Metti una toccata e fuga a Milano e Ellie Goulding (e la gente bellissima dentro)

E’ una di quelle classiche cose per cui se te lo dicono “guarda che sarà così” te passeresti ore a dire “ma no ma dai” e oh, alla fine è così.
Io mai nella vita pensavo che mi sarei mosso, in trasferta a Milano per vedere Ellie Goulding. Il me di qualche anno fa si è mosso per qualche concerto, mettiamo Springsteen, Deftones, Isis, Jesu, Korn (sic), Dredg, Tool, Living Colour (cazzo ve ridete), Tori Amos, Queens of the Stone Age, Lamb, Glassjaw, Interpol poi boh, dimentico sicuramente un bel po’ di roba calcolando festival etc.
Ma Milano / Ellie Goulding alla Snai me lo davano 20 a 1.
Premesso questo alla fine voi potreste dire “questo è matto” eppure mi sono mosso per una che è un po’ la sintesi del disagio pop, una con la voce a metà tra Topo Gigio e gli acuti dei Chipmunks a tratti che però ha un dono, sapere scrivere canzoni (per l’appunto pop) come pochi in questo momento sanno fare. Pop eh, niente di più e niente di meno, non arty pop alla Bat for Lashes, ma proprio quella cosa che batti il piede dimeni i fianchi mandi i ritornelli a memoria, come Robyn per intenderci.
Ellie Goulding sul palco ci sa stare come una che fa maratone, corre salta e si aggiusta i capelli continuamente. Veste in maniera imbarazzante (vabbè che ha gli anni che ha, molto pochi rispetto ai miei trentotto), è sensuale come uno scaldino e tiene le braccia larghe come chi fa pesi. Poi quando parla diresti “cosamidicimaaaai” eppure le vuoi bene anche per questo perché il disagio scorre potente in questa padawan e alla fine infila uno show breve, con pochissimi fronzoli in cui fa quello che una normale artista pop dovrebbe fare, infilare una canzone dietro l’altra, che tanto sono tutti singoli o quasi.
La semplicità di Ellie Goulding è questa, dalla ballad alla Explosions alle strappamutandissime Only You o Anything can happen o Starry Night, la ragazza ha pressochè gioco facilissimo anche di fronte ad un pubblico (e io che chissà perché avessi preconcetti sul pubblico milanese) che canta tutto manco fosse Ligabue dall’inizio alla fine.
Pensavo una cosa fica, come sanno essere le cose pop ma non il coinvolgimento e la totale adozione da parte del pubblico e del live act e soprattutto del personaggio tanto dall’essere a tanto così dalla botta da discoteca insomma.
Gioco facile e bis con I need your love (pezzo di Calvin Harris a cui presta la voce), che se uno lo dice non ci credi, ma è così, manco Ibiza, manco Vasco, sudati, senza voce e con due occhi grandi così.

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