Il più grande spettacolo dopo la gang bang

Io non ho mai visto niente (NIENTE) in vita mia come Black Mirror prima di tre sere fa.

Cos’é Black Mirror? Nulla che riguardi gli Arcade Fire, bensì una miniserie di 3 episodi, 45 minuti l’una proveniente direttamente dal paese padre (o madre) di tutte le serie tv che ti fanno cascare dal divano, l’Inghilterra, nello specifico Channel 4.
Facciamo così perché solo a provare a spiegarlo mi esce il sangue dal naso, vado di sinossi della prima puntata.
Viene rapita la principessa d’Inghilterra (chiaramente ispirata a Kate Middleton), la richiesta per il riscatto é una che entro le 16 il primo ministro, in diretta nazionale, senza trucchi e senza inganni si scopi un maiale.
E credo che qui io vinca tutto per quello che riguardi le chiavi di ricerca: ciao maniaco, sì sto parlando di scoparsi un maiale.
Detto ció, fate i vostri conti, con il nichilismo, il cinismo che riempie i media (e i new media ovviamente) di oggi, Black Mirror (il cui unico trait d’union nelle 3 puntate é la divisione in  atti come un’opera teatrale e il fatto di essere autoconclusive, ognuna una storia a sè) é una serie che ha il suo punto di vista nell’alienazione dei mezzi d’informazione, i format disturbati e disturbanti sociologicamente come i reality e la commistione sanguinolenta e assoluta con la vita di tutti i giorni, il consumismo, l’emulazione, la manipolazione di massa.
Capite da voi che entriamo in un panegirico intellettuale imbarazzante dove la sintesi ultima è che tutto sia una merda, noi siamo merde, questo mondo è una merda ed è guasto e sicuramente non c’è mai, MAI, il lieto fine. Giratela come volete ma è così, ma non ci sono speranze. Fondato su uno stile che richiama a tratti il nichilismo assoluto di Haneke e Von Trier e a tratti la visionarietà di Park Chan Wook e Michel Gondry Black Mirror è un Twilight Zone ma in acido, acidissimo e virato fortemente sulle debolezze e l’edonismo del 21esimo secolo, é da considerarsi la “cosa” televisiva di fine 2011, troppo fuori dagli schemi, troppo artistico e assoluto per essere paragonato a qualsiasi altra cosa voi abbiate visto, e non intendo negli ultimi sei mesi.

Una roba enorme.

10 pensieri su “Il più grande spettacolo dopo la gang bang

  1. tutto assume un senso (oddio, “senso”: diciamo che forse siamo all’applicazione della geometria non euclidea in materia di media) se riflettiamo sul fatto che Black Mirror nasce dalla testona di Charlie Brooker, ergo ci ha convogliato tutto quello che costituisce materia di indignazione e investigazione nei suoi newswipe annuali (per esempio nella puntata appena andata in onda su BBC4 ha appena crocifisso le superinjuctions ai media tradizionali, che quindi non possono parlare di certi personaggi o argomenti e si vedono superare a destra dal twitterificio)

  2. mi sono scordato di scrivere di Brooker ma non l’ho fatto esclusivamente per dare risalto a cosa è Black Mirror e che roba grossa sia concettualmente.
    Già Dead Set era un capolavoro che fa mangiare tanta polvere a robetta come The Walking Dead, per dirne uno celebrato

  3. You got me at “scoparsi un maiale”. Ma se la mente è la stessa che c’era dietro a Dead Set, a maggior ragione, devo vederlo tipo adesso. Grazie della segnalazione!

  4. appena terminato di vedere l’ultima puntata. ho lo stomaco un po’ accartocciato.
    una roba enorme, hai ragione. grazie per la segnalazione (recupero dead set, a questo punto).

  5. Veramente un lavoro enorme con pochi difetti sia concettualmente che formalmente. Se devo fare il punto, per me l’ultimo episodio è un po’ Strange Days incontra Eternal Sunshine of the Spotless Mind, il tutto condito con pessimi dialoghi a livello di Eastenders – è anche l’unico che non ha scritto Brooker, e si vede. La satira cattiva e pungente qui è una specialità, e l’elemento cringeworthy c’è sempre (è il paese che ha inventato The Office e The Thick of It, ma anche Brass Eye, che a suo modo è il babbo di tutto ciò). Adorno e Horkheimer fanno il pollice su dall’aldilà.

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