I cento, la piccola videoteca dei film culto – It’s kind of a funny story/5 giorni fuori

Quando 6 anni fa ho aperto questo blog l’ho immaginato come una roba trasversale. Che piano piano partisse dalla musica e prendesse un po’ tutto il resto, i fumetti, l’arte, lo sport il cinema.
In più mettendosi sull’onda di quello che non fosse prettamente “del momento” ma che in qualche modo avesse contribuito alla formazione di una cultura pop, nel senso di popolare sì, ma anche di rivoluzionario, controtendenza e soprattutto spiazzante.
I film in questo sono stati una parte fondamentale, pensavo che in qualche modo parlare di quei film (diciamo un centinaio, appuntamento di venerdì ogni due settimane più o meno) che hanno contribuito ad una formazione possa servire a farsi un’idea, a me, se faccio la cosa giusta, a voi, se frequentate o meno il posto sbagliato. Questo.

Il primo film di cui vorrei parlare, e che in qualche modo ha generato la voglia di scrivere una nuova rubrica del genere è anche l’ultimo visto ed è recente: It’s kind of a funny story.
La cosa bella dei film che leggerete è anche la cosa bella di questo film, la semplicità, certo, ci saranno anche capolavori mastodontici ma secondo me sono questi piccoli cult personali che generano le ossa di una persona.
It’s kind of a funny story è una commedia con un tema base atroce, la pazzia e il suicidio. é un film che respira Salinger e il suo senso di scoperta e di paura verso l’esterno, ed è un film che fa vedere cosa voglia dire a registi quotatissimi (uno su tutti Marc Webb) cosa si intenda per tavolozza di sentimenti e di commozione.
La trama è molto, molto semplice, un ragazzino di 16 anni entra in un reparto per paura di suicidarsi, sostanzialmente va in manicomio.
Ora, personalmente lo posso dire, 5 giorni non fanno una terapia, ma quello che regala un film così, è che sì, potrebbe bastare, e tra una comicità mai troppo calcata e un’autoindulgenza mai lacrimevole crea quella magia che era propria di lavori alla Capra.
Tutto è possibile, anche avere paura e respirare, e se si usano piccoli attori cult, di quelli che se li vedi in cartellone ti fanno volere entrare anche se del film sai poco o nulla (metti Galifianakis e la meravigliosa Emma Roberts) è la regia di Anna Boden (Half Nelson, qui al tempo vi ci facemmo due coglioni così) a cucire con colori comprensione ed angoscia un’intelaiatura leggera e allo stesso tempo potentissima. In più, rispetto al resto, la distinzione per l’utilizzo dell’elemento pop, del richiamo più o meno esplicito al musical (mentale) e alla canzone classicona inserita fuori contesto (o in pieno contesto per ossimoro), un po’ come quella My Sharona messa a buffo in quell’altro film là, di cui ovviamente parleremo.
Il classico film che ridi, piangi, vedi tutti i titoli di coda e lo rimetteresti da capo.
Insomma uno di quelli che diventano culto, e da subito.

Ps il film in Italia è uscito col nome 5 giorni fuori. Fate voi, neanche commento

Ah, la colonna sonora è dei Broken Social Scene.

Top Film 2011 – ale-bu

Fino a poco più di una settimana fa questa classifica sarebbe stata completamente diversa. Drive era saldamente ancorato al primo posto, apparentemente inscalzabile, e tutto il resto dopo. Poi però sono andato a vedere Miracolo a Le Havre, parcheggiando anche sul marciapiede come un Lapo Elkann qualsiasi. Io non parcheggio mai in divieto di sosta. Mai. Mi viene un’ansia insopportabile. Però ero in ritardissimo e alla fine ho fatto la “pazzia”. Beh, per farla breve il film è riuscito a farmi dimenticare per un’oretta e mezza il rischio di non trovare più la macchina una volta uscito. Questo vorrà dire qualcosa, o no? La sera dopo poi ho finalmente visto Senna (dopo aver letto n volte il post di byron). E mi sono tenuto il magone per 48 ore. Quindi ecco quello che risulta da questa piccola rivoluzione.

ps: non ho visto tante cose che son sicuro sarebbero entrate in classifica. Penso a Melancholia, Il ragazzo con la bicicletta e This must be the place, ad esempio. Ma il tempo è tiranno. E io mi sono anche comprato l’X-Box, per averne ancora meno.
pps: alla fine non ho preso neanche la multa. Miracolo. Non a Le Havre, bensì a Milano.

10 mi parevan poche, a 20 non ci arrivavo, quindi virtus stat in medio. come dice il saggio. ps: tanx a Tob Waylan per l'idea del template della classifica.

Se di Le Havre e Senna ho già detto, qui in fondo posso permettermi di giustificare la paraculata enorme della prima posizione. Io This is England l’ho visto la prima volta nel 2007, credo. E la stessa cosa avrebbe dovuto fare chiunque. Ma mentre cercavo di recuperare le puntate del neo-uscito TIE’88 mi sono ricordato che quei geni dei distributori italiani hanno deciso di farlo arrivare al cinema in Italia nel 2011. E l’occasione era troppo ghiotta. Semplicemente non potevo non mettere in classifica quello che è uno dei miei film preferiti di sempre. Uno da Top 5 della vita, per intenderci.

Per quando riguarda il resto…beh, Drive (ne parlano – e bene – Giorgio e TobWaylan qui e qui) resta comunque una perla, fatta di pochi dialoghi e tanti silenzi che parlano un sacco, con una colonna sonora che fa spavento. Il Grinta, a dispetto delle apparenze e del fatto che sia un remake, ha un’impronta dei Coen grande come una casa. E dalla scena dell’impiccagione, dopo circa 3 minuti, avevo già deciso che sarebbe entrato in classifica. Carnage dal canto suo non esce mai da un appartamento e riesce a non essere noioso. E Kate Winslet/Christoph Waltz  vs Jodie Foster/John C.Reilly 3-2 ai supplementari. Dopo che nel primo tempo erano in vantaggio di due gol e la partita pareva abbondantemente chiusa.

Scendendo in classifica (man mano che si prosegue, l’ordine lascia sempre più il tempo che trova), si incontrano semplicemente quei flm che appena finiti mi hanno strappato un “ancora, ancora, ancora!!”.  Ok, forse dopo The Tree of Life non ho urlato “ancora”, ma nemmeno “basta”, come quei dieci che hanno abbandonato il cinema smoccolando a proiezione in corso.

Due parole su It’s Kind of a Funny Story: in Italia credo sia uscito direttamente in DVD senza passare dal cinema, con un titolaccio tipo 5 giorni dentro. Però è proprio una bella storia. E tre su Paul: è vero, non è nemmeno paragonabile a Shaun of the Dead oppure Hot-Fuzz, ma se sullo schermo ci sono assieme Simon Pegg, Nick Frost e Jason Bateman io rido a prescindere. Pure se dovessero stare fermi immobili per due ore, semplicemente a mettersi le dita nel naso. Infine, per quanto riguarda X-Men: First Class, in un anno con così tanti film tratti da fumetti uno lo dovevo mettere per forza. E Thor e Green Lantern non erano alternative praticabili. In più qui c’è Mystica che si lava i denti come una teenager qualsiasi.

Sul modello di quanto fatto da Byron, per finire ritaglio una riga per la delusione dell’anno. Per me, senza mezzo dubbio l’ambito premio se lo prende Green Hornet. Voglio dire, Gondry+Seth Rogen+il ruolo che fu di Bruce Lee+una sceneggiatura che ha sostituito quella scartata di Kevin Smith che a leggere il fumetto era tutt’altro che male. Penso fosse lecito aspettarsi qualcosa di più di un Superbad un po’ moscio. Peccato.