Sofia giù le mani

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8C’è una cosa che ho amato per anni di Sofia Coppola che per assurdo è diventata uno spettro nei suoi ultimi film che FANNO SCHIFO AL CAZZO (oh ecco così sono chiaro urbano e sintetico, anzi troppe lettere ho dedicato, troppe calorie per spingere i tasti anche), ovvero: ha scelto sempre canzoni fichissime per i suoi film.
Che poi vabbè Lost in Translation c’era Kevin Shields, i MBV, si chiudeva con Just like honey tra le lacrime di un’intera generazione che s’è fottuta l’anima a trovare STA CAZZO DI CHARLOTTE quando CHARLOTTE NON ESISTE NON C’E’ E SOPRATTUTTO BILL MURRAY NON SE LA BOMBA (ecco vedi la sintesi di cui sopra), ma ricordate tipo Marie Antoinette? Ecco lì il mondo scoprì i New Order solo dal trailer, anche la mia vicina di casa che forse come disco ha quello che regalavano con Panorama nel 89 tipo “I Beatles suonati dalla Motown” (disco fico comunque) ma SOLO QUELLO, insomma metteva canzoni fiche, la scena del ballo con Siouxsie, l’immaginario era verso quel post punk da una parte e da quella manfrina pop gaze che stringi stringi non vuol dire un cazzo se non melodie poppissime con feedback e caciare sottostanti, quasi un marchio di fabbrica della hipster culture le sue colonne sonore, quasi un bignami di un genere vero e proprio. Il genere “starebbe bene sui film della Coppola”.

I The Naked and Famous ringraziando IDDIO sui film della Coppola non sono stati mai messi, e speriamo continuino a non, vengono dalla Nuova Zelanda e sono quel genere di gruppo che se li sente chi ti sta sul cazzo non li ascolti, se li sente la figlia di Mazinga e ti capitano per caso dici “però carucci questi”. La canzone per inciso era Young Blood che è in un certo senso il manifesto del gruppo, di quel pop gaze caciarone con la voce che alla lontana ricorda le asperità di Fever Ray ma poi ritorna dentro a cantarci quella melodia tanto rassicurante che alla fine ci fa bene al cuore e insomma, Passive Me Aggressive You (disco di esordio) è un disco bellissimo, che ho consumato (tanto che il lettore mp3 ha cambiato il nome artista in “ACCANNA” e il nome dell’album “BASTA. PIETA'”) e imparato a memoria.
In Rolling Waves giuro che è un disco che ho aspettato st’anno ma allo stesso livello di Timberlake, Pearl Jam e Arcade Fire (probabilmente questo periodo mi farà perdere molti amici, ciao vi ho voluto bene) ed è un passo oltre PMAY, ovvero le canzoni sono ancora più tonde, più strappa mutande, tipo che se hai una mozzarella in carrozza davanti t’alzi sulla sedia e vai di pugno alzato (che è una cosa che fa molto flash mob non fatelo per favore non fatemi diventare un disonesto intellettuale che avalla questo genere di cose), una serie di canzoni che fanno il luridissimo dovere loro ovvero ti spingono ad incastrarti la melodia in testa e ti spingono un po’ nei territori danzerecci, un po’ un disco cafone, come quello che ti entra in casa per la prima volta e ti stupisce con la tranquillità con cui si mette seduto sul divano coi piedi sul tavolinetto. I The Naked and famous pensano poco alle conseguenze, starano parecchio degli stranimenti del precedente disco e giocano alto verso l’ascoltabilità estrema, che non è facile, anzi, se vuoi preservarti dal “troppo facile e scontato”. In Rolling Waves non lo è, ma è bello e lo canti tutto dal terzo ascolto (del resto Is This It che aveva vinto il premio mondiale lo imparavi dopo due, questo dopo tre è un buon risultato dai) con la ciliegina sulla torta, I Kill Giants, traccia manifesto del nuovo corso, ispirata alla graphic novel per me più bella della storia e dei tempi (per un discorso tristissimo che non rivelo perché farei una cattiveria a chi ancora non ha letto il libro), una roba che speriamo non senta mai Sofia Coppola. Sennò è la fine.

Speciale Graphic Novel

anyaAnya e il suo fantasma di Vera Sbregol (Bao Publishing)

è una storia piccola e delicata, Anya giocando si trova attaccata un fantasma di una ragazzina finita male anni prima. In un primo momento l’amicizia è forte e fruttifera, diciamo così, poi mano mano diventa sempre più creepy e pericolosa. Una graphic novel interessante che torna sui discorsi infanzia goth alla Coraline, per capirci, il tratto è bello vicino alle corde di Scott Pilgrim, la storia non dico già letta ma se avete esperienza del genere non troverete grandi sorprese.

armi di persuasioneArmi di persuasione di massa. Abbiamo i media che ci meritiamo di Brooke Gladstone, Josh Neufeld (Rizzoli Lizard)

Graphic journalism di altissimo livello, come le notizie sono manipolate e modificate dai media fin dall’alba dei tempi. Estremamente curato ed informativo è più un libro illustrato che una storia fatta di nuvole e disegni che però a modo loro piegano la storia a spiegare un significato profondo, ovvero che tutte le notizie hanno un secondo valore che non è quello della facciata proposta

auroreAurore di Enrique Fernández (Tunué)

Uno dei miei preferiti del mucchio, una storia antica commovente e da lacrimoni veri, una bambina alla ricerca dei suoi genitori partiti per trovare i motivi della minaccia al loro mondo. Ha molto delle favole che si raccontavano nei secoli passati, resa con un tratto impressionante e innovativo, una gioia per gli occhi assolutamente imperdibile

derivaAlla deriva di Brian L. O’Malley (Rizzoli Lizard)

Il ritorno dell’autore di Scott Pilgrim. Ho 38anni e forse dalle storie di formazione mi aspetto sempre tantissimo e il libro centra parzialmente l’obiettivo. Ovviamente alcune pagine mordono lo stomaco e fanno parecchio riflettere ma forse O’Malley è più vicino agli incontri con riflessi nerdistici e geek. Rimane una graphic novel per completisti

doomboyDoomboy di Tony Sandoval (Tunué)

Altro mio preferito del mucchio, forse IL. Un ragazzino che nell’anonimato cerca di scrivere la canzone perfetta death metal per la sua fidanzata ormai morta. Splendido, evocativo e commovente, una delle graphic novel migliori lette da tempo. Sandoval è un re, vero e proprio e dei sentimenti e del tratto, asciutto ed estremamente vicino all’atmosfera che si respira per tutta la storia. Da avere assolutamente.

haddon hallHaddon Hall. Quando David inventò Bowie di Nejib (Bao Publishing)

Amo da sempre Bowie e la graphic novel ne racconta la storia che lo rese quello che è oggi con la narrazione della casa che ospitò i suoi inizi. I disigni di Nejib sono incredibili e la narrazione va a disegnare il ritratto di un’epoca che coinvolge tutti i personaggi in questione (Bowie, Visconti i T-Rex etc) ed è un vero e proprio compendio di cosa successe in quegli anni, nella scena, e come David diventò Bowie. Una delle graphic novel veramente “arty” dell’anno

la bellaLa bella e gli orsi nani di Émile Bravo (Bao Publishing)

Dopo averlo letto ho riso mezzora. Librino che sembra una storia per bambini (e a suo modo lo è) non fosse altro che è una rilettura comica delle favole della nostra gioventù come Biancaneve, Cenerentola e la Bella Addormentata. Uno sguardo ironico, a tratti puramente comico ridicolizza un po’ tutti gli stilemi che hanno lasciato nel tempo quelle storie (la principessa la regina e il principe azzurro) rendendo protagonisti gli orsi, messi lì al posto dei nani. Dategli una sfogliata poi mi dite.

pierreIl piccolo Pierre. Storie disordinate di Corrado Mastantuono e Stefano Intini (Tunué)

è la storia di Pierre e del suo diavoletto custode (roscio cicciottello e col ciuffo) che lo mette spesso nei guai. Parte come un libro per ragazzi ma un adulto ci si ritrova tranquillamente, vuoi anche per lo spirito anarchico del diavoletto Pilar. Il tratto è molto Disneyano estremamente curato e ricco di particolari. A volte pensare di trovarsi di fronte a una storia banale e trovarsi di fronte una storia vera è una bellissima sorpresa.

sagasaga2Saga: 1-2 di Brian K. Vaughan e Fiona Staples (Bao Publishing)

Siamo dalle parti di graphic novel dell’anno, che succede se un uomo e una donna di due razze in guerra decidono di fare un figlio? un casino, ve lo dico io. Grandissima storia di fantascienza, di quelle che senza immagini è difficile da rendere, c’è dentro di tutto (politica, sesso, illegalità), Brian K Vaughn è uno che ha scritto Y per capirci (ed ha messo mano anche su Lost) e Fiona Staples per me è una sorpresa e di diritto una delle mie disegnatrici preferite. Se non lo leggete sono due le cose, o non amate la fantascienza o siete matti.

ikgI kill giants di Joe Kelly, Ken J. Niimura (Bao Publishing)

é uscito da anni, lo so, ed è probabilmente la mia graphic novel preferita. La storia è di una ragazza che nasconde un potere agli occhi di tutti, uccide mostri con un enorme martello che tiene nel suo taschino. Non posso andare oltre perché rivelerei e il senso della storia e il finale che rimane una delle cose più belle mai scritte. Il tratto è molto giapponese, anche se la lettura rimane quella occidentale. L’unico consiglio che posso darvi è uscire ed andare a comprarlo subito, da un po’ è disponibile anche con la cover variant di Zerocalcare