La Teoria Scuffet

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Chi è Giorgio Grasso?
Se lo pensaste in inglese, invertendo nome e cognome, suonerebbe come “Who’s Fat George?“, che ha tutta un’altra musicalità. Non è importante sapere chi sia Giorgio Grasso, in realtà. Molto più utile è concentrarsi sul fatto che il suo nome avrebbe un peso diverso in un’altra lingua.
Fat George potrebbe essere un chitarrista blues di Memphis, sulle 280 libbre di peso vivo, che suona da seduto una Gretsch del ’62; o un boss in gessato della Mafia italo-americana, fat perché ricco e non in sovrappeso; o magari un pugile, non necessariamente black e con la mano pesante.
E’ fondamentale soffermarsi su questo punto, perché Giorgio Grasso è convinto che molto, tanto, nell’ottenimento di un determinato successo dipenda dal nome, di battesimo o scelto come pseudonimo.
Giorgio Grasso, che ha passato gli enta, negli anni si è soffermato più volte su questa teoria dei nomi e ne ha raccolto esempi su esempi in un condensato di autoironia e follia pura.
Ciò non depone necessariamente a suo sfavore – fate un po’ voi – ma la summa delle sue elucubrazioni merita di essere letta tutta d’un fiato, sia con spirito fortemente scettico sia con la sorpresa di chi ha appena scoperto una nuova teoria illuminante.
Dallo sport al cinema, dalle imprese alla musica: questo è il “Teorema del Delirio” di Giorgio Grasso  (@MontecristoPage su Twitter).
E se vi sembra siano tutte fandonie, ricordate sempre il compianto Angelo Infanti: “Lo senti come appoggia bene? Manuel… Fantoni”.
La “Teoria Scuffet” – così l’ha chiamata – è lunga circa 7 pagine, così è stata caricata qui per chi voglia avventurarsi nella sua lettura integrale.

Per i pigri, questo è uno scampolo della sezione “brand”.

[…]Passiamo al settore alimentare citando la Kraft e la Knorr – ditemi se non vi è mai capitato di associarle, almeno negli anni ’90 – passando poi ai i sottaceti  Ponti che condividono le 5 lettere con quelli Saclà, e arrivando fino alla pasta Barilla e la Buitoni, 7 lettere (stesso discorso nel settore della pasta anche per Voiello e De Cecco. Da segnalare la Beretta e la Galbani, spose perfette: una leader dei formaggi e l’altra degli insaccati. L’olio d’oliva della Carapelli si può associare alla Bertolli, una lettera in meno per quest’ultima ma nomi davvero simili soprattutto nelle finali. Quattro lettere per le aziende Pago e Yoga, una austriaca e l’altra italiana, note produttrici di succhi di frutta, e nomi di diversa lunghezza ma molto simili invece per quanto riguarda Pernigotti e Perugina, aziende leader della produzione di cioccolato entrambe con il “per” iniziale, che si ripresenta, preceduto dalla “s” anche nella Sperlari.

Se vi siete incuriositi, qui c’è il resto del delirio.
Solo una nota: non vi nascondo che, da grande detrattore di questa teoria, io mi aspetti una lunga serie di confutazioni. Quindi ogni condivisione è ben vista. Da me. Da Giorgio Grasso forse meno.