Perché Treme mi mancherà un casino

Ecco, lo sapevo. Va sempre così. Parto scettica, parto critica, e poi mi innamoro. Mi è successo SEMPRE, con l’eccezione del giorno in cui ho conosciuto mio marito (mi sono innamorata subito, anche se lui si lamenta perché dice che ci ho messo “almeno due ore”) . Niente, all’inizio avevo detto:

“eh ma figurati se potrà mai spaccare quanto The Wire
“eh ma dice Amico di New Orleans che hanno fatto grossolanità nella timeline degli eventi e che c’è tanto da criticare per quanto riguarda l’autenticità della rappresentazione della città”
“eh ma che palle questo stile di montaggio dove non fanno mai andare avanti una storia senza interromperla per inserirne un’altra solo perché fa più manuale di cinema del primo anno/aspirazioni marxiste”
“eh ma sti intermezzi musicali sono lunghissimi”
“eh ma sti intermezzi musicali sono cortissimi”
“eh ma il personaggio di Steve Zahn non si regge”
“eh ma il beignet chissà com’è indigesto”
“eh ma Big Chief rispetto a Lester Freamon ha lo spessore di un cartonato”
“eh ma ormai sull’uragano Katrina c’è già il documentario di Spike Lee”

Non mi rimangio niente. Eppure, cazzo, domani c’è l’ultima puntata della serie finale di Treme, e ho questo magone, questa sensazione di non può finire qui, cazzo. E invece finisce Treme, con una quarta stagione accorciata che segue una prima intrigante, una seconda frustrante, una terza immensa. E già lo so che mi mancherà un casino.

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Mi mancherà la musica di Treme, che ha collezionato una colonna sonora perfetta dall’inizio alla fine, senza dubbio la migliore mai sentita in una serie televisiva. La musica che è cultura, la musica che non c’è bisogno di spiegare. La musica che porta le gente per strada tutte le sante domeniche, la musica apparentemente allegra ai funerali e quella serissima nei bar dove si affoga la tristezza. La musica che di New Orleans è la storia. La musica che a New Orleans è corpo – tessuto connettivo che si rigenera, tessuto che si strappa e sanguina – un corpo che continuamente muore e risorge, si immola e ritorna a vivere. La musica che “viene da dove viene”, non quella che viene da dove la metti.

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Mi mancheranno i personaggi di Treme. Personaggi le cui vite si intersecano in maniere inaspettate e non forzate, con lo stesso principio di caotica casualità della vita – quel modo che hanno certe esperienze di assumere un senso solo quando le guardi a ritroso. Personaggi profondamente fallati. Personaggi completamente falliti. Personaggi coi quali comunque è un piacere passare del tempo. Mi sono affezionata a tutti, mi mancheranno da morire tutti. Ma più di tutti Big Chief Albert Lambreaux (che con quell’andare un po’ storto e quell’orgoglio cocciuto mi ricorda mio nonno) e LaDonna (che si chiama così perché è La Donna per eccellenza). Mi manca già Creighton Burnette, da un bel pezzo. Mi mancano quelli che sono eccezioni alla regola. E la regola in Treme è quello stronzo proverbio giapponese: sette volte cadi, otto volte ti rialzerai.

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Mi mancherà soprattutto questo modus operandi di scrivere una storia collettiva e contemporanea che ha David Simon, che in Treme ha messo non solo la giusta rabbia della Storia, ma anche il piacere e il profondo dolore della vita a servizio di questa narrativa sgangherata. The Wire aveva una tale perfezione strutturale che dava alla serie un portentoso potere morale, una coesione estrema e bisognosa di pazienza e acume da parte dello spettatore. Come The Wire, Treme è una serie che non ha mai imboccato lo spettatore con spiegoni e paternali inutili, ma si è anche data il tempo e lo spazio per vivere le emozioni insieme ai suoi personaggi. The Wire ti ferisce dicendo che, alla fine, tu, bianco di classe media che guardi HBO e i cofanetti delle serie americane, la gente come Avon Barksdale e Stringer Bell e Jimmy McNulty non la frequenti e non ne sai niente. Treme invece ti ferisce dicendo che alla fine di gente come Antoine Batiste e Jeanette Desautel e Davis McAlary ne conosci a palate: sono tutti i tuoi amici, sarebbero tutti i tuoi amici se la tua città fosse stata sommersa da un diluvio universale. La gente di Treme la sai.

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Mi mancherà tutto di Treme, perché è stato più di un ciclone, una massa d’aria organizzata in musica e parole, una serie di corpi e suoni, un’irresistibile energia centripeta che si avvita su se stessa e si ammassa fino a creare una città, un mondo, un’arca di Noè. Treme è diventata per me come una zattera su cui stiamo tutti quanti, in qualche equilibrio precario tra ambizioni e paure, fallimenti e gioie, in preda ai rovesci atmosferici e ai grandi errori di sistema. Ancora capaci, nonostante tutto, e non si sa bene perché, di restare a galla.

(Zoppeus è una parola bellissima)

Caro Gesù, quando nella preghierina di Natale ti avevo chiesto di sterminare dal mondo i medical drama non pensavo mi avresti preso alla lettera.

Caro Gesù, devo dirti grazie, perché due su tre non è una brutta media, ma caro Gesù, vai dall’oculista perché hai lisciato clamorosamente Grey’s Anatomy.

Invece hai preso lo zoppo, che di suo correva più piano degli altri, e sai? Non mi par bello accanirsi così proprio su quello con l’handicap giacché tutti lo stavano già lasciando di loro spontanea volontà, dal frontone di Olivia Wilde a Lisa Edelstein che è andata a infilarsi nel cast di The Good Wife (ma prima di loro Jennifer Morrison era scappata da Once Upon a Time e Kal Penn si era fatto suicidare). Era anche bello pensare che House (nel senso del dottore) sarebbe finito da solo a giocare a palletta mentre via via gli sceneggiatori avrebbero trovato il modo per sfilargli da sotto personaggi e relativi interpreti.

Dico quello che pensano tutti, caro Gesù, quando ti dico che tutto sommato, anche se la serie è progressivamente diventata di un brutto inguardabile, ero ancora affezionata a quello zoppeus. Era nel mio orizzonte sentimental-catodico, come il dottor Spock, metà del cast di Un Medico tra gli Orsi, Charlie Crews di Life e forse l’agente Scully. In altre parole, era diventato di famiglia.

So che tu quelle cose tipo Lazzaro, alzati e cammina le hai fatto solo con, beh, Lazzaro, ma c’è possibilità che tu riconsideri la tua decisione, caro Gesù?
Non per altro: ma il cast di Grey’s Anatomy è davvero troppo affollato e meriterebbe una sfoltita. E poi pensa a Hugh Laurie: con la crisi che c’è, e la faccia che ha, mi dici come fa a trovare un altro lavoro, adesso?

Bravi stronzi

Domenica la NBC ha trasmesso alla chetichella, in un giorno che non era quello del palinsesto originale, le ultime due puntate di Prime Suspect. Bravi stronzi.

Che fossero le ultime puntate è una specie di segreto di Pulcinella, perché lo sappiamo tutti da quel dì che il telefilm è stato cancellato, anche se non esiste un comunicato stampa ufficiale: in compenso però sono scomparsi tutti i materiali per i giornalisti dal sito NBC Media Village, che deve essere l’equivalente per il mondo della tv di quando Beyoncé canta “to the left, to the left, everything you own in the box to the left”.

Non è che voglia difendere a forza un telefilm dalla qualità altalenante, ma quando si parla di NBC (vi rimando in fondo al post per un breve riassuntino) ci vedo rosso.

Poi sinceramente trovo demenziale stoppare la produzione quando ormai la qualità della scrittura stava decollando, forse pure grazie alla decisione di liberarsi della zavorra “siamo il remake americano di Prime Suspect con Helen Mirren”, che a ben vedere a questo Prime Suspect non aveva portato altro che rogne e scarogne. Già dopo quattro o cinque episodi c’era stato, anzi, uno scollamento abbastanza netto tra versione americana e originale inglese, e la forbice era andata allargandosi nelle settimane successive.

Andando con ordine, ufficialmente il nuovo P.S. era il remake del primo ma:
a) le protagoniste non hanno lo stesso nome
b) né la stessa età
c) una è alcolizzata grave, quella americana invece sta cercando di smettere di fumare e forse le riesce pure (la cosa non viene più citata da un certo punto in avanti)
d) una è una stronza, l’altra semplicemente un po’ sulla difensiva
e) la stronza di cui sopra al massimo ammette i suoi problemi e va dagli alcoolisti anonimi, la difensiva nel tempo fa emergere il suo senso materno/pucciosità estrema e diventa praticamente come Babbi l’Orsetto
f) sempre la stronza odia ed è odiata dai colleghi tutti maschi; Babbi l’Orsetto fa la sostenuta ma segretamente vorrebbe essere accettata nel loro clubbone
g) Maria Bello ha una spalla fenomenale che nell’originale manca ed è un fedora che Dame Helen Mirren non avrebbe indossato mai. Ma mai mai. Un cappello in testa a Helen? Ma levete. Basta l’accessorio moda a squalificare l’intera “operazione remake”: e questi di NBC invece ci costruiscono un’intera campagna marketing, con tanto di gallerie (viste con questi occhi ma dimentico dove) “Trova un cappello mejo a Jane Timoney”. E bravi stronzi (bis).

Insomma, stringendo: ma remake di che cosa?

Che poi dovreste essere informati del fatto che il sostituto di Prime Suspect ha un rating che per averlo così basso P.S. almeno ci ha messo dieci settimane. Trattasi di serie nata da The Firm, nel senso del film con Tom Cruise, nel senso del libro di John Grisham, e nel senso che è peggio di un remake: è un sequel. Solo che NBC l’ha comprata a scatola chiusa, completa di ventidue episodi, e avendo già speso quei soldi probabilmente la propinerà tipo mangime alle oche da ingrasso. E bravi stronzi (ter).

Piccole cose che mi mancheranno di questa serie, comunque (a parte il fedora di Timoney):
– il tocco: ogni puntata aveva una frase famosa scritta a gessetto su una lavagna del distretto, opera del tenente cui piace leggere e fare il filosofo con i sottoposti. Non mi ricordo se c’era in originale, dubito fortemente: che qualcuno la salvi!
– il sottocast di meravigliosi caratteristi, compreso l’ensemble di poliziotti minchioni Brìan F. O’ Byrne, Damon Gupton, Kirk Acevedo, Tim Griffin ed Elizabeth Rodriguez: che qualcuno salvi pure loro (e possibilmente regali un ruolo da protagonista a Tim Griffin)!
– delle bellissime riprese di New York: aeree o elicotteree che fossero, sospetto siano opera di un service perché le ho viste tali e quali in A Gifted Man. Ma service o no, sono di una magnificenza e di una poesia che sembra di giocare a Death From Above in Call Of Duty: Modern Warfare.

In tutto questo, Prime Suspect è stato comprato da La 7. Uhm.
Non sarà come la Rai che acquisisce il remake cancellato di Charlie’s Angels, ma è abbastanza da farmi dire “e bravi stronzi” per la quarta volta.

Il quale E bravi stronzi volendo può trasformarsi in una formula da recitare come un Ora pro nobis quando si sgrana la lista tristissima dei prodotti di qualità cancellati e molto rimpianti (ma non dal Pavone, ingrati che mettono in pausa pure Community. tsé), da noi. Da NOI. Ecco dunque un pensiero per:

– Kings (e bravi stronzi)
– Studio 60 on the Sunset Strip (e bravi stronzi)
– Mercy (e bravi stronzi)
– Life (e bravi stronzi)
– Day One (e bravi stronzi)
– Freaks and Geeks (e bravi stronzi)
– Friday Night Lights (e bravi stronzi)
– Free Agents (e bravi stronzi)
– The Event (e bravi stronzi)
– Journeyman (e bravi stronzi)
– – …Heroes? (vabbé, sono aperta a una serena valutazione del caso)