MiMettoAncoraLeAllStar | True trans soul rebel. Go Laura Go.

Gli Against Me! sono uno dei miei gruppi preferiti in assoluto. Uno di quei gruppi per cui nel mezzo della settimana recuperi altre 3 persone di scarso buon senso, li fai incontrare dopo il lavoro in un parcheggio sotto il sole calante dell’estate brianzola, controlli che siano cariche di Finkbrau destinate a scaldarsi prima del Brembo e accendi la macchina verso Padova, che tanto suonano all’aperto e si torna a casa presto. Tipo prima dell’alba, giusto il tempo di inventare una scusa plausibile per quelle occhiaie che quando hai gli anni di Cristo diventa sempre più difficile giustificare.

Ad ogni modo, da quando Tom Gabel è diventato Laura Jane Grace* gli Against Me! è come se avessero minacciato di implodere. Che poi non sono neanche sicuro che si dica “è diventato”. Forse Laura lo è sempre stato. Forse ha scelto. Non lo so bene, e non so nemmeno perché mi pongo il problema di quale sia il modo giusto. Probabilmente mi faccio questi scrupoli perché è un argomento complesso, una cosa personale, o magari semplicemente perché io a Laura Jane Grace voglio un bene forte. Quel bene che vuoi a una voce che hai ascoltato millemila volta. Che quando stai cercando di mettere ordine tra i 50 cd senza etichetta sparsi sotto i sedili della macchina alla fine peschi sempre per primo Reinventing Axl Rose. Non sai come sia possibile, ma succede. Mai che mi capiti di pescare American Idiot, ad esempio, che ancora mi sto maledicendo per aver deciso di masterizzare per pura curiosità e che si meriterebbe il suo volo nei campi della verde Brianza nell’apposito cestino della raccolta differenziata, quello destinato alla musica brutta.

Invece quando parte Pints of Guinness Make You Strong ti dispiace toglierlo, vuoi ascoltarlo tutto, e allora fanculo ai buoni propositi e alle bestemmie di chi non sa dove mettere i piedi quando si siede dietro. Alla fine lo lasci nel lettore due settimane di fila e urli sempre fuori dal finestrino, in uno slancio di entusiasmante anacronismo post-giovanile, “Cause baby, I’m an anarchist and you’re a spineless liberal”, battendo le mani miseramente fuori tempo. Pensa se quel disco invece che nel 2002 fosse uscito giusto un lustro prima, in quell’imprecisato momento in cui Usmate Velate e il Chiapas sembravano quasi confinare. Quante citazioni sulla smemoranda o su quell’inguardabile tascapane di un 16enne animato da un vago e inconsapevole impulso rivoluzionario.

Ad ogni modo, divagazione fiume a parte, resta il fatto che dopo l’annuncio “non più Tom adesso Laura” piano piano ha cominciato a incasinarsi un po’ tutto. Quando li ho visti l’ultima volta, la famosa sera di Padova, era evidente che i tempi del concerto che domina la mia prestigiosa “top 5 dei concerti che non ho visto ma sono presenti su youtube, Ramones e Beatles esclusi” erano passati.

[micro inciso polemico: questo secret show è del 2009. 4 anni dopo che avevano firmato su Sire e le polemiche su “attitudine”, “scena” e amenità varie. Venduti stocazzo.]

A scanso di equivoci, a me il concerto di Padova è piaciuto molto in ogni caso. Però era diverso. In due parole, mi era sembrato un bellissimo canto del cigno. Vero, la storia di Tom-Laura era dappertutto, anche sulle homepage dei nostri quotidiani con risultati tragicomici, come la foto sul corriere che raccontava che Tom Gabel non solo aveva cambiato sesso, ma era anche diventato Joan Jett**.

tom-laura

Allo stesso tempo, però, il batterista-raggazzino fenomeno che avrà pure suonato con Springsteen ma un po’ sembrava un pagliaccio se ne è andato, i tour già fissati sono stati cancellati e alla fine ha mollato anche Andrew Seward, che stava agli Against Me! come Hiro Nakamura alla prima stagione di Heroes. Fine della storia?

Fortunatamente, almeno per me che altrimenti non starei qua a scrivere tutto ‘sto pippone, pare di no. In questi giorni è uscito True Trans, un mini EP di due pezzi che si scarica aggratis dal loro sito. Due pezzi acustici che dovrebbero finalmente anticipare Transgender Dysphoria Blues, che è stato finito con Fat Mike (!) al basso e Atom Willard (RFTC e Offspring) alla batteria. In realtà io speravo che la petizione per far suonare Mikey Erg andasse a buon fine, ma tutto sommato va bene così.

Does god bless your transsexual heart?

Giudicare i due pezzi in sé non è facile. Banalmente, a me piacciono. Alla fine sono due pezzi acustici di un gruppo punkrock, non è che uno si aspettasse l’Aida. Li ho ascoltati per tutto il weekend e ancora non so scindere un giudizio vagamente obiettivo dall’euforia da buona notizia. Che io sono contento con poco. In particolare True Trans Soul Rebel, che già suonavano elettrica durante il tour dell’anno scorso (vedi sopra), sembra fatta apposta per il sing along. Entrambe comunque raccontano la condizione e la decisione di Laura Jane Grace, mettendo in musica e parole quelle difficoltà attraverso cui deve essere passata. Saltando tra le strofe il leitmotiv è quello dell’accettazione, da parte di se stessi e degli altri. È facile pensare che sarà così anche per tutto il resto del disco vero e proprio, ma alla fine è lei a scrivere la sua musica e ora come ora è difficile immaginare potesse aver voglia di raccontare qualcos’altro.

In tutto questo, ora domattina salirò in macchina per andare al lavoro, accenderò la radio, pescherò un cd a caso e ascolterò in loop Those Anarcho Punks are Mysterious, mentre quel maledetto American Idiot continuerà a nascondersi chissà dove.

* io ho dato per scontato che chi si mettesse a leggere una roba sugli Against Me! avesse una mezza idea della storia di Tom/Laura. Se così non fosse, ecco qua. Uno e due.
** nel frattempo Laura Jane Grace deve essersi evidentemente abbonata al Corriere, e per difenderne l’operato ha suonato un po’ in giro proprio con Joan Jett. Suonando anche questa bella cover dei Replacements. Bel gesto.

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Le dieci canzoni degli anni 90 (secondo me) – ghiboebd – 5/5

La cosa principale è che fino all’ultimo non ho capito se avessi dovuto mettere le canzoni che realmente ascoltavo durante gli anni ’90 o quelle che più mi piacciono di quegli anni. Ne è uscito un mischione senza verso alla fine, l’ordine è sparso e ho dovuto togliere un sacco di gruppi, quindi non la rileggo nemmeno altrimenti finisce che non finisce più.

10) Bran Van 3000 – Drinking In L.A.

Doppione con quella di Mattia, ma è davvero l’essenza pura degli anni ’90. Non erano nemmeno tutti musicisti, o almeno così mi sembra di ricordare. Un pizzico di rap, Adidas qua e là e tanta melodia, più anni 90 di questo ci sono solo le Gazzelle.

9) Sunny Day Real Estate – Seven

Durante uno speciale sui Nirvana su una tv straniera fecero passare un video dei Foo Fighters e chiesi a mio babbo ‘Ma perchè il batterista canta?’. Dopo passarano pure gli SDRE ma ci sono voluti degli anni per ‘ribeccarli’.

8) The Get Up Kids – Ten Minutes

Devo davvero spiegare perchè?

7) Weezer – Say It Ain’t So

Perchè due accordi sono solo due accordi, oppure sono i Weezer ed è tutta un’altra roba. Folgorato al primo ascolto, peccato non ricordare quando è stato o come ci sia arrivato.

6) Slint – Good Morning, Captain

Altro doppione con Mattia (le nostre top sono in qualche modo gemellate). ‘And I miss you, but not in a Slint way‘.

5) Beastie Boys – Sabotage

Scelta senza paraculismi da necrologio. Crescere nella provincia dispersa ti fa rinchiudere in quelle nicchie obsolete di stograncazzo, poi arrivano i Bestie Boys e magari capisci che il rap non è il male. Pezzone e discone.

4) Green Day – Nice Guys (Finish Last)

Ormai una decina di anni fa io e un mio amico, che si sta facendo crescere la barba ma che ha schifato i Mastodon quando li ha visti dal vivo, ci mettevamo a giocare alla playstation sul mio letto, poi prima che lui tornasse a casa guardavamo MTv. Non so perchè collego sempre questa canzone a quella vecchia abitudine durata un paio di annetti buoni. Ciao Alex, ci troviamo un pomeriggio di questi a giocare ad Ape Escape?

3) Mineral – Five, Eight and Ten

Dawson guarda la finestra ma non entra nessuna Joey. Uno dei miei dischi preferiti.

2) Snapcase – Harrison Bergeron

Questa è colpa di un sampler di Rock Sound, o forse di un tizio che adesso sta a Berlino che lo aveva prestato al fratello che a sua volta lo aveva prestato a me. Mi sembra non ci fosse precisamente questa, però ricordo la sensazione che ho provato a sentire quella pacca di rullante che poi non ho più trovato da nessuna parte.

1) Limp Bizkit – Pollution

Ammetto tristemente che questa era una delle mie canzoni preferite, poi però sono guarito e il cappellino della new era l’ho rimesso solo per fare dei lavori in giardino. Sì, ero a casa da solo e avevo messo su Three Dollars Bill Y’All$.

Le dieci canzoni degli anni 90 (secondo me) – ale-bu 4/5

Prima erano i pezzi che ascoltavo negli anni ’90. Dopo le canzoni più belle degli anni ’90. Poi ancora le canzoni degli anni ’90 a cui sono più legato anche se le ho scoperte dopo gli anni ’90. Quindi non ci ho capito più niente di come dovevo farlo, ho tagliato la testa al toro e ho scelto così come veniva tra tutti i miei CD, vinili e MP3. Che sono tanti, visto che ancora oggi la musica di quel decennio la fa da padrona nella mia libreria. Però le cassette non le ho guardate, quindi sicuramente avrò mancato qualcosa.

In ogni caso, i miei ’90 sono cominciati nel ’94. Il prima nemmeno lo considero. Visto da fuori ero il ragazzino di paese che la mamma metteva sul pullman per andare a scuola vestito come Garrone del Libro Cuore. E che di nascosto si infilava non so perché un cappellino con la scritta “Nigga With Attitude”. Poi “Do you have the time” e tutto è cambiato. A partire da quel cappello chiuso in un cassetto assieme al sogno della Grande Etiopia e della beatificazione di Hailé Sélassié e alle le carte di Magic – successivamente vendute ad un compagno di scuola in cambio della focaccia a merenda. Per quanto riguarda il mio aspetto, comunque, ripensando ad una certa giacca di velluto, alla sciarpa “della Jamaica” (negli anni ’90 si diceva così) lunga fino ai piedi e ai capelli lavati col sapone di marsiglia, non è che la rivoluzione del ’94 sia stata poi ‘sto upgrade. Forse mia mamma non aveva tutti i torti.

Memories apart (che non so nemmeno se si possa tradurre davvero con ricordi a parte, ma suonava bene), ho fatto una faticaccia a ridurre la lista a soli 10 pezzi. Ogni volta che pensavo di averla chiusa, ne aggiungevo 3 e toglievo 2. Anche per i meno avvezzi alla matematica dovrebbe risultare evidente come la metodologia applicata presentasse delle lacune. Ad un certo punto ho dovuto quindi chiudere gli ingressi e invitare la sicurezza ad accompagnare fuori alcune canzoni che si sarebbero stra-meritate di stare qui dentro. Le ultime escluse sono state Feel the Pain e Boxcar. Spero di non aver barato citandole.

Visto lo sforzo, non mi sogno nemmeno di dare un ordine ragionato alla lista. Già è stata dura così. Per cui sempre viva il caro “prima i più vecchi”.

R.E.M. – Find the River [1992]

Automatic for the People credo sia il disco che ho ascoltato più volte. In assoluto, intendo. E ogni volta che arrivo in fondo ancora oggi metto il repeat sull’ultimo pezzo per canticchiarlo sottovoce. Dico sottovoce perché sono stonato come una campana, non per atmosfera. Però cazzo, vi ho visti 4 volte dal vivo, almeno una volta potevate suonarla.

Green Day – Basket Case [1994]

Ogni didascalia sarebbe superflua. I miei anni ’90 sono finiti sottosopra qui, guardando questo video. E anche quelli di Mino Reitano.

Pearl Jam – Daughter [1994]

Tutto quello che ho messo in questa lista me lo sono portato dietro. Nel senso che continuo ad ascoltarlo, come fossero dischi comprati 10 giorni fa. Però lo spazio che uno ha disposizione non è infinito, come disse il mio 486SX dopo l’ennesima installazione di un punta&clicca della LucasArts, e giocoforza qualcosa si è costretti a lasciare indietro, ad abbandonare lungo la strada. Ecco, io i Pearl Jam saranno 10 anni che li ho abbandonati. Però mi ricordo che ai tempi Vs. era una piccola e piacevole droga. E Daughter la usavo per tappare qualsiasi buco delle cassette da 90.

Sottopressione – Climamorfosi [1994]

“L’odore della lana bagnata dalla pioggia”. Il primo disco dei Sottopressione è uscito 18 anni fa. E ad oggi, per me, questo resta uno dei più bei testi HC mai scritti.

Weezer – The World Has Turned And Left Me Here [1994]

Un mio compagno di liceo, nerd parecchio prima che diventasse cool, mi aveva fatto scoprire il video di Buddy Holly nascosto nel CD di installazione di Win 95. L’avrò guardato 8000 volte. Poi ho comprato il Blue Album. E quando sono arrivato alla terza traccia mi è caduta la mascella.

The Muffs – Sad Tomorrow [1995]

A metà degli anni ’90 volevo sposare Kim Shattuck. Ma sposarla per davvero. Principalmente a causa di questo video, di questo pezzo e di Lori Meyers dei NOFX.
PS: Kim, se dovessi leggere queste righe, non è che io abbia cambiato idea, anzi. Nel caso chiamami che ci organizziamo. Sono quello che in Spagna 3 anni fa ti ha detto 30 o 40 volte “We came from Italy to see you”.
PPS: Courtney Love chiiiiii?

The Queers – Punk Rock Girls [1996]

Nel suo piccolo, una chiave di volta della mia formazione (a)socio/culturale. Con Don’t Back Down (disco) ho scoperto che il “punkrock” (accezione latissima del termine) esisteva al di là di quei 4 grupponi visti in TV, e che avrei potuto sacrificare il 90% di una faticosissima vita sociale andando a vedere gruppi-fichi-pur-senza-video-su-Videomusic su per giù 2 o 3 volte alla settimana. I Queers da allora li avrò visti una decina di volte, l’ultima due mesi fa. Per cui grazie Joe King, you made my life much easier. E hai scritto una chicca di disco.

Smashing Pumpkins – 1979 [1996]

In macchina. Di notte. Nel 2007. Tornando da un concerto dei Chixdiggit a Torino. Tu guidi, gli altri 3 dormono. Ma dormono dormono. A Novara parte 1979. 6 occhi si aprono, restano aperti più o meno 4 minuti e mezzo, si richiudono. Una delle voci assonate commenta: “Gran pezzo”. Eh già, gran pezzo. [versione solo leggermente romanzata di un fatto realmente accaduto. E mi sono autocensurato per non citare la leggenda di Billy Corgan – Jamie Lawson di Super Vicky]

NOFX – The Decline [1999]

All’inizio avevo scelto Linoleum. Mi sembrava la scelta più ovvia. Poi però mi sono ricordato che The Decline è uscito nel ’99 e l’ho comprato praticamente subito, convinto che sarebbe stato il disco di addio dei NOFX. E del sorriso da ebete stampato in faccia per 18 minuti e 19 secondi, cercando di capire perché non potevo passare alla traccia 2 del disco.

The Get Up Kids – Valentine [1999]

Ormai gli anni ’90 erano quasi finiti. Le cose stavano come stavano e potevi cominciare a pensare a quelli che sarebbero stati inopinatamente definiti “questi cazzo di anni zero”. Poi esce un disco che ribalta parecchie delle carte in tavola, capace di farti sognare di oltrepassare a piedi pari la soglia del ridicolo cantando a squarciagola “You’ll be mine” ad una Valentine qualsiasi. Che poi magari si chiamava pure Silvia o Barbara e ti volevo vedere poi a sistemare la rima.

Ecco fatto. So che non ci sarebbe bisogno di giustificazioni. In fondo, una lista è una lista, e chi può sindacare sul fatto che sia corretta, completa o chissà che altro? Però una piccola postilla la devo fare. Quantomeno a me stesso. Lo so bene che non ci sono né Ramones né Descendents. È che nella mia testa sono due gruppi degli anni ’80. In ogni caso avrei scelto Poison Heart e When I Get Old. Ecco. Ora mi sento più in pace.

Un’ultimissima cosa, questa volta davvero. Non varrebbe, però una fuori classifica mi permetto di metterla. Perché è una cosa a parte, e ci tenevo un po’. Alla fine mica ho firmato un regolamento. Al massimo mi tengo i 4 punti di penalizzazione e le due giornate a porte chiuse per la prossima stagione.

Gambe di Burro – Fuochi Pirotecnici [1998]

Gli anni ’90 per me sono stati anche e soprattutto “i gruppi dei miei amici”. Sono stati la scusa per cui ci siamo conosciuti, per cui abbiamo cominciato ad uscire assieme, per cui avvicinandoci ai “20 anni dopo” continuiamo a vederci più o meno tutte le sere, ad andare ai concerti assieme e a scrivere SMS tipo “ma dove sei? tutto bene? perché non sei qua? sei un paccaro!” a chi per una volta, per un aperitivo della domenica sera, ha semplicemente di meglio da fare. Avrei potuto sceglierne una qualsiasi, tra tanti gruppi e tantissimi pezzi. Ma alla fine ho scelto questa.

Ps: quasi mi dimenticavo. Ecco le altre top 10 di Junkiepop.

At the Drive-in & Refused: rather be dead. E invece…

At the Drive-in e Refused tornano in tour. Boom. Il 9 gennaio 2012 rischia di passare alla storia come il santo patrono delle reunion di gruppi post-hc. Una sorta di Madonna che Piange urlante, coi pantaloni stretti e un po’ di elettronica in sottofondo. La santificazione in questione è avvenuta con l’annuncio della lineup del più hipster tra i festival hipster di tutto il mondo: il Coachella Valley Music and Arts Festival, Coachella per gli amici, famoso perché sul suo palco ogni anno qualcuno si riunisce. Vecchi amici che si sono persi di vista, mogli e mariti in crisi, ex compagni delle elementari ma soprattutto band scioltesi da tempo. According to Wikipedia, infatti, sotto il sole della SoCal hanno re-intrecciato i propri strumenti in segno di reciproca stima i Pixies (yuppidu!) e un sacco di altri gruppi che avrebbero potuto farne a meno, come Jane’s Addiction, Siouxsie and the Banshees, Stooges, Rage against the Machine etc etc.

Ad ogni modo, sul posterone dell’edizione 2012 (che non ho ancora capito bene come ma si svolgerà su due weekend, probabilmente – ma spero di no – replicando la stessa identica lineup a 7 giorni di distanza) i nomi che fanno notizia sono quelli: At the Drive-in e Refused. A parte l’agghiacciante accoppiata Jimmy Cliff & Tim Armstrong, che da un lato mi angoscia e dall’altro non so perché mi affascina. Un po’ come il corridoio dell’Overlook Hotel, per intenderci.

Il giorno della notizia, come prevedibile, tra twitter, facebook et similia mi saranno capitati sotto gli occhi ottomilacinquecentoquarantatre commenti facilmente riconducibili al sintetico concetto di “BOMBA!!!!”. Ci sta, mi son detto all’inizio. Son due grupponi i cui dischi stazionano ancora nel mio iPod. E allora perché son rimasto freddo, quasi con una punta di fastidio? Perché mi sento molto più vicino alle voci critiche lette su bastonate o su musica noiosa? Perché non mi sono esaltato modello Macaulay Culkin nei primi momenti in casa da solo, come mi è successo alla scoperta delle date europee dei Descendents? Per completezza, aggiungo che nell’occasione ho passato una settimana buona ad ascoltare ininterrottametne Bikeage. Appena sveglio. In macchina andando al lavoro. Al lavoro. In macchina di ritorno dal lavoro. Prima di andare a letto. “Who’s gonna pick you up, and use you for tonight? Not meeee!”

In primis, mi son risposto, perché ‘sta moda delle reunion delle band anni ’90 che per un decennio hanno ribadito “tornare assieme? ma va, siete pazzi, non se ne parla nemmeno. è una stagione chiusa. è una scelta. coerenza, attitudine, ricchi premi & cotillons” ha ampiamente rotto i coglioni. Anche a me che sono un fiero sostenitore e glorificatore dei ninenties. Senza toccare l’abusato argomento “Lo fanno per soldi” che comunque soggiace a tutto il discorso come un fastidioso fruscio che non puoi fare a meno di sentire.

In secundis, perché quando ho ceduto alla tentazione son tornato a casa deluso. A cominciare dalla tragicommedia dei Lemonheads al Transilvania/MusicDrome/nonsopiùcomeminchiasichiamiadesso (a proposito, Evan Dando mi devi ancora 15 euro. Io non dimentico), passando attraverso la esibizioni moscette di Get Up Kids e Hot Water Music. E mi sono risparmiato i Faith no More (che conoscendo la mia sfiga saranno stati una bomba), Smashing Pumpkins e chissà quanti altri…

In terzis e ultimis, perché alla fine gli At the Drive-In li ho già visti ai tempi, quando consumavo il CD di Relationship of Command. In una fredda ma geniale domenica del febbraio 2001 in cui avevano suonato loro alle otto e mezza al Rolling Stone, gli Hives alle undici al Tunnel e Milano si era sentita, con un po’ di presunzione, una piccola capitale del “”punk”” (le doppie virgolette sono volute). Poi sono arrivati i Mars Volta e gli Sparta. Che fortunatamente non ho mai visto, neanche per sbaglio.

Per i Refused è diverso. Probabilmente top 5 dei gruppi preferiti ever. Una spanna e mezza più avanti rispetto ai loro tempi. Senza star qui a sottolineare come fossero uno dei pochissimi gruppi per cui l’aggettivo “rivoluzionario” non aveva il triste sapore di un abusato cliché, ho il rimpianto costante di non averli visti quando si poteva. E si doveva. Avrò letto millemila volte il manifesto duro e puro del loro scioglimento, Refused are Fucking Dead . “Peccato. Hai perso un treno.” mi sono più volte ripetuto “Ma loro di porcate non ne fanno. Non si rimangeranno la parola. Se mai dovessero tornare, sarà a loro modo.” Dai, c’è scritto lì,  “contro il sistema! Majors? Prrrrrrrrrrrr!”…ed è in linea ancora oggi:

We will continue to, at every attempt, overthrow the class system, burn museums and to strangle the great lie that we call culture […] WE THEREFORE DEMAND THAT EVERY NEWSPAPER BURN ALL THEIR PHOTOS OF REFUSED so that we will no longer be tortured with memories of a time gone by and the mythmaking that single-minded and incompetent journalism offers us

Poi sono passati due giorni in cui sono cominciate a uscire le date del tour, europeo e non. Groezrock, Monster Bash, Way Out West (di cui sono co-headliner in un’accoppiata surreale con Bon Iver, ma sono a casa, in Svezia, quindi va bene)…date plausibili, butteranno dentro un po’ di Inghilterra, probabilmente Reading, alla fine si fanno il giro dei festival, evabbeh, 14 anni fa all’apice della loro energia creativa (cit.) suonavano negli scantinati, ma il tempo rivaluta e trasforma, cosa ci vuoi fare, mica possiamo aspettarci di trovarli in calendario in Dauntaun al Leoncavallo. Un pochino meno duri e puri, forse. Ma sì, chiudiamo un occhio. Magari in un festival qua o là sul quel treno ci risalgo anche. Alla fine l’esercito di hipster che li hanno scoperti con i Bloody Betroots e che ora si ergono a paladini del “ma che album SEMINALE” – aggettivo fugaziano* se ce ne è uno – “era the shape of punk to come?” da qualche parte lo devi mettere. Purtroppo va così.

Difatti, quando arriva il turno dell’Italia, l’internet dice Milano. Però non dice Dauntaun, Leoncavallo. Nonono. Non dice neanche Leoncavallo non Dauntaun. Nononono. Magari Circolo Magnolia? Nononononono. Dice Fiera di Roh. Dice con i Soundgarden (altra reunion che vabbeh). Dice 69 (sessantanove) euro. Più 4,17 di spese di gestione. 73,17 totali per i non avvezzi alla matematica.

Caro Dennis Lyxzén, e non pensare che te lo scriva solo per il prezzo del biglietto perché sarebbe ampiamente riduttivo, mi spiace tanto ma “capitalism stole your virginity”.

Il mio tweet preferito sull'argomento.

Magari l’ho presa male io eh, magari li becco a un festival questa estate e mi ritrovo a fare il matto appena sento mezza nota di New Noise, ma per il momento il 9 gennaio resta il giorno in cui il Bloom di Mezzago ha dato una nuova botta di attualità a tutta la flanella che campeggia nel mio armadio, annunciando i Mudhoney per il 21 di maggio. Loro neanche si sono mai sciolti. Tutto il resto è noia. Che poi stasera mi han detto che i Mudhoney dal vivo sono una palla che metà basta. Ma ormai la chiusa l’avevo scritta e mi piaceva.

* dicesi aggettivo fugaziano quell’aggettivo di cui puoi ignorare bellamente il significato, ma se lo butti lì ad minchiam da qualche parte fai sempre una bella figura e nessuno ti dice niente. Un po’ come dire che ascolti i Fugazi, che in realtà li ascoltano in 4 ma se lo dici trovi sempre qualcuno che ti dà una pacca sulla spalla e aggiunge compiacente: “il mio gruppo preferito. Li ho tutti, rigorosamente in vinile”.

Grandpa been rappin’ since 83

Ci siamo. Siamo attivi anche con il caldo. Di meno ma ci siamo. E sono qui per pormi una domanda: che roba è il crunk? Da Wiki: ‘La musica crunk è un genere musicale che presenta influenze di musica pop rap ed elettronica, originatosi nel sud degli Stati Uniti, in particolare nella zona est di Atlanta, Georgia; e in particolare in quello che viene considerato il suo luogo di nascita: Memphis, Tennessee.’ Questo quesito è nato in maniera quasi naturale dopo l’uscita di un video di un fantomatico rapper ivi residente ai lidi ferraresi, mai visto in giro a cantarsela da qualche parte ma star mediatica per una generazione che ho visto con i miei occhi solo adesso che qua è – più o meno – pieno di turisti. Dopo qualche ricerca sul web ho capito che per comprendere al maglio cosa fosse questa nuova ondata di musica da pantalone sbragalone fosse necessario accendere Mtv anche durante gli orari dove passano i video musicali e non solo per Jersey Shore o il programma del campeggio dei bambini sovrappeso, cosa che non faccio perchè la musica è brutta e soprattutto vecchia ancora prima di uscire (op.cit.).
Ordate di cappellini della new era sono pronti a scioperare, all’autocombustione e al rifiuto di essere semplici sospensori per cuffione Skull Candy che passano tutti quei fischi e voci autotunicizzate da redneck con il mac e la scheda audio esterna.

Il nuovo sogno americano è una brutta roba. Mi mancano quasi le tag nei sottopassaggi.