Top Film 2012 – ale-bu

Ok, appena ho chiuso il post sui dischi che mi sono piaciuti di più la prima cosa che mi è venuta in mente è stata “mamma mia quanti dischi non ho ascoltato quest’anno”. Ora ho appena messo in ordine i miei 15 film 2012 e sto giusto giusto pensando “mamma mia quanti film non ho visto quest’anno”. A parte che sto cominciando a chiedermi che cazzo abbia fatto negli ultimi 12 mesi, questo è per dire che sarei pronto a fare una classifica dei film che ho perso. Ai primi 3 posti, sulla fiducia, ci sarebbero Amour, Skyfall e La parte degli angeli. Scusami Ken.

Ormai mi sono affezionato al numero 15. Per arrivare a 20 avrei dovuto aggiungere Edgar, e non mi pareva il caso.

Ormai mi sono affezionato al numero 15. Per arrivare a 20 avrei dovuto aggiungere Edgar, e non mi pareva il caso.

Quest’anno scegliere la prima posizione è stato facilissimo. Quando sono uscito dal cinema dopo aver visto Moonrise Kingdom avevo gli occhi che brillavano. Ma brillavano davvero, come quelli di Ciclope quando toglie gli occhiali, senza però fare un casino ogni volta che giravo la testa. E’ la favola perfetta. Quella che alla fine dei titoli di coda ti nasconderesti sotto la sedia del cinema per stare dentro a rivederla di nascosto. Solo che era mezzanotte e il terzo spettacolo non c’era. Per cui ho dovuto rinunciare. Oltretutto, il mio pacchetto di M&M’s forse non sarebbe bastato per me e Chiara fino al pomeriggio successivo.

Laputa (il titolo in giapponese mi piaceva troppo per non scriverlo) vince il premio paraculata 2012, degno erede di This is England dell’anno scorso. Stessa identica motivazione: è dell’86, l’avrò visto per la prima volta 10 anni fa, ma gli impicci della distribuzione italiana l’hanno portato al cinema solo adesso. Ed è bellissimo, con tutti i suoi rimandi a Conan. Tolto Totoro, che fa storia a sé, fa parte di quello che per me è il trittico perfetto di Miyazaki, con Nausicaa e Mononoke. Più della Città Incantata. Più di Kiki’s. Persino più Porco Rosso.

A completare il podio c’è A Simple Life, che in due parole è un film dove non succede niente. Ma davvero: proprio quasi niente. Però alla fine del film mi sembrava che fossero passati dieci minuti invece di due ore, e non mi ero nemmeno accorto della tempesta di zanzare che mi aveva martoriato durante il cinema all’aperto. Avevo il magone e i lucciconi che solo le storie belle ti regalano.

Passando a casaccio la classifica (che poi classifica non è, ma un ordine ce lo dovevo pur dare. Le foto a casaccio non riuscivo a metterle) Argo è una figata, nonostante gli addominali di Ben Affleck messi lì senza un perché a un certo punto. E John Goodman e Alan Arkin sono splendidi. Un sapore di ruggine e ossa e Monsieur Lazhar nascondono tanta bellezza dietro un muro di tristezza che metà ne basta. The Avengers dopo il primo X-Men è IL Marvel Movie. Diaz e Il sospetto mi hanno fatto arrabbiare e pensare tanto a quanto fa paura l’impotenza in certe situazioni. Lo stesso, anche se il film non è assolutamente così bello (però Favino parla un milanese sensato, al contrario di Kim Rossi Stuart in Vallanzasca), vale per Romanzo di una strage. Ma passare davanti a Piazza Fontana più o meno tutti i giorni ti fa sentire un po’ tua anche una storia che non hai vissuto direttamente (vecchio sto diventando vecchio, ma non così tanto). Fatto salvo che in realtà quella è un po’ una storia di tutti.

Per il resto, Tutti i santi giorni è una bella storia, surreale e reale al tempo stesso, quanto basta per fartene un po’ innamorare. Più in piccolo, lo stesso ragionamento vale per Safety Not Guaranteed (sorpresona in positivo) e Ruby Sparks. Infine Bones Brigade è un gran documentario, forse un po’ lunghetto (special modo se visto coi pinguini all’aperto durante il MFF), ma pieno di passione per quello che racconta. E i deliri di Rodney Mullen valgono da soli il prezzo del biglietto.

Ok, non dovrei avere dimenticato nessuno. Ah no, Hugo Cabret. E’ stato il primo film della mia vita che ho visto in 3D, scoprendo che è una tecnologia con un fondo di razzismo verso chi senza i propri occhiali non vede un’acca. Però ci sono gli orologiai, le stazioni e il racconto della magia del cinema sullo schermo del cinema. Mi ha anche fatto scoprire Georges Miélès (va ora in onda la prima puntata de “l’ammissione di ignoranza di ale-bu”, sceneggiato in 4 parti).

Per fare le cose fatte bene dovrei citare la delusione dell’anno. John Edgar, dove sei che tocca a te?

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