La differenza tra qui e il resto

Iniziamo così, con quella che per molti può essere giudicata una mossa azzardata, impopolare, ridicola.
Per molti, per me e per molti di qua dentro no, ce ne sbattiamo.
Fate una statistica, se avete un account twitter guardate quanti followers perdete se nominate Tiziano Ferro. Fate e capirete meglio quello che intendo.
Fatto sta che a me Tiziano Ferro piace, e in maniera smodata anche. All’inizio lo sopportavo poco, Rosso Relativo, la quasi cover di R Kelly (chiamiamolo quasi plagio, volontario o meno), in più stavo con una ragazza che si chiama Paola, ed era diventato un refrain al tempo che scatenava le maledizioni. Tipo non si iniziava un discorso che non usciva fuori Paaaaolaaaa ooohh Paooolaaaaa.
Da lì Tiziano Ferro per me è cambiato, e come per tutti credo sia cambiato con Sere Nere e con Non me lo so spiegare, era ancora un cantautorato in linea con la classifica italiana, pronto all’uso, ma almeno con melodie quasi internazionali, incastri di parole che avevano poco a che fare con la scrittura dei testi in italiano e poi veniva da Latina, e aveva (ha) come mito il fratello più piccolo. Uno differente insomma, non uno di quelli che dice di essere meglio dei Beatles, per dirne due a caso.
Uno che stava al posto suo, non inondava i social network (che ancora non erano così presenti, ma anche ora che lo sono non lo fa, non li inonda, non li usa proprio, che è una mossa di marketing suicida ma che è in linea col personaggio).
Poi le chiacchiere da sottobosco sulla sua vita sentimentale, sulla sua sessualità, per inciso becere, l’unica cosa per cui noti indie blogger nominavano Tiziano Ferro, perché si sa, mai dire che mi piace, prenderlo per il culo perché è gay AH! sai le risate.
A me non faceva ridere, non ha mai fatto ridere, ho sempre pensato che la sessualità è una roba di una persona che non va sindacata, mai (o perlomeno non adrebbe giudicata).
Poi l’outing, con un libro, che per un momento ho avuto il terrore monopolizzasse tutto il discorso “Tiziano Ferro” da lì (un anno e qualcosa fa) a venire.
Essere una pop-star e dichiarare la propria sessualità all’apice della carriera è una cosa non semplice, anche qui quasi suicida eppure eccolo lì, ancora Tiziano Ferro che stupisce.
Nel frattempo altri 3 dischi, con canzoni splendide, ballate per lo più (e per me lo fa perché dal vivo è quello il suo impatto, quello sa fare, quello fa, e non scassa i coglioni come Bublè) tutte capaci di far venire i brividi già solo a leggere il titolo. Sentirle poi a tratti era passare dal balsamo alle unghie nella carne ma è quello che conta, l’impatto, la voglia di emozionare.
E anche qui i testi incastrati, i giochi di parole, il dire in maniera totalmente diversa quello che molti provano a dire, e quasi nessuno ci riesce, con quella intensità.
Sai che in ogni disco di Ferro, a un certo punto, ce ne sono almeno sei di canzoni così, ed è quello che aspetti, compreso l’ultimo L’amore è una cosa semplice, un titolo bellissimo, un disco orientato (mi sento di dire) al fare un passo più in là (io per inciso avrei escluso il pezzo samba bossanova e il brano da quasi crooner, perché sviano un po’ il discorso) al suono internazionale, Coldplay e U2, per dirne uno.
Chitarre e cassa a quarti, quasi dritta. Non un cambiamento radicale se sotto rimane sempre il concetto di emozione, sempre tantissima e il senso di arrivare dritti, arrivare prima e colpire forte e al petto.
A tratti riuscitissimo (l’inizio è una bomba) a tratti no (ma nei dischi internazionali ci sono i cosiddetti filler, e questo conferma la mia teoria), è un disco che non ti delude, ti fa tornare indietro per risentire le frasi, se erano belle e importanti per come le avevi capite, ti fa incastrare sulle tracce. Ti fa tornare sedicenne.
JunkiePop quest’anno comincia così, nella maniera forse più impopolare per molti. Dicendovi che Tiziano Ferro, oggi come oggi, in Italia, in quello sport lì non ha neanche un rivale che possa arrivare in seconda posizione. Tiziano Ferro è quello che ad uno che sente accacì, punk, hip hop e post rock ha sventrato il cuore, e da subito.
Uno di quelli a cui non bevendo offrirei, se beve una birra, anche a distanza, anche se non sarà mai, solo per dirgli grazie.

11 pensieri su “La differenza tra qui e il resto

  1. che vinca che perda, sarà sempre la stessa merda (citando lui che cita vasco rossi).
    Stroncato su Vice.
    aldilà di quanto hai scritto non capisco sta cosa da guilty pleasure, meglio Max Pezzali e Lady Gaga e i gruppi RAC.

  2. che bello non sentirsi soli. aggiungo altri due titoli che mi fanno piangere: E fuori è buio e L’ultima notte al mondo.
    E ad Aprile, mentre mio marito si prepara per andare a Barcellona al Primavera Sound io vado a sentirlo a Casalecchio di Reno, perchè ho voglia di cose semplici!

  3. bravo giorgio, hai ragione. nel suo genere ferro è imbattuto. anch’io l’ho sempre schifato, un po’ per i video alla rosso relativo e un po’ per pregiudizio… ma il penultimo disco invece mi ha colpito molto positivamente… adesso appena ho un po’ di tempo mi ascolto questo ultimo.

  4. Sicuramente tra il pop italiano è il più capace, intelligente ed originale insieme a Daniele Silvestri. I suoi testi ed arrangiamenti sono sorprendenti e spesso molto toccanti. E’ uno di quei poi che andrei a vedere dal vivo perchè sento che è una persona vera.

  5. Eh, questo post conferma la mia teoria, ovvero che i grandicelli nati cresciuti e vissuti di accacì e roba del genere, sotto sotto quello strato ruvido, hanno un cuore tenero tenero…chissà perchè io invece non riesco a sentirlo, mi viene da associarlo troppo alla De Filippi e a quelle trasmissioni da quindicenni in cerca di sfondare nel mondo della tv e della musica…magari sarà anche la persona che hai descritto tu, ma purtroppo credo che i veri geni che descrivano certe “mie emozioni e sensazioni” siano prevalentemente stranieri, eccezion fatta per Benvegnù. E se devo dirtela tutta, purtroppo tra un Benvegnù e un Tizziano Ferro, vince prettamente un Benvegnù, sotto ogni singolo aspetto. Con tanto rispetto, eh. Perchè comunque dichiarare il proprio amore viscerale sapendo di andare controcorrente o contro i gusti degli amici è da persone coraggiose e determinate.

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