Elio e le Storie Tese. Complesso del primo maggio. Bentornati.

Ok, alla fine ne hanno già parlato tanti. Quasi tutti, per la verità. Tra twitter, facebook e blog vari il pezzo è stato postato, ripostato e pluripostato 1,21 gigowatt di volte. Ma tanto io sono un ritardatario cronico, quindi chi se ne frega.

Il fatto è che non ci speravo più. Avevo un po’ il sentore che fosse finita un’epoca. I pezzi di Sanremo? Carini, ma…Cordialmente? Sempre divertente, ma…Album Biango? Il titolo è bellissimo, ma…[dopo i “ma” pregasi inserire a scelta “non sono più quelli di una volta”, “vuoi mettere John Holmes?”, “sono snob”, “preferivo il primo disco”, “nemmeno il primo disco, preferivo il demo, ce l’ho in cassetta”].

E invece no. E’ uscito “Complesso del Primo Maggio”. E gli Elio e le Storie Tese hanno vinto tutto. Perché è bella. È piena zeppa di citazioni e son tornati anche i giochi di parole. È sincera. E fa ridere. Fa tanto ridere. Come non ne scrivevano da un pezzo, a dirla tutta. Poi magari ha ragione Colas e tra 20 giorni li ritroviamo sul palco in Piazza San Giovanni di fianco al Bisio di turno e allora via con i “predicano bene e razzolano male” eccetera eccetera. Che poi di storie sul rapporto tra gli elii e il primo maggio ce ne sarebbero non poche, a cominciare da più di 20 anni fa. Ma per questi 20 giorni va bene così. Anzi, va benissimo.

La top five dei biscotti (il logico proseguimento dell’episodio precedente)

Per un po’ di tempo ho avuto in mente l’idea di aprire un blog che parlasse solo di biscotti. Il suo obbiettivo sarebbe quello di recensirli e abbinarli a film, dischi eccetera. Problema numero 1: non ho studiato tecnologie alimentari o roba del genere, quindi non dispongo nemmeno della minima conoscenza riguardo la scelta di farine, ingredienti e conservanti; il lato scientifico e meno pratico della cosa verrebbe a mancare. Problema numero 2: la carenza di ciò come la posso coprire? Ci vorrebbero delle storie da scrivere, ma non ho obbiettivamente un cazzo da dire. Fatto questo ragionamento ho abbandonato l’idea di fare un blog solo sull’alimento più buono che l’industria dolciaria di alto consumo ci ha donato.

Fare l’ipotetica top 5 dei biscotti – perchè non facevo top 5 da degli anni, e chi mi conosce di persona sa quanto posso essere pesante una volta che inizio a fare delle liste; e mannaggia a Hornby e Cusack – è un po’ come prendersi a pugni con l’altro sé che patteggia più per la scelta degli eventuali panchinari. Un Fight Club all’insegna del saccarosio insomma, una continua lotta per sceglierne i cinque perfetti.

Come è stato per le merendine, ci sono i commenti qui sotto, amici amanti dei biscotti.

Oreo

Il concetto è facile e semplice. Il biscotto Oreo, quello standard con il biscotto al cacao e la crema bianca dentro, è un’esperienza religiosa. Non è dolce – anzi, forse è quasi salato -, non è stomachevole e ha un ingrediente speciale: la droga. Crea elevata dipendenza, lo puoi combinare con altre forme di dolci e ricette da pasticceria. Insomma, un prodotto industriale che va d’accordo sia con la velocità che con la meticolosa preparazione di un qualcosa di grosso, sia come ornamento che come direttore del gusto – ad esempio, la Oreo Cheesecake è la santissima trinità fatta a torta. Non esistono biscotti Ringo o robe eventuali che gli rubino la corona. L’Oreo è il re dei biscotti (parlo di Oreo standard perchè nella media è l’unico che si trova. Forse da blockbuster si poteva trovare una variante, ma non mi ricordo. In America, invece, ne escono nuovi tipi come i funghi).

Le Finte Gocciole Della Coop (Frollini con Gocce di Cioccolato)

Vale lo stesso discorso delle Camille del post sulle merendine, li prendi in mano e le ragazzine ti guardano male, ma loro non sanno che a qualche decina di centesimi in meno possono godere di più biscotti (mi sembra), meno dolci e più ‘biscottosi’ (passatemi il termine poco tecnico) dell’originale. Nulla da dire sulle varie versioni extra dark eccetera, però la copia della coop sono il piacere del dopo pasto. Uno prima del caffè e via.

Batticuori

Qui non ho scusanti. Sono un sacco buoni, sanno tanto di cioccolato e sono a forma di cuore. Basta? Direi più o meno di sì. Tutti seduti sul divano con i lacrimoni agli occhi e il sacchetto in mano.

Campagnole

Ecco, le campagnole sono i biscotti della fame, quelli che basta mangiarne uno e ti senti pieno come dopo il pranzo di natale, probabilmente per colpa di una dose da galera di farina nell’impasto. Il sapore è quello ideale del biscotto, nel senso di immagine stereotipata alla mulino bianco della tavola con la tovaglia bianca, la tazza di tè fumante e il piattino con sopra i tre biscottini, come da indicazione sulla confezione. Il tè sarebbe ovviamente alla vaniglia e i biscotti andrebbero assolutamente inzuppati. Magari quando fuori fa freddo, giusto per creare lo stereotipo pienamente ad hoc.

Chocolate Chip Cookies del Lidl

Non so come ci si possa schierare a riguardo dei supermercati, se esistono fazioni pro uno e contro l’altro (non ne ho idea, ho amici che lavorano dentro a negozi e ogni tanto mi è capitato di sentire discorsi del genere, ma magari ricordo male). Il Lidl è vicino a casa dei miei e ogni tanto capita di andare a prendere due, tre cose, perchè abbiamo scoperto che ogni tanto hanno delle cose incredibili che si trovano solo lì e altre normali a prezzo ridotto. Dico cose scontate probabilmente. I biscotti al 70% al cioccolato sono della stessa marca del burro d’arachidi con i pezzi sbriciolati dentro, cioè il secondo alimento base della mia dieta, e sono parte della prima categoria. Fanno calorie anche solo ad aprire la confezione e prenderne uno in mano. Ti sporcano tutte le mani di cioccolato così da essere poi costretto a leccarti le dita. Ne mangi uno e magari ti senti un po’ meglio, al secondo di sicuro ti senti un po’ in colpa, ma fai spallucce e parti con il terzo, ‘tanto poi esci in bici e bruci’. Bicchiere di Coca Cola e via.
Panchina: è stata una scelta dura, ma hanno trionfato e siedono in attesa di scaldarsi per entrare in campo gli Abbracci.

La top five delle merendine (giuro che non è uno scherzo)

Tempo fa riguardavo Zombieland per la settordicimillesima volta (che poi neanche ho sta passione per il film, odio Eisenberg e la Stone però mi fanno ridere moltissimo Harrelson e Bill Murray), come saprete, forse c’è tutta la storia dei Twinkie, le merendine che assomigliano ai plumcake ma che hanno i buchi così ci infili dentro con lo spray la crema di non so che cazzo vi pare. Voglio dire è il simbolo massimo della sopravvivenza pensare alle merendine nel momento in cui il mondo è invaso da zombie.
Io con le merendine ho sempre avuto un rapporto conflittuale. Da ragazzino me le mettevano in borsa e si schiacciavano. Tutte diventavano una roba informe di un centimetro di altezza che era poco piacevole alla vista, e siccome da ragazzino mangi tutto, anche la merda se e solo se ha un bell’aspetto vale anche l’opposto.
Quindi odiavo nell’ordine: Fiesta, Saccottini e Buondi (che perdevano tutta la glassatura).
Amavo i Tegolini ma mia madre ha smesso di comprarmeli nel momento in cui ci hanno messo sopra il soldino di cioccolata. Gli cambiarono nome in Soldini ma io lo sapevo che erano loro, con l’extra. Ci soffrii troppo, come quando quella che ti piace va con quello che odi, e da allora li detesto.

Mi sono immedesimato quindi, fine del mondo mi sono detto, che merendine vai a cercare.
5 e differenti, una top five

Camille
Quelle che quando le compri guardi male chi ti guarda dicendo “cazzo vuoi, hanno l’involucro verde, SONO SANE, CAPISCI? e poi c’è LA CAROTA, fa bene alla vista. Te che compri? Qualcosa con un coniglio sopra? FAI FAI, i CONIGLI PORTANO SVENTURA, ti abbindolano”. Insomma il discorso è questo, le carote sono lo specchietto per le allodole per i fregnoni come me che si sentono in colpa di comprare merendine e però si sentono adulti quel giusto per vedere scritto “vitamina xyz allo 0,0001% e CAROTE” e farsene un vanto.

Kinder Colazione Più
Vale un po’ il discorso delle Camille, solo che sono moooorbidi ancora di più e con due morsi li finisci e quindi si scatena una roba che ne mangi tre in fila. MA. c’è l’aggiunta di quel sapore indefinito di sedia di paglia, grano, caffè, cappuccino e ancora un po’ ripieno di divano che sembra così salutare, perché ti hanno insegnato che in fondo le cose buone non devono sfondarti il palato ma devono sapere di spighe di grano. Giuro, lo dicono

Plumcake Mulino Bianco
Sono incartati uno per uno e apprezzi, quello sforzo che fa sì che non diventino buoni per usarli da stop nel muro. Il colorito è giallo innaturale, la lucidatura anche, sono così belli che potresti usarli da soprammobili, giuro che lo farei non fosse per le formiche. A me lasciano sempre un retrogusto ferroso, un po’ da polistirolo o quando si coagula il sangue in bocca. Mai meno di tre di fila. (a sto punto penserete che ho una panza così, è vero eh)

Kinder Fetta al Latte
Se c’è scritto latte vale tutto, anche di fronte alla cassiera e a tutte le mamme del mondo.
Io penso sempre che una vita non vissuta sulla base di pandispagna e crema di latte non è degna di essere chiamata tale, Il fatto poi che debbano essere conservati in frigo gli da quel senso di gelatitudine che noi fin da bambini cerchiamo in tutto, anche nei sughi o nei bastoncini Findus cotti male. In fondo quel senso di fresco ci piace. Scartarli e vederli sempre lì compatti è un piacere

Flauti
Lo so. E’ il mio guilty pleasure e non me ne vergogno. Giuro che quando faccio la spesa rimango lì a fare la conta su quale prendere tra la crema al latte e all’albicocca. Fatto è che sono la versione a metà strada tra gli ex saccottini e i plum cake. Danno quello stesso senso di assuefazione chimica che poche cose al mondo danno e non tutte sono illegali. Fatto è che quando uno li compra spesso ha una telecamera addosso perché sono stati dichiarati “cibo ufficiale per fame chimica 2009-2010-2011-2012” e se vincono anche st’anno andiamo per il Giubileo.

Fine del delirio. Fa caldo. Ah se volete delirare pure voi come al solito ci sono i commenti eh.

Le dieci canzoni degli anni 90 (secondo me) – ghiboebd – 5/5

La cosa principale è che fino all’ultimo non ho capito se avessi dovuto mettere le canzoni che realmente ascoltavo durante gli anni ’90 o quelle che più mi piacciono di quegli anni. Ne è uscito un mischione senza verso alla fine, l’ordine è sparso e ho dovuto togliere un sacco di gruppi, quindi non la rileggo nemmeno altrimenti finisce che non finisce più.

10) Bran Van 3000 – Drinking In L.A.

Doppione con quella di Mattia, ma è davvero l’essenza pura degli anni ’90. Non erano nemmeno tutti musicisti, o almeno così mi sembra di ricordare. Un pizzico di rap, Adidas qua e là e tanta melodia, più anni 90 di questo ci sono solo le Gazzelle.

9) Sunny Day Real Estate – Seven

Durante uno speciale sui Nirvana su una tv straniera fecero passare un video dei Foo Fighters e chiesi a mio babbo ‘Ma perchè il batterista canta?’. Dopo passarano pure gli SDRE ma ci sono voluti degli anni per ‘ribeccarli’.

8) The Get Up Kids – Ten Minutes

Devo davvero spiegare perchè?

7) Weezer – Say It Ain’t So

Perchè due accordi sono solo due accordi, oppure sono i Weezer ed è tutta un’altra roba. Folgorato al primo ascolto, peccato non ricordare quando è stato o come ci sia arrivato.

6) Slint – Good Morning, Captain

Altro doppione con Mattia (le nostre top sono in qualche modo gemellate). ‘And I miss you, but not in a Slint way‘.

5) Beastie Boys – Sabotage

Scelta senza paraculismi da necrologio. Crescere nella provincia dispersa ti fa rinchiudere in quelle nicchie obsolete di stograncazzo, poi arrivano i Bestie Boys e magari capisci che il rap non è il male. Pezzone e discone.

4) Green Day – Nice Guys (Finish Last)

Ormai una decina di anni fa io e un mio amico, che si sta facendo crescere la barba ma che ha schifato i Mastodon quando li ha visti dal vivo, ci mettevamo a giocare alla playstation sul mio letto, poi prima che lui tornasse a casa guardavamo MTv. Non so perchè collego sempre questa canzone a quella vecchia abitudine durata un paio di annetti buoni. Ciao Alex, ci troviamo un pomeriggio di questi a giocare ad Ape Escape?

3) Mineral – Five, Eight and Ten

Dawson guarda la finestra ma non entra nessuna Joey. Uno dei miei dischi preferiti.

2) Snapcase – Harrison Bergeron

Questa è colpa di un sampler di Rock Sound, o forse di un tizio che adesso sta a Berlino che lo aveva prestato al fratello che a sua volta lo aveva prestato a me. Mi sembra non ci fosse precisamente questa, però ricordo la sensazione che ho provato a sentire quella pacca di rullante che poi non ho più trovato da nessuna parte.

1) Limp Bizkit – Pollution

Ammetto tristemente che questa era una delle mie canzoni preferite, poi però sono guarito e il cappellino della new era l’ho rimesso solo per fare dei lavori in giardino. Sì, ero a casa da solo e avevo messo su Three Dollars Bill Y’All$.