Un post un po’ scontato

Deftones-Koi-No-Yokan

 

Scrivere qualcosa di eversivo sui Deftones è un’impresa disperata. Un po’ quelle tipo Expendables solo che poi finiscono tutti morti anziché fare il pugnetto.
Scrivere qualcosa di diverso, sul nuovo disco dei Deftones rileva un senso di frustrazione e di complicazione che raggiunge vette everestiane.
Il disco dei Deftones, per inciso, è un disco bello, bellissimo, e verrebbe da copia incollare o andarsi a rileggere quello che si diceva su Diamond Eyes (o Saturday Night Wrist) per trovarsi a ripetere gli stessi concetti e le stesse parole. Una cosa per l’appunto (e mi ripeto) frustrante.
Frustrante perché il canovaccio della critica al disco rimane quella, sempre, i Deftones ormai scrivono dischi talmente sensati, talmente pieni e talmente centrati che alla Snai non sarebbero quotati, su una recensione negativa (tolti quelli che non capiscono un cazzo e scrivono per mensili italioti, ma si sa, essere poser vince sempre soprattutto in un mondo di carta stampata). Koi No Yokan (trad. amore a prima vista) è un altro (ennesimo) disco di grandi canzoni, evoluzioni che a volte sono vertiginose, altre col freno a mano tirato ma dal risultato assicurato, un disco che entra dentro l’orecchio subito, con ritornelli e violenza, con arrangiamenti e magari qualche inclinazione verso il progetto Moreniano dei Crosses (che a me non fa impazzire ma viveva di uno spunto più che valido).
Insomma un’ennesima chicca. Scontata, ma chicca.
E’ per questo motivo che quello che dovevo dire è già finito, rimane solo da ascoltarlo.
Ecco, dovessi descriverlo a qualcuno, Koi No Yokan direi semplicemente “il solito disco grosso, lo ascolti e non smetti più”.