Un regalo da parte di tutta Junkiepop

Come da titolo noi di Junkiepop vi facciamo un regalo. Perchè ci leggete. Perchè commentate. Perchè vi lamentate, ma vi vogliamo comunque bene (magari a qualcuno un po’ di meno e ad altri un po’ di più). Per cui mettiamo da parte di rancori e apriamo tutti assieme il bottone dei jeans sotto il tavolo del pranzo del primo dell’anno ascoltando questa selezione di canzoni del 2011, che magari conoscete o magari no. Ne abbiamo scelte due ciascuno.

Tanti auguri, buttatevi dai camini e a vostro discapito troverete carbone o un grandissimo panettone sopra cui atterrare. Uno sguardo alle spalle per cercare la coda di paglia e uno all’alloro per darvi i bacini. Noi intanto vi mandiamo un abbraccio virtuale e vi auguriamo un buon capodanno e un buon duemilaedodici.

Tutta Junkiepop.

LATO A

Ghiboebd. Andriano In The Emergency Room – It’s Gonna Rain All Day

Quando Giorgio mi ha chiesto di scegliere due canzoni che avessi amato particolarmente durante l’anno mi sono trovato in difficoltà a scegliere qualcosa che non fosse già nella mia top 10. Ripensandoci attentamente mi sono ritrovato più ad immaginare momenti di questo 2011 piuttosto che a canzoni in sè, quindi con molta semplicità ho capito quali fossero le didascalie che dovessero accompagnare quelle fotografie. La prima è It’s Gonna Rain All Day dal disco di Dan Andriano degli Alkaline Trio, forse una delle mie voci preferite di sempre. Disco uscito in estate – ma per nulla estivo – che con tutta la spensieratezza della stagione calda mi ascoltavo sdraiato sulla spiaggia mentre leggevo Le Avventure Di Kavalier E Clay, con i bambini tedeschi sandalo+calzino che correvano verso la riva e il pacchetto di Chesterfield pieno sul telo da mare. Lo alternavo sempre con il best of di Crosby stills Nash and Young e il disco di Ben Gibbard e Jay Farrar quasi tutti i pomeriggi, o almeno per parecchio tempo è rimasto lì nelle cuffie. Ogni tanto veniva con me un mio amico, lui si ascoltava Hendrix, rileggeva libri di giurisprudenza che aveva già studiato e aveva appena smesso di fumare, però quando mi alzavo per accendermi una sigaretta si fermava sempre anche lui e partiva con una battuta su qualche vecchia arenata sotto un ombrellone. Purtroppo una sera ha chiesto ‘oh ma chi è sta Katy Perry?’ e lì mi è un po’ caduto ma lui vive a cavallo fra i ’60 e i ’70 e sta le ore ad ascoltarsi Frank Zappa.

Byron. Bon Iver – Holocene
In tutto quest’anno non ho sentito una frase più sincera e terribilmente vera di “at once I knew I was not magnificent” – è stata per me un’epifania, un momento di rivelazione di una verità profondissima. La canzone è triste – una serie di fotografie di infanzie passate ingiallite dal tempo (non da instagram), i filmini di famiglia del periodo dell’anno tra Halloween e Natale, girati in super8 nei primi anni ’80. Ma quel momento non è una fine, piuttosto un inizio. Prendere coscienza di non essere magnifici significa sapere che la perfezione non esiste, liberarsi del peso enorme di aspettative massacranti. Ecco, io nel 2011 ho imparato questo, e sono tanto felice. (E poi Bon Iver a Hammersmith è indubbiamente stato il concerto dell’anno – e non solo per il fighissimo merchandising, chiedi a Cidindon.)

Pistalkufi. The Soft Moon – Alive

I Soft Moon sono una band capitanata da Luis Vasquez in quel di San Francisco. Post-punk gelidissimo e synth-etizzato. Una delle espressioni più riuscite della rivalutazione primi anni 80. Dopo l’omonimo esordio dello scorso anno tornano con Total Decay, un EP su Captured Tracks che ribadisce la freschezza e la profondità del progetto.”

Unavoceacaso. Jens Lekman – Run Away With Me

Jens Lekman (per non parlare del suo tour buddy) incarna pienamente il concetto di pucciness di cui ogni compilation natalizia deve essere pregna. La stupidinità però non è cosa di Jens, che pure in una canzone di natale (in free download qui) riesce a tirar fuori un testo elegantissimo e fare l’uso più fico che si sia mai sentito dei campanelli-della-slitta, di cui sinceramente c’eravamo un po’ rotti il cazzo. In other news: quello di Jens & Ciccio uno dei concerti dell’anno.

Tob Waylan. Veronica Falls – Wedding Day

I Veronica Falls sono un gruppetto che ha fatto un dischetto pieno di canzoncine semplici semplici che suonano come cose ripescate tra i 45 giri di papà. Wedding Day è dritta veloce e orecchiabile è la mia preferita e canta fino alla nausea you don’t love her like you love me.

Alebuagain. J Mascis – Is It Done

In questi ultimi anni saranno usciti 4.000 dischi del “cantante del gruppo X”. La maggior parte dei quali è una palla che metà ne basta. Questo però è diverso. Non è il disco del cantante dei Dinosaur Jr. E’ il disco di J Mascis. Ed è una bomba. In particolare questo pezzo, uno di quelli per cui togli la polvere al tasto repeat dell’autoradio. Tantissimo disagio, tantissimo talento. E vederglielo suonare dal vivo, seduto al buio, con il leggio davanti, è uno spettacolo.

Junkiepop. James Blake – Measurements

è la chiusura del disco di Blake, minimale, piccola un quasi gospel fatto di bassi che ti entrano dentro e ti spaccano in due
e le voci che si incrociano e fanno un tappeto. Si invertono quasi le parti.
Quando uno scrive cose grosse scrive cose così

LATO B
Ghiboebd. The Lonely Forest – Be Everything

Prima l’estate e adesso la primavera. Maggio inoltrato su un treno da 50 minuti che si ferma in tutte le stazioni. Un sms del coinquilino che chiede cosa volessi per cena perchè ci sarebbero stati ospiti le nostre due amiche solite che venivano tutte le settimane a cena da noi. Il treno continuava ad andare e a fermarsi in tutte le stazioni con il sole alto fuori dal finestrino e una donna di colore che come al solito aveva preso il vagone per una cabina telefonica insonorizzata. Il disco intero dei Lonely Forest forse l’ho ascoltato una volta sola o due, mandavo in repeat questa canzone per un sacco di volte di fila fino alla stazione di Ferrara stravaccato alla meno peggio sullo scomodo seggiolino Trenitalia. Non so nulla di chi siano questi Lonely Forest, mi sa che l’avevo scaricato perchè c’è lo zampino di Mogis di mezzo o qualcosa inerente a quel giro lì. Il testo fa pensare che ci sia del cattolicesimo di mezzo ma la melodia e quel crescere di voci è una cosa da pelle d’oca.
Di gennaio ricordo poco, era appena uscito il leak del nuovo dei Get Up Kids, dei mesi dopo qualcosa e quest’autunno è stato più da recuperoni e fisse momentanee. Per me il 2011 è stato solo primavera ed estate, qualcosa prima e dopo, ma il nucleo sta lì nella stagione dei fiori e in quella del mare. Mare a cui arrivavo in bici o spostandomi di poco in macchina.

Byron. Patrick Wolf – Armistice

Patrick Wolf potrebbe essere il figlio di Rufus Wainwright, Neil Gaiman, e un personaggio a caso di Labyrinth, ovvero tre motivi per cui io normalmente ne starei più alla larga possibile (e scusatemi, davvero, ci ho provato a leggere Neil Gaiman ma proprio non fa per me). E invece dopo un ascolto a casa di un amico verso la fine dell’estate, e un’opera di conversione molto efficace da parte di PopTopoi, è diventato amore. Dovete sapere che l’estate 2011 a Londra è cominciata verso la fine di Agosto, ma tipo che a ottobre c’erano 30°C e gli inglesi in canottiera. Insomma, io da lì in poi ho sentito quasi solo le cose più pop di Patrick Wolf, quelle estive e leggere (tipo The City e Bermondsey Street). Adesso che è arrivato l’inverno vado in letargo con Armistice a farmi da favola della buonanotte, sperando che i lupi e le volpi non mi mangino.

Pistalkufi. Naked On The Vague – Clock Of 12’s

Attivi da 5 anni, gli australiani Naked On The Vague approdano su Sacred Bones nel 2009 ed incidono Twelve Dark Noons, un EP che accompagna il cortometraggio che porta lo stesso nome, atmosfere psichedeliche scure in salsa lo-fi

Unavoceacaso. Los Campesinos! – Kindle a Flame in Her Heart

Piuttosto recentemente ho scoperto che una delle piccole band che amo ha pubblicato l’anno scorso aggratis una canzone di natale molto carina. Approfitto per dire due cose due sui Los Campesinos!. Purtroppo il discorso che portavano avanti benissimo nel primo disco, quello del tweecore, negli anni se n’è andato un po’ a puttane rendendomeli meno interessanti, ma restano una cosa-del-cuore: non ce la faccio ad odiarli e continuo a supportarli a prescindere. Detto questo, Gareth continua a scrivere dei testi della madonnissima e se qualcuno li portasse in Italia sarei comunque in prima fila con gli occhi a forma di <3 come una fangirl dei Kooks.

Tob Waylan. Gazebo Penguins – 300 Lire

I Gazebi hanno fatto ‘sto disco che dura 23 minuti ed è facile quindi riascoltarlo riascoltarlo riascoltarlo finchè non ti si pianta nel petto come un’accetta nel legno. Alla fine di 300 Lire dicono che non mi hai mai visto in un film con i tuoi eroi, il verso dell’anno per me.

Alebuagain. The Peawees – Don’t knock at my door

Il nuovo Peawees lo aspettavo da 4 anni. E non mi capita spesso. Però i Peawees mi sono sempre piaciuti un sacco. E quando finalmente è uscito, me lo sono andato a comprare. Anche questo non mi capita spesso, visto che ormai i dischi li compro quasi solo ai concerti (in realtà anche questo l’ho comprato a un concerto. Ma non loro. Quindi vale). E quando l’ho ascoltato ho detto che è bello, molto meno punkrock di quanto mi aspettassi, ma proprio bello. E le chitarre di ‘sto pezzo mi sono entrate in testa subito.

Junkiepop. Ryan Adams – Do I wait

Pensarne una sola di Ashes and Fire è impossibile, questa per mille motivi è il loop dell’anno per come la canta, per quello che dice, per come lo dice. Per tutto

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