I got three chords and a f*ck you

Alla fine, se ascolti punkrock et similia in Italia, dal piacentino/parmigiano ti capita di passare spesso. E non solo per mangiare pisarei e fasò.

A Fidenza c’è il Taun, che è uno dei posti più belli che esiste dove guardare/ascoltare un concerto (prima o poi giuro che scrivo la top5 delle mie venues – che parolone, sembra di essere a Santa Monica – preferite). Perché il palco è rasoterra, il concerto sembra sentirsi sempre perfetto anche quando per un qualche motivo non si capisce un cazzo, le facce della gente sono simpatiche e le birre in bottiglia sembrano più buone che altrove. E in più il biliardino nella sala accanto sembra messo lì apposta per farti tornare a casa molto più tardi di quanto avessi preventivato.

01:13 PM
“Oh, appena finiscono però ce ne andiamo che domani mi alzo presto.”
“Ok dai, ne facciamo una veloce al 6 e ci mettiamo in macchina”
…….
02:21 PM
“Dai, siamo 9 partite a 2 e sei passato sotto tre volte…domani non ti dovevi alzare presto?”
“Non rompere le palle. Stai zitto e butta la pallina che ti buco col portiere”.

A Salsomaggiore c’è il Devil’s Den, dove ho passato uno dei più bei capodanni che si possa immaginare, dove ho visto il concerto acustico di Kepi Ghoulie più intimo che si possa immaginare (intimo è un eufemismo per “eravamo in 4 gatti”, ma è stato divertente come se fossimo in 100), dove c’è il proprietario che suona in uno dei gruppi più sopra le righe che si possa immaginare e che tiene il blog più addictive che si possa immaginare. E Massoneria Ramonica è uno dei nomi più belli che…vabbeh, si è capito dai.

Poi c’è il Madly, che non so ancora bene dove sia e ogni volta per arrivarci pare di fare un viaggio di 600km. Non ho mai conosciuto qualcuno capace di ricordarsi la strada e di [mode esagerazione]evitare un’odissea tra buie stradine sulle colline[/mode esagerazione], tranne Steps che ogni volta cita un aneddoto casuale di sua zia che abita lì vicino e della pizzeria dove andava anni fa. Poi c’è ‘sto Spazio4, di cui io non avevo mai sentito parlare ma nelle prossime due settimane ci suonano i Sepultura*(!!!) e soprattutto i Chixdiggit.

Poi…poi…poi….vabbeh, poi ce ne saranno sicuramente altri che adesso non mi vengono in mente, e alla fine di questa lista c’è anche il Fillmore. Uno di quei posti di cui senti parlare da una vita ma non ti è mai capitato di metterci piede. Tipo il Covo a Bologna o il New Age Club a Roncade, per intenderci. Il capannone fuori città, in mezzo al nulla col parcheggione davanti. Un Alcatraz di provincia. Che magari né Covo né New Age c’entrano nulla con questa descrizione, ma io me li immagino così. E invece una volta arrivato scopri che è tutt’altro posto, un vecchio teatro riconvertito in mezzo al paese, ed è anche bello. Proprio bello.

In ogni caso, il Fillmore è poco che ha ricominciato a far suonare.  O almeno così mi hanno detto. E sabato ci siamo andati per il Three Chords Fest, che era una sorta di capodanno del punkrock. Sì, capodanno: se i cinesi festeggiano il capodanno a fine Gennaio, non vedo perché i “punkrocker” non possano festeggiarlo a Marzo. Informazione di servizio: quest’anno siamo nell’anno del Drago. Per il calendario cinese, non per il punkrock.
Comunque, Highschool Dropouts, Leeches, Manges, Queers e per la prima volta in Europa gli Head. Se ascolti quella roba lì (i Tre Accordi – volutamente maiuscoli – cui sopra) e abiti ad una distanza ragionevole (diciamo 200km, che sono un po’ la linea di confine tra la “sbatta” e il “domani sarà un dramma” per andare a vedere un concerto in serata) una tappa semiobbligata.

Infatti c’era un sacco di gente che veniva un po’ dappertutto. Bergamaschi, bresciani, genovesi, milanesi, modenesi, noi brianzoli e tanti altri che non ho idea di quanta strada si siano fatti. Ma soprattutto tantissime facce conosciute. Ma proprio tante. Quasi tutte, a dire il vero. Senza scomodare la parola innominabile (s___a), una testimonianza di una passione condivisa. Che va al di là del semplice “mi piace quel gruppo lì e vado a vederlo stasera”. E che rende il giro saluti alla fine della serata una specie di tour de force di un’oretta buona, tempestato di “cazzo, un attimo che ho dimenticato quelli là”, col risultato che la mattina dopo le occhiaie arrivano dove comincia la panza ma il sorriso ti resta stampato sul muso come il timbro sul polso.

Nel suo piccolo, dicevo, un evento. Franz, appena entrati, ci ha detto “se volete comprare una maglietta degli Head sbrigatevi, che stanno finendo”. “Finendo? Ma se sono le 9? Ostrega, mi sa che è una serata un po’ diversa dal solito”. Non trovo un modo più facile per dirlo: è stato divertentone. A partire dagli Highschool Dropouts, che io sinceramente conoscevo proprio poco se non per essere un pezzo dei Proton Packs (nel senso che ci suona gente dei, non una canzone dei) ma sono stati un’ottima apertura.

I Leeches invece sono senza mezzo dubbio la migliore live band italiana (per me sono probabilmente la miglior band italiana tout court, ma voglio essere parco e moderato coi giudizi), suonano ogni volta meglio di quanto si possa sperare, sono talmente potenti e pieni che sono riusciti a rompere il palco e i pezzi nuovi promettono una bomba di disco (che in più glielo produce Daniel Rey, non un Maurizio Seimandi Seymandi chiunque). Non che il mio giudizio valga qualcosa, ma se qualcuno non li ha mai visti dal vivo ha una lacuna da colmare. Che poi uno scelga di non farlo, beh, quello rientra nella sfera delle sacrosante libertà individuali e quindi son cazzi suoi. In fondo, anche Lucio Dalla loves The Leeches and I Know Why. E resta il fatto che si meriterebbero il doppio del pubblico che li segue.

Gli Head sono la testimonianza vivente che dopo 20 anni di volontaria reclusione nell’autoanonimato (parafrasando Andrea Manges) si può continuare a spaccare i culi, a divertirsi e a far divertire (perché, personalmente, gran parte del segreto si nasconde in questa parola) senza farsi le pippe con tecnica, precisione e minchiate varie, ma mettendo sul palco una camionata della seconda parola proibita (a________e, le soluzioni a pag.37 del prossimo numero). Best review della serata:

Sono la cosa più simile ai primi due Ramones che io abbia mai sentito – cit. RT ex RB

Mi girano un po’ le palle per non averli cagati come avrebbero meritato prima del concerto, perché mi sarei divertito un sacco di più conoscendo di più i pezzi. Ma la speranza è che a questo punto tornino presto. Mal che vada come testimonial della gelateria più punkrock d’Italia.

Per Manges e Queers cosa si può dire? I primi sono l’unico gruppo italiano capace di crearsi quel tipo di seguito, e un motivo ci sarà, no? E se le prime esibizioni di Mayo alla chitarra mi avevano lasciato un po’ così, questa volta mi son piaciuti molto di più. E pure gli ho comprato il 7″ con gli Head. I secondi quando hanno voglia di suonare (mannaggia a due settimane prima all’Amigdala) sono la definizione esatta di quello che, per me, vuol dire punkrock. E lo sono da 30 anni, tra le altre cose.
Fortunatamente sabato di voglia ne avevano, oltre a dei pessimi occhiali da sole (Joe Queer) e una parrucca discutibile (Lurch). E chi se ne incula se Debra Jean l’han seccata più o meno dall’inizio alla fine. Non penso di aver abbassato il dito o smesso di cantare per un solo minuto, se non per schivare il genio che si è sfracellato a terra 3 volte rivisitando il concetto di stage diving.

Ehy Joe, do you remember San Francisco? - pic by Laura Donati

In entrambi i casi, 500 persone e 1000 All Star (secondo l’organizzazione, 13 secondo la questura) sotto il palco a cantare tutti i pezzi dall’inizio alla fine, a sudare tutti i 30 anni che in parecchi avevano sulle spalle, a chiederne ancora – di pezzi, non di anni – quando finisce e a commentare la buona riuscita del concerto (thumbs up per Otis Tours, quando ci vuole ci vuole) per l’intero viaggio di ritorno, mettendoci tutta la soddisfazione che l’umarell più accanito manifesterebbe di fronte alla costruzione del Ponte di Brooklyn:

Eh però, sono stati proprio bravi. Quando un lavoro è fatto bene, è fatto bene

* Fillmore. Cartello fuori che recita “Sabato 17 Sepultura Live @ Spazio4”. All’arrivo vediamo una volante della Finanza che parla con un po’ di gente sulle scale. “Si sono fermati qua davanti. Hanno letto il cartello e hanno chiesto se c’era un funerale.” #truestory

Ps: thanx a Danny e ai Secretions per il titolo del post