Let’s go Mets!

A baseball game is simply a nervous breakdown divided into nine innings.
Earl Wilson

Per quelli che si erano appassionati alla faccenda del baseball di cui avevo parlato a fine campionato MLB dell’anno scorso qui su JunkiePop, quest’anno è un buon anno per iniziare a tifare New York Mets. Diciamolo più sottovoce possibile, ma le cose vanno benone.

Ce la siamo vista brutta quando a inizio stagione c’è stata una partita contro i St. Louis Cardinals decisa al ventesimo inning dopo una straziante attesa Beckettiana in cui si è pregato al dio del diamante che qualcosa – *qualsiasi cosa* – accadesse. (Normalmente una partita dura nove innings, da cui il detto “no Mets fan is an atheist in the bottom of the ninth”.)

Dopo aver vinto 2-1 quella mostruosità lunga più di 6 ore, i Mets hanno battuto i Braves (odio numero tre, dopo gli Yankees e i Phillies), e sono pian piano arrivati primi in classifica nella East Division della National League per un breve periodo, con un parziale di 10 vittorie e 1 sconfitta, e soprattutto un ottimo spirito di squadra senza nefandezze e depressioni da perdenti totali. (Poi hanno giocato a Philadelphia e sono naturalmente ridiscesi al secondo posto – sempre buono, eh, non mi lamento, ma il primo era tutt’un altro effetto. Comunque c’è un modo per risolvere questo problema di Philadelphia, ve ne parlo un po’ più giù.)

Insomma, quest’anno si gioca. Non si vincerà niente, perché ormai ci siamo abituati, ma si corre, si lancia, si mandano in orbita parecchi pezzi di sughero e caucciù.

Dieci giorni fa il battitore/terza base David Wright ha piazzato il suo nome sotto a Babe Ruth, Joe DiMaggio e Lou Gehrig nella pagina di quelli che hanno colpito 1000 hits (nel giro di 868 partite, e con un totale di 143 homeruns).

Poi i Mets hanno comprato un prima base régazzino (classe 1987) che somiglia a Bruce Springsteen (e già è cosa buona e giusta); la cosa migliore è che si chiama Ike Davis e al suo esordio al piatto ha colpito un homerun, e allora tutti a dare un nuovo significato allo slogan della campagna elettorale di Eisenhower: “I like Ike”!

Chi gioca in prima base?

Giusto giusto Venerdì sera contro i San Francisco Giants, Ike ha fatto vedere tutto quel che vale con una presa acrobatica a bordo campo da togliere il fiato. Noi fan del baseball siamo gente romantica; mi piace pensare che fosse il suo regalo di compleanno alla leggenda (e veterano dei Mets a fine carriera) che è Willie Mays, che il 6 Maggio ha compiuto 79 anni – e lo chiamano ancora “Kid”.  E’ proprio quando giocava con i Giants (quando ancora erano i New York Giants, quelli di Underworld di DeLillo) che “The Say Hey Kid” ha inventato la presa impossibile, con un capolavoro che è diventato famoso nella storia come The Catch. Come a dire: this is it, *the* Catch.

Wille Mays - World Series 1954

"There have been only two geniuses in the world. Willie Mays and Willie Shakespeare." - Tallulah Bankhead

Col pessimismo cosmico che si impara a forza di tifare Mets, e per rimanere lucidi nel mezzo della Ike-mania, diciamo che magari il piccolo Davis non sarà la risposta alla vita, il baseball, ed ogni cosa, ma sarà davvero un caso che a volte porti il numero 42? E sarà un caso che se si legge 42 al contrario esce 24, il numero storico di Willie Mays? Gente superstiziosa, noi fan del baseball.

Nel frattempo, fuori da New York, la security dello stadio di  si difende dai fans dei Phillies con il taser (sarebbe da far presente come strategia di difesa alternativa quando i Phillies corrono troppo veloci in direzione del piatto, mentre la palla si dirige lentamente verso l’infinito e oltre…) La cosa fa un po’ stadio da calcio ed è brutta, ma per noi dei Mets è un po’ questione di mors tua vita mea: dal momento che sul diamante non riusciamo a batterli, metteremo in azione il piano B: a fried Phillies fan is a good Phillies fan.

Tra due settimane c’è il derby con gli Yankees. Fin qui tutto bene, fin qui tutto bene, fin qui tutto bene…