Winona, me e il punk

Tornando a casa, alle 20 e 30, da lavoro, ho realizzato che Winona Ryder è la metafora più lapalissiana ed evidente della vita mia e di molti altri.
Faccio un passo indietro e guardo il me poco più che 15enne che vede per la prima volta Mermaids (Sirene) e perde totalmente la testa per quella ragazza che ad un certo punto si veste da Cher, si trucca da Cher e perde la verginità col bello in moto  (e gli lecca la giacca di pelle). Non credo di avere mai voluto così tanto essere qualcosa di inanimato come una giacca, di pelle per giunta.
Contemporaneamente quella stessa ragazza se la faceva con lo stronzo più stronzo di tutti (e per questo lo odiavamo un po’ tutti anche perché poi era il fratello bastardo di Robin Hood) ossia Christian Slater, non so se se la facesse veramente ma su Schegge di follia sì, se lo faceva (e ammazzava anche le persone) e se sei al liceo ad occhio di persone ne vuoi ammazzare almeno una sessantina soprattutto se sei sfigato.
Non credete mai a chi vi dirà “io mi sono innamorato di Winona su Beetlejuice” non esiste, non è possibile, a quell’età le occhiaie non piacciono, si hanno.
Detto ciò avevo la mia Brigitte Bardot o la mia Marilyn, capivo ogni volta che mio padre parlava di Rita Hayworth (pur rendendomi conto che con tutto l’amore non parlavamo di Rita la rossa) ed era un po’ come sentire il mio primo disco punk. Quando senti il tuo primo disco punk senti solo quello, non so se lo sapete, per tipo dieci anni. E il mio primo disco punk fu la colonna sonora di The Great Rock’n’roll Swindle. Per me, che ancora non capivo una mazza perché come letteratura musicale mi affidavo ai 500 album rock da salvare di Ernesto Assante, roba che ci sono dentro i 10000 Maniacs per capirci, e la mia concezione di punk era aleatoria, stupida e per lo più sintetizzabile nei “quattroaccordi”. Però era bello, Sid Vicious che canta sguaiato My Way era la cosa più bella del mondo (e lo è ancora) e Winona era i Sex Pistols. In tutto e per tutto.
E io per anni ho dato a Sid Vicious la faccia di Gary Oldman.

Poi Winona Ryder diventa WINONA RYDER, nel senso che il film e il cinema diventano un po’ tutto nella tua vita e il tuo diventa tifo e non vera e propria scienza. Winona Ryder fa tutti film bellissimi che solo a scriverli diventi scemo, Dracula, Night On Earth, Edward Mani di forbice, la moglie minorenne di Jerry Lee Lewis su Great Balls of fire.
Nel frattempo Winona Ryder se li fa veramente TUTTI, e tutti inarrivabile, tipo:

– La prima serie televisiva che ho amato alla follia è stata X-Files e il mio mito era ovviamente Fox Mulder (quindi David Duchovny). Fuori Uno

agli UFO non ci pensi ora eh stronzone

– Il primo disco veramente alternativo che compri ragionando è Mellow Gold

secondo me lui l'ha conquistata vestito così

– ti piacciono i Soul Asylum (e lei si porta Dave Pirner anche in Reality Bites)

l'ha mollato prima dei dischi più belli

– Il primo (forse) film che definisci della vita è Will Hunting

secondo me già quando ha preso l'Oscar lei pensava di mollarlo

– ami Gold di Ryan Adams e lei ovviamente anche pare

sta benissimo

Insomma la faccio breve, hai la fissa del Frat Pack e lei si fa Rob Lowe, Charlie Sheen, Johnny Depp e per davvero Christian Slater, copre tutto l’arco parlamentare chiamato rock alternativo da Adam Duritz e Jakob Dylan a Dave Grohl e Evan Dando, si butta anche sul country con Chris Isaak e arriva a Page Gesù Hamilton.
Sì quello degli Helmet.
Arriva anche a Dodi Al Fayed ma questo facciamo finta non sia mai successo.
Non dico bugie 

Insomma Winona è una cagna di attrice (col senno di poi) che riesce a fare film con Jarmusch e Scorsese, che addirittura fa un Alien e se la vince con tutto il mondo perché passi da un aurgh, nooo ad un ohhhh appena appare lei sullo schermo. E solo ora capisci che Winona è un segno, il segno che marchia le cose imperfette che  segnerà la tua vita, non ti piacerà mai l’oggettivo ma il soggettivo, i quattro accordi, sguaiati, suonati male ma che sono stati un po’ con tutti.
Ed ecco là che nel momento in cui apri un tumblr decidi che il sottotitolo sarebbe stato “era meglio morire da piccoli che vedere Winona Ryder rubare un tanga in un supermercato e Jar Jar Binks” in cui c’è un po’ tutta l’imperfezione del punk, di quel volere essere differenti ma in fondo un po’ uguali a tutti, ordinari e allo stesso tempo alternativi. Perché poi, ad un certo punto scopri che Winona Ryder piaceva e piace a TUTTI, quelli della tua età, che a loro modo sono punk senza sapere di esserlo. Winona però rubava, ad un certo punto ha dato fuori di testa, è stata fuori dal giro ed è tornata che faceva la mamma di Spock.
Voglio dire se le scrivono una biografia la chiamano Filthy Thong e non fanno una lira di danno.

Sta storia finisce con Black Swan, dove la Winona Ryder di oggi prende il posto della Winona Ryder di ieri, solo che a me la Winona Ryder di oggi non piace (Natalie Portman) troppo costretta in uno stile, troppo perfetta, troppo amabile, forse sono 3, forse sono 5 accordi.
Ma non sono 4, solo Winona Ryder è quattro accordi, come quelli che dici te

Undercovers on #2 Helmet – Betty

è un po’ una parte di uno di due questo post, e riprendere una categoria lasciata un po’ lì a decantare da un po’ troppo tempo. Le copertine.
Betty, degli Helmet è un cazzotto in faccia. Il disco. Quella visione di noise e hardcore modernizzato in forma canzone in senso stretto che è un marchio di fabbrica, e l’ultimo lavoro ne è un esempio.
La copertina era una foto, splendida che sembra presa dalla scena del corteggiamento di Big Fish, cioè te lo immagini un po’ tutto un disco così, con un nome di una donna che magari a suo modo e in quel contesto aveva anche un suo perchè.
Poi apri e senti il disco e quella donna lì, magari una bella fine non l’ha fatta. Ah io ho la versione blu.

Helmet – Betty


Del perchè i Lucertulas sono venuti qui a mostrare il credo

Gli amori, quelli belli, sono quelli a prima vista che ti fanno prendere e buttare tutto senza senno.
Gli amori a prima vista sono quelli che neanche ti ricordi del perchè sei arrivato a quel punto nè in che modo, ovviamente.
Gli amori, tolti quelli della vita, che la vita possono anche rovinartela (e cosa c’è di più bello di farsi rovinare la vita per un amore andato a male? pensateci) sono a volte film, dischi, gruppi.
Il mio amore, spassionato, attuale e spero futuro sono i Lucertulas.
Vedo i ghigni per un nome che sembra strappato a una congrega di mariachi che manco Rodriguez, vedo il sopracciglio che si inarca e magari fa paralleli con un altro gruppo magari con un nome di provenienza linguistica vicina e che ne so, magari i Mosquitos (altro grande gruppo), no non c’entrano niente nè coi Mariachi, nè con l’indie.
I Lucertulas sono uno di quei gruppi che ha un solo presupposto, spianare il culo uditivo di chi ascolta, e un gruppo così, con un approccio così (che più hardcore permettetemi, davvero non si può nel senso di compromessi), se non è raro poco ci manca.
Mettete un frullatore grande dove dentro possono girare sferragliate alla Shellac, ruvidezze hardcore a casaccio (dicono Unsane ma soprattutto US Maple), noise che Dio lo manda, tutto quello che può passarvi in mente dal post punk al post hardcore resettatelo e mandatelo avanti registrato su una cassetta di vent’anni fa. Con quello sporco e quell’aria grezza che vi siete scordati.
Un disco così (e un gruppo così non poteva che uscire dagli studi di Favero – Dio sempre lo benedica) ve lo dico ve lo sareste immaginato tranquillamente sulle pareti dei noleggiatori cd nel 93 magari vicino agli Helmet, magari vicino a Henry Rollins.
Hardcore perdio, anche se non è proprio hardcore, ma di una roba così e senza compromessi, cazzo se ce ne aveva bisogno una scena asfittica (in questo paese) come il culo di un settantenne sulla tazza di un cesso.
Viva Dio che c’è chi ogni tanto ci prova.

Lucertulas – The Brawl (Disco in download) (a 10 € vi portate via Cd e 12“)

Recensione spettacolare di Kekko su Bastonate (è amico mio)