Jess, I still taste you, thus reserve my right to hate you

Com’è la questione con i Brand New? Indubbiamente complicata se ci si approccia solo ora, familiare se li si è visti crescere come il nonno con la nipotina. La band di Jesse Lacey è una bestia strana, che è riuscita ad evolversi – forse meglio dire stravolgersi – nel tempo senza far sentire i primi dischi come prodotti obsoleti voluti dal senno di poi ma lasciando al fruitore la possibilità di mettere i cd sul letto e dire ‘molto bene, oggi mi sento più Your Favourite Weapon, me lo metto in macchina’ o ‘mi gira il cazzo a manetta, me ne rimango in casa ad ascoltare Daisy a volumi da denuncia’ senza dare quel senso di band bollita o passata ad un livello superiore. Il filo rosso è sottile fra i due scaglioni YFW – Deja Entendu, i più ‘pop punk’ se mi si possono passare sia il termine che le virgolette di rigore, e The Devil And God Are Raging Inside Me – Daisy, quelli con la fotta rumorosa e tanta rabbia, ma c’è sembra più una scia che congiunge le sinapsi di Lacey e un ipotetico abuso di psicofarmaci o qualsiasi altra droga che gli auguro di continuare ad usare se è questa la condicio sine qua non necessaria per dischi così belli. Non è volergli male, è voler pretendere dischi favolosi, ancora più arrabbiati e potenti come ormai è abitudine nel mio valorizzare pretese e/o aspettative.

Da qualche giorno gira in rete un leak di un tale concerto al Messiah College di cui la pagina wiki e tanto meno il sito ufficiale della band non proferiscono parola, ma che sarebbe l’unica spiegazione di una serie di concerti in Inghilterra a febbraio per cui altrimenti non ci sarebbe motivo. E si sente anche discretamente bene quindi non so quanto possa essere un bootleg anche solo di qualche fonico simpatico o giù di lì. O magari c’è da aspettarsi un dvd live della band sul mercato, che sarebbe un regalo bellissimo dato che il santo natale si avvicina e Jesse mi manca, che ormai sono due anni buoni che non lo vedo e voglio avere news sulle sue condizioni fisico psicologiche per accertarmi se l’uva pestata per fare un ipotetico prossimo disco è stata buona o sarà un’annata vinicola scarsa e di poco gusto, anche se per ora mi sembra tipo impossibile. A maggior ragione il live è la conferma che i quattro + uno/due (tipo la maglia di Ivan Zamorano) riescono ancora a sparare la stessa botta che m’ha colpito dritto in pancia al concerto di Londra e a suonare i pezzi vecchi con un po’ di cattiveria in più, quasi eliminando la barriera sopracitata.

Tutte queste preoccupazioni sono giustificate e l’rvm sottostante lo spiega più di mille parole.

La scaletta prende da tutti i dischi ma soprattutto finisce con Moshi Moshi, che è IL pezzo dei Brand New, e infila Millstone al secondo posto, con il grande rimorso di non averla mai potuta sentire personalmente dal vivo. Poi in Soco Amaretto Lime fa la stessa modifica che fece al concerto di Milano anni fa – ‘I’m just jealous ‘cause you’re young and in love’ – e pure dalle cuffie attaccate al portatile mi è salita una pelle d’oca tremenda.