At the Drive-in & Refused: rather be dead. E invece…

At the Drive-in e Refused tornano in tour. Boom. Il 9 gennaio 2012 rischia di passare alla storia come il santo patrono delle reunion di gruppi post-hc. Una sorta di Madonna che Piange urlante, coi pantaloni stretti e un po’ di elettronica in sottofondo. La santificazione in questione è avvenuta con l’annuncio della lineup del più hipster tra i festival hipster di tutto il mondo: il Coachella Valley Music and Arts Festival, Coachella per gli amici, famoso perché sul suo palco ogni anno qualcuno si riunisce. Vecchi amici che si sono persi di vista, mogli e mariti in crisi, ex compagni delle elementari ma soprattutto band scioltesi da tempo. According to Wikipedia, infatti, sotto il sole della SoCal hanno re-intrecciato i propri strumenti in segno di reciproca stima i Pixies (yuppidu!) e un sacco di altri gruppi che avrebbero potuto farne a meno, come Jane’s Addiction, Siouxsie and the Banshees, Stooges, Rage against the Machine etc etc.

Ad ogni modo, sul posterone dell’edizione 2012 (che non ho ancora capito bene come ma si svolgerà su due weekend, probabilmente – ma spero di no – replicando la stessa identica lineup a 7 giorni di distanza) i nomi che fanno notizia sono quelli: At the Drive-in e Refused. A parte l’agghiacciante accoppiata Jimmy Cliff & Tim Armstrong, che da un lato mi angoscia e dall’altro non so perché mi affascina. Un po’ come il corridoio dell’Overlook Hotel, per intenderci.

Il giorno della notizia, come prevedibile, tra twitter, facebook et similia mi saranno capitati sotto gli occhi ottomilacinquecentoquarantatre commenti facilmente riconducibili al sintetico concetto di “BOMBA!!!!”. Ci sta, mi son detto all’inizio. Son due grupponi i cui dischi stazionano ancora nel mio iPod. E allora perché son rimasto freddo, quasi con una punta di fastidio? Perché mi sento molto più vicino alle voci critiche lette su bastonate o su musica noiosa? Perché non mi sono esaltato modello Macaulay Culkin nei primi momenti in casa da solo, come mi è successo alla scoperta delle date europee dei Descendents? Per completezza, aggiungo che nell’occasione ho passato una settimana buona ad ascoltare ininterrottametne Bikeage. Appena sveglio. In macchina andando al lavoro. Al lavoro. In macchina di ritorno dal lavoro. Prima di andare a letto. “Who’s gonna pick you up, and use you for tonight? Not meeee!”

In primis, mi son risposto, perché ‘sta moda delle reunion delle band anni ’90 che per un decennio hanno ribadito “tornare assieme? ma va, siete pazzi, non se ne parla nemmeno. è una stagione chiusa. è una scelta. coerenza, attitudine, ricchi premi & cotillons” ha ampiamente rotto i coglioni. Anche a me che sono un fiero sostenitore e glorificatore dei ninenties. Senza toccare l’abusato argomento “Lo fanno per soldi” che comunque soggiace a tutto il discorso come un fastidioso fruscio che non puoi fare a meno di sentire.

In secundis, perché quando ho ceduto alla tentazione son tornato a casa deluso. A cominciare dalla tragicommedia dei Lemonheads al Transilvania/MusicDrome/nonsopiùcomeminchiasichiamiadesso (a proposito, Evan Dando mi devi ancora 15 euro. Io non dimentico), passando attraverso la esibizioni moscette di Get Up Kids e Hot Water Music. E mi sono risparmiato i Faith no More (che conoscendo la mia sfiga saranno stati una bomba), Smashing Pumpkins e chissà quanti altri…

In terzis e ultimis, perché alla fine gli At the Drive-In li ho già visti ai tempi, quando consumavo il CD di Relationship of Command. In una fredda ma geniale domenica del febbraio 2001 in cui avevano suonato loro alle otto e mezza al Rolling Stone, gli Hives alle undici al Tunnel e Milano si era sentita, con un po’ di presunzione, una piccola capitale del “”punk”” (le doppie virgolette sono volute). Poi sono arrivati i Mars Volta e gli Sparta. Che fortunatamente non ho mai visto, neanche per sbaglio.

Per i Refused è diverso. Probabilmente top 5 dei gruppi preferiti ever. Una spanna e mezza più avanti rispetto ai loro tempi. Senza star qui a sottolineare come fossero uno dei pochissimi gruppi per cui l’aggettivo “rivoluzionario” non aveva il triste sapore di un abusato cliché, ho il rimpianto costante di non averli visti quando si poteva. E si doveva. Avrò letto millemila volte il manifesto duro e puro del loro scioglimento, Refused are Fucking Dead . “Peccato. Hai perso un treno.” mi sono più volte ripetuto “Ma loro di porcate non ne fanno. Non si rimangeranno la parola. Se mai dovessero tornare, sarà a loro modo.” Dai, c’è scritto lì,  “contro il sistema! Majors? Prrrrrrrrrrrr!”…ed è in linea ancora oggi:

We will continue to, at every attempt, overthrow the class system, burn museums and to strangle the great lie that we call culture […] WE THEREFORE DEMAND THAT EVERY NEWSPAPER BURN ALL THEIR PHOTOS OF REFUSED so that we will no longer be tortured with memories of a time gone by and the mythmaking that single-minded and incompetent journalism offers us

Poi sono passati due giorni in cui sono cominciate a uscire le date del tour, europeo e non. Groezrock, Monster Bash, Way Out West (di cui sono co-headliner in un’accoppiata surreale con Bon Iver, ma sono a casa, in Svezia, quindi va bene)…date plausibili, butteranno dentro un po’ di Inghilterra, probabilmente Reading, alla fine si fanno il giro dei festival, evabbeh, 14 anni fa all’apice della loro energia creativa (cit.) suonavano negli scantinati, ma il tempo rivaluta e trasforma, cosa ci vuoi fare, mica possiamo aspettarci di trovarli in calendario in Dauntaun al Leoncavallo. Un pochino meno duri e puri, forse. Ma sì, chiudiamo un occhio. Magari in un festival qua o là sul quel treno ci risalgo anche. Alla fine l’esercito di hipster che li hanno scoperti con i Bloody Betroots e che ora si ergono a paladini del “ma che album SEMINALE” – aggettivo fugaziano* se ce ne è uno – “era the shape of punk to come?” da qualche parte lo devi mettere. Purtroppo va così.

Difatti, quando arriva il turno dell’Italia, l’internet dice Milano. Però non dice Dauntaun, Leoncavallo. Nonono. Non dice neanche Leoncavallo non Dauntaun. Nononono. Magari Circolo Magnolia? Nononononono. Dice Fiera di Roh. Dice con i Soundgarden (altra reunion che vabbeh). Dice 69 (sessantanove) euro. Più 4,17 di spese di gestione. 73,17 totali per i non avvezzi alla matematica.

Caro Dennis Lyxzén, e non pensare che te lo scriva solo per il prezzo del biglietto perché sarebbe ampiamente riduttivo, mi spiace tanto ma “capitalism stole your virginity”.

Il mio tweet preferito sull'argomento.

Magari l’ho presa male io eh, magari li becco a un festival questa estate e mi ritrovo a fare il matto appena sento mezza nota di New Noise, ma per il momento il 9 gennaio resta il giorno in cui il Bloom di Mezzago ha dato una nuova botta di attualità a tutta la flanella che campeggia nel mio armadio, annunciando i Mudhoney per il 21 di maggio. Loro neanche si sono mai sciolti. Tutto il resto è noia. Che poi stasera mi han detto che i Mudhoney dal vivo sono una palla che metà basta. Ma ormai la chiusa l’avevo scritta e mi piaceva.

* dicesi aggettivo fugaziano quell’aggettivo di cui puoi ignorare bellamente il significato, ma se lo butti lì ad minchiam da qualche parte fai sempre una bella figura e nessuno ti dice niente. Un po’ come dire che ascolti i Fugazi, che in realtà li ascoltano in 4 ma se lo dici trovi sempre qualcuno che ti dà una pacca sulla spalla e aggiunge compiacente: “il mio gruppo preferito. Li ho tutti, rigorosamente in vinile”.

11 pensieri su “At the Drive-in & Refused: rather be dead. E invece…

  1. Pingback: Redenzione | musicanoiosa

  2. Parto dalla nota finale per commentare questo post: la storia dei Fugazi la sostengo da sempre, sono l’equivalente musicale di “2001: Odissea nello spazio”. Detto questo, io seminale l’ho usato una volta sola nella mia vita, rigorosamente a cazzo, e son stato richiamato con puntualità da uno sconosciuto che da allora non credo mi abbia mai più rivolto la parola. ;)
    Il punto però è un altro, si parla di Refused e At The Drive In, di reunion e di tutti i discorsi che di solito vengon fuori quando si parla di queste robe qui. Leggendo il post ci sono un po’ di cose che non condivido. Facendo parte di quella categoria di persone che sul pezzo ci arriva dopo gli altri secondo me reunion di questo tipo sono spesso una cosa buona perchè mi permettono di veder suonare gente che, ai tempi, mi ero perso. Stando al fatto che la dimensione live a mio avviso è molto di quel che mi interessa di un gruppo, l’occasione in questo senso provo sempre a sfruttarla. Poi magari non sarà come allora, ma a meno di improvvise scoperte in ambito viaggio temporale è l’unica via che ho per provare a togliermi lo sfizio di vedere band di questo tipo sul palco. A volte va bene, a volte no. Citi i Get Up Kids. Beh, quando siamo andati a Bologna il 30 Agosto di qualche anno fa secondo me è valsa la pena (e anche secondo te, stando al post che avevi scritto). Poi han deciso di fare un disco osceno e caterve di live per presentarlo, ma quello è già uno step oltre la questione Refused/ATDI.
    Altro punto è il contesto. Io lo capisco, per carità, che visti ai tempi in situazioni “underground” l’impatto era tutto diverso. Però va anche detto che se col tempo e senza fare nulla una band che suonava negli scantinati arriva a poter fare grossi set forse un po’ dipende anche da quel processo che rivaluta quasi sempre le opere d’arte con il tempo. Ok, ci sono gli hypsters, ma non sono solo loro e non credo si debba sempre e cmq ragionare in funzione loro. Mi piace pensare che molta gente semplicemente i Refused nel 98 non li conosceva e adesso sì. Punto. Altrimenti si rischia di voler essere a tutti i costi “contro” l’hype, che a ben vedere è semplicemente un hype diverso e sempre di darsi le pose si tratta.
    I soldi. Lo fanno per i soldi. Beh, sticazzi. Io ho studiato biotech farmaceutiche perchè volevo essere utile alle persone malate, ma adesso la mattina mi alzo perchè mi pagano per farlo. Sono un venduto? Può darsi, ma se il mio lavoro lo faccio bene alla fine cosa cambia? E’ vero che oggi la musica sembra vivere quasi esclusivamente di reunion, ma penso sia un’impressione fuorviata dal nostro essere parte della generazione che quei gruppi li ha vissuti. Quindi siamo più attenti e “sensibili” e ci sembra che queste siano le robe grosse a livello musicale. Oltretutto in giro ormai chi scrive e parla di ste cose è, spesso, della nostra generazione e questo fa da cassa di risonanza. Se chiedi a una persona di cinquant’anni o a una di 18 cosa sta succedendo di grosso nel mondo della musica, non credo parta in quarta citando le reunion dei big dei ’90 (che siano Refused, Limp Bizkit, RATM o Take That).
    Insomma, io la vedo in tono positivo. Poi dipende da come la cosa continua e si evolve. Se faranno dei dischi e che dischi faranno. Ovvio che se anche io avessi già visto i gruppi in questione dieci anni fa, magari sarei più freddino in ambito, ma è anche vedo che io ho visto i Foo Fighetrs nel ’96 al Propaganda (credo, cmq in un posto piccolissimo) e non per questo mi sento di dare del fesso a chi li va a vedere oggi al Rock in Idrho. Ovvio che si parla di due set diversi, ma alla fine non sempre si ha la fortuna di beccare un gruppo che piace nell’esatto momento in cui è in giro a far quello che piace. Oggi col web 2.0 è più semplice, ma allora perdere il treno era un attimo. Non so tu, ma io anche senza stare a prendere le reunion, difficilmente ho visto live una band mentre presenta il mio disco preferito. Però a vederli ci vai ugualmente.
    Vabbè dai, commento fiume in cui ho scritto mille cose e non tutte inerenti, però vien fuori da giorni in cui leggo pareri più o meno radicali su reunion che al momento non vanno oltre l’annunco. Vediamo cosa faranno e come, poi magari discutere sulla tenuta artistica/ideologica/fisica vien più semplice. IMHO.
    Non rileggo, sorry. ;)

  3. Ah, scusate, poi son d’accordo al milleXcento sulle critiche all’accoppiata coi soundgarden e al prezzo, ma per ragioni diverse. ;)

  4. Io il problema lo vedo soprattutto nel posto scelto. La fiera di Rho è uno dei peggiori posti (o forse il peggiore) in cui abbia mai visto un concerto. Un corridoio lungo e stretto di cemento. Certo, non ci sarà un affluenza da Foo Fighters o Metallica però.
    Tristezza. Poi tanto ci andrò comunque.

  5. Due precisazioni per il buon Bell’Uomo:
    – Il Transilvania/MusicDrome adesso non si chiama più perché è chiuso da tipo 2 o 3 anni.
    – i Mudhoney non mi sembrano proprio una palla dal vivo, anzi (già testati anni fa con divertimento, ci vedremo al Bloom. In realtà il concerto che aspetto di più sono i Motorpsycho e non c’è altro da dire).

  6. Ok, ho riletto tutto bene (post, commenti e roba anche su altri blog) e sto cercando di farmi un’idea precisa sulla questione. In realtà sono abbastanza d’accordo con Manq. E non ho capito perché essere pessimisti per partito preso, almeno adesso. Poi se i Refused iniziano a fare cose brutte e gli Atdi idem beh allora ciao ciao, avrò sempre i vecchi dischi e mi lamenterò sospirando sui bei tempi andati anche io. Altrimenti abbiamo comunque la possibilità di avere un paio di gruppi in più validi in attività, tutto qui. Che poi tutti quelli che si stanno lamentando di queste reunion erano gli stessi che una settimana prima piangevano perché i due gruppi non c’erano più.
    Trovo invece pessimo il tweet di Teo Segale, è un commento da uberhipster, come per dire: “i Refused devono fare un concerto inascoltabile che solo noi grandi fan di una volta possiamo capir e apprezzare, tutti quelli che li hanno scoperti dopo sono delle merde e non devono rimanere soddisfatti da un loro attuale spettacolo dal vivo, i Refused devono solo essere apprezzati da noi che siamo depositari del sapere. Dopotutto oh, io li ascoltavo molto prima che diventassero cool”.
    Invece spero che i Refused al Coachella facciano “New noise” e tante altre canzoni, che ne esca un concertone e che la gente ne sia contentissima. Perché io ai Refused ci voglio bene e vorrei che rimanessero in vita ancora un altro po’ senza che gli siano segate le gambe subito al primo concerto.
    Mi sa che altrimenti si finisce per concentrarsi solo sul possibile pubblico o su ciò che la gente pensa che non sul risultato vero e proprio che il gruppo sta ottenendo (per dire: preferisco gli Atdi in ottima salute e tanti hipster che li conoscono piuttosto che niente).

  7. che dire, allora, degli Stone Roses, che ritornano con Ian Brown che già 15 anni fa aveva perso la poca voce di cui era dotato? :)

  8. mah…io ho sempre meno simpatia per questa fila di reunion, che nella maggior parte dei casi si risolvono in tour moscetti (per di più pompati come se fossero la venuta del messia) e in uno/due dischi pessimi, quando arrivano. così sui due piedi, mi smentiscono dinosaur jr e pixies (che però dal vivo non ho mai visto)…un po’ pochino per cambiare idea.

    per i refused questo vale doppio. la reunion in sé già mi puzza, perché non si può non considerare quello che sono (o sono stati, a seconda) extra-musicalmente. attitudine, coerenza, antagonismo radicale…insomma, mettici tutti i cliché che vuoi, ma dai, leggere il manifesto refused are fuckin’ dead un po’ fa pensare, no? poi il tempo passa, le cose cambiano, ci sta tutto…però….però boh, tornano insieme sulla scia del remix di new noise e dell’altra roba (church of noise?) fatta coi bloody beetroots…boh…

    detto questo, io a una data refused ci sarei andato. senza dubbio. e se trovo il festival che mi convince probabilmente quest’estate li vedo comunque. mica mi son sognato di dare del fesso a chi va a vedere un qualsiasi reunion show, ci mancherebbe. però che fosse almeno una data loro. o almeno compatibile con loro. e non è questione di set grossi o meno…non dico il bloom o il leoncavallo (anche se…), però il carroponte, il magnolia estivo, radio onda d’urto, pure l’alcatraz volendo….ma quella coi soundgarden a 75 euro alla fiera di rho per me non sta né in cielo né in terra.

    non solo per il prezzo. ma anche e soprattutto perché a una buona fetta del pubblico che ci sarà (generalizzando, alla stragrande maggioranza di quelli che saranno lì per vedere chris cornell fare il figo sul palco) dei refused non gliene fotte una sega. e il tipo di pubblico per me è una parte integrante del concerto. se un concerto refused ci deve essere (ripeto il SE, scrivendolo maiuscolo), vorrei che quantomeno fosse davanti a gente che vuole vedere quel concerto. che aspettava da un pezzo di fare finger pointing o qualsiasi altra attività da concerto. davanti a gente che, nel malaugurato caso non dovessero fare new noise, esca dal concerto dicendo “che stronzi però, potevano anche farla” e non “vabbeh, questi han finito…ora ci sono quelli del pezzo coi bloody beetroots, vero?”. oh, a me vedere dennis lyxzén fare quelle zozzerie lì mi è rimasto qui, che ci devo fare.

    in più io sono molto meno ottimista e penso che l’hype attorno a refused et similia non venga solo da persone che genuinamente abbiano ascoltato i dischi esclamando “peccato non averli scoperti prima”, ma anche (e non poco) dal fatto che attualmente sia “cool” ascoltare refused et similia di cui sopra. e questa cosa non mi piace.

    ps: mini note volanti.
    manq, seminale l’ho trovato nel 99% delle recensioni di TSOPTC, il tuo episodio non me lo ricordavo. :)
    bella lì che stanno fioccando i pareri positivi sui mudhoney. felson, chiaro che ci vediamo il 21.
    e cmq io i fugazi li ascolto e mi piacciono. davvero.

    “la nuova banda svedese di House, Refused, con la fortissima canzone Refused Party Program. Hardcore-techno-mega-mix”

  9. avevo risposto, ma explorer s’è impastato.
    Riassumendo: concordo sulla disamina del cosa non va riguardo la data coi soundgarden. Non concordo sull’avversione radicale all’hype che, da che ascolto musica e vado ai concerti, c’è sempre stato e non mi ha mai impedito di godermi quel che mi interessava.
    Dai primi concerti, quando io e ciccio giocavamo ad indicare i “robbosi della domenica”, alla scena HC dove la gente ciclicamente cambia religione in massa.
    A me se il tipo affianco ha speso 30 euro per il set, il gruppo spalla, la tipa carina che sta broccolando o per dimostrarsi adatto a frequentare certi ambienti, interessa poco. ;)

  10. c’è hype e hype…questo, in particolare, mi puzza parecchio…poi si vedrà. detto questo, voglio più concerti dove la gente si diverte, canta i pezzi e “punta il dito”. mi piacciono di più. sono un fan della bella atmosfera, su e giù da palco.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...