Di tempi duri. Con amici

Il rock è una cosa semplice: parti prendi 3 amici entri in un garage e suoni.
Il punk è ancora più semplice:  parti prendi 3 amici entri in un garage e suoni 4 accordi e neanche tanto bene.
è il punk, parafrasando l’Al Pacino di Any given sunday che però diceva (è il football).
I Social Distortion sono questo, quattro accordi, una ritmica semplice, e tanto tantissimo cuore, come solo lo può avere un personaggio come Mike Ness.
Uno che se parla di galera lo fa a ragion veduta, mica essendo laureato ad Harvard.
è questo il motivo del mio amore per le storie del punk e del rockabilly, la loro semplicità, la loro inconcludenza e la loro ripetitiva svolta verso lo sfascio e le storie andate male. Questo è semplice.
Questo è il motivo per cui dalla prima volta che sentii i Social Distortion (circa vent’anni fa) il loro precorrere e rincorrermi li ho semore valutati come qualcosa di differente, una storia a sè in tante storie a sè. Un po’ strettamente e limitatamente perchè posso tranquillamente dire che Hard Times and Nursey Rhymes è un titolo e un disco che dice un po’ tutto, come poche altre cose sanno fare e che quando ti dà un cazzotto in petto gira dentro il pugno e fa male, per poi accorgersi quando viene tolto che quegli amici sono sempre lì, e che si sia cresciuti o meno conta fino a un certo punto.