Col maiale ero più tranquillo

E ci ritroviamo qui, un anno dopo (più o meno) l’esplosione della mini serie Black Mirror. O meglio dell’esplosione del genio di Charlie Brooker, il suo creatore.
Nulla di differente, Black Mirror é e rimane una critica caustica agli attuali mezzi di comunicazione/informazione, un paradosso cinico e per qualche caso molto vicino ad una realtà che ha sempre meno del reale e sempre più del finto e di facciata.
I tre nuovi episodi (e penso che siano solo tre perché al dunque sono episodi sconvolgenti che lasciano da scrivere pensare e parlare per molto tempo) alzano anche l’assicella rispetto la scorsa stagione dove a fronte di un episodio shockante (il maiale) metteva in fila un episodio sul reality del futuro meraviglioso e un terzo più che citazione di Strange Days.
Nella nuova serie parliamo sostanzialmente di tre e propri film per consistenza e densità, soprattutto il nuovo episodio dedicato al reality.
Poi Brooker in coda mette un episodio che spero dimostri la profonda stupidità del mezzo e di chi l’ascolta, perché in The Waldo Moment il protagonista é un orso blu digitale dietro cui uno staff decide di tentare l’assalto alla politica. A botte di vaffanculo.

Ma questo grazie all’idiozia del nostro di paese credo sia un episodio che vada oltre la finzione e che probabilmente durerà più di quaranta minuti. Del resto se abbiamo deciso che la nostra posizione fosse quella aldiqua dello schermo (ed é questo il punto di Brooker, la passività di fronte a qualsiasi merda ci sia proposta) beh é un po’il futuro che ci siamo apparecchiati da soli.
Senza fiatare.

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Il più grande spettacolo dopo la gang bang

Io non ho mai visto niente (NIENTE) in vita mia come Black Mirror prima di tre sere fa.

Cos’é Black Mirror? Nulla che riguardi gli Arcade Fire, bensì una miniserie di 3 episodi, 45 minuti l’una proveniente direttamente dal paese padre (o madre) di tutte le serie tv che ti fanno cascare dal divano, l’Inghilterra, nello specifico Channel 4.
Facciamo così perché solo a provare a spiegarlo mi esce il sangue dal naso, vado di sinossi della prima puntata.
Viene rapita la principessa d’Inghilterra (chiaramente ispirata a Kate Middleton), la richiesta per il riscatto é una che entro le 16 il primo ministro, in diretta nazionale, senza trucchi e senza inganni si scopi un maiale.
E credo che qui io vinca tutto per quello che riguardi le chiavi di ricerca: ciao maniaco, sì sto parlando di scoparsi un maiale.
Detto ció, fate i vostri conti, con il nichilismo, il cinismo che riempie i media (e i new media ovviamente) di oggi, Black Mirror (il cui unico trait d’union nelle 3 puntate é la divisione in  atti come un’opera teatrale e il fatto di essere autoconclusive, ognuna una storia a sè) é una serie che ha il suo punto di vista nell’alienazione dei mezzi d’informazione, i format disturbati e disturbanti sociologicamente come i reality e la commistione sanguinolenta e assoluta con la vita di tutti i giorni, il consumismo, l’emulazione, la manipolazione di massa.
Capite da voi che entriamo in un panegirico intellettuale imbarazzante dove la sintesi ultima è che tutto sia una merda, noi siamo merde, questo mondo è una merda ed è guasto e sicuramente non c’è mai, MAI, il lieto fine. Giratela come volete ma è così, ma non ci sono speranze. Fondato su uno stile che richiama a tratti il nichilismo assoluto di Haneke e Von Trier e a tratti la visionarietà di Park Chan Wook e Michel Gondry Black Mirror è un Twilight Zone ma in acido, acidissimo e virato fortemente sulle debolezze e l’edonismo del 21esimo secolo, é da considerarsi la “cosa” televisiva di fine 2011, troppo fuori dagli schemi, troppo artistico e assoluto per essere paragonato a qualsiasi altra cosa voi abbiate visto, e non intendo negli ultimi sei mesi.

Una roba enorme.