Tu che hai i ritagli – Il punto del campionato

Qualche tempo fa ero a Roma alla stazione Termini, tornavo a casa.
Incontrai un amico, il tenutario di questo blog.
In pochi minuti, davanti a due caffè, snocciolammo una serie di argomenti, un po’ calcistici un po’ no.
Abbiamo deciso di fare una cosa simile, senza i caffè e in maniera epistolare.

Queste sono chiacchiere da bar: le odiamo, le critichiamo e non vogliamo ascoltarle a meno di farle direttamente noi.

GiorgioP – Tu che hai i ritagli e di calcio ne sai e ricordi. Una cosa brutta come il campionato 2011-2012 te la ricordi? Una volta dicevano che il poco spettacolo era colpa del tatticismo esasperato, ora direi di una serie di nozze coi fichi secchi che levati. A volte anche senza fichi.
Schachner – Forse così brutto non lo ricordo. Però posso immaginare che vedere il Pisa primo in classifica nell’82 non deve essere stata una bella esperienza. E pensare che ogni anno Carlo d’Inghilterra ordina proprio dalle parti di Pisa una fornitura di fichi secchi…

G – Partiamo dall’italianismo puro, Mazzarri. Che dice che chi gioca contro di lui é più italianista di lui. Insomma glielo fanno apposta a non voler perdere
S – E’ esattamente come hai scritto: gli fanno un dispetto. Lui è uno dei pochi livornesi antipatici, somiglia ad Al bano, ha montature di occhiali in voga proprio nel 1982. Deve aver sofferto più di tutti, da livornese, quando il Pisa era primo.

G – Io resto convinto che quella squadra lì, il Napoli, invece di comprarne nove di medio livello se ne comprava tre di alto (Pirlo, Vucinic e Barzagli) lo scudetto se lo giocava veramente. E magari con un allenatore che responsabilizzasse più la squadra anziché parlare di avversari, arbitri, vento, mal di pancia dopo ogni sconfitta.
S – Secondo me il presidente – che, per rimanere in tema con il mister, è uno dei più antipatici del braccio di Orione – c’ha anche provato prendere dei big. Credo che Vucinic abbia rifiutato la destinazione, ad esempio. E’ difficile convincere giocatori di livello che una squadra con il Leone di Cellino San Marco in panchina possa vincere uno scudetto. Ricordi quando è stato presentato Gokhan Inler? Nascosto dentro una testa da leone. Vedi che torna tutto.
Mazzarri, purtroppo per lui, fa difficoltà a perdere, e accettare le sconfitte è l’unico modo per vincere. E’ questo l’unico limite del Napoli, a mio parere. Sarei davvero curioso di ascoltare cosa dice ai suoi giocatori il martedì mattina dopo aver perso.
Secondo me prende la parola il capitano, Cannavaro, e gli chiede qualcosa in napoletano incompresibile, e Mazzarri risponde “Gino, Gino, è stato Gino”.

G – Del resto è un po’ l’alfiere del modello simpatia che ispirano gli allenatori delle maggiori squadre di serie A. Il meno inquadrabile di tutti secondo me è Conte. Un egocentrico che pretende di essere al centro del progetto Juve (e non viceversa) ha praticamente fatto fuori mezza squadra (Matri, Krasic, Quagliarella) e da stratega ha fatto l’impensabile, assicurarsi che tutto passi per Pirlo. La boccetta dell’acqua santa e il segno della croce io lo leggo come “Dio te prego fa che non mi si fa male”.
S – Conte è ancora un mistero. Parla a bassa voce, ammette errori, sviste arbitrali, racconta l’autotrapianto di capelli. Però bacia una boccetta di acquasanta prima delle partite, e a Siena si è spinto fino ai santini. Sembra un po’ inseguire il Trap, almeno come superstizioni. Tecnicamente è una scommessa, una di quelle che puoi vincere solo sbancando. I giocatori che non rientrano nei suoi piani valgono montagne di soldi, e nel caso la stagione juventina dovesse finire di nuovo senza coppe ci sarebbero ancora gravi perdite causate dalla svalutazione di chi hai citato e si accomoda in panchina ogni settimana. Dirò questa eresia: a me Pirlo non è mai piaciuto, troppo compassato.

G – Neanche io ho avuto questa passione, però gioca (statistiche alla mano) 100 palloni a partita, ed è ovvio che, come si dice, “in terra di ciechi beato chi c’ha un occhio”. Il fatto è che la Juve avrebbe pure qualità, ma in tribuna e in panchina. Naturale che in mezzo a Pepe, Giaccherini, Marchisio (un altro esempio tutto italiano di “eterno qualcosa e mai niente, al dunque”) Vidal faccia la figura di Rivera. Detto questo, dopo sei partite vedere Vucinic con l’astrazione dell’ex tifoso fa ridere. Non ci volevano credere quando dicevamo “sì, ok… il cigno del Montenegro ma se non gioca col Manchester United ci sarà un perchè”.
S – Credo ci siano due modi per affrontare questo sport: essere bravi o essere vincenti. Ogni tanto si vedono giocatori che rientrano in entrambe le categorie – Iniesta, per esempio -, ogni tanto se ne vedono altri che rientrano solo nella prima e non alzano mai coppe ma sono idolatrati dai propri tifosi – come Totti -, altre volte se ne vedono alcuni che non entusiasmano nessun tifoso, non parlano, corrono, non vengono mai citati e hanno coppe nascoste negli scatoloni in cantina nella casa al mare – come Hargreaves.
Vucinic gioca con Giaccherini e Pepe. O forse Giaccherini e Pepe giocano con Vucinic.
In Italia sono rimasti solo i giocatori bravi, quelli che vincono sono da altre parti

G – Che poi “giocatori bravi”. Qui arriva in nazionale Mauri per 4 partite giocate bene di fila. Anzi, vado in controtendenza a quello che ho detto io. La Lazio ha vinto il derby quando ha messo in campo la qualità (Mauri e Matuzalem) meritando il risultato. Per carità. Quanto gli ci vuole a far capire a Reja che al gioco del calcio se uno ha i piedi buoni, tendenzialmente, e se non è cotto, metterlo in campo è sempre meglio di non metterlo? Ritorniamo un po’ all’idea di Mazzarri di poco fa. Dici che l’ha capita? O basta che ha Klose e l’obiettivo unico rimarrà buttare la palla in area di rigore “con ogni mezzo necessario” come diceva Malcolm X?
S – Penso che in Italia ci siano giocatori bravi e che manchi tantissimo la mentalità. La mentalità la forma chi allena e motiva.
Ad esempio Guidolin è un allenatore che trasforma la mentalità dei giocatori, e lo prova il fatto che, spesso, quando quei giocatori vanno via da lui tornano nell’oblio.
Come dicevo, o si vince con tecnica e mentalità o solo con mentalità. Solo la tecnica non vince mai e per mentalità non intendo catenaccio.
Quando studi per diventare allenatore, approcci il calcio in maniera statistica e matematica.
E’ statisticamente più probabile che vinca la squadra che non tiene la palla piuttosto che chi fa possesso.
Per vincere tenendo la palla bisogna ridurre fino allo zero il possesso altrui. Questo è un rischio che vuole correre solo chi ha tenuto la palla tra i piedi sapendolo fare, chi c’ha i ritagli, per intenderci. Non è un discorso universale – ben inteso – ma si avvicina molto all’intero del percento.
Mourinho, che non è un calciatore, è stato uno dei migliori interpreti del calcio di rimessa, fatto sulla mentalità, portando le punte a difendere.
Liedholm, che è stato un grandissimo calciatore, nello scudetto della Roma ha imposto il proprio possesso palla a tutte le squadre avversarie.
Da qualche parte ho l’edizione del lunedì del Corriere dello Sport del giorno dopo il secondo scudetto romanista. Non andavano di moda le statistiche ma c’erano i tabellini di tutte le partite e, tra le altre cose, il possesso palla. Quella Roma vinceva tenendo la palla più degli altri e difendendo tenendo la palla. Se nessuno sbagliava, finiva zero a zero. Appena gli avversari sbagliavano, la Roma ne approfittava perchè teneva sempre la palla.
Così ha fatto il Barcelona con Guardiola, così fece con Crujiff, così sta provando Luis Enrique con la nuova Roma. E’ un sistema che può convincere solo chi ha tenuto la palla tra i piedi con sapienza. In Italia abbiamo gridato al miracolo con Mourinho, che ha presentato uno dei peggiori sistemi di gioco scudettati da quando esiste il calcio nella penisola. Eppure l’essenza del calcio dovrebbe risiedere nella vittoria con gioco.
Quindi sì, l’obiettivo unico rimarrà sempre difendere, dare la palla a qualcuno in area di rigore, magari a Klose, e sperare.
E i meno peggio hanno un quarto d’ora per entrare, far sperare, toccarla tre volte, far vincere

G – Che poi ricorderei che Mou ha vinto di rimessa, ma oltre tre punte schierava un trequartista, una mezzala pura come Stankovic e un terzino come Maicon. Neanche il Foggia di Zeman con Stroppa o Shalimov… Mourinho è andato via perchè per andare avanti quella squadra doveva cambiarne 9/11, no?
S – Esattamente. Moratti è stato improvvisamente colto dalla sindrome del Tyrannosaurus Rex ed è improvvisamente diventato incapace di raggiungere le tasche della giacca e dei pantaloni. Mourinho ha sempre avuto la grande capacità di mettere le mani nei portafogli dei presidenti e quindi non si son più trovati. Per la fortuna del concetto di redistribuzione, il braccino di Moratti ha riportato l’Inter ai fasti di Lucescu (non ce ne vogliano i tifosi nerazzurri). Sono convinto che senza cambiare giocatori sarebbe stato necessario cambiare il modo di utilizzarli, e non aver avuto pazienza con Gasperini è stato l’errore decisivo della stagione.

G – Pazienza. La parola giusta di noi romanisti che nelle situazioni più impensate dimostriamo di averne e a carrettate. Sarà che abbiamo visto Zeman, Eriksson, Spalletti ma tutti crediamo a Luis Enrique, non diventeremo come il Barcellona ma giochiamo a pallone.
Oh senti, io te lo dico (e so che forse la pensi come me). Io non scommetto mai, ma 15 euro sullo scudetto ce li ho messi su. Per chiudere, sono matto?
S – E’ stranissimo poter dire ‘pazienza’ a Roma. Sono arrivati gli americani e non fanno altro che dimostrare ogni giorno come si fa sport in maniera seria e non per gioco, come invece insiste la maggior parte dei presidenti italiani. Si stanno abituando anche i romanisti. Non sarà mai il Barcelona ma è possibile diventare un simil-Arsenal. E loro, ogni tanto, a casa portano qualcosa…
La Roma ha le stesse possibilità di un gruppo folto. Inutile far finta.
Non sei matto. E’ meglio investire 15 euro sulla Roma scudettata che comprare Bot a scadenza annuale.

G – Chiusura finale, Ibra e Cassano sono depressi e non gli va più. Il primo ha Raiola dietro, il secondo?
S – Il secondo ha un problema di egomania. E’ il Billy Corgan di Cerignola.