A metà tra Thor e l’Enel

Alexander Tucker deve essere una persona strana, un tranquillone, uno che ho idea si sviti le lampadine di casa chiami la fornitura di energia per dire che non ha elettricità gli mandano qualcuno per fare un controllo che lo guarda e non ha il coraggio di dirgli che le lampadine sono avvitate male e dice poi “tutto a posto”. E lui appena esce le risvita.
Ecco, da a ad un personaggio così capace di tirare fuori solo bellissimi dischi, che ha avvitato male le lampadine non glielo dici.
Third Mouth premessa la copertina bellissima è un disco di quello che si può considerare neo-folk, quasi folk apocalittico direbbero i più, quel ramo insomma che viene giù dagli Swans (madai?) che un po’ ti rimette in pace con la violenza e con il malessere che uno ha dentro, te lo chiude e te lo piega ordinatamente nei cassetti e te lo tira fuori all’occorrenza come il vestito della domenica.F
Fatto di nenie agresti che ti immagini Thor e Loki ballino a braccetto prima di prendersi a martellate in bocca e fare i casini di cui noi tutti siamo a conoscenza.
E’ un disco che è a strati, se ti fermi al primo possibile ti sfasci i coglioni, se vai giù capisci che di dischi così non ne senti tantissimissimi e allora capisci che ha ragione lui, e torto te.
E neanche tu hai il coraggio di dirgli che le lampadine erano avvitate male.

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