quello che so di Oldboy

a me Spike Lee non dispiace. non corro al cinema a vedere i suoi ultimi film, in realtà da La 25esima Ora non ne ho visti altri, ma un po’ ci sono affezionato perché lo associo alla mia gioventù, cinematograficamente parlando, per motivi che non voglio investigare.
pensare agli anni ’90 mi fa stare scomodo sulla sedia.
purtroppo Lee è affezionato invece a quello che è il più grande cancro della storia del cinema americano di massa: LO SPIEGONE. e qui ce ne sono tanti, troppi.

te lo do io il promemoria

te lo do io il promemoria

sono andato a vedere questo nuovo Oldboy – che da ora per differenziarlo dall’originale chiamerò Newboy – senza troppe pretese, come immagino farà chiunque abbia visto il primo, quindi sono uscito dalla sala senza farmi brillare nel foyer.
in realtà, non avendo rivisto la pellicola originale da esattamente dieci anni, la sensazione a fine film non è stata così pessima come immaginavo. è un film di genere “d’oggi” che se non fosse stato il remake di un capolavoro, quale fu l’originale, si sarebbe retto (non sempre solidamente) sulle proprie gambe.
cambiando il titolo, e con una trovata diversa dalla parte iniziale della stanza, sarebbe rientrato tranquillamente nella categoria “film guardabili una volta, poi anche basta”.
invece il fardello del precedente, enorme, Oldboy sovrasta totalmente questo Newboy.
durante la visione di un remake, soprattutto di questa portata, è impossibile esimersi dal fare continui paragoni e in questo caso Chan-wook Park ne esce sempre a testa alta e col dito medio bene in vista.
il vecchio Oldboy è un film potente, con una metrica asciutta e ben calibrata, essenziale nei dialoghi – che non mirano a portarci per mano attraverso la storia – e nelle scene violente, dove lo spettatore viene colpito allo stomaco in quanto partecipe della distruzione fisica e mentale di Oh Dae-su, senza avere alcuna certezza di un finale a lieto fine.

per la serie: mancarone blog

per la serie: mancarone blog

Newboy invece parte subito con i famigerati spiegoni e introducendo elementi di critica sociale tanto cari a Lee quanto inutili nel contesto. La gigantesca bandiera americana che sventola sullo sfondo è ben visibile per tutti i suoi 104 minuti.
Il protagonista è il classico antieroe che si ripulisce dai suoi problemi di alcolismo e che tira dritto come un toro per salvare il suoi cari. nel farlo, lo stile è a tratti quello investigativo delle crime series di oggi che poco ha a che vedere con l’originale, ma tant’è.
il buon Richard Brody è convinto che questo remake sia migliore dell’originale, ma Brody a volte è convinto di cose che manco il regista si era immaginato. le recensioni del New Yorker le leggo comunque, ma a volte signora mia…
comunque, abbiamo anche LABBAMBINA (non più minorenne), altro elemento ormai quasi imprescindibile nel cinema statunitense d’assalto, che porta in secondo piano la vendetta personale, fulcro della pellicola precedente.
la figliola, ormai adulta, è una CROCEROSSINA. una figura ingombrante che funge a volte da coscienza parlante del Nostro, altre da spalla investigativa e quasi sempre da rompicoglioni.

ANCHE SE

ANCHE SE

c’è da dire che Brolin, a prescindere dai paragoni con il protagonista originale, ha una presenza scenica impressionante. si mangia tranquillamente tutto il cast, sia quando è impegnato a menare capocciate a vanvera, sia nelle scene meno movimentate.
noi comunque lo vogliamo ricordare così:

ebbene sì

ebbene sì

il tocco di classe di Lee è stato quello di risparmiarci “le scene di”.
ogni grande film è ricordato per una scena particolare. per fare un esempio, quando si parla della “scena dell’ascensore” non si può fare a meno di pensare a Drive.
per quanto riguarda Oldboy si parla della “scena del corridoio”, ma anche della “scena del polipo”. in Newboy la prima viene liquidata brevemente e la seconda non c’è.
detto questo, molte altre peculiarità dell’originale vengono stravolte aggiungendo anche elementi di modernità che lasciano il tempo che trovano.
a parte iPhone, Gmail, Google, le Torri Gemelle e Obama, l’azione diventa iper-violenta, troviamo il bullismo, gli stupri, personaggi neri piazzati completamente a caso e le scene dei ricordi che citano più Le Iene che quelle di Oldboy.
di Samuel L. Jackson non ne voglio nemmeno parlare.

NOT

NOT

del cattivone invece ne parlo brevissimamente. il villain è tale più che altro per l’accento inglese che per il carisma e tutta la parte finale ne risente.
a questo proposito, il finale non ve lo anticipo ma, se avete amato l’originale, questo vi lascerà abbastanza delusi anche se nell’economia generale del film risulta assolutamente in linea con tutto il resto.

ripeto, anche se da quello che ho scritto non sembra, è comunque un film godibile con delle sequenze visivamente niente male, ma dopo non andate a ripassarvi il caro vecchio Oldboy come ho fatto io perché la sensazione di aver buttato via soldi e tempo si farà sentire forte.

daje Oh Dae-su

Oh DAJE-su

Spikey: ABBIAMO CAPITO

Spikey: ABBIAMO CAPITO

BONUS: citazioni coi controcazzi

BONUS: citazioni coi controcazzi

“Ma quando escono i sub?” – Puntata #8: Ti a…mo, e chiedo per…dono!

Mentre l’estate avanza, i miei riferimenti musicali scivolano sempre più in un abisso di melma.

Ad ogni modo, ispirata da me stessa nel post precedente, ho deciso di stilare un’altra classifica, una classifica senza vergogna, una classifica che manifesti in toto che sono una disadattata, soprattutto a chi pensa
Uh, LOL, ma com’è sgarzola e simpatica! Sicuramente esagera!

No, amici. Non esagero. Sono così.

Avrei potuto scegliere una foto simpatica, invece ho scelto l'emblema del disagio giovanile: Annette. Qui sta cercando  di ammazzare il suo migliore amico.

Avrei potuto scegliere una foto simpatica, invece ho scelto l’emblema del disagio giovanile: Annette.
Qui sta cercando di ammazzare il suo migliore amico.

Non voglio dire di aver avuto problemi di socializzazione, ma in effetti qualche difficoltà minima l’ho incontrata.
Alle elementari ero ostracizzata dalle femminucce (eravamo tre in totale), che mi consideravano un maschio perché appunto giocavo sempre coi maschi.
Alle medie ero imbranata e priva di slanci negativi (mentre le ragazzine, oh, sì, sono cattive, lo sapete? Perfide, malvagie): le mie compagne si truccavano, si facevano blandamente palpeggiare, baciavano i ragazzi, e io al massimo correggevo i loro temi.
Al liceo mi sono normalizzata, diciamo, o forse ho avuto la fortuna di inserirmi in un ambiente tendenzialmente più simile a me, sta di fatto che boh, vabbè, poi all’improvviso mi guardavano anche se giravo in jeans a zampa e magliettina dell’adidas (vestita “da bimba raver” come diceva un mio ex), e mi guardavano anche se mi rasavo i capelli, insomma, avevo messo su un fisico adulto nonostante tutti i tentativi di rimanere serenamente amorfa.

Ma non divaghiamo.

Tutto questo serviva a spiegare che, fra le elementari e le medie, la mia vita sociale è stata molto ridotta. E, se la tua vita sociale è molto ridotta e d’estate al massimo vai alla piscina di quartiere o ti fai un mese in vacanza coi tuoi mentre i tuoi pochi amici ti dimenticano, quale miglior rimedio della TV?
Non storcete i nasini, non guardavo solo la TV. Leggevo, anche. O ascoltavo musica. Ma non fingerò di non aver guardato la tv, soprattutto da mezza-bambina, ed è ora di rivelare al mondo i miei Grandi Amori Televisivi.

Badate bene: ora non ne ho. Ora ho della sana ormonella televisiva, anche in serie merdose, tipo Grimm, o al limite dell’arresto, tipo Awkward, ma non è AMORE. Prima, lo è stato.

Mi piaci perché sei un ottimo attore e Grimm è la serie più bella del mondo.

Mi piaci perché sei un ottimo attore e Grimm è la serie più bella del mondo.

Quindi, dimentichiamo ogni pudore e tuffiamoci nei dolci ricordi di quegli ometti che – ammettiamolo – hanno fatto battere il cuore anche a voi.

10.  A.J. SIMON (Jameson Parker, Simon & Simon)

Gniff.

Gniff.

Simon & Simon era una serie su due fratelli investigatori privati. Uno era Rick (Gerald McRaney, più tardi visto anche in Agli Ordini Papà/Major Dad), lo scavezzacollo, l’altro era A.J., il bravo ragazzo.
Io, che sono sempre stata una conformista, in fondo, amavo il bravo ragazzo.

9.  JAMES “WILD BILL” HICKOK (Josh Brolin, I Ragazzi Della Prateria/Young Riders)

Okay, inizio a provare un po' di vergogna.

Okay, inizio a provare un po’ di vergogna.

I Ragazzi Della Prateria era una merda con base pseudo-storica che raccontava le gesta dei primi pony-express. Ovviamente io amavo quello che sarebbe finito ammazzato durante una partita di poker, tenendo stretta in mano la famosa “Mano Del Morto”: due assi e due otto, di fiori e picche. Questo l’ho imparato dalla tv. Evviva la cultura.

8. CHARLES (Scott Baio, Babysitter/Charles in charge)

Oh, beh.

Oh, beh.

No, se vi devo spiegare chi è Scott Baio me ne vado.

7. SBERLA (Dirk Benedict, A-Team)

Bad guy.

Bad guy.

Sebbene Murdock fosse indubbiamente più affascinante, era penalizzato da una scarsa capigliatura. Piccola Luce, allora, ripiegò su Sberla che, in barba alla fama di rubacuori, poi in realtà era davvero un romantico, no? Capite la tenerezza? Tipo che la Piccola Luce l’avrebbe SALVATO!

6. THOMAS MAGNUM (Tom Selleck, Magnum P.I.)

"Pronto, Luce? MA CHE CAZZO DICI? Lo sanno tutti che sono gay!"

“Pronto, Luce? MA CHE CAZZO DICI? Lo sanno tutti che sono gay!”

Io non sapevo che Tom Selleck fosse gay. Però era gay. Comunque me ne fregava ben poco, mi bastava guardare tutto quel pelo anni ’70 (per fortuna i miei gusti negli anni si sono affinati).
Rimane il fatto che Magnum è stato un simbolo di perizia e di cazzonaggine per maschi e femmine, faceva ridere, e io ho sempre amato gli uomini che mi facevano ridere.

5. POTSIE (Anson Williams, Happy Days)

E' carino, no?

E’ carino, no?

Ma come, direte voi, proprio il più sfigato?
Sì, va bene? Sì, il più sfigato! Quasi peggio di Ralph, che almeno fa ridere! O di Chuck, il fratello maggiore di Richie, che a un certo punto sparisce dalla serie e nessuno si chiede nemmeno perché!

4. ALEX P. KEATON (Michael J. Fox, Casa Keaton/Family Ties)

Quanta nostalgia.

Quanta nostalgia.

Su Casa Keaton, e più nello specifico su Michael J. Fox, spero di non dover dire nulla. Sta di fatto che solo a distanza di anni capii il potenziale del personaggio, lo yuppie figlio di fricchettoni, il ’68, gli anni ’80, il boom, e così via. Lui comunque era adorabile.

Spero siate pronti ora per l’apice dell’imbarazzo, la top 3.
Se non ve la sentite, le uscite di sicurezza sono lì, lì e lì.

3. SAMUEL BECKETT (Scott Bakula, In viaggio nel tempo/Quantum Leap)

Lo so, fa rime equivoche.

Lo so, fa rime equivoche.

Spero per voi che abbiate visto almeno una volta almeno una puntata di Quantum Leap. La RAI lo trasmise a merda nei primi anni ’90 (credo che, la prima volta che fu trasmesso, si siano fermati alla quarta stagione, omettendo la quinta), e di recente dovrebbe essere uscito il cofanetto (una confezione orrenda dal prezzo stratosferico).
Se non avete mai visto nemmeno una puntata, vi dirò solo
Viaggi nel tempo, fisica quantistica, aggiustare le vite altrui, tanto amore, tanto dolore, immensi rimpianti
Sapete di poterlo recuperare. Recuperatelo.

2. JONATHAN CHASE ( Simon MacCorkindale, Manimal)

Biondissimo.

Biondissimo.

Se avete rimosso Manimal, vi capisco. Una sola stagione di otto episodi (anche se io ne ricordo miliardi, chissà com’è) che floppò in maniera spaventosa, in patria (era anche il diretto avversario in fascia di Dallas, fate voi). In Europa invece piacque, ma vabbè, accontentiamoci di otto episodi d’amore.
Jonathan Chase scopre di aver ereditato dal padre la possibilità di trasformarsi in animale, lui dice in qualunque animale, ma io me ne ricordo tipo tre: falco, serpente e pantera.
Più del naso appuntito, del sorriso sbieco, dell’impeccabile eleganza, la cosa che mi fece innamorare del dottor Chase fu… l’orrore.
Mi spiego: le scene di trasformazione erano fatte alla vecchia maniera, non c’era nulla di digitale, il che le rendeva spaventosissime e irresistibili allo stesso tempo. Rimanevo a fissare con la faccia del BLEAH per poi desiderare un fidanzato che mi portasse a spasso trasformato in pantera.

1. NICK RYDER (Joe Penny, Riptide)

Mi rendo conto solo ora di aver passato la prima adolescenza ad amare attori palesemente gay. Se non è l'apice dell'autosabotaggio, nulla lo è.

Mi rendo conto solo ora di aver passato la prima adolescenza ad amare attori palesemente gay. Se non è l’apice dell’autosabotaggio, nulla lo è.

Sì, lo confesso. Amavo Nick. Lo amo ancora adesso, se proprio devo essere sincera. Con quei capelli intagliati nel tek, gli occhioni azzurri e le rughine ai lati della bocca. Tipo che se mi portate Nick Ryder qui, adesso, metto la varechina nella cena di mio marito e fuggo.
Riptide era una serie investigativa classica deliziosa. Soprattutto aveva, come elemento aggiuntivo (oltre all’elicottero), il genio dei computer, Murray, che era ovviamente un cesso inguardabile e non sapeva dare i pugni. L’ultimo elemento era un altro Village People, cioè Perry King nei panni di Cody Allen, baffone machissimo di pelo rossiccio.  Nulla di nuovo, eh, ma godibile.

Ne approfitto per ultimare lo svergognamento: amai profondamente Nick (ricordate: si ama il personaggio, MAI l’attore!) nella puntata in cui i suoi ex compagni di scuola saltano in aria su una barca. Nick piange. Fa proprio i goccioloni. Occhioni blu+Goccioloni=Luce che ce crede.
Mi convinsi che si era commosso davvero, e lo amai, e anche ora che so che stava ovviamente recitando lo amo, e lo amerò per sempre.

Se siete arrivati fin qui e avete quindi percorso la mia personalissima Hall Of Shame, vi ringrazio di cuore, e vi invito (soprattutto se maschi, così non ci accapigliamo) a condividere con me i vostri incolpevoli, imbecilli amori televisivi.

 

———————— EDIT

Come supponevo, questo post è stato un’esca irresistibile per il nostro cuoricionissimo GiorgioP, il quale ha già promesso una risposta al maschile… stay tuned! :D