Top Concerti 2013 – ale-bu

Quando mi sono trovato a pensare alla classifica dei miei dischi preferiti del 2013, mi sono reso conto che praticamente gli unici dischi che ho comprato quest’anno li ho presi ai banchetti di concerti vari. Con l’eccezione di una copia di Rockmantico di Camerini che continua a saltare presa usata a 3 euro al Libraccio.

A questo punto forse era meglio raccogliere i concerti più belli piuttosto che mettere in ordine a casaccio i pochi dischi capitatimi tra le mani.

Tra l’altro, qualche tempo fa, uscendo da un concerto dei Radio Days durante il quale un amico si era lamentato ininterrottamente dall’inizio alla fine, Chiara mi ha fatto una domanda che mi ha lasciato un po’ spiazzato. “Ma perché tu e i tuoi amici andate a vedere e rivedere Nmila volte gli stessi gruppi” e (corollario A) “in particolare perché lo fate con dei gruppi che nemmeno vi piacciono?”.

Per un attimo ho cercato di mascherare l’imbarazzo e articolare una risposta plausibile, possibilmente priva della parola proibita di cinque lettere che inizia per SCEN e finisce per una vocale che taccio per evitare indizi troppo chiari.

La famosa risposta plausibile non l’ho trovata. Con gli anni è diventato semplicemente la normalità, complice il fatto di avere gli amici di sempre che condividono su per giù questo modo di vedere le cose. Nella stragrande maggioranza dei casi una volta arrivato là trovo qualcuno che conosco, spesso è direttamente il gruppo sul palco, si scambiano 4 chiacchiere e alla fine una birretta bevuta guardando qualcuno che suona è meglio della stessa birretta bevuta senza qualcuno che suona.

Per questo, tante piccole cose viste dal vivo durante l’anno scivolano via, alcune più piacevolmente altre meno, ma fanno parte delle serate normali, come pizza&birra, cinema&bounty o risiko&bestemmie.

Altre invece rientrano nei “concerti dell’anno”, quelli che torno a casa contento e tendo ad etichettare subito come “TOP 5 dei concerti di sempre”. Se dovessi dare retta a tutto quello che dico sull’onda dell’entusiasmo, le mie top 5 di qualsiasi cosa avrebbero almeno 750 posizioni.

In ogni caso, questi sono quelli che mi sono piaciuti di più.

[EDIT: ho dimenticato i Blur in Arena. Mannaggiaammè. Mi merito un sacco di brutti sogni con protagonista il cartone del latte umano.]

Il Buio e Caso | Dappertutto

Li ho visti talmente tante volte che sono il mio “concerto a puntate” del 2013. L’oceano quieto e La linea che sta al centro sono i miei dischi preferiti dell’anno e mi dispiace solo non essere riuscito a vederli in una situazione “di entusiasmo” che rendesse giustizia a quanto si meritano.

* per non fare torti a nessuno scelgo un pezzo de Il Buio che fa una cover di Caso.

Amanda Palmer & the GTO | Factory (Milano) | 9/11/2013

Tutta la differenza che c’è tra il “fare la Diva” e “l’essere una Diva”. E visto che l’hanno lasciata suonare solo due ore ha pensato bene di chiudere con un po’ di Ukulele nel parcheggio, alla faccia della sicurezza di quel posto orrendo che è il Factory e dei suoi “allontanatevi grazie che adesso c’è la discoteca”. Ovviamente io mi ero allontanato.

Masked Intruder, Sugus, Kepi, Nobunny etc etc | Rotterdam Riot | 20/4/2013

Il disco Masked Intruder è stato uno di quelli che ho ascoltato di più di tutto l’anno scorso. Perdere l’occasione di vederli dal vivo visto che erano in Europa mi spiaceva un po’. E poi dicevano che Rotterdam non fosse male. Loro sono una bomba. La gente impazzita. Il festival fighissimo. Rotterdam invece fa un po’ cagare, e non sono neanche riuscito a vedere il porto.

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Dinosaur Jr | Bloom (Mezzago) | 15/2/2013

Hanno suonato il 15. Sono rimasto semi-sordo fino al 17. Con un sorriso da ebete.

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The Sensibles Release Party | Lo-Fi (Milano) | 12/10/2013

Il disco dei Sensibles mi è piaciuto talmente tanto che ho fatto il cavernicolo nel loro video. E il release party è stato divertente. Tanto divertente.

Giuda | Lo-Fi (Milano) | 21/12/2013

Così tanta gente al Lo-Fi presa così tanto bene non l’avevo semplicemente mai vista. Loro sul palco sono uno spettacolo. Pure Pallotta è andato a vederli a New York.

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Pixies | Alcatraz (Milano) | 4/11/2013

Ho aspettato che ci fosse Kim Shattuck per vederli la prima volta. Ora che non c’è più Kim Shattuck posso dire che sono a posto così. E a Milano hanno comunque fatto un concerto della madonna, senza una pausa, senza un attimo di calo.

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The BellRays | Magnolia (Milano) | 31/7/2013

Ha più voce che capelli. E i capelli sono tantissimissimi.

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El Vez | Edonè (Bergamo) | 15/6/2013

Lui è “the Mexican Elvis”. Serve altro?

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The Leeches | Arci Demos (Talamona) | 14/9/2013

I Leeches a due passi da Morbegno. E due dei miei migliori amici di sempre che si divertono un sacco e tornano a casa stringendo le magliette. Anche la Valtellina loves The Leeches.

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The Dopamines + Mikey Erg | Blue Rose Saloon (Bresso) | 24/4/2013

Perché i concerti di Mikey Erg spesso finiscono così (prendo in prestito un video del Crossbone perché si capisca meglio quello che voglio dire).

Gamits | Blue Rose Saloon (Bresso) | 29/5/2013

A me continuano a piacere molto. Come direbbe il mio amico Aro, sono bravi e hanno i pezzi. Last of the Mullet su tutti.

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Offlaga Disco Pax | Carroponte (Sesto Sg) | 14/7/2013

“Benvenuti nel 224esimo anno dell’era giacobina.”

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The Thermals | Bastione Alicorno (Padova) | 11/10/2013

Concerto un po’ sottotono. Suoni un po’ oltre il limite. Però il posto era bellone. E Kathy è sempre Kathy.

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Adam Green | Carroponte (Sesto SG) | 30/5/2013

Sarebbe stato molto più in alto. Ha anche intonato “Mi ritorni in mente”. Poi ho scoperto del tour con Francesco Mandelli. E mi è scesa la poesia. E non gli metto neanche la fotina.

Tutte le foto le ho fatte io ai concerti. Perché sì, sono uno di quelli che il telefonino lo tira fuori e rompe il cazzo a quelli dietro per portarsi a casa un ricordo in più. Prima o poi imparo anche a farle decentemente.

Un inizio

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I Devenia sono di Roma e sono cinque. E per biografia mi fermo qui, perché alla fine la musica, il power rock nello specifico, è una cosa che non ha bisogno di avere un padrone o un nome dietro, conta come lo fai e se lo sai fare. Solo questo.
L’ep l’ultima stagione a suo modo è una breccia in quello che si considera o meno il rock cantato in italiano, vicino molto alla ruvidezza dei Queens of the stone age per la classica pezza musicalmente e nei toni in quel genere chw all’estero ha sempre fatto scatafasci di proseliti e in Italia non ha mai avuto un vero e proprio rappresentante.
Forse il buco è questo in cui possono infilarsi i Devenia, un buco che può sembrare piccolo e angusto ma in cui prima o poi qualcuno si sperava avesse il coraggio di infilarsi.
Che siano o meno loro il gruppo a scavare la breccia solo il tempo potrà dirlo, ma basta ascoltare e scaricare (gratuitamente) le cinque canzoni per capire che le intenzioni e gli intestini per farla (e bene) una cosa così ci sono tutti.
Insomma, un inizio che non si può sperare altro sia l’inizio di qualcosa di veramente importante.

l’ep si scarica qui. Fatelo

Ho ragione io. E basta.

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7Questo post inizia dalla parte sbagliata, lo so, ma lo inizio così. Eddie Vedder fra un anno fa cinquantanni. C’entra poco col senso del post ma da quanti anni è nelle mia/vostre vite sì. Il più scafato dei trendsetter, dei disillusi e dei poser direbbe “ecco appunta abbasta”. La differenza tra un ragionamento del genere, del tipo “sono vent’anni di dischi e ad un certo punto per forza sono na merda”, e quello che faccio io, che il disco prima lo ascolto.
Vedder per me rimane quello che viveva in una baracca sulla spiaggia faceva il surfista incontra sti du disperati e canta sopra tre canzoni e da lì esistono i Pearl Jam, ovvio, c’avevo sedici anni pure io, mi ricordo chi mi piaceva alle elementari figuriamoci la prima volta che ho sentito Alive. Giusto, no?
Lightning Bolt è da qualche giorno la causa del contendere, quella definita dai più “na merda stanca senza appello”, io ripeto, almeno il disco l’ho ascoltato tre volte, per me merda senza appello non è.
La domanda a questo punto è un’altra, ci si aspetta dai Pearl Jam cosa, un Vitalogy? Un No Code? Un boh? Mi chiedo, ha senso? Me lo e ve lo chiedo, perché l’ottica della cosa mi sfugge, gli U2 dopo Achtung Baby hanno fatto qualcosa a quell’altezza? Springsteen dopo Tom Joad? Potrei fare mezzo post ma il senso suppongo lo abbiate compreso.
Per me Lightning Bolt è un disco che sicuramente più dell’avocado e di Backspacer anzi, qualcosina in più la rischia, e nella scrittura e nelle cose che tira fuori.
Dire a questo punto “sì ma”, fa sì che io vi fermi e vi dica che un gruppo che in vent’anni faceva tutti Vitalogy e No Code probabilmente oggi era grande il triplo dei Beatles o dei Rolling Stones, i dischi devono essere valutati solo sulla base di questo? Perché sennò davvero a sto punto rompete i coglioni coi Deerhunter per dire che ad un terzo della vita del gruppo già tirano fuori i “vabbè, boh”, esigere è comprensibile, da chi si è amato (o ama) tanto anche, è giusto, Cacare il cazzo a prescindere è un’altra cosa, un altro sport, un altro universo e forse pure con l’arbitro taroccato.
Non dico sia un disco perfetto, non lo è, non dico sia un grandissimo disco, ma un disco bello sì, dove forse skippo di gusto due canzoni, dove forse ci sono tra le migliori canzoni degli ultimi tre dischi dei Pearl Jam (i due singoli, Sirens, Swallowed Love e potrei andare avanti con almeno altri due dischi) quindi mi chiedo, perché non dicevate che era una merda anche quello prima? Perché ora?
Vi andava? Legittimo.
Sono poco d’accordo? è un eufemismo, ma purtroppo sui Pearl Jam e l’opinione pubblica in merito esiste democrazia, una cosa che per me risulta ancora inafferrabile.
Chiudo e sintetizzo sto pippone senza senso, Vedder probabilmente non fa più surf, s’è sposato e ha fatto due figli con una modella e una si chiama Olivia, sicuramente è impaccato di soldi e va a fare l’apericena, sicuramente è ancora contornato da 4 disadattati che sanno poco stare al mondo, sicuramente tante cose.
Per me rimane però quello che stava in quella baracca e sinceramente, davvero e di cuore, mi frega poco poco poco del giudizio altrui, ne faccio una questione di comprensione che a me sfugge, ma io non dimentico, e non mi arrendo.

La colpa non è vostra, è mia se sono così e non smetto mai di crederci.

Quando scegli da che parte stare, e scegli \m/

Io le cose snob, quelle che la gente del cazzo riconosce al volo perché elitarie, arty e quindi scarsamente popolari, va a finire che le odio sempre. E’ un discorso stupido lo so, e dovrei fregarmene, ma non appena mi rendo conto che un film o un libro o un’artista più in generale potrebbe avere apprezzamenti da uno come me (che vesto a cazzo solo con le felpe ascolta trasversalmente tutta la merda possibile compresa Taylor Swift e si diverte tanto con le boiate horror tipo The Conjuring) e da uno che fa apericena tutte le sere magari da Necci, magari al Doppio Zero e che “uè ma Sorrentino ha di quella scrittura a tratti che manco il migliore Pierpa” (sì perché sta gente dice Pierpa) a me viene l’orticaria, lo giuro. Mi sento male, mi sento di tradire me stesso, la vedo (e sbaglio lo so) come una barricata con me che sto dalla stessa parte di uno a cui dovrei nella migliore delle ipotesi cacare sullo zerbino.
Perché non c’è niente da fare i gusti ci rendono quelli che siamo e io con un certo tipo di cultura non voglio avere manco trentacinque gradi di separazione, figuriamoci uno.
Per dire io mi sento un po’ male al pensiero di chi potrebbe apprezzare Woodkid, giuro, c’ho l’angoscia.
Io da che parte stare della barricata l’ho deciso alle medie, dalle suore. Avevo un compagno di classe che si chiamava (è vivo eh) Simone Salvatori, lui a sua volta aveva un amico che riparava hi fi e gli faceva le famose cassettine.
Cassettine heavy metal, thrash e hard rock.
Simone Salvatori per inciso oggi si fa chiamare Hellvis ed è Spiritual Front, non li conoscete? Male.
Insomma una volta Simone mi prende il diario, un pennarello di quelli a punta grossa argentato e me lo ridà dopo un’ora pieno di loghi di gruppi metal, ma tipo una trentina. A me sale l’angoscia perché i miei erano sì già seperati ma mio padre ogni tanto passava per aiutarmi coi compiti, mi apriva il diario e aveva sta fissazione che tutti questi gruppi fossero di derivazione nazista e insomma non la prendeva benissimo (e tutto credo sia nato dopo avere visto l’aquila dei Saxon). Insomma inizio a comprare Metal Shock (c’era HM ma era più bulgaro, con le pagine porose e in b/n) ritaglio le copertine delle vendite di magliette per corrispondenza e le attacco sul diario, il mio primo momento punk.
Un giorno io Simone ed altri ci facciamo portare dai nostri parenti a Porta Portese, ci fermiamo ad un banco che vendeva spillette, magliette e quant’altro e io compro una cosa, una sola e solo per la figura: la toppa gigante di Who Made Who degli AC DC. Simone mi chiede se li conosco, gli dico di no, mi piace solo il disegno con Angus Young con la chitarra e la testa bassa e la voglio, lui il giorno dopo mi porta una cassetta con Who made who. Io dopo una settimana quella cassetta me la compro originale. Una delle prime, alla Standa, quando ancora c’erano i contenitori di ferro a muro antitaccheggio.

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na cosa così. Grossa quanto la schiena

Io è da Who made who che ho capito che volevo le cose semplici, è da quell’immagine di un matto col cappelletto e la cravatta e i pantaloncini corti che ho ho preso la mia prima posizione nella vita, che poi sì sono finito ad ascoltare anche post rock nella vita e Antony ma che io (e fatevelo dire da chi era al cinema con me) quando parte Shoot to Thrill su The Avengers io davvero alzo le corna anche se ho qualcuno dietro. 


E’ questa un po’ stata la mia perenne convinzione di avere ragione di non sbagliare, perché se alla fine uno trova se stesso in un tempo semplice in una chitarra amplificata apposta per alzare i ferormonni e l’adrenalina e per farti fare su e giù con la testa come i pupazzetti di The Wall il film dei Pink Floyd beh eccomi qui, sono il primo lobotomizzato della lista e sparatemi alle ginocchia ma io quello lo farò anche a sessant’anni.
E’ questo un  po’ che mi viene da dire di base quando parlo di quello che amo ascoltare, che è differente da quello che ascolto. Perché in fondo siamo fatti (forse dovrei metterlo al singolare ma mi piace pensare che siamo più di uno ad essere così) di cose semplici e sentimenti semplici e soprattutto spinti a ricordarci ogni momento per la massima intensità che possa darti.
Ecco io me li ricordo tutti i giorni che ho sentito gli AC DC perché sono giorni che valeva la pena vivere e momenti su cui era bello mettere una stellina, come magari tornare dalla visita di qualcuno ad un ospedale ed essere più tranquillo o avere svangato in qualche modo una giornata difficile da lavoro. Ecco in quei casi io non riesco a sintetizzare le cose complicandole, cerco di scomporle come i mattoncini lego e mi dico sempre che niente è più semplici di canzoni che sono in pratica solo ritornello e testosterone. Il lato opposto dell’intimità e dell’introspezione insomma.
Quel momento in cui l’air guitar diventa come respirare

are you ready to play with big boys?

(e Riggins e Friday Night Lights e tutta tutta la coattaggine e la tamarraggine che c’è qui dentro è qualcosa di cui non mi vergognerò mai, gli AC DC spaccano il culo anche agli alieni)

Le sorprese della domenica mattina

Sarebbe un atto estremamente disonesto dire che quando uscirono Madonna prima e Source Tags and Codes non gridai al miracolo. Quando poi uscì The secret of Elena’s Tomb (ep) ero sul punto della devozione, su World Aparts ho detto “siamo tanto così dentro alla magnitudine giusta tipo Smashing Pumpkins ma anche a tanto così dal cagare fuori dal vaso”.
Non lo avessi mai detto, perché davvero i Trail of Dead la fecero fuori dal vaso, e tanta anche, che non bastavano pale, bidoni e container.
Ad un certo punto si poteva parlare quasi più di gruppo flop, di quelli che partono con le buonissime intenzioni e poi boh, iniziano a non capirci più una mazza, loro per primi, figuriamoci chi gli ascolta, come gli Interpol, come i Bloc Party.
Quando meno te lo aspetti e con un approccio molto simile all’accendere la televisione e vedere il risultato delle primarie del PD, metto su di domenica mattina Lost Songs, l’ultimo e torno qauttro volte al pc per capire se per caso abbia sbagliato a mettere su disco, questi non sono quei segaioli che erano a tanto così dall’opera lirica, questi fanno canzoni da tre minuti / quattro con un arrangiamento pari a zero e con tutta la furia del quasi punk, della ruvidezza del quasi garage, del quasi tutto (perché ci sono anche delle “ballate” a modo loro ma non quelle per cui dopo 8 minuti inizi a sanguinare dal naso come se avessi girato la chiave dell’isola di Lost). Ma in maniera figa, molto, intendo.
Lost Songs dopo tre ascolti sembra uno di quei dischi per cui si dice il classico “ritorno alle origini”, con pezzi cosiddetti strappa mutande su cui spicca una su tutte, Catatonic, vera furia manifesto dell’album.
Io ho pensato che questo disco fosse uno scherzo, perché se un gruppo fa queste cose e in questa maniera le sa fare da sempre e non è che se le scorda, in pratica vuole cazzeggiare un po’, ma eravamo a tanto così dal buttare tutto a mare cari Trail of Dead. Ho pensato anche che se un anno fa mi avessero detto che il mio disco chitarre rock del 2012 sarebbe stato da quelli col nome coi puntini davanti mi sarei messo a ridere e avrei detto “ma per cortesia”.
Invece le domeniche mattina sono fatte per stupirci