I libri del 2013

Questa non è una classifica, è una lista dei libri più belli usciti nel 2013  letti da me e Giorgio. Di alcuni libri abbiamo già parlato, proprio perché ritenuti da noi meritevoli e di questi trovate il comodissimo link per leggere cosa abbiamo già scritto in passato (se vi va eh).

ceraC’era una volta una storia di Giovanna Zoboli e Camilla Engman Ed.Topipittori (2013) Questo libro è l’immaginazione, la creatività, occhi che guardano e vedono anche cose che non ci sono, parole che non sono scritte e si creano magicamente: calzini che ballano la rumba, uccellini che cantano, un giocattolo che sussurra, una donna con un pappagallo in testa, un gatto ballerino…e un’oca selvatica che riporterà l’ordine nel trambusto. Un libro che accompagna il sonno, i pensieri e con i suoi colori e disegni buffi e delicati è sempre inesauribile fonte di meraviglia, sorrisi e tanta dolcezza. (Laura)

 

bestBestiario Immaginario di Roger McGough Ed.Gallucci (2013) La passione per gli animali e le storie che ne parlano fa di questo libro, per me uno dei più belli del 2013 se non anche uno dei libri più belli e intelligenti per tutti i bimbi, anche quelli grandi. Roger McGough ha scritto e illustrato questo piccolo capolavoro, tradotto in maniera eccellente da Franco Nasi. Ci sono animali immaginari frutto di abili giochi di prestigio con le parole, qualcosa che solo l’immaginazione di un vero poeta può creare: una spuzzola, una squala mobile, un mangiatore di zie e un anaconda motociclista…e chi più ne ha più ne inventi. Parole e fantasia liberi di mescolarsi e zompettare. Un piacere (Laura)

 

leviatanoLeviatano di Philip Hoare Ed.Einaudi (2013) Balene, cetacei tutti, diventiamo migliori amici per sempre! Scoprire di amare così tanto degli animali, farsi rapire dall’entusiasmo di chi ti racconta avventure sorprendenti, scoperte, storie, cose buffe, cose che non sapevi minimamente facendoti restare sempre a bocca aperta senza mai annoiare. Philip, ormai per me sei come lo zio lontano che parla con le balene e io ti voglio molto moltissimo bene,  oltre a farmi odiare da tutti perché ho parlato per mesi e ancora continuo a farlo di questi animaloni e di questo libro, ecco zio Phil, mi hai ricordato la potenza della delicatezza e l’infinita forza dell’imperfezione. Grazie. (Laura)

 

livelliLivelli di vita di J.Barnes Ed.Einaudi (2013) Già lo scorso anno Barnes mi stupì con “Il senso di una fine” e quest’anno replica, con un altro splendido romanzo. Io a J.B voglio proprio bene, non posso dire altro. E di bene, quello grande, si parla nel libro, che no, non è possibile né riassumere né commentare. NO. Va letto e basta, vi dovete fidare: vorrete bene al colonnello Burnaby, al fotografo Nadar e alla magnifica Sarah, con tutto il cuore, e sarete trasportati in un vortice dove c’è il dolore e il prodigio che è l’amore, dove c’è la purezza e il nichilismo, c’è lo star sospesi e il piombare a terra dove non resta che la potenza del « metti insieme due cose che insieme non sono mai state e il mondo cambia». (Laura)

 

41LWsfwNmCL._AA160_Ballando a notte fonda di Andre Dubus Ed. Mattioli (2013) Quattordici racconti scritti da uno dei più grandi scrittori di racconti americani. Quattordici storie che ci mostrano come ognuno di noi porti con sé una mutilazione: piccola o grande, fatta in guerra o nell’infanzia, visibile o meno. Tutti siamo mutilati. E lo era anche lui, Dubus, dentro e fuori. La domanda è dunque, come ci si cura? Non ci sono risposte in questi racconti, come dice anche Cognetti nella prefazione al libro, ma l’amore sembra essere una risposta. Un amore che ha paura e che quindi perde in partenza, un amore che non vuole giocare e quindi si autumutila. La cura non c’è, ma c’è la possibilità della vicinanza, dell’ascolto, dell’accogliersi. C’è la forza infinita di chi ci prova. (Laura)

karnLa famiglia Karnowski di Israel J. Singer Ed. Adelphi (2013) I grandi libri hanno grandi storie dietro (e a volte tristi) I.J.Singer era il fratello sfigato del famoso Isaac B. Singer e non ha mai avuto la fortuna di vedere pubblicata questa splendida epopea di una famiglia ebrea a cavallo della seconda guerra mondiale. Un libro storico, morale estremamente al passo coi tempi attuali, un nuovo classico che può stare tranquillamente vicino ai Karamazov e ai Buddenbrock. Un livello di scrittura altissimo, e una poesia infinita. (Giorgio)

 

mappe

Mappe – Un atlante per viaggiare tra terre, mari e culture di Mizielinska Aleksandra, Mizielinska Daniel (2013) la salutavano gli egiziani sulle piramidi, sapeva cosa si mangia in India e quali piante ci sono in Australia: 42 paesi, 5 continenti, 51 mappe enormi, usi costumi flora e fauna, personaggi famosi e curiosità (post)

 

 

kpYellow Birds di Kevin Powers Ed. Einaudi (2013) Non c’è nessuna forma di redenzione non c’è alcun tipo di riscatto e non ci sono eroi. Tutta la merda che vivono i personaggi, compresi rimorsi bugie e promesse non mantenute torneranno a casa con loro (post)

 

 

 

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La ragazza dei cocktail di James Cain Ed. ISBN (2013) Lontano dallo stile sanguigno di Ellroy quello di Cain è un po’ un tocco alla Zidane, fa i ricami, fa le veroniche e le fa sembrare semplice, e comunque a segno ci va. Un po’ “il Lolita dei noir”. (post)

 

 

 

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Chiedi alla luna di Nathan Filer Ed. Feltrinelli (2013) Il libro è di quelli piccoli, trecento pagine circa, che li finisci e manco te ne rendi conto e che magari passi lì e torni indietro per rileggere quella bellissima frase, quella citazione che poche volte hai letto nascosta così, o illuminata così in altri libri. Lo scrittore sa quando mollare lo schiaffo e quando farti commuovere, non è un libro piagnone e probabilmente qualche coglionazzo lo accosterà a Safran Foer, non è così (post)

 

junoE’ così che la perdi di Junot Diaz Ed. Mondadori (2013) Lascia questo senso di voler tirare il libro da qualche parte per dire “sono 170 pagine però perdio me le stai facendo sudare tutte” e non vedi l’ora che finisca. Poi ti lascia esausto, seduto sul divano, come quelle litigate in cui ti dici di tutto, strilli e basta e non senti nè cosa dici nè cosa ti viene detto e con gli occhi rossi riprendi fiato non sapendo cosa fare dopo (post)

 

 

canadCanada di Richard Ford Ed. Feltrinelli (2013) Ha la bravura di creare personaggi che rimangono impressi anche dopo mesi (e per me ricordare personaggi dei libri è quasi impossibile) in una galleria che è un vero e proprio schiaffo in faccia per chi ci prova a scrivere. C’è un po’ tutto in Canada, la ricollocazione l’adattamento agli ambienti e le conclusioni. E il solletico in fondo all’orecchio che sì, non scaturisca tutto da un fatto propriamente positivo ma quel punto lì, quello del ricominciare da qualche parte e tutto in un altro modo a volte sarebbe come vivere un’altra vita. (post)

 

20665Cate, Io di Matteo Cellini Ed. Fazi (2013) Così è e Matteo Cellini scrive un vero e proprio miracolo, perché l’obiettivo non è solo Cate ma è il come farcela in qualche modo, nonostante lo sconforto e le autoflagellazioni delle insicurezze e della paura di non piacere, neanche a sé stessi. Cate, io é una cosa piccola e grande che solo chi tocca e chi vive la disperazione, quella disperazione, può capire (post)

Top Concerti 2013 – ale-bu

Quando mi sono trovato a pensare alla classifica dei miei dischi preferiti del 2013, mi sono reso conto che praticamente gli unici dischi che ho comprato quest’anno li ho presi ai banchetti di concerti vari. Con l’eccezione di una copia di Rockmantico di Camerini che continua a saltare presa usata a 3 euro al Libraccio.

A questo punto forse era meglio raccogliere i concerti più belli piuttosto che mettere in ordine a casaccio i pochi dischi capitatimi tra le mani.

Tra l’altro, qualche tempo fa, uscendo da un concerto dei Radio Days durante il quale un amico si era lamentato ininterrottamente dall’inizio alla fine, Chiara mi ha fatto una domanda che mi ha lasciato un po’ spiazzato. “Ma perché tu e i tuoi amici andate a vedere e rivedere Nmila volte gli stessi gruppi” e (corollario A) “in particolare perché lo fate con dei gruppi che nemmeno vi piacciono?”.

Per un attimo ho cercato di mascherare l’imbarazzo e articolare una risposta plausibile, possibilmente priva della parola proibita di cinque lettere che inizia per SCEN e finisce per una vocale che taccio per evitare indizi troppo chiari.

La famosa risposta plausibile non l’ho trovata. Con gli anni è diventato semplicemente la normalità, complice il fatto di avere gli amici di sempre che condividono su per giù questo modo di vedere le cose. Nella stragrande maggioranza dei casi una volta arrivato là trovo qualcuno che conosco, spesso è direttamente il gruppo sul palco, si scambiano 4 chiacchiere e alla fine una birretta bevuta guardando qualcuno che suona è meglio della stessa birretta bevuta senza qualcuno che suona.

Per questo, tante piccole cose viste dal vivo durante l’anno scivolano via, alcune più piacevolmente altre meno, ma fanno parte delle serate normali, come pizza&birra, cinema&bounty o risiko&bestemmie.

Altre invece rientrano nei “concerti dell’anno”, quelli che torno a casa contento e tendo ad etichettare subito come “TOP 5 dei concerti di sempre”. Se dovessi dare retta a tutto quello che dico sull’onda dell’entusiasmo, le mie top 5 di qualsiasi cosa avrebbero almeno 750 posizioni.

In ogni caso, questi sono quelli che mi sono piaciuti di più.

[EDIT: ho dimenticato i Blur in Arena. Mannaggiaammè. Mi merito un sacco di brutti sogni con protagonista il cartone del latte umano.]

Il Buio e Caso | Dappertutto

Li ho visti talmente tante volte che sono il mio “concerto a puntate” del 2013. L’oceano quieto e La linea che sta al centro sono i miei dischi preferiti dell’anno e mi dispiace solo non essere riuscito a vederli in una situazione “di entusiasmo” che rendesse giustizia a quanto si meritano.

* per non fare torti a nessuno scelgo un pezzo de Il Buio che fa una cover di Caso.

Amanda Palmer & the GTO | Factory (Milano) | 9/11/2013

Tutta la differenza che c’è tra il “fare la Diva” e “l’essere una Diva”. E visto che l’hanno lasciata suonare solo due ore ha pensato bene di chiudere con un po’ di Ukulele nel parcheggio, alla faccia della sicurezza di quel posto orrendo che è il Factory e dei suoi “allontanatevi grazie che adesso c’è la discoteca”. Ovviamente io mi ero allontanato.

Masked Intruder, Sugus, Kepi, Nobunny etc etc | Rotterdam Riot | 20/4/2013

Il disco Masked Intruder è stato uno di quelli che ho ascoltato di più di tutto l’anno scorso. Perdere l’occasione di vederli dal vivo visto che erano in Europa mi spiaceva un po’. E poi dicevano che Rotterdam non fosse male. Loro sono una bomba. La gente impazzita. Il festival fighissimo. Rotterdam invece fa un po’ cagare, e non sono neanche riuscito a vedere il porto.

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Dinosaur Jr | Bloom (Mezzago) | 15/2/2013

Hanno suonato il 15. Sono rimasto semi-sordo fino al 17. Con un sorriso da ebete.

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The Sensibles Release Party | Lo-Fi (Milano) | 12/10/2013

Il disco dei Sensibles mi è piaciuto talmente tanto che ho fatto il cavernicolo nel loro video. E il release party è stato divertente. Tanto divertente.

Giuda | Lo-Fi (Milano) | 21/12/2013

Così tanta gente al Lo-Fi presa così tanto bene non l’avevo semplicemente mai vista. Loro sul palco sono uno spettacolo. Pure Pallotta è andato a vederli a New York.

giuda

Pixies | Alcatraz (Milano) | 4/11/2013

Ho aspettato che ci fosse Kim Shattuck per vederli la prima volta. Ora che non c’è più Kim Shattuck posso dire che sono a posto così. E a Milano hanno comunque fatto un concerto della madonna, senza una pausa, senza un attimo di calo.

pixies

The BellRays | Magnolia (Milano) | 31/7/2013

Ha più voce che capelli. E i capelli sono tantissimissimi.

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El Vez | Edonè (Bergamo) | 15/6/2013

Lui è “the Mexican Elvis”. Serve altro?

elvez

The Leeches | Arci Demos (Talamona) | 14/9/2013

I Leeches a due passi da Morbegno. E due dei miei migliori amici di sempre che si divertono un sacco e tornano a casa stringendo le magliette. Anche la Valtellina loves The Leeches.

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The Dopamines + Mikey Erg | Blue Rose Saloon (Bresso) | 24/4/2013

Perché i concerti di Mikey Erg spesso finiscono così (prendo in prestito un video del Crossbone perché si capisca meglio quello che voglio dire).

Gamits | Blue Rose Saloon (Bresso) | 29/5/2013

A me continuano a piacere molto. Come direbbe il mio amico Aro, sono bravi e hanno i pezzi. Last of the Mullet su tutti.

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Offlaga Disco Pax | Carroponte (Sesto Sg) | 14/7/2013

“Benvenuti nel 224esimo anno dell’era giacobina.”

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The Thermals | Bastione Alicorno (Padova) | 11/10/2013

Concerto un po’ sottotono. Suoni un po’ oltre il limite. Però il posto era bellone. E Kathy è sempre Kathy.

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Adam Green | Carroponte (Sesto SG) | 30/5/2013

Sarebbe stato molto più in alto. Ha anche intonato “Mi ritorni in mente”. Poi ho scoperto del tour con Francesco Mandelli. E mi è scesa la poesia. E non gli metto neanche la fotina.

Tutte le foto le ho fatte io ai concerti. Perché sì, sono uno di quelli che il telefonino lo tira fuori e rompe il cazzo a quelli dietro per portarsi a casa un ricordo in più. Prima o poi imparo anche a farle decentemente.

Top Graphic Novel 2013

A me piace poco ripetere e le recensioni le troverete qui, qui e qui di quasi tutti i libri, di un paio con il prossimo speciale graphic novel che arriverà tra un paio di settimane.
Le dieci più belle a titolo strettamente personale, le prime tre tranquillamente tre capolavori assoluti del fumetto. Poi fate voi

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Top Film 2013 – GiorgioP

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Partiamo da su?
Partiamo da su. Mani basse per la Bigelow, l’ho pensato da subito che passare Zero Dark Thirty voleva dire tirare fuori qualcosa di mostruoso, Cuàron e Carax ci sono riusciti, quasi. Il primo con una cosa semplice ma mastodontica, il secondo con un’opera e meta e autocelebratoria per il cinema e autoreferenziale (in senso buono e cattivo) sulle arti e i personaggi in cerca d’autore. Stiamo parlando comunque di tre capolavori, niente di meno.
La vita d’Adele è il film che dici “se lo vedo sto male”, lo vedi stai male (tanto) e però vedi una roba fatta di delicatezza e una delle più belle sintesi di cosa sia l’amore sul grande schermo.
Solo Dio perdona, Refn manco, stracriticato, anche da me eppure è uno dei film che più mi sono portato dietro come sensazioni, immagini e dolori di pancia. Se uno fa un film così, con difetti e pregi e lascia questo ha raggiunto il risultato, almeno per me. La grande bellezza è l’ennesimo grande Sorrentino (a tratti debortante, il problema a volte non era il film in sè ma il “troppa roba”) e Pacific Rim il film per tornare ragazzini, robottoni e mostroni messi lì da uno che è più ragazzino di tutti noi messi insieme (daje Guillermo!). Stoker il film dove la classe ha vinto tutto e Silver Linings Playbook è l’innamoramento numero uno dell’anno. Flight il film che forse non ti aspetti da Zemeckis ma che alla fine non sai quanti l’avrebbero fatto un film così, The World’s End la chiusura della trilogia del Cornetto di Wright, un pochino sotto le aspettative visti gli altri due ma è come se saluti degli amici, che gli stai a dì che la borsa non è un granchè? Side Effects forse il più bello degli ultimi sei film di Soderbergh e Spring Breakers il film che molti tacceranno come “abboccamento Korine”, per me film manifesto del disagio nichilista adolescenziale americano, di questo livello ne ho visti pochi. Sarà che sbaglio io.
The Master è forse la prima mezza toppa di Paul Thomas Anderson ma quelle tre quattro cose grosse sono veramente grosse e alzano il livello. Dans la Maison è una roba d’alta classe di quel grandissimo stronzo di Ozon, Prisoners sembra quasi l’appendice meta e del disagio di Zodiac, Villeneuve leva dieci anni di vita a film però oh, che gli vuoi dire. Django Unchained per me Tarantino un po’ sotto le aspettative, però gli omaggi ci piacciono sempre ed è un omaggio a suo modo al western spaghetti, famo che però mo famo altro eh? The Canyons per me innamoramento numero due dell’anno, freddo, asettico e minimale, però roba grossa. This is the end spero che lo ricorderemo per la chiusura di un cerchio (i ragazzi dell’Apatow pack a un certo punto sembrano na setta, basta) e Frankenweenie un gioiellino Burtoniano a cui non siamo abituati da un bel po’.

Mo mandateme affanculo anche nei commenti, buon anno nuovo

Top Film 2013 – ale-bu

Quest’anno la mia classifica dei film segue a ruota quelle bellissime di Byron e Tob Waylan. Avendone loro rispettivamente scelti 10 e 20, omaggio la mia prof. di latino che per 5 anni non ha mai perso la speranza, esclamo un democristianissimo in medio stat virtus e mi fermo a 15. Anche se il motivo principale è che ne avevo scelti 15 anche l’anno scorso e non avevo voglia di rifare il file delle immagini.

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I primi tre posti sono stati facili facili. The World’s End è una meraviglia di ultimo capitolo di una meraviglia di trilogia. E non era mica così scontato. Invece chiude il cerchio aperto con Shaun of the Dead come meglio non si poteva, o quantomeno come meglio non riuscivo a immaginare. E Nick Frost che carica a testa bassa e mena come un fabbro si è meritato una piccola hola sul divano. A vedere il film di Pif ci sono andato quasi per caso, perché era sotto casa ed era troppo tardi per andare da qualsiasi altra parte. Non ci avrei scommesso venti centesimi, invece è bellissimo, delicato e divertente nel raccontare una storia che di divertente e delicato non ha nulla. Django è il filmone dell’anno. Con in più il cameo di Franco Nero e la colonna sonora di Lo Chiamavano Trinità.

Holy Motors è un film talmente sopra le righe che avrei potuto metterlo al primo posto o lanciarlo dal balcone. Soprattutto perché quando l’ho visto la prima volta sono andato a fare la pipì durante i titoli di testa e mi sono perso la scena del cinema all’inizio, col risultato di passare un’ora e mezza a bestemmiare perché non capivo niente. Una volta recuperato l’inizio sono stato decisamente meglio, limitandomi a bestemmiare contro il litro di the freddo che avevo bevuto prima del film.

Zoran, The Way Way Back, che in italiano è uscito con il brutto titolo di C’era una volta in estate, e The Sessions, pur essendo storie profondamente diverse raccontate in modi ancora più diversi, hanno un fondo di disagio e inadeguatezza che è piaciuto tanto. Dans la maison mi aveva conquistato con il trailer e l’ho pure visto in francese, facendomi trascinare dalla storia anche se non capivo proprio tutto tutto tuttissimo.

Per Beasts of the Southern Wild faccio outing e confesso che mi ero fatto fregare dalla storia della bambina che aveva conquistato Obama. Però sono stato contento di averlo visto. Anche perché lei nel film si chiama Hushpuppy. Come si fa a non volere bene a una bambina che si chiama Hushpuppy?

Star Trek, Looper e Pacific Rim mi hanno divertito ognuno a suo modo, anche se Del Toro poteva pure sbattersi a scriverlo, il film. Poco male, però la scena della spada, santamadonna, la scena della spada…Tu JJ vedi invece di non fare cagate con ep.VII, mi raccomando.

La migliore offerta e Side Effects per me sono semplicemente due bei film, mentre The Spirit of ’45 se fossi stato inglese probabilmente l’avrei messo in cima alla lista. Nonostante i possibili collegamenti alla situazione italiana, racconta infatti una storia talmente britannica che è difficile farla propria. Però la racconta talmente bene che anche io per un attimo sarei sceso in piazza contro la privatizzazione della NHS. Solo che qui a Morbegno ho avuto qualche problema ad organizzare il corteo.

Non ho messo in classifica il classico “In Italia siamo tempestivi”, perché c’erano ben due candidati e inserire sia Kiki che Akira mi sembrava troppo. E la classifica di 17 non mi convinceva.

Insomma, queste sono le cose che mi sono piaciute molto. Sono state tante anche le cose che non mi sono piaciute. Devo aver raggiunto il livello di allerta di Saturazione Servillo, perché sia La grande bellezza che Viva la libertà mi hanno lasciato l’amaro in bocca. The Master e Il grande Gatsby li ho praticamente dormiti entrambi, e nonostante il mio principio di narcolessia questo non depone a loro favore. Mood Indigo così così, ma la delusione dell’anno me l’ha regalata Hideaki Anno con quella porcata di Evangelion 3.0.

Sono anche andato alla mini maratona di Eva 1.0 e 2.0, comprando i biglietti mesi prima. Erano dieci anni che non andavo ad una maratona al cinema, da quando dopo mesi di corteggiamento goffo e arruffato avevo strappato un’uscita ad una ragazza bellissima che veniva in biblioteca. Avevo avuto la brillante idea di portarla a vedere la maratona di Ringu, i film giapponesi da cui avevano tirato fuori The Ring. 3 film. 6 ore. Sedie scomodissime di un cinema di paese. In effetti, col senno di poi, forse non era stata proprio una mossa geniale. Il giorno dopo mi aveva detto che non potevamo vederci, perché un suo amico aveva avuto un problema in Svizzera e andava a trovarlo. Per tre o quattro settimane.
Ecco Hideaki, quando sono uscito dal cinema quest’anno mi sono sentito come dopo quella risposta, con quello stesso leggero sentore di avere fatto una minchiata.

* Quest’anno ho visto tanti film, ma altrettanti (almeno) li ho persi. La vita di Adele, Il passato, Miss Violence…ma quello che mi spiace di più sono due piccoli film balcanici, The Parade e Djeca, perché so che recuperarli sarà un disastro.