Tema: “La mia collezione di dischi”. Svolgimento:

Dopo aver letto il pezzo di Kekko su Bastonate, ho subito gridato ANCHE IO! Ed ecco quindi la storia d’amore tra me e i dischini.

Ciao a tutti, mi chiamo Lenny e ho un problema. Sono un collezionista e sono ossessivo compulsivo in maniera, a volte, preoccupante. Ho cominciato da bambino aspettando che tutti i mercoledì mia madre mi portasse la dose settimanale di Topolino, per poi passare, alle medie, a Dylan Dog, a Videogirl Ai e all’ondata manga della seconda ora fino alle calzamaglie di Marvel e Image, al fumetto d’autore e un sacco d’altra roba che ancora mi porto dietro. Questa cosa dell’accumulare credo di averla nel dna, mia madre è una donna vecchio stampo, di quelle che non buttano mai via niente e mia nonna era come lei. Negli Stati Uniti ci chiamerebbero Hoarders. Con i dischi ho cominciato facendomi regalare Big Ones degli Aerosmith in cd, per inaugurare lo stereo nuovo. Credo di averlo ancora da qualche parte, il disco non lo stereo, quello non ha resistito ai traslochi e alla vita da fuorisede. Invece i primi album che ricordo d’aver comprato di tasca mia, ad una svendita in un negozio che noleggiava dischi, quando ancora non era illegale farlo, sono stati Troublegum dei Therapy?, The Bends dei Radiohead e Disintegration dei Cure. Nemmeno io so perchè li presi, probabilmente erano cose che ascoltavano i miei cugini e io non volevo essere da meno. Fatto sta che tutto è cominciato lì (e ancora li ascolto). Poi è arrivato Dookie e la risacca dell’ondata punk di metà ’90. Offspring, NOFX, Pennywise, Vandals e tutta quella roba, i capelli decolorati, le creste, le sbronze, le braghe larghe, i primi veri concerti. I pellegrinaggi alla bancarella del Cattaruzza alla fiera di Senigallia e da Zabrieskie Point, il sabato, dai quali non si tornava mai a casa senza almeno un disco nuovo da ascoltare, passare su cassettina e far girare come una canna tra gli amici fino a consumarlo. La scoperta che i vinili non erano solo quelli di Battisti e degli Eagles dei miei genitori, la scoperta dei Gorilla Biscuits, dei Sottopressione e dei Growing Concern, delle distro, gli ordini online a Rudy degli Indigesti e a For the Kids del Paso che vendeva i cd a 16.000 lire. A casa mia c’era più traffico, tra pacchi di dischi e fumetti, delle poste centrali. Come se non bastasse è arrivato il peer to peer e, dagli mp3 ultracompressi a 128kbps che potevi scaricarti come sampler dai siti delle etichette, si è passati a scaricare gli album. Soulseek è stata la svolta e ho cominciato ad accumulare cartelle di file e cd e dvd masterizzati, zeppi di file pure loro. Una mattina è persino arrivata la polizia postale a sequestrarmi tutto, ma a parte qualche mese di stallo, appena son riuscito a rimetter le grinfie su un pc, sono ripartito come niente fosse. Ancora penso a qual dvd zeppo di album Black Metal e a quanto sarebbe stato bello vedere la faccia del brigadiere addetto al controllo del materiale. Immagine che probabilmente è successa solo nella mia testa.  Sono uno di quelli che una manciata di anni fa s’è riscoperto fanatico del vinile e ha smesso di comprare cd. Invece del Billy ho un Expedit, che sembra fatto apposta, coi suoi cubi, e li ho messi lì. Un vinile colorato gatefold con la copertina serigrafata in 100 copie mi provoca un’erezione istantanea. Le edizioni limitate, anche di dischi che ascoltiamo solo io, i componenti della band e probabilmente i loro parenti, mi fan correre a cambiare le mutande. E lo so che è da poverini. Faccio la spesa all’altromercato e tutte quelle robe lì, cerco, per quanto possibile, di evitare di comprarmi cazzate inutili ma fammi vedere un doppio vinile black/marble splatter da 180g e non capisco più niente. Niente. Zero. Dimmi che è in 100 copie e ti do in cambio mia sorella. In uno dei miei film preferiti (se volete apro una parentesi anche sui film, che non compro se la locandina stampata su dvd o bd non mi soddisfa esteticamente) c’è una battuta che fa più o meno così “Le cose che possiedi alla fine ti possiedono”. Io di questa frase sono l’emblema. Ho comprato un disco anche prima di mettermi a scrivere questo pezzo, Old Pride dei Pianos become the Teeth, rosso trasparente in 200 copie. Sono anche uno di quei disperati, e questo lo so bene che è roba da pazzi, che i vinili non li ascolta per paura di rovinarli, tanto ormai c’è il download code a 320 kbps. L’importante è supportare le band. Mi ripeto che li ascolterò quando riuscirò a comprarmi un impianto con i controcazzi che non me li graffi e per il momento mi accontento di metter su una playlist, tirar fuori il vinile, ben attento a non lasciare ditate, e leggermi testi e credits rimirando l’artwork in formato 30×30, cosa che, peraltro, accade sempre meno spesso. Il tempo a disposizione è quello che è. Non so quanti dischi ho, mio padre dice troppi, io non ho mai avuto voglia di contarli, la mia malattia arriva fino ad un certo punto. E’ che credo di essere davvero ossessionato dalla musica. Secondo la mia morosa ho paura del silenzio e magari ha ragione, perchè lo stereo è sempre acceso. Per fortuna non sono uno di quei rompiballe che sta sempre a dire quanto fossero più fighi i gruppi di una volta e quanto facciano cacare quelli di adesso, anche se probabilmente è vero. Io se sento nominare un gruppo devo correre a sentire che roba fa e leggere di dov’è originario e quanti album ha fatto uscire. Se no muoio. Una volta pure io ero più fico, ora faccio un lavoro merdoso, senza prospettive, e tra i pochi piaceri che ho ci sono lo scoprire un gruppo nuovo, un bell’album, spulciare i dischi in una distro o in un negozio, anche online, magari un album usa e getta che tra sei mesi nemmeno ricorderò, perchè ormai a furia di scaricare l’ascolto è più superficiale. Ma sticazzi se è bello.

Ahahahahahahahahah!!!!

I Korn (già ampiamente all’ammazzacaffè, dopo la frutta) si rifanno una verginità musicale (quale di grazia) e decidono di collaborare con Skrillex.
Voi direte “cazzo è Skrillex? sembra il nome di un attore porno bravo con le mani” invece no, Skrillex è sta faccia intelligente qui sotto.

Io sono anche non violento ma se avessi avuto in classe uno così lo menavo un giorno sì e l'altro pure o mi chiedevo se i suoi da bambino gli avessero fatto mancare l'affetto

Detto ciò ste 3 (erano 5 ora sono 3) sagacissimex testex di cazzox decidono di ravvivare la propria storia (ribadisco il FINITA) con una schizzata di dubstep. Poi oh, magari a voi piacciono le tamarrate ma questa qui le batte pressochè tutte.
Bella merdax

Parlavamo di finacce no?

Ecco il caso eclatante, i paladini del nu metal, quel gruppo che ho tanto amato e che alla resa dei conti ai tempi sfornò un uno/due con i primi due dischi che in effetti cambiarono il corso del metal torna dopo 2 dischi che definire poco dignitoso è fargli un favore e sostitutivo di “grandissima merda” con

1) Ross Robinson alla produzione (ovvero uno che aveva prodotto i primi loro due, gli At the Drive in e gli Amen, tanto per)

2) Roadrunner come etichetta.

Il titolo del disco “Remember who you are” non mi tranquillizza per niente dato che il segaiolo Take a look in the mirror era una cosa che gridava vendetta per la vergogna che faceva.

Flashback: sabato mattina, messaggio a Kekko Farabegoli

Io “oh c’è il leak dei Korn, prodotto da Ross Robinson e Roadrunner”

Lui “manda anche se non ho molta fiducia”
Si chiederà perchè non gliel’abbia più mandato.
Perchè ti voglio bene Francesco e tengo alla tua amicizia.

E chi c’aveva creduto?

Trent Reznor è uno di quelli che prima dice che “basta Nine Inch Nails” poi dice “non è vero”.
Un altro da queste parti avrebbe detto “sono stato frainteso non è vero niente, è la stampa di sinistra”.
Peccato insomma che Reznor tutto questo non lo sappia perchè altrimenti avrebbe motivazioni sufficienti per spiegare come mai ad un anno “quasi” dallo scioglimento ufficiale dei Nine Inch Nails (con tanto di Farewell Tour) esca in questi giorni una traccia, a nome del gruppo come colonna sonora di Tetsuo – The Bullet Man di (ovviamente) Shinya Tsukamoto.
Una cosa che ci sta perfettamente, film manifesto della cultura cyber, brano industrial accattivante strumentale, dalle parti di The Fragile (un attimo più pomposo ma siamo lì).
Insomma, Trent, “chi prendi per il culo?”