Prawn – You Can Just Leave It All

Che nessuno venga a dirmi che quest’anno la musica ha fatto cagare e non è uscito niente di buono. Davvero, penso che potrei seriamente prenderlo/a a ceffoni a lungo termine, dal midwest allo stivale, fra appunto scena nazionale e le americhe del caso. L’occhio è lungo e se si vuole lanciare uno sguardo più grande di due passi si può vedere che là fuori c’è tanta di quella roba che si potrebbe perdere il conto delle piccole band pronte a crescere che spopolano nel web, con una bella sintonia fra qualità e quantità, almeno per quanto riguarda la Wave (non intesa come New) o comunque l’emo/screamo di fattura genuina. C’è una necessità comunicativa esplosa da un dirigibile pieno di caramelle sopra le teste dei bambini più furbi che sanno quanto e cosa prendere, in barba agli altri. C’è però da sottolineare che in tanta bravura e belle parole ho anche messo da parte l’orecchio critico e ascoltato con il cuore di un più o meno nostalgico, senza badare troppo all’effetto epigono ovviamente presente. Comunque ci sono le eccezioni.

You Can Just Leave It All è un disco che dimostra pragmaticamente questo effetto e il suo opposto, nella difficile prova di riuscire a far bollire nella stessa pentola nostalgia emo 90, ritmiche nervose e chitarre cinquanta e cinquanta arpeggi e crescendo post rock, facendo diventare il mischione un’ottima pietanza, senza se e senza ma (come il tiramisù ai piselli di quella puntata di Friends con Joey ciuffo emo 98). Un disco fatto da nostalgici con la copia originale di un disco degli Explosions In The Sky nel furgone della band. A dar plusvalore alla cosa è che li ho scoperti in tutta serendipità cercando un rip del nuovo disco dei Make Do And Mend.

È un po’ come stare sdraiato sulla sabbia a guardare le nuvole per tutta la durata del disco, alzarsi di scatto e correre a fare qualcosa per emanciparsi dai moccolo dei ricordi. Chiudersi in garage a sudare sulla batteria con Get Down o Horizontal nelle cuffie. Urlare tutto il cd nuovamente pedalando verso chissà dove. Eccetera.
Ammettendo la poca arbitrarietà del gesto, ma sento questi Prawn miei quanto ho sentito i Mineral la prima volta che ho ascoltato The Power Of Failing, un’inaspettata ventata di freschezza di metà estate.

Sarà che mi fisso solo sui dischi belli ma qui c’è tanta roba da innamorarsene.

http://prawnnj.bandcamp.com/

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