La parabola di Noel e il fratello scemo

Voi non sapete quanto sia difficile scrivere di qualcuno che adorate in maniera asettica, credibile e poco tifosa.
O forse lo sapete e fate finta di niente o non ci fate la chiosa di apertura di un discorso.
Voi non sapete quanto sia difficile per me in tal senso parlare di Noel Gallagher.
Sì perché alla fine parliamo del chitarrista e principale compositore di un gruppo che, pur non cambiando le sorti del mondo, pur essendo un gruppo di allegrissime e pomposissime teste di minchia, è uno di quelli “sempre presenti etc etc”.
Voglio dire, un po’ come una nonna, un vicino di casa. C’è lo vedi, lo saluti, noti se ha cambiato pettinatura, senti se scazza, noti se fa una spesa diversa.
Così insomma, senza sembrare uno stalker perché con i gruppi uno si limita a comprare un cd, vedere i video, andare a un concerto. Sempre stalkeraggio ma con più discrezione, mascherata dalla massa.
Succede che questi due grandissimi coglioni (Noel e il fratello scemo) abbiano pianificato in grandissimo stile lo scioglimento degli Oasis (che poi oh, se avete voglia di credere a Liam che usa la chitarra tipo Thor col martello fate, a me fa ridere molto) farsi i cazzi propri (avendo già i pezzi pronti) per 3-4 anni e tornare con una reunion che ha dello scontato tipo “Ancelotti sulla panchina della Roma”. Prima o poi. O forse mai tanto che già Liam ha iniziato a parlare di 2015 a cui Noel ha risposto con un succosissimo e poco fraintendibile “inculati te e tre quarti della palazzina tua”.
Fatto é che il fratello scemo tira fuori un disco che senza mezzi termini (perché le cose bisogna chiamarle col proprio nome almeno su un blog) é una MERDA. E parlo dei Beady Eye. L’unico difetto é che gli vanno dietro Archer e Bell ma oh, anche loro avranno il mutuo e le rate della macchina da pagare.
Noel si prende il suo tempo, lascia al fratello scemo la prima mossa e prima dice che farebbe il turnista con qualcuno, poi che il City st’anno spacca i culi e poi tira fuori un singolo: una cover spietatissima di je sò pazzo e celeste nostalgia a nome Noel Gallagher e gli uccelli che volano alto.
Fa un po’ ridere a noi che siamo cresciuti con la doppia cassetta di Sanremo anni 80 e che non sai perché ma appena senti un intro strilli “JE SO PAZZO!” pur detestando Pino Daniele e tutta la pletora del folk funk napoletano, ma oh, é una canzone e di quelle che solo in 3 minuti e qualcosa fanno esclamare “ecco perché il fratello scemo é l’altro”.
Il disco alla fine é una serie di b-sides (su per giù) degli Oasis o meglio di canzoni che ha scritto Noel nell’ultimo periodo negli Oasis, quella roba che nel sound era stata la variante forse vitale per la (r)esistenza del gruppo. Mucky Fingers, the importance of being (che a sua volta era una cover de l’italiano di Cutugno), get off your high horse e via dicendo. Insomma se c’erano canzoni differenti che non skippavi negli ultimi tre dischi era perché vuoi perché ora usa la roba buona, vuoi per le doppie cassette di cui sopra, Noel ci aveva messo mano.
Roba che, per dire, il fratello scemo non scriverebbe neanche dopo tre trapianti di cervello.
La prima cosa che ho pensato del disco é stata “all killers no fillers” e gliel’ho detto al mio amico Carlo in macchina qualche settimana fa. Poi ho visto che kekko ha scritto la stessa cosa su bastonate e ho pensato che prima degli Slayer qualche doppia cassetta l’avesse anche lui.
Detto ció un disco che non ha riempitivi, con titoli presi dal premaster ma da un grandissimo senso di compiutezza. E l’ha fatto con la sinistra mentre con l’altra cercava foto di Mancini da mettersi come sfondo al pc.
Ecco la grandezza di Noel Gallagher. Ecco perché a sto punto terminano qui le discussioni su chi dobbiamo ringraziare per almeno l’ultimo lustro di Oasis. Forse pure il resto va.

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