili o per la passione verso Dawson’s creek, seguo volentieri i tuoi post su Junkiepop.

  2. Ho visto i sottoprodotti dei fratelli Kinsella in quasi tutte le forme ma i Cap’n Jazz mi mancano. Invidia. Certo me lo sarei immaginato meglio in uno stanzino dai muri con l’intonaco cadente e 50 persone al massimo. Immaginario troppo romantico.
    Tim che canta quella cover (della quale magari non gli è fregato mai granchè) leggendo è priceless.

  3. no vabbè, se la cover è improvvisata il foglietto ci potrebbe pure stare, ma dai, l’hai fatta per una vita, sei in reunion tour che è andato sold out (almeno, frisco era così) e non ti metti nemmeno lì ad imparare 2 righe?

  4. l’avrà fatto apposta per darsi un tono?
    hai mica visto il suo lungometraggio orchard vale?
    che c’entra il titolo dell’album (fighissimo) degli snowing?

  5. mah, il titolo l’ho messo perchè mi ricordavo che una canzone loro si chiamasse Sam Zurick, invece è Sam Rudich.
    No non l’ho visto! E’ reperibile via torrent?

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