Piovono pietre, da un cielo di cotone.

Questa è la mia storia in riflessione al concerto diventato mitico, per una certa nicchia, dei Fine Before You Came a Lido Adriano. Gli eventi si svolgono prima, durante e dopo esso.
Un po’ per dire ‘io c’ero’ e come sempre farmi una bella sporta di cazzi miei e condividerli con chi passa di qua e se li legge fra insulti mnemonici o bestemmie a rullo di tamburi.

Me la ricordo come fosse ieri quella serata. Ero tornato dall’ufficio dove lavoro durante la stagione estiva tutto gasato con in mente ancora il loro concerto di presentazione del disco al Leonkavallo, quando ero salito in macchina con il mio amico inglese, una bolognese, due rodigini ed un carico di tabacco non indifferente. Per il live marittimo invece, come spesso capita ancora, sono partito con la fiat multipla – già citata nel post sui concerto dei Dashboard Confessional a Milano – per i fatti miei, con Cultivation Of Ease e lo split con gli As A Commodore a palla. Non potevo fumare mentre guidavo perchè mio babbo si sarebbe incazzati di brutto, ma è ovvio che l’ho fatto comunque.
Alle 21.40 circa mi trovo a girare intorno ad una rotatoria, cliché dell’urbanistica ravennate, senza sapere dove andare. Effettivamente non mi ero reso conto che non sapessi minimamente dove fosse la piazza principale di Lido Adriano fino a quel momento. C’ero stato solo una volta prima di quella sera ed era per delle commissioni di lavoro un paio di anni prima.
Cerco un viso giovane per chiedere qualche informazione ma trovo solo stranieri (le parole sempre di mio babbo: ‘occhio che Lido Adriano è malfamata’) ed anziani. Per puro culo becco una giovane coppia passeggino munita che mi indica dove andare e dove parcheggiare.

Arrivo in loco poco dopo e mi trovo davanti ad una situazione a metà fra il metafisico e la fantascienza: c’è una mostra cinofila a fianco del palco, dentro ad una specie di parchetto; a pochi metri di distanza una giostra per bambini e una mezzaluna di sedie occupate da anziani.
Non capivo ma come Nanni Moretti me lo spiegavo e continuavo a non capirlo/non volerlo capire. La lampadina è apparsa quando mi sono deciso di andare a fare due passi in spiaggia. Idea brillante per un cazzo: è stato un tripudio di ricordi ed epifanie al chiaro di luna. Volevo chiamare qualcuno ma ero senza soldi nel cellulare. M’era presa malissimo ed era forse il mood migliore per godersi appieno il concerto dei Fine Before You Came.

Decido di muovermi e tornare sulla terra asfaltata. Incontro finalmente qualche viso conosciuto, faccio conoscenza con un paio di persone che ultimamente vedo più dei miei genitori e ho modo di vedere le espressioni dei volti di Jacopo Lietti e compagnia bella quando si sono affacciati a vedere il pubblico. Paura e vergogna in quel momento si sono uniti come nemmeno la prima volta che vedi una donna nuda. Quell’ilare momento mi aveva fatto scordare di tutto il moccolo triste accumulato sulla sabbia.

Il concerto inizia – trascurabile ‘esibizione’ di due francesi in bmx – e la situazione era precisamente questa:

Il bambino che chiede dov’è era indubbiamente un fan dei Jets To Brazil, lo si vedeva da lontano.

Io, che in tutto questo avevo finito le ultime cinque sigarette in mezzora passata a fissare il mare, mi sentivo forse peggio di loro. Però armati di coraggio e professionalità sono saliti sul palco e terrorizzati hanno accordato chitarre eccetera. Mi sono posizionato a fianco del palco, ancora fermo dall’esibizione funambola dei ciclisti, così ogni tanto lanciavo un’occhiata ai cani che pascolavano al guinzaglio.

La battua di Jacopo per noi ragazzi giovani che ci piace la musica giovane è rimasta nella storia.

Hanno suonato il disco tutto di filato, con i singhiozzi e i tempi dispari. Jacopo si è sparato le pose e ha fatto le capriole per esorcizzare tutto l’imbarazzo. Sfortuna è il disco italiano più figo degli ultimi 5 anni e suona un sacco Pornography dei Cure alle mie orecchie, lo dico ogni volta che lo riascolto.
Poi finiscono con il sorriso di chi ce l’ha fatta ed un molestissimo ragazzo sovrappeso milanese ha iniziato a dare di matto e straparlare. Secondo me era pure visibilmente complessato nella sua omosessualità latente, con quell’odioso accento e la [R] che se n’è andata ai tempi dei Power Rangers alle quattro su Mediaset.

Ho comprato la maglietta e fatto chiacchiere un po’ con tutti i presenti (eravamo davvero pochi) bla bla bla. C’è chi s’è fatto serata sullo skate e chi a prendere per il culo il sopracitato lombardo. Dopo poco me ne sono andato via con la mia sei posti in direzione Venezia per fermarmi ai miei tristi e tristissimi Lidi Ferraresi, in un locale della movida a impezzare una che ora è finita nei militari.

Qualche mese dopo li avrei rivisti al Velvet a Rimini in buona compagnia. Era tutto completamente diverso, anzi, ero io completamente diverso: felice e sereno? Forse sì; in quel momento di sicuro.
Ora il Lietti su Rumore di Gennaio ha affermato che a mesi uscirà il nuovo disco e io sono terrorizzato. Sfortuna mi ha cullato e sussurrato inaspettate e perfette parole che ora hanno assunto nuovi connotati. Ascoltarlo oggi è, per citare i Funeral For A Friend, ‘Same old songs in a brand new stereo’.