thumbs up, thumbs down: The Tree Of Life

There Are Two Ways Through Life: the way of nature and the way of grace.

E proprio per queste ragioni, anche noi, abbiamo voluto fornire due visioni distinte sul film più atteso dell’anno. E dato che sono il nuovo arrivato, esordisco con un pistolotto lunghissimo, ma, spero, non illegibile.

Perché no: The tree of life è un film bellissimo. Eppure uscito dal cinema ero incazzato come una bestia.
Raro vero? A me per dire non era mai successo primo.
La chiosa iniziale è che Malick è quasi senza ombra di dubbio il mio regista preferito (con altri 3-4 all’incirca) e un ritorno al cinema di un suo film l’attendevo come si possa attendere non so, fate voi. Tanto insomma, moltissimo.
Del film avevo letto un termine comune: “ambizioso” e mi ero fermato lì. Non avevo letto critiche, sensazioni, storie.
Insomma lungi da me l’idea di mettermi seduto condizionato di fronte qualcosa che in effetti dell’ambizioso lo ha, e fin da subito.
Che poi a pensarci quanti altri registi potrebbero imbarcarsi in un progetto veramente ambizioso senza uscirne con le ossa rotte? Pochi. Malick è uno di questi sicuramente.
Il punto non è la struttura perfetta, innovativa e che farà libro di testo per gli anni a venire, nè la roboante e struggente estetica/poesia autodescrittiva del tutto (che non lasciarla scivolare nello stucchevole penso sia già di per se un miracolo). Il punto sono le parole che in un film del genere ne guidano il significato.
Ecco personalmente è questo il punto che mi ha disturbato enormemente, the tree of life è un film che avrebbe funzionato muto, o minimamente parlato, sicuramente non parlato così e nella parte finale.
Fino a quel punto il gioco dell’interpretazione era tutto libero, messo nelle mani dello spettatore e sicuramente più affascinante. Malick invece sembra non la pensasse così e convoglia la discussione sul binario più stretto e ostico. E di fronte a tanta imponenza è sembrata una banalizzazione non di poco conto. (GiorgioP)

Perché sì: A volte le aspettative sono una vera e propria disgrazia.

Quando si passano mesi -per non dire anni- in attesa di qualcosa di cui non si ha la più basilare nozione e si lascia la  propria fantasia libera di viaggiare sulla base di alcuni -pochissimi-  elementi, cercando di leggere/rubare anche il più inutile dettaglio sull’oggetto dei propri desideri, solitamente si rimane delusi. Perché l’immaginazione unita all’attesa e all’ansia, supera quasi sempre qualunque opera. A volte, fortunatamente, non è così. E al termine della visione di The Tree Of Life, oltre a sentirsi frastornati, sconcertati e commossi per aver preso parte ad una delle esperienze più ispirate mai girate, si prova una sensazione che, in casi del genere, è raro provare: si rimane sorpresi.

Una sensazione che si percepisce, in primis, sotto un profilo tecnico. Senza voler soffermarsi su dati fin troppo banali e ormai assodati (insomma, OGGI, affermazioni quali  “Malick gira divinamente”  o “Emmanuel Lubezki è uno dei migliori direttori della fotografia della storia” potrebbero sorprendere soltanto un bambino di due anni), alcuni aspetti riescono a lasciare lo spettatore, anche quello abituato all’eccellenza malickiana, a bocca aperta. Per prima cosa gli effetti speciali, impressionanti, veri, autentici, in cui il digitale è sì presente, ma mai invadente. Sembrano -e ho scoperto di non dire una minchiata!- quelli di 2001, piuttosto che quelli di un film contemporaneo. E da una ricerca appena effettuata, scopro (non ne avevo la pallida idea) che uno dei responsabili degli effetti speciali del film è proprio Douglas Trumbull, supervisore degli effetti speciali del Capolavoro di Stanley Kubrick. Poi il montaggio, strepitoso, in cui ogni taglio, ogni chiusura è davvero pura perfezione e che mantiene costantemente vivo l’interesse dello spettatore (due ore e venti che volano), opera mastodontica realizzata da un team capitanato dall’esperto Weber (già con Malick in Days Of Heaven e la Sottile Linea Rossa), Hank Corwin e Mark Yoshikawa (già in The New World), Daniel Rezende  e Jay Rabinowitz, che aveva montato l’altro albero della vita di The Fountain. Ancora, le musiche di Alexandre Desplat, devastanti, per intensità, per come si alternano con i brani di classica e per come vengono usate: quasi assenti in alcuni momenti e potentissime in altri (ma mai invasive, come in Benjamin Button, ma ottime come in Fantastic Mr Fox e   The Ghost Writer) . Ma, in assoluto, l’elemento che lascia davvero senza fiato  è  il sonoro.  Curato sotto ogni punto di vista anche negli altri film del regista, in The Tree Of Life diventa un qualcosa di vivo, vibrante ed imprevedibile, capace di riuscire a frastornare lo spettatore tanto con un silenzio “ovattato”, quanto con un assordante crescendo. Lode, dunque, a Erik Aadahl, Craig Berkey, Craig Berkey e Kirk Francis, principali responsabili del sonoro.

Fatta questa lunghissima presmessa, veniamo al film.

Sicuramente difficile, non tanto da seguire, quanto da decifrare -nelle parti in cui è possibile dare una chiave di lettura più o meno univoca- ma mai estenuante o noioso. Cinema Monumentale , ma anche monumento al Cinema realizzato attraverso una serie di citazioni, omaggi e richiami (da Kubrick ad Herzog, passando per Méliès e persino, nella Genesi, per Fantasia , il Capolavoro di Walt Disney).Un’opera poetica, una sinfonia di immagini e poche- ma importanti- parole per due ore e venti che, indipendentemente dal giudizio che ognuno di noi  formulerà,  lasciano un segno indelebile. Una vera e propria preghiera -anche formalmente- panteista che i componenti di una famiglia americana rivolgono, in diversi momenti della propria vita, ad un’Entità superiore, alla ricerca di risposte a tanti quesiti che riguardano la vita e il suo svolgimento e ad un modo per ritrovarsi. Questa ricerca, così totalizzante, viene portata avanti da Malick nell’ottica delle due “strade” attraverso cui si può percorrere la vita (che ci vengono presentate praticamente nell’incipit del film): quella della Natura (incarnata dal personaggio di Brad Pitt, ottimo, come sempre) e quella della Grazia (rappresentata da una Jessica Chastain semplicemente perfetta). Il desiderio di ritrovarsi e, al tempo stesso, di trovare le risposte a quesiti tanto basilari quanto insormontabili, trascende tempo e spazio, arriva all’origine del mondo, con una mistica sequenza di venti minuti, e arriva fino all’età della maturità di Jack, secondogenito della famiglia O’Brien che, in piena crisi, ripercorre la propria infanzia costantemente divisa tra Grazia e Natura. Malick accompagna lo spettatore senza mai imporre una sua visione, non affidandosi totalmente nè alla Natura (criticata nel suo materialismo), nè alla Grazia (che, da un’attenta riflessione, risulta chiaramente responsabile di molti dei problemi che Jack svilupperà nella sua crescita), sciorinando, attraverso il “solito” uso della voce fuori campo, delle riflessioni toccanti e profonde che non mancheranno di dividere e che conducono ad un finale aperto alle più svariate interpretazioni, potente come poche altre cose viste su pellicola, capace di suscitare, a seconda dello spettatore, reazioni ed emozioni agli antipodi: commozione, meraviglia, stupore, rabbia, inquietudine, irritazione, pace, confusione.

Difficile, oggi, esprimere un giudizio di valore, forse impossibile. Inutile parlare di “Capolavoro”, o di “storia del cinema”, non perché  inappropriato, ma perché è troppo presto per dirlo e perché il film ha bisogno di essere decantato e di ulteriori visioni. Quello che si può affermare è che The Tree Of Life è un’esperienza  totalizzante, estrema, coraggiosa e profondamente mistica, che conquista e annichilisce, insinuandosi attraverso un caleidoscopio di immagini e musica.Ciò che, oggi, si può dire con assoluta certezza è che The Tree Of Life è Cinema allo stato puro, libero da qualsiasi schema imposto (o autoimposto), frutto di un Autore che, ancora una volta, si conferma essere tra gli artisti più coraggiosi della settima arte. (L’Amichevole Aspera di Quartiere)

L’Amichevole Aspera di Quartiere: dietro il nick più fesso di JunkiePop, si cela Fabio, cosentino trapiantato nella Capitale ormai da otto anni. Quando non è intrappolato tra le lugubri mura del tribunale penale (ma non in manette), si droga di cinema, horror in tutte le sue forme (con un’ossessione compulsiva per Shining), musica e serie tv.  Folgorato sulla via di damasco dalla visione del pilot di Lost, è ancora oggi intrappolato alla ricerca del cuore dell’isola, del senso della vita e di un modo per mandare il Cosenza in serie A

5 pensieri su “thumbs up, thumbs down: The Tree Of Life

  1. ma guarda un pò chi c’è qui :D
    ciao Aspera!

    Giorgio domandina per te. sai che vado poco al cinema ma Malick mi è sempre piaciuto. questo film IO è meglio che lo evito? ho letto commenti in giro inquietanti (non parlo di bello/brutto).
    ho paura di uscire dal cinema molto più incazzato di te.

  2. evitalo
    non so perchè ma pensavo stessi lontano da Malick (vai a capire perchè poi boh). ma evitalo.
    te lo avrei detto da subito se sapevo che eri intenzionato a

  3. Pingback: Fra le mucche e i girasoli… « Cidindon’s Weblog

  4. Ma scusate Sea Penn è il primo genito della famiglia non il secondo genito…
    Il secondo genito dellla famiglia muore…
    Almeno capire i personaggi… :D

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