Pretty Good

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7Questo post dovrebbe iniziare con un paio di righe su quanto sia difficile parlare di un gruppo nel momento in cui si sente un certo cambiamento nel loro suono, uno sviluppo che gioca in addizione di qualità sebbene il termine di paragone (un ep, quello di cui dovrei parlare qui, contro un disco, quello dell’anno scorso, di cui ho parlato qui) sia in quantità diverse. Teoricamente dovrei, magari facendo un riferimento al tempo, ma forse non mi va, tanto mi ripeterei ed in qualche modo ho comunque reso l’idea. Rimane però che Pretty Good, secondo ep dei Dads, anticipato da American Radass l’anno scorso e da Brush Your Teeth prima, in quattro canzoni riesce a muovere la pedina di una posizione o due, stringendosi nelle spalle e assumendo un tono più serio rispetto al disco – ancora devoto ad una piccola cazzonaggine, ma loro per primi ammettono di essere partiti per scherzo, scegliendo un nome scemo e senza senso proprio perché non si aspettavano di arrivare dove sono adesso. Per la precisione ora la chitarra di Scott si è fatta più cattiva in certi episodi, John canta molto di più rispetto al collega e ha maggiore precisione sui tamburi. Il cantato soprattutto sembra aver subito un miglioramento rispetto ad American Radass; quello che prima voleva essere fatto, e che usciva come ‘l’impegno c’è, ed è anche figo perché è sporco e rozzo’, ora è molto più in linea con il resto e perfezionato.

Delle quattro canzoni Can I Be Yr Deadbeat Boyfriend e Boat Rich rimangono quelle ancora un po’ in bilico con il passato, mentre in My Crass Patch e No We’re Not Actually, prima e l’ultima del disco, i passi in avanti si sentono bene. Una con gli artigli di fuori se la gioca con un intro caotico e citazioni di Fino All’Ultimo Respiro di Godard, l’altra con le lacrime agli occhi (il testo si spiega da sé) rallenta i toni ma tiene la tensione comunque alta. L’impronta, un po’ alla volta, rimane e facendoci l’orecchio si sente che pure nelle prime due nominate c’è un livello aggiuntivo che rinnova il modello American Radass, ben udibile nei ritornelli.

Nei prossimi mesi saranno in tour in Europa, fra Inghilterra e paesi vari – ovviamente non in Italia –, e per l’occasione hanno reso disponibile il disco nella distro inglese Beach Community e pubblicato un video super diy girato da John stesso (che ha pure un progetto chitarra e voce a nome Cardinal, Cardinal) e Carly Hoskins. L’ep è in streaming qui.

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