Questione di Luck

è complicato stare dietro alle serie tv, é complicato e ci vuole tempo (oddio, se uno non guarda la televisione e la programmazione fossilizzata negli anni 80 – come approccio culturale – il tempo c’é).
Luck é la complicazione nella complicazione.
– inserisci qua attimo di suspance –
Perché in effetti a chi potrebbe fregare un cazzo di una serie che parla di ippica?
Questa non é una frase qualunquista, questa é mia, l’ho detta io, come penso milioni di altri, e un po’ me ne dolgo.
Poi uno va a vedere.
Allora. Primo episodio diretto da Dio sceso in terra, Michael Mann, presente quando per esagerare si dice “quello potrebbe cantare le pagine gialle” ecco, d’ora in poi si potrà dire “quello potrebbe girare anche le corse dei cavalli.
Secondo poi. Prodotta e interpretata da Dustin Hoffman. Sì direte voi, Hoffman fa anche la pubblicità sulle Marche. Sì diró io, un Hoffman così non si vedeva da boh. Neanche ne ho idea.
Terzo poi, la serie in sé, il mondo dell’ippica, che se ci pensi é fatto da allibratori, fantini, allenatori, faccendieri, malfattori, cavalli, e insomma, una serie corale, come Treme per dirne una, in cui la storia principale é fatta da tanti satelliti, tanti racconti di microumanità che levati.
Quarto poi. Nick Nolte. Voi merdacce avete visto Warrior? No? Cazzi vostri. Il vecchiaccio in quattro puntate tira fuori il cuore dal petto per presenza debordante e voce strascicata, ruvida come la carta vetrata, e la sua storia da perdente o non vincente.
Quinto poi. HBO che produce. E voi siete stati più tempo con lei che con il vostro/a partner, ve l’assicuro.
Detto questo. Parla di ippica.
Peró secondo me se gli buttate un occhio non sbagliate

ps e poi appena ti giri un attimo (tolta la sigla) tirano fuori i Massive Attack che è una bellezza