Knots

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Il mio problema con i Crash Of Rhinos è che mi capitano sotto mano in momenti in cui prendo le cose un po’ troppo pesantemente. Tipo adesso, con Knots fresco di stampa, mi trovo a sbuffare eccessivamente cercando di respirare a fondo, prima di trovarmi con gli occhiali rotti per eccessiva arroganza e/o schiettezza nel dire le cose, o con i pensieri in lotta con la forza di gravità. Alla fine sto sempre zitto, somatizzo, respiro, metto le cuffie e pedalo come se non ci fosse un domani. Altra cura, al momento non la conosco.

Due anni fa con Distal i simpatici amici di Derby hanno fatto un disco emo che si annodava su sé stesso, sebbene diretto come un pugno in faccia che ti fa girare come nei cartoni animati. Un disco emo, comunque, non in tutto e per tutto perché contenitore di una frangia di anni ’90 da album di foto, ma uno capace di richiamare i Cursive e tutto il post hardcore concedendogli un piglio originale, diverso dalla ottima miriade di roba americana uscita negli ultimi anni. Con Knots le etichette forse iniziano a stare davvero strette.  La ‘scusa’ è sempre stata quella, “sono inglesi, lo sappiamo che il loro convenzionale è sempre diverso dal solito”. In questo disco nuovo, però, i Crash Of Rhinos hanno dilatato ed evoluto – lasciando passare il brutto termine – tutte le briciole sparse per il precedente percorso, dandogli una forma nuova e una direzione che mira ad un punto poco distante dall’obiettivo di Distal, molto vicino in realtà, ma che non è comunque lo stesso. È ancora un disco emo, post-hardcore, math rock, tutto quello che era Distal, più rumoroso, cresciuto, maturato. Può non scivolare giù tutto d’un colpo, ha i suoi scalini, le sue geometrie amplificate nella tecnica e nelle voci,  si prende i suoi momenti per respirare – tutto torna – per poi riprendere a correre verso la meta. I Crash Of Rhinos hanno fatto il discone, quello che sarà in tante classifiche di fine anno, che trasuda di amicizia rumorosa, di sorrisi e cenni d’intesa sotto litri di birra. È una gran botta. Una botta della madonna. Basterebbe dire così, no? Tanto poi possiamo anche trovarci ad un tavolino in silenzio ad ascoltare Knots dall’inizio alla fine, senza dire una parola una, giusto un sorrisino quando quel matto del batterista spara uno dei suoi fill (Oli, vacca boia) battendo le nocche e i piedi, ma dato che ormai Bastonate ha sdoganato ufficialmente la bici come nuovo media di ascolto io preferisco mettere le cuffie e dare pedalate troppo lunghe, ché tanto poi la bici da corsa non la comprerò mai ma continuerò sempre a tenere la marcia dura e sforzare le gambe, continuerò a fumare in rettilineo pur cercando di respirare con il diaframma mentre vado in salita. Messo così Knots ci sta da Dio, sempre in bilico fra due cose, con quei due bassi che ti caricano per bene e tutto quel marasma vocale che è un piacere ogni volta. Da fanboy, ma pure da ascoltatore oggettivo, è un disco della Madonna santissima.

Il disco lo si ascolta/compra sul loro bandcamp, il disco fisico lo si prende da To Lose La Track, da Topshelf Records o da Big Scary Monsters. È roba grossa.

Top Albums 2011 – Lenny Nero

Gli ultimi giorni dell’anno sono giorni di classifiche. Questi sono gli album che ho ascoltato di più, sono parecchi perché quando ci son da fare delle scelte non riesco mai a decidermi. Non c’è un ordine, ho aperto la cartella della musica scaricata quest’anno e ho copiato e incollato i nomi dei dischi che son stati la colonna sonora del mio 2011, tutto qui. Come al solito puntando la copertina vengono fuori nome del gruppo, titolo dell’album e cliccandoci sopra si arriva a qualcosa da ascoltare. Divertitevi.