NYC Ballads #14

NYB14

Strani ricordi in quella nervosa notte a Las Vegas.
Ma sono passati cinque anni? Sei? Sembra una vita, quel genere di apice che non tornerà mai più.
San Francisco e la metà degli anni sessanta erano un posto speciale e un momento speciale di cui fare parte. Ma nessuna spiegazione, nessuna miscela di parole musica ricordi poteva toccare la consapevolezza di essere stato là, vivo, in quell’angolo di tempo e di mondo. Qualunque cosa significasse.
C’era follia in ogni direzione, ad ogni ora, potevi sprizzare scintille dovunque, c’era una fantastica universale sensazione che qualunque cosa facessimo fosse giusta, che stessimo vincendo. E quello, credo, era il nostro appiglio – quel senso d’inevitabile vittoria sulle forze del vecchio e del male. Non in senso violento o cattivo; non ne avevamo bisogno. La nostra energia avrebbe semplicemente prevalso. Avevamo tutto lo slancio; cavalcavamo la cresta di un’altissima e meravigliosa onda. E ora, meno di cinque anni dopo, potevi andare su una ripida collina di Las Vegas e guardare a ovest, e con il tipo giusto di occhi, potevi quasi vedere il segno dell’acqua alta – quel punto dove l’onda alla fine si è infranta, ed è tornata indietro.
[…]
Ciò che Leary si è portato via con sé è l’illusione di un intero stile di vita che lui stesso aveva contribuito a creare, una generazione di storpi permanenti, ricercatori falliti, che non ha mai capito la vecchia essenziale falsità mistica della cultura dell’acido: la disperata supposizione che qualcuno, o almeno qualche forza, custodisse la luce alla fine del tunnel.

Johnny Depp, Paura e Delirio a Las Vegas

NYC Ballads #13

NYB13

Quand’io ero ragazzino, a East Harlem, gli italiani dicevano: “Gli spagnoli non vanno a est di Park Avenue”. I negri dicevano: “Niente Portorico a ovest della 5a Strada”. Questo ci lasciava pochissimo spazio per manovrare, se uno voleva andare a Central Park per vedere i laghetti erano cazzi suoi. Allora che fai, ci vai lo stesso, no? Un giorno, tra la 106esima e Central Park, vicino al laghetto, vengo sorpreso da questo gruppo di negri, loro mi circondano e io mi sento ribollire il sangue e tiro fuori il coltello e dico: “Coraggio, chi vuol farsi sotto?” e loro: “No, amico. Tu adesso finisci stecchito!”. Mi tirano fuori una pistola, di quelle fatte in casa con un gancio che va indietro e fa detonare il proiettile. Ping! Ti prende in testa e hai appena finito di campare. Quella è stata l’ultima volta che mi è successo perché da allora ho portato anch’io la pistola. Qualcuno è caduto, certo, non è una cosa che tu decidi un giorno e resta così, no? E solo che fai quello che devi fare per sopravvivere come puoi, capisci? E tu così, diventi quello che sei.

Al Pacino, Carlito’s Way

NYC Ballads #12

NYB12

Una nazione è fatta delle sue leggi. Una nazione non è fatta della sua condizione del momento. Se i principi morali di un individuo si adattano alle situazioni, l’individuo è privo di principi morali. Se le leggi di una nazione si adattano alle situazioni, quella nazione è priva di leggi, e presto smetterà di essere una nazione.

William Gibson, Spook Country