Il Reality che rovina la vita

C’é una storia che parte da lontano, quasi 60 anni fa se non di più della commedia di Scarpetta prima ed Eduardo poi. De Filippo intendo.
Ed è una storia che parlava di un’umanità strana, sfuggente, capace di andare oltre il momento della crisi economica, della guerra, della povertà e dell’arrangiarsi. Quella storia lì é stata continuata e riarrangiata per i nostri tempi da Matteo Garrone e da Reality.
Perché se sì, il film parla di un contesto prettamente attuale, quale la ribalta dell’effimero e del successo a portata di telecamera, è la preparazione e la vita che stanno dietro a tutto questo che affascinano, che parta da una pescheria o da un’officina, che sia a Napoli o a Treviso, il motivo è quello e fondamentale, il cambio di vita a portata di mano.
è la storia di un predestinato al nulla ma che vede la propria (e della sua famiglia) vita stravolta dall’opportunità dell’entrare in un contesto lontano, eppure a portata di telecomando, un contesto che cambia l’esistenza e per cui rischiare tutto, a suo modo, ha un senso.
Garrone riprende di Gomorra esclusivamente per quanto riguarda il contesto e quell’arte di arrangiarsi di cui sopra, ma è un canovaccio facilmente trasponibile su qualsiasi altro punto del suolo italiano. Lo facilita la musicalità e perché no, la conoscenza profonda del riconoscersi nei propri simili, riprendendo qualle commedia amara e poco dolce che avevano reso grandi le commedie di Eduardo.
Perché se l’uomo è fragile ci vuole poco per sfasciarlo e questa lenta discesa negli inferi e nella follia vive di un tocco delicato e da maestro, quale Garrone é (se avete dubbi in merito problemi vostri), di una ricchezza di meta linguaggi fatti di Cenerentola (la svestizione dopo il matrimonio) e il teatro greco (l’applauso a scena aperta per avere ricevuto una telefonata da parte del palazzo) per finire con una piccola citazione del Truman Show (quando Truman a suo modo esce Luciano a suo modo entra, ridendo). Reality è un gioiello di linguaggio dei giorni nostri, dei nostri difetti e della nostra fragilità. Che poi sia un omaggio al più grande scrittore di teatro di tutti i tempi, per quanto ci riguarda, non so in quanti l’abbiano colto ma in fondo è così.
Ed è un bene.

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