Perfect

Doc Halladay: like a surgeon

Diamo a Cesare quel che è di Cesare: mi tocca parlarvi di un giocatore di una squadra che non sopporto, e mi tocca ammettere che tralasciando il fatto che gioca coi Philadelphia Phillies, e che è un pazzo Mormone è un genio. Roy Halladay, ovviamente soprannominato “Doc” come il dottore di Tombstone, ha compiuto un’impresa che già il nome basterebbe: a perfect game.

Una partita perfetta nel baseball è una partita in cui un lanciatore (pitcher) non permette a nessun battitore della squadra avversaria di raggiungere una qualsiasi base. In poche parole, nei nove (o più) innings della partita la squadra avversaria non colpisce neanche una palla valida (no-hitter) e non segna neanche un punto.

Considerando che in una partita normale un pitcher lancia tra le 200 e le 300 volte, ci vuole un braccio che più che un arto è una macchina, e una concentrazione che neanche Garry Kasparov. La palla da baseball, che in una partita professionale viaggia a una velocità media di 95 km/h (a seconda della forza del lanciatore) si stanca talmente tanto che viene sostituita ogni sei lanci. Il pitcher no. In genere in una partita c’è un lanciatore principale (starting pitcher) e uno o due sostituti al massimo (relief pitchers). Si considera perfect game anche una partita in cui diversi pitcher riescano a non far segnare gli avversari, ma provateci voi a dire a un pitcher che è da solo a metà dell’opera che lo sostituite con un altro per non farlo stancare. In ogni caso il baseball è raramente uno sport individuale, e anche un pitcher da solo col suo braccio perfetto non potrebbe lanciare un perfect game senza l’aiuto della difesa, che si gioca tutta in outfield. Per esempio, ecco il miracolo di Juan Castro in terza base che blocca uno dei pochi colpi sferrati dai Marlins, e passa la palla in prima base prima dell’arrivo del battitore Jorge Cantù (che quindi è out), nel perfect game di Doc Halladay, vinto 1-0 dai Phillies.

Per darvi le proporzioni della cosa, negli ultimi 135 anni (da quando esistono i record ufficiali del baseball in America), solo 20 partite sono state dichiarate perfect games. Se siete particolarmente sadici vi consiglio la voce di wikipedia sulle partite che avrebbero potuto essere perfect games ma sono state rovinate da un punto avversario nell’ultimo inning (il dannato 27esimo battitore) – una sfiga contro la quale persino i riti di Pedro Cerrano sarebbero impotenti. La cosa pazzesca è che meno di un mese fa Dallas Braden degli Oakland Athletics aveva segnato il perfect game numero 19. I venti giorni trascorsi tra Dallas Braden e Roy Halladay marcano il record dell’intervallo più breve tra due perfect games, e per me possiamo ufficilamente dichiarare che il 2010 è un vintage year per la Major League. (Ve l’avevo detto io che siamo nerd noialtri.)

Empire State of Mind

Nel frattempo a Gotham City, dove le cose sono molto lontane dalla perfezione, si sono giocate le partite della Subway Series. Il nome Subway Series è stato coniato intorno al 1890 per designare gli incontri nella finale delle World Series tra le squadre di New York – gli Yankees, i Giants e i Brooklyn Dodgers, prima che questi si trasferissero nella West Coast. Successivamente alla nascita dei Mets e alla loro entrata nella First Division (nel 1962), non ci sono stati incontri tra le squadre di New York in finale fino al 2000, ma gli Yankees e i Mets si affrontano regolarmente due volte a stagione, e così il nome Subway Series è stato adottato per questi derby della Big Apple. Contro ogni aspettativa (perchè storicamente stiamo a 11 vittorie degli Yankees contro 3 dei nostri) la settimana scorsa i Mets hanno vinto la serie, e per festeggiare l’Empire State Building si è vestito di arancio e blu. Not perfect, but good enough.

(Suck it, Jay-Z.)