Tu che hai i ritagli – Il punto del campionato

Torna la rubrica più importante tra le rubriche inutili, come direbbe Arrigo Sacchi.
Non so quante puntate ci saranno quest’anno perché spero vivamente il calcio (soprattutto quello italiano) possa improvvisamente sparire, come nella trama di un telefilm di J.J. Abrams.
Insomma, parlando dello sport più popolare al mondo, secondo me c’è poco da stare allegri.
E a tal proposito: per le figlie del calcio, Valentina Allegri.

GiorgioP – Torniamo e tutto sembra un po’ come prima. La Juventus davanti (ad occhio, con il minimo sforzo); il Napoli come prima pretendente; Roma, Milan e Inter nel guado di ridimensionamenti e ricostruzioni. Se non si inventa qualcosa la Fiorentina, insomma, due palle.
Schachner – Iniziamo questa stagione di Ritagli partendo da un presupposto: il calcio italiano non ha più soldi da spendere. Il livello del campionato si è abbassato parallelamente alla disponibilità economica delle squadre, in virtù della crisi e dell’imminente fair play finanziario (che magari spiegheremo più in là). Le squadre tirano tutte verso il basso, quindi quelle in grado di reggere sono le carrozzate con il telaio migliore (Juventus, Napoli, Lazio) o quelle che dimostrano una progettualità e i migliori “ingegneri” (Fiorentina, Parma, Udinese, Sampdoria, forse la Roma). Le milanesi sono quelle che risentono maggiormente delle crisi perché per anni si sono limitate a spendere fior di quattrini per i migliori giocatori senza investire nei giovani e spesso addirittura investendo e lasciandoli andare (la lista è lunga e fa una squadra da quarto posto in classifica). Come movimento, il calcio italiano è superato da Inghilterra, Germania e Russia (con i soldi), Spagna e Portogallo (senza soldi ma tante idee) e rischia seriamente di farsi riprendere dal movimento belga-olandese, che non ha mai fatto follie, con una tradizione tecnico-tattica sempre innovativa e che, in caso di un ulteriore livellamento di poteri economici, ha un bacino di talenti e scuole calcio da far invidia. siamo senza idee e quindi alla frutta.

G – Qualcuno – pochi – ha idee interessanti. Ad esempio, Lotito è criticabile per mille ragioni ma ha preso un allenatore quadratissimo, interessante e con una proposta di gioco che parte dal pragmatismo e arriva ad un gioco corale anche divertente. Certo, rivestono un ruolo importante la disponibilità, l’applicazione e la “fame” dei giocatori nella rosa. E la Lazio (s)fortunatamente (la “s” é per Lotito che li paga) li ha.
S – Io sono un fan di Lotito, da sempre. Fa ridere, è una macchietta ma ha tutto per fare bene. Ricorda molto i presidenti degli anni ’80, sempre attenti ad ogni centesimo.
Il giudizio popolare sul presidente “latinista” risente molto del fatto che negli ultimi 20 anni ci siamo abituati a presidenti paperoni, che hanno stravolto le logiche economiche del calcio (cominciò Berlusconi). Si è perso di vista il fatto certo che una squadra di calcio è una ditta e deve ragionare come tale. Lotito lo ha sempre fatto, nonostante abbia un background torbido come quello di altri presidenti. Lui e Tare sono la salvezza della Lazio. Senza loro due: fallimento o ridimensionamento. Vanno ringraziati. La squadra mi piace, l’allenatore pure. Il problema sta un po’ nei rincalzi, che non sono di livello, ma Petkovic li sta gestendo bene, coinvolgendo tutti e questo fa bene sperare se si è tifosi della Lazio. Vorrei solo capire le vicende di Mauri e le loro eventuali ripercussioni sulla Lazio.

G – Parlando di presidenti colorati, Zamparini se ne va (poi vedremo) da Palermo, lascia la firma a Lo Monaco e il Palermo fa 4 punti in due partite. E torna in squadra Miccoli. Mi chiedo, alla romana, “ce voleva tanto”?
S – Bastava poco davvero, infatti. Miccoli rimane un giocatore eccentrico, e certi suoi comportamenti e quel suo volersi sentirsi sopra tutto forse avrebbero indispettito qualsiasi presidente. Resta che Zamparini è uno dei peggiori, sia bene chiaro.

G – Ricordi un anno fa quando parlavamo di sorprese, giocatori intriganti? Oggi molti se ne sono andati, quasi tutti anzi. Chi adottiamo quest’anno? La nostra passione comune è Matias “Mati” Fernandez. Chi aggiungiamo?
S – Mati Fernandez e le sue rabone sono sicuramente in testa. Sta facendo bene Weiss, così come il suo compagno di squadra Quintero. Borja Valero, sempre a Firenze, ha preso in mano la squadra. La mia personale scommessa è D’Ambrosio in Nazionale.

G – Scommesse: ci mettiamo De Luca? E anche la certezza che Colantuono sia un allenatore pronto per il salto per una squadra che lotti per l’Europa? Gioca bene, lancia giovani, ha aiutato Cigarini ad arrivare nei pre-convocati per gli Europei.
S – Anche De Luca merita sicuramente. Grande personalità all’esordio in A e talento già fatto vedere con la primavera del Varese, quando allenava Mangia (ora all’Under 21). Colantuono sarebbe perfetto per una grande squadre e riesce a far bene con i giovani e con i meno giovani. Il problema è trovare presidenti disposti ad attendere i propri allenatori, come accadde con Gasperini all’Inter. Tra le big non saprei chi potrebbe prenderlo ma una chance prima o poi arriverà anche per lui.

G – Come per Montella. Per cui citerei il De Sica di Borotalco “i sfonn o m’abbrucio”
S – Esatto. Per ora è “al dente”. La Fiorentina gioca bene ma non tira mai. Sembra un po’ la Roma di Luis Enrique, con la differenza che non prende gol con la stessa facilità. Mi domando infatti, e lo chiedo a te, perchè la Roma non abbia proseguito sugli stessi binari piantati dallo spagnolo con Montella, magari venendo incontro alle sue richieste, per continuare un lavoro interessante e rimasto incompiuto. Va bene che siamo il popolo delle infrastrutture non terminate, ma almeno in una cosa così frivola come il calcio…

G – Ti rigiro la domanda: cosa faresti, vista la rivoluzione culturale che vanti di portare, con un allenatore fortemente voluto dai due senatori della squadra?
S – Parliamo della Roma, di Montella, di Totti e De Rossi.
Io probabilmente non saprei cosa fare ma il progetto romanista, partito con presupposti di grande interesse internazionale, sta naufragando tecnicamente. L’unica nota positiva che rilevo è – mi pare evidente – un deciso cambiamento di visione da parte dei tifosi più incalliti su alcuni comportamenti dei “coccolati” giallorossi. Se prima una vendita di De Rossi veniva vista al pari della vendita del Colosseo, ora è caldeggiata fortemente al grido di “conta solo la Roma”. Io tengo sempre a mente il valore commerciale dei calciatori. De Rossi, insieme a Buffon e Sneijder, è il calciatore italiano più pagato. Sembra che il suo stipendio valga solo per la Nazionale. Con la sua squadra di club gioca pessime partite almeno da tre anni. Io credo poco nella gestione del singolo e più in quella del team e del blasone: rompi i coglioni, vai via. Da questo punto di vista, Luis Enrique e Zeman mi sembrano simili. Ci sono regole, ci sono codici, etichette, comportamenti che vanno rispettati sempre, a prescindere dal proprio peso specifico. Le grandi squadre mettono sempre al primo posto il loro nome e i loro colori. A Roma, da quando c’è Totti, si è messa da parte questa mentalità e altri giocatori ne hanno approfittato e ne approfittano. Per questo la Roma non vince nulla e non è una grande squadra.

G – Tanto per chiarire, visto che tu hai i ritagli ed hai allenato, se uno dei tuoi giocatori più importanti ti dicesse “dichiarando i tuoi obiettivi fai il male della nostra squadra”, “sarebbe preferibile allenarci di meno” e, alla richiesta di un movimento in allenamento, “te lo faccio domenica in partita” tu allenatore che faresti? (e ad oggi niente di quanto scritto sopra è stato smentito).
S – Io per molto meno ho mandato a fare la doccia o fatto fare giri di campo mentre gli altri si allenavano con il pallone.
La questione è molto semplice: De Rossi è un subordinato di Zeman e guadagna 6 volte il suo allenatore.
Sbagliano le società a pagare più i giocatori dell’allenatore. E’ un po’ come se in un giornale i giornalisti fossero più pagati del caporedattore o di un direttore. L’errore è a monte, è nel concedere tutto questo potere ad un individuo che, nella filiera di una squadra, rappresenta l’ultimo tassello.
Una delle poche cose che condivido con Mourinho: l’allenatore deve guadagnare più dei suoi giocatori, perché non gli concede vantaggi e libertà di sentirsi sopra ogni giudizio.

G – Mettiamo da parta il “discorso Conte” per le prossime puntate. Chiudiamo peró dicendo che la seconda stagione di Ritagli vedrà l’endorsement per Chicco Mazzarri e al suo “a Carrera faccio rispondere dopo da Frustalupi”?
S – Ci sarà tempo per parlare di Conte. Carrera, come immagine, ha decisamente surclassato il Bell’Antonio, io l’avrei tenuto. Mazzarri idolo assoluto. Sempre.

Tu che hai i ritagli – Il punto del campionato

Nell’organigramma del Milan figura come consigliere.
Chi, meglio di lei, riveste il ruolo di figlia del calcio.
Barbara Berlusconi, oblio di Pato.

GiorgioP – Per me, una partita come quella di sabato (Milan-Juventus) non va rovinata con le chiacchiere sugli arbitri. Spiego meglio: Conte ha messo del suo, regalando un tempo e stravolgendo schemi e coppia d’attacco; Allegri l’ ha giocata da Milan, compassato ma effettivamente efficace e meritava i tre punti. Poi quella minchiata del guardalinee: 2-0, non sarebbe stata più una partita.
Una partita così costerà probabilmente molto cara alla Juve, da qui alla fine del campionato, che avrebbe comunque perso.
Schachner – Dopo i casini di Calciopoli, il pensiero comune sviluppa un sillogismo insensato: quando c’è un errore arbitrale, c’è tentativo di frode.
Fino alle prove – che solitamente arrivano a posteriori – è necessario pensare che gli errori siano involontari quanto inevitabili.
Nessun arbitro è in grado di portare allo zero gli errori in una partita, può approssimarli ma non di più.
Se le due squadre che – probabilmente – hanno influenzato maggiormente l’andamento dei campionati italiani degli ultimi anni partono con questa tiritera, dopo una partita che ha visto parità anche di torti, mostrano un lato pessimo del loro comportamento sportivo e mettendo in cattiva luce tutta l’Italia calcistisca.
Siamo di nuovo alle parolacce, ai dirigenti nello spogliatoio, alle bugie in campo. Queste cose sono illegali – sportivamente parlando, regolamenti alla mano – e disoneste – eticamente parlando, regolamenti alla mano.
2-0 per i rossonore, la Juve non pareggia mai, perchè il Milan in vantaggio è un colosso.
In partita, 70 minuti di Milan.
Tempo fa dicevamo che una delle due non ce la farà a tenere questo ritmo fino a maggio, probabilmente la Juventus.
La Juventus non può vincere uno scudetto facendo tutti questi pareggi. Meglio perdere ogni tanto ma vincere di più.
E’ bello avere lo zero sotto la “p” a fine anno, più bello avere lo scudo tricolore l’ anno successivo sotto il collo della maglia e lasciare qualche punto in giro.

G – Il Perugia di Castagner, no?
S – Purtroppo arrivò secondo e c’erano i 2 punti.
Da quando ci sono i 3 punti, meglio all’ arrembaggio che fare i record, secondo me.
I record buoni sono quelli che affiancano le vittorie, altrimenti è roba per gli almanacchi.

G – Ricordi la tarantella che il primo che capì questa cosa fu Lippi, e le tre punte e sta fava…?
Io vedo un ritorno, almeno per il 2011-2012, ai primi anni 90: quelli che andavano di moda i tre dietro: Zaccheroni, Malesani, Scala. Oggi almeno metà delle squadre mette tre difensori centrali. E poi si arrangiano – vista la qualità – sulle fasce.
S – Sulle evoluzioni dei moduli ci sarebbe da parlare o scrivere per ore.
Probabilmente oggi c’è poco da inventare, un po’ come nella musica: c’è sempre qualcuno che propone una roba già vista o sentita vestita in modo nuovo.
I tre dietro ogni tanto tornano di moda. Ultimamente hanno fatto scalpore a Parma con Scala, in Olanda prima e dopo Van Gaal, anche Capello per vincere a Roma è stato costretto a giocare in questo modo.
Credo che oggi sia una scelta dettata da terzini che difendono male, o che, quando difendono bene, non riescono a proporsi in fase offensiva.
Giocando a tre dietro, il quarto di difesa è a turno uno dei due centrocampisti laterali, scalando dietro.
Si risparmia tanta energia in questo modo e si è tanto efficaci quando si attacca.
I problemi nascono quando trovi contro due avversari sulla fascia e passi la partita a correre dietro a tutti e scalare in continuazione.
Fosse per me, il 4-5-1 di Eriksson, sporcato dal 4-3-3 di Zeman, sarebbe il massimo.
Lippi effettivamente aveva capito l’importanza di avere 3 attaccanti sempre, a costo di farli difendere.
Quelle momenti, però, sono viziati da dubbi sportivi sacrosanti e da giocatori di dubbio valore che hanno conquistato premi non proporzionali al loro reale valore.

G – Uno dei grandi interpreti dell’utilizzo dei tre difensori centrali è Chicco Mazzarri. In settimana ha detto che al Napoli ha avuto “sfiga” contro il Chelsea, perchè sarebbe dovuta finire 4-1, e che, ora che Lavezzi segna, i conti tornano (come sono tornati a Siena?). Ricordo comunque che l’ allenatore del Napoli contro i Blues era Frustalupi…
S – Mazzarri è sempre incontentabile.
Quando tutti si aspettano che abbia toccato il fondo della spocchia, dell’impertinenza, dell’antipatia, lui sa scavare ancora.
Ha vinto la partita con il Chelsea, bene per lui. Avrebbe potuto pareggiarla, il Chelsea non avrebbe rubato nulla.
A partita secca, il Napoli se la gioca con tutti, è fuori dubbio. Ha un vantaggio considerevole per poter passare il turno, glielo auguriamo.
E’ anche vero che il Chelsea non è una squadretta, che sono tutti campioni feriti, che non sono bollitissimi e che se a Londra si incazzano e tirano fuori orgoglio, non saranno novanta minuti divertenti per il Napoli e il suo simpatico comandante.

Poi che Villas Boas sia un mezzo ciarlatano si poteva anche ipotizzare. La storia romanzata del ragazzino geniale che da consigli a Robson già a 15 anni, senza aver mai giocato a pallone, che imbuca foglietti con considerazioni tattiche nella sua cassetta della posta, e Robson – che ha bisogno di consigli da un ragazzino – lo invita a lavorare per lui.
E’ un film di Zemeckis.

G – Ieri sera parlavamo degli invisibili del campionato, che sembrano guadagnare la ribalta ma mai fino in fondo. Quelli di cui si parla poco ma si dovrebbe di più: Pazienza, Dzemaili, Mudingayi, Salifu, Muntari, Borini.
S – C’è sempre una squadra che si potrebbe costruire con pochi soldi e che arriverebbe tra le prime sette in campionato.
La bravura dei dirigenti sta proprio nel prendere questi giocatori, sfruttarli per raggiungere risultati di prestigio (anche senza vincere) e rivenderli ai presidenti babbei.
Sunto.
Muntari: l’Inter è una squadra bollita, in tutti i reparti. Però da via in prestito, con sei mesi di anticipo sulla scadenza del contratto, un centrocampista 27enne che ha sempre fatto bene. Un po’ irruento ma sempre tonico. Pagato 14 milioni di euro, regalato al Milan (per la serie “i misteri di chi lecca il culo di Galliani”).
Pazienza: giocatore che ha sempre tolto il posto a chiunque, anche a colleghi più titolati. Arrivato alla Juventus gratis, e mandato in prestito all’ Udinese (dove gioca subito benissimo) per prendere, al suo posto, Padoin, pagato 5 milioni. Evviva l’aziendalismo.
Dzemaili: fino a una settimana fa era “l’acquisto sbagliato del Napoli”. In tribuna, a vedere le partite, Stevie Wonder e Aleandro Baldi.
Mudingayi: tonico come Muntari, pagato il giusto, forse. Valutato bene dal Bologna, rimpianto dalla Lazio.
Borini: inspiegabile come e perchè il Parma lo abbia dato via senza avere un attaccante vero in rosa. E qualcuno dice che Leonardi è il migliore dirigente italiano.
Salifu: è 1992. Ogni tanto fa qualche errore ma è 1992. E la Fiorentina lo ha pagato come un attico in viale Giulio Cesare, a Roma.

Ce ne sono a tonnellate, di giocatori così. E’ difficile prenderli, ancora di più dire ai tifosi, ad inizio anno, che la rosa sarà fatta di questi nomi.

G – Un po’ come succede a Roma. Entriamo nel merito della scelta di Luis Enrique di lasciare fuori De rossi: qui si pensa che non abbia fatto bene, ma stra-bene.
Per 24 ore monta un vespaio di polemiche, poi conferenza di De Rossi in cui da capitano dice che gli dispiace del casino che é stato generato per colpa sua e Luis Enrique gli piace perché non guarda in faccia a nessuno.
Risultato: del vespaio di polemiche é rimasto il nulla. Tutti zitti.
Bellissima la conclusione di Prandelli “adesso anche i ragazzini della Roma per i prossimi 5 anni arriveranno puntuali…”.
S – Il caso De rossi è l’emblema di quanto gli italiani appassionati di calcio parlino a vanvera.
Nello sport ci sono delle regole, che vengono prima del risultato finale di una competizione o di una partita.
Sono regole di rispetto, regole di una comunità, regole sane. Se per una cazzo di volta, una società italiana si comporta come si comportano in Inghilterra o in Germania, bisogna esserne fieri.
Giornalisti, opinionisti, gente al bar, chi pontifica sul calcio dovrebbe pensare che questo è uno sport e come tale va affrontato.
La Roma si è comportata in uno modo che non è italiano, in maniera seria, coerente, senza pensare alla convenienza momentanea ma al messaggio dato a un gruppo di calciatori, che parte dai pulcini e arriva fino a Totti: Se non arriva puntale, non gioca neanche De rossi.
Se tutti fossero così, il calcio italiano sarebbe molto molto più bello.
E dovrebbe essere così anche in altri campi: tutto va guadagnato, sempre.

G – Chiuso con De rossi, non ho letto da nessuna parte della scorrettezza di Vidal sul non-gol di Muntari (si butta fuori dal campo per dare il senso del fuorigioco al guardalinee). Ha già imparato bene, eh?
S – Sulla faccenda Vidal (che mi hai fatto vedere tu) il regolamento parla chiaro: se finisci fuori dal campo a causa di un’azione di gioco – una scivolata o una corsa forsennata – sei fuori dal gioco e puoi rientrare da quel punto solo dopo l’autorizzazione dell’arbitro; se volontariamente esci dal campo per mettere in fuorigioco un avversario, sei fuori dal gioco ma vieni considerato sulla linea, nel punto più vicino, e una volta fermo il gioco verrai fatto rientrare con un cartellino giallo sul groppone per comportamento non regolamentare.
Se – una divinità li aiuti! – volessero applicare il regolamento che ogni anno mandano a noi allenatori con l’invito di una attenta lettura…

G – Ti immagini l’Udinese l’anno prossimo, con in più Cuadrado e Muriel? Mettici che Barreto dovrebbe essere finalmente recuperato. Forse la squadra con più prospettiva del campionato.
S – La immagino. E aggiungo che ha ancora due anni di contratto con Denis, tre con Candreva, torna Brkic dal Siena, Forestieri dal Bari, Mazzarani da Novara, Beleck dalla Grecia (grandissima promessa del Camerun, appena 18enne) e una vagonata di gente in prestito in serie B, in Spagna e in Francia. L’Udinese non scherza mai.

G – Non scherza neanche Montella, che nel suo Torneo di Clausura batte il Novara, una delle più toste del momento. Dal 5-3-2, con pazienza, é arrivato al 4-3-3 con cui giocava nei giovanissimi della Roma. Senza Maxi Lopez e nonostante Lo Monaco.
S – Montella è bravo. C’è da dire che ha una squadra buona, fatta di giocatori che vengono qui per prendere un po’ di più di quanto prenderebbero in Argentina, non devono ambientarsi perchè il Catania è una colonia di Mar del Plata, e poi vengono rivenduti a cifre che non hanno senso.
Questo Catania è interessante, Montella bravo, Pulvirenti un delinquente, Lo Monaco furbo e voloce a prendere gente in Sudamerica ma antipatico come la morte.
E questo Catania è ancora finanziato dai soldi spesi da Della Valle per prendere Vargas.

G – Per chiudere. So che non la pensi così ma me lo sento: Moratti prende Zeman a giugno.
S – Non la penso come te perchè credo che Moratti non abbia un briciolo di capacità imprenditoriali legate al calcio e preferirà puntare su qualcuno navigato e pratico di grandi club.
Sarebbe un sogno per me vedere Zeman al timone di una squadra che può spendere.
Forse, prima di prendere un allenatore nuovo – l’ennesimo – sarebbe il caso di mandare via Branca.

G – C’é anche chi parla di un ritorno di Oriali. Ma all’Inter é tutta da rifare. O si mettono in mano a Zanetti e Cambiasso per coerenza, o neanche un progetto all’ennesima potenza può salvarli.
S – La soluzione è unica, è come quella di Carotenuto in “Febbre da cavallo”:
“Avvoca’, perchè non se venne Soldatino?”
“Sì, e chi s’o compra…”

L’Inter deve venderli tutti, ma da tempo…
Doveva dare Maicon, Chivu e Milito a Mourinho quando li ha chiesti, rispedire Zarate a casa, ovunque essa sia, mandare Sneijder a Manchester, Lucio a fare sgroppate dove vuole, Stankovic a lavare la Bentley di Mancini. Questi hanno vinto e non si sa il perchè. Ma cosa aspettava per venderli? Davvero credeva che quella rosa fosse al livello delle big d’Europa?
Stava perdendo lo scudetto contro una Rometta, se avessero dato il rigore al Barcellona a San Siro e non fosse arrivata la nube di Lost, non avrebbero vinto la Champions League. Un dirigente abile si rende conto di queste cose, fa cassa quando può e compra chi ha fame.
Serve un repulisti. Ricomincerei da Nagatomo.

Tu che hai i ritagli – Il punto del campionato

Dopo una breve sosta, torna Il punto sul campionato: noi che abbiamo i ritagli.
Durante le feste abbiamo collezionato foto e curriculum di figlie del calcio ma, come già accaduto, eventi di caratura superiore catturano la nostra attenzione, e precettano lo spazio dedicato alla foto che accompagna il post.

Guardatela bene – la foto -, voi amanti del giuoco del calcio.

Giuseppe Mascara, ormai ex giocatore del Napoli, scrive il primo tweet. A chi è indirizzato?
Poco dopo il tweet scompare, sostituito dal secondo. Come mai?
GiorgioP sostiene che spesso qualche hacker prenda di mira gli account di twitter dei giocatori dell’NBA.
Potrebbe essere accaduto lo stesso a Mascara. Sembra che l’hacker sia di Livorno. GiorgioP dice di San Vincenzo…

GiorgioP – Torniamo a noi. Vado controcorrente: lo scudetto, lo vince il Milan.
Schachner – Quest’anno secondo me lo perde qualcuno, più di uno che se lo va a prendere.
O Milan o Juve crollano tra un po’, ho questo presentimento.
Se dovessi puntare un euro, sceglierei anche io il Milan, perché ha già affrontato tante assenze portando sempre a casa il risultato.

G – Diciamo una cosa impopolare, cioè la dico io: Pozzo si tirerà presto fuori dalla lotta per la Champions League, come fece l’anno scorso con lo scudetto. Per vari motivi non conviene arrivarci (perché ormai l’Udinese si vede come l’azienda della plusvalenza, bel gioco e bei risultati ma se vinci la gente ti chiede gli acquisti) e quel posto sarà lasciato all’Inter, presumibilmente.
S – Non voglio fare quello che è sempre d’accordo con te ma anche io ho questa impressione.
Le parole di Guidolin ad inizio anno “non so se sono capace a tenere una squadra lì su” erano già su questa frequenza.
Qualsiasi presidente avrebbe ripreso una modestia del genere.
Per la corsa al terzo posto sono pero’ fiducioso – vs potere del nord calcistico – e credo che l’Inter sia bollita davvero e che la serie di vittorie sia stata una felice parentesi.
Per quel posto in Champions League ci sono l’Udinese, la Lazio, l’Inter, Roma e Napoli. Tutte alla pari.

G – Palacio quest’estate sembrava quella che a Roma chiamiamo la Sora Camilla: tutti la vogliono e nessuno la piglia.
Alla Roma sarebbe stato perfetto, no?
E magari anche nell’Inter di Gasperini avrebbe avuto un ruolo perfetto, sicuramente più di Forlan. Ce ne accorgiamo noi e non se ne accorgono loro?
S – Palacio è obiettivamente un grande giocatore.
Non è mai stato particolarmente appariscente perchè con il gioco del Genoa di Gasperini era spesso lontano dalla porta, e, quando ci si avvicinava, prima aveva fatto sempre 40 metri di campo a mille all’ora.
Quest’anno, a Genova, avevano deciso di farlo giocare vicino alla porta, e si vedono i risultati.
Forse a Roma lo sapevano ma non se la sono sentita perchè non è più un ragazzino.
A Milano, invece, sfondo del Geriatrico Trivulzio, hanno sempre dinamiche di mercato poco chiare e hanno preferito rischiare Forlan – più grande di tre anni – perché costava meno.
Noi ce ne accorgiamo perchè, in prima squadra, all’Inter non ce n’è uno che abbia l’occhio lungo.

G – Intanto il Bologna, per cui sottosotto tifiamo per fare torto a Zamparini, viene a Roma senza Ramirez e fa la partita perfetta.
S – E si. Ci piace Bologna, la rosa, l’allenatore, anche la maglietta (a me anche la franchezza di Diamanti). Sono curioso di sapere come sarebbe andata la Roma se avesse preso proprio Pioli come allenatore.
Mi viene in mente che qualche tempo fa un mio amico ‘pallonaro’ ha incontrato a cena Giovanni Sartori, uomo di mercato del Chievo. Gli ha domandato quale fosse secondo lui la peggiore rosa della serie A e Sartori ha risposto “…il Bologna!”. Era prima dell’arrivo di Pioli. Mi era sembrata una considerazione davvero azzardata, visti alcuni nomi. La classifica però dava ragione a questo pessimismo. Forse proprio Pioli ha saputo tirare fuori il meglio dal materiale a sua disposizione.
Come sta facendo Bortolo Mutti a Palermo… Zamparini intenditore.

G – Tu che hai allenato. Mi spieghi perché il Palermo fuori casa fatica come una bestia a segnare? Passino gli infortuni, ma tra punte e mezze punte non mi sembra si possa parlare della stessa rosa del Bologna (e il riferimento non é puramente casuale…).
S – Più che una risposta da allenatore, qui ne serve una da calciatore. Soprattutto con queste distanze, giocare fuori casa é uno stress fisico. Pullman, aereo, treno, pranzi al volo, dormi male, giochi in uno stadio che non é il tuo, le strutture non ti sono familiari, non puoi tornare subito a casa.
Per esperienza personale, quando giocavo fuori casa avevo sempre la colite poco prima di entrare in campo, come se effettivamente mi stessi cagando sotto. Facevo il riscaldamento e poi dovevo rientrare. Come me, con altre fisime, ce n’erano e ce ne sono centinaia

G – Sì, ma stanno tutti al Palermo?
S – Son le isole… Cagliari e Palermo. Sono quelli che viaggiano di più e peggio. Non voglio farla passare come equazione ma c’è del vero.

G – Siamo all’highlight della giornata: Mazzarri. E rilancio: Mazzarri e De Laurentiis. Aurelio due settimane fa dice che l’obiettivo è il terzo posto e di Napoli – Chelsea gliene frega il giusto, dieci giorni dopo cambia idea e la partita dell’anno é Napoli – Chelsea. E intanto, se potessero, si riprenderebbero Pazienza di corsa.
S – A Napoli hanno finalmente capito che il campionato italiano é difficile e non sanno come spiegarsi che, nonostante i capricci dopo ogni partita, il pallone non é loro e non possono andare via a piangere dalla mamma perché hanno perso. Ormai la vicenda ha il sapore della classica sceneggiata napoletana. Quando vincono, tutti felici: son forti, gli avversari non contano perché loro – se vogliono – battono tutti. Quando prendono legnate,comincia il Pordoi delle scuse: l’arbitro, il campo, la sfiga, la rosa corta, la rosa lunga, la Champions é un problema, la Champions è la soluzione. Insomma tutto e il suo contrario. Per come si comportano, faranno difficoltà a centrare qualsiasi obiettivo perché – banalità – per vincere bisogna individuare la sconfitta ed evitarla. Quando si fa fatica anche solo a nominarla…

G – Intanto tutto questo l’ha capito (e bene) Conte. La Juve ha un modello preciso che é la Roma di Spalletti (ragionando in piccolo) e riesce, nonostante le minchiate fatte da Marotta. Ho però il dubbio che a mille all’ora così possa non arrivare sana alla fine.
S – Io metto la firma sul fatto che la Juventus non ha una rosa per giocare così tutto l’anno. Sta facendo bene, benissimo, ma a quel livello potrebbe saltare qualsiasi giocatore da un momento all’altro.
Ho timore che se un paio di giocatori chiave si dovessero fermare nello stesso momento, la Juventus sarebbe veramente in difficoltà.

G – Chiudiamo con una domanda finale: secondo te, Luis Enrique, a Torino, che cazzo si rideva?
S – Boh.
Però so una cosa: Luis Enrique difende in continuazione la squadra, dice sempre che gli è piaciuto quello che ha visto.
La Roma gioca sempre in un modo, poi basta anche un solo particolare per cambiare il corso di una partita.
I giocatori romanisti non sono dei fenomeni, quindi ci sta di perdere, anche male, soprattutto contro una squadra forte come la Juventus.
In quella partita i bianconeri hanno tirato quattro volte nello specchio della porta e fatto due gol (più l’autorete) e, come nello stile imposto dalla Roma, non ha mai visto la palla.
Per cui capisco la risata forzata a seguito di una domanda così stupida.
Quel giornalista è l’ennesimo parlatore di calcio che fa tre palleggi e poi il pallone cade.
Fare tanti contropiedi è un modo di vincere, merito alla Juventus. La Roma fa un altro gioco, perdere una partita non significa essere stati inferiori o non aver espresso quel gioco.
Se vogliamo ragionare da tifosi o da incompetenti, Luis Enrique è stato un cafone.
Se sappiamo fare una diagonale, il giornalista ha fatto una domanda inutile. Giusta la risata.

Appendice di calciomercato, alla chiusura dei trasferimenti.

G – La Juventus prende come in tutte le finestre di mercato giocatori che non le servono (Borriello e forse Caceres) e giocatori che saranno titolari o quasi (Padoin). L’Inter si imbottisce di mediani (perché?). Il Milan puntella. La Lazio vende Cissé, Scaloni, Carrizo e prende Candreva (che ha come idolo Totti e non sarà presa benissimo immagino). Calcolando che Reja non vede Kozak, mi si permetta, la vedo nera…
S – Di questi forse solo Caceres – modesta opinione – è un buon acquisto. In Spagna stava giocando bene, in Italia aveva già fatto vedere di essere tosto, e forse così Conte ha un ricambio per Lichtsteiner o per Bonucci, ogni tanto grossolano.
Juventus: giuro che se qualcuno ora mi dice che Padoin è un buon acquisto o un buon rincalzo, mi metto a ridere come Luis Enrique.
Inter: ha fatto ancora cassa, ha provato a vendere Sneijder anche all’Ischia Isolaverde, continua a prendere prestiti che costano come comproprietà, ha la coppia di centrocampo di una squadra che l’anno scorso è andata in B (Poli e Palombo).
Milan:ha speso zero come al solito, gli fanno favori tutti, manco fosse una fica da portarsi a letto. Ha rotto il cazzo, è al limite della disonestà.
Lazio: Cissè è forte, per me hanno fatto (Tare?Lotito?I tifosi?) una grande cazzata a lasciarlo andare. Candreva sarà anche bravo ma racconta una storia che sembra quella di Domenico Morfeo: fenomeno, ma continua a girare squadre come una trottola senza mai lasciare il segno, e ogni società che lo compra spera di averlo preso nel momento dell’esplosione. Gliela auguro. Detto cio’, tra le partenze metto anche Sculli. finirà con Tare che torna in campo.

G – Scendendo: l’Udinese prende Pazienza (magari hanno fatto la forlanata e si sono scordati che Asamoah faceva solo la coppa d’Africa). Il Catania prende Carrizo, il Bologna un altro giovane. E poi chi rimane? Ah sì, il tuo Genoa.
S – L’Udinese, come avevamo detto, punta sempre al bilancio economico e ha speso con parsimonia. Effettivamente Asamoah tornerà massimo tra due settimane, e quindi forse Fernandes e Pazienza sono troppi. Però qualcuno stava cominciando ad arrancare e magari un po’ di forza fresca e un ricambio in più può aiutare. Per arrivare ai livelli delle forlanate ci vogliono capacità che in Friuli non hanno.
Il Catania continua il percorso per farsi ammettere torneo di clausura del campionato argentino.
Il Bologna ha preso questo sellerone, come direbbe Mauro Sandreani, sperando di acciuffare un altro Taider.
Il mio Genoa ha rotto il cazzo come il Milan. Preziosi fondamentalmente ha tre attività: fare gli Exogini, comprare giocatori a Galliani, riuscire a tesserare nel minor tempo possibile il maggior numero possibile di calciatori. Lo invito a passare ad uno sport in un cui le squadre siano composte da un maggior numero di atleti, tipo il football americano.
Ci sarebbe il problema di non poter vendere al Milan, ma potrebbe far disegnare una divisa di gioco con il caso a forma di Teiera.

G – Poi c’é la storiaccia del contratto di De Rossi. Parlo fuori dai denti: se dice di no, sono contenti tutti in società. Tanto s’é capito, tra Gago e Marquinho si stanno preparando al dopo.
S – Grave problema, servirebbero tante righe. Provo a fare un ragionamento mio/nostro, tenendo la tua fissa (tra Gago e Marquinho si stanno preparando al dopo).
Domenica, all’Olimpico di Roma, i tifosi giallorossi hanno fischiato per un’ora Alessandro Diamanti perchè pochi giorni prima aveva osato dire ciò che tante persone pensano: sono tutti capaci a fare questioni di principio, quando il principio è lautamente retribuito.
Diamanti ha parlato a suo modo, dicendo quello che pensa e andrebbe rispettato a prescindere. Non ha detto che Ghandi è uno stronzo, siamo sinceri…
Qui parliamo di cifre che non hanno senso, per fare un mestiere che non è un mestiere, di vite prive di problemi pratici.
Io spero che la nuova dirigenza americana non faccia lo stesso errore della gestione Sensi: si lavora per una squadra, un blasone, una società e non per uno o due giocatori. De Rossi è fortissimo, quelle cifre sono folli, la Roma non ha quei soldi, non li avrebbe neanche per Totti ma non può tornare indietro.
Se questi giocatori fossero stati legati a una città o a un colore da un sentimento, avrebbero rinnovato ad altre cifre – magari aspettando la nuova dirigenza e non firmando con chi non avrebbe poi tirato fuori i soldi… – o avrebbero rinnovato tempo fa, chiedendo poi di andare via, senza far così perdere alla società il capitale.
Onestamente apprezzo la franchezza di De Rossi: ci vogliono i soldi, rimango se me li date. Non ha fatto storie sulla lupa o Romolo o Aldo Fabrizi.
Paragonando le età, non avrebbe avuto senso preferire il rinnovo di Totti a quello di De rossi, eppure la Roma attuale si è trovata incastrata da una scelta fatta ad hoc dalla precedente proprietà. Scelta che probabilmente obbliga gli americani a rinunciare a uno dei più forti centrocampisti del mondo.
Sono anni che si fa passare per scelta di cuore una decisione ponderata ed economica. Questa scelta fa da metro per tutte le altre e vizia i giudizi e le opinioni di tifosi, giornalisti, lavoratori del calcio. De Rossi chiede tanto perché tanto può avere, la Roma non può darglielo: onesto. Lui non sta facendo scelte di cuore come non le ha fatte Totti firmando un rinnovo che nessuno gli avrebbe offerto in un campionato di primo piano.
A me non frega un cazzo di questa roba da tifosi: non si può premere per una forzatura romantica quando si parla di cifre che un povero cristo non potrà guadagnare neanche in cento vite. Non è moralismo, è realismo.
Le bandiere sventolano mosse dal vento, una delle poche cose gratuite. Chi fa così tanto il romantico, dovrebbe pensare solo al vento.