Il rebootone, parte uno.

Penso di aver fatto il mio solito errore qualche mese indietro (probabilmente un anno preciso fa, o poco ci manca): ho parlato troppo presto; ho sputato sangue sul reboot e ho puntato il dito contro chi ha gestito il teatrino dietro a questa operazione di retcon senza sapere cosa realmente ne sarebbe uscito. E’ colpa mia, avevo ancora i lividi di Back In Black del tessiragnatele e di un continuo susseguirsi di delusioni da parte di casa Marvel. Ho tacciato i capoccia del tavolo degli editori di esagerazione nelle scelte quando invece adesso mi trovo a sentirmi parte di un cambiamento, piccolo quanto lo si voglia ridurre, ma importante per qualcuno. Chiedo venia.

(parlo di quelli che ho letto)

Parte #1: i pipistrelli:

Detective Comics: togliersi il dente subito: questa potrebbe essere La serie DC da seguire a prescindere da quanto vi possano piacere i fumetti (anche The Dark Knight, ma non so quando uscirà e se mai lo farà qui in Italia). Subito il Joker per mettere proprio in chiaro che i villains hanno la mano buona con il poker e la faccia tosta di strapparsi il sorriso di dosso. In questa ultima frase c’è un spoiler enorme. Ottimo livello narrativo e una rosa di villains vecchi e nuovi che renderanno le storie delle bombe ad orologeria.

Batman: una storia di presentazione del pipistrello e delle altre figure che gli girano attorno, disegnate dallo stille più o meno apprezzabile di Greg Capullo. Scott Snyder lo reintroduce in uno scenario in cui ci mostra un primo cadavere – messaggio in codice con annessa fiammeggiante minaccia di morte, la polizia, un mistero che sa di fregatura e quindi le aspettative di avere dei gran ceffoni nei numeri a venire. C’è in egual parte sia Batman che Bruce Wayne nella veste di lussuoso imprenditore piacione.

Batman & Robin: Tomasi sceneggia una storia che parla di un cambiamento di abitudine all’interno della famiglia Wayne, Gleason la disegna cupa e il dinamico duo dialoga in un contesto di botte e di problematiche che vanno oltre al solo essere maestro ed alunno, per forza di cose. C’è la preoccupazione di Bruce e la spavalderia di Damian.

Nightwing: qui si tocca il concetto pieno di reboot. Dick Grayson era Batman come nell’universo prima di Flashpoint, se lo ricordano sia lui che Bruce, e ancora prima di essere quello era Robin, l’ex trapezista del circo che ha visto morire i suoi genitori proprio come il suo mentore con il mantello. Ritorna il fattore circo e chi lo ha vissuto assieme a Grayson. Detto così sembra un plot di una serie tv, in realtà è a mio parere un’ottimo punto zero da cui scrivere una serie di storie che focalizzino il trait d’union fra la dimensione storica degli avvenimenti del passato e i suoi pensieri così come connotazione alla componente ‘d’azione’.

Piccola postilla: la linea editoriale intrapresa mi sembra aver puntato ancora di più sull’introspezione e sulla non-azione intesa come flusso di pensieri. Scelta apprezzatissima.

Batman – The Dark Knight: Jenkins e Finch fanno fuochi d’artificio rossi come il sangue. La splash page dell’insurrezione dei villains ad Arkham è roba da intenditori, quasi un fermo immagine di un film che prosegue poi nelle quattro vignette sotto. Le chiacchiere sono molte meno e sembra esserci volontariamente l’idea di silenzio e di tutta la follia che scoppia al punto di far arrivare un personaggio, abbastanza inaspettato, nelle ultime pagine a minacciare il pipistrello. Si rimane un po’ a bocca aperta, ma è la magia della continuity.

Batgirl: Barbara Gordon non me la aspettavo, non pensavo di poterla vedere più camminare con un costume addosso (ma soprattutto camminare). La paura fa da padrona al numero #1 del suo personalissimo reboot, che dovrà dare diverse spiegazioni riguardo a come si è ripresa e come sia riuscita a tornare a deambulare. La massiccia dose di soliloqui conferma che le risposte pian piano arriveranno.

Batwoman: l’albo più, se davvero così si può dire, goth-oriented fra quelli che ho letto (ma non ho ancora avuto modo di mettere le mani su Justice League Dark, quindi questa spensierata opinione penso valga quanto quella del solito simpaticone che la mena con la storia che i fumetti son roba da ragazzini), o meglio dire, il paradiso delle splash pages e di una suddivisione delle vignette originale (ma non conoscendo approfonditamente il personaggio non so davvero quanto sia attendibile il mio parere).

Catwoman: Winick non lo conosco ma mi pare di notare che la ‘nuova’ Catwoman sia, per usare un termine che in realtà ha rotto il cazzo dalla seconda volta che qualcuno l’ha pronunciato, la femme fatale del lotto. È una storia di azione con crismi cinematografici, fatta di travestimenti, gatti e seduzione (non penso di spoilerare molto dicendo che già in questo numero 1 si fa dare una bella sgabanata da Batman – e non Bruce, proprio perchè per mantenere la sua identità segreta gli lascia la maschera addosso). Selina è consapevole delle sue capacità e le mette in atto per ripartire da zero, però non si capisce bene dove andrà la storia nei prossimi numeri. Problema irrilevante, è già di per sé una partenza d’impatto.