Le dieci canzoni degli anni 90 (secondo me) – ale-bu 4/5

Prima erano i pezzi che ascoltavo negli anni ’90. Dopo le canzoni più belle degli anni ’90. Poi ancora le canzoni degli anni ’90 a cui sono più legato anche se le ho scoperte dopo gli anni ’90. Quindi non ci ho capito più niente di come dovevo farlo, ho tagliato la testa al toro e ho scelto così come veniva tra tutti i miei CD, vinili e MP3. Che sono tanti, visto che ancora oggi la musica di quel decennio la fa da padrona nella mia libreria. Però le cassette non le ho guardate, quindi sicuramente avrò mancato qualcosa.

In ogni caso, i miei ’90 sono cominciati nel ’94. Il prima nemmeno lo considero. Visto da fuori ero il ragazzino di paese che la mamma metteva sul pullman per andare a scuola vestito come Garrone del Libro Cuore. E che di nascosto si infilava non so perché un cappellino con la scritta “Nigga With Attitude”. Poi “Do you have the time” e tutto è cambiato. A partire da quel cappello chiuso in un cassetto assieme al sogno della Grande Etiopia e della beatificazione di Hailé Sélassié e alle le carte di Magic – successivamente vendute ad un compagno di scuola in cambio della focaccia a merenda. Per quanto riguarda il mio aspetto, comunque, ripensando ad una certa giacca di velluto, alla sciarpa “della Jamaica” (negli anni ’90 si diceva così) lunga fino ai piedi e ai capelli lavati col sapone di marsiglia, non è che la rivoluzione del ’94 sia stata poi ‘sto upgrade. Forse mia mamma non aveva tutti i torti.

Memories apart (che non so nemmeno se si possa tradurre davvero con ricordi a parte, ma suonava bene), ho fatto una faticaccia a ridurre la lista a soli 10 pezzi. Ogni volta che pensavo di averla chiusa, ne aggiungevo 3 e toglievo 2. Anche per i meno avvezzi alla matematica dovrebbe risultare evidente come la metodologia applicata presentasse delle lacune. Ad un certo punto ho dovuto quindi chiudere gli ingressi e invitare la sicurezza ad accompagnare fuori alcune canzoni che si sarebbero stra-meritate di stare qui dentro. Le ultime escluse sono state Feel the Pain e Boxcar. Spero di non aver barato citandole.

Visto lo sforzo, non mi sogno nemmeno di dare un ordine ragionato alla lista. Già è stata dura così. Per cui sempre viva il caro “prima i più vecchi”.

R.E.M. – Find the River [1992]

Automatic for the People credo sia il disco che ho ascoltato più volte. In assoluto, intendo. E ogni volta che arrivo in fondo ancora oggi metto il repeat sull’ultimo pezzo per canticchiarlo sottovoce. Dico sottovoce perché sono stonato come una campana, non per atmosfera. Però cazzo, vi ho visti 4 volte dal vivo, almeno una volta potevate suonarla.

Green Day – Basket Case [1994]

Ogni didascalia sarebbe superflua. I miei anni ’90 sono finiti sottosopra qui, guardando questo video. E anche quelli di Mino Reitano.

Pearl Jam – Daughter [1994]

Tutto quello che ho messo in questa lista me lo sono portato dietro. Nel senso che continuo ad ascoltarlo, come fossero dischi comprati 10 giorni fa. Però lo spazio che uno ha disposizione non è infinito, come disse il mio 486SX dopo l’ennesima installazione di un punta&clicca della LucasArts, e giocoforza qualcosa si è costretti a lasciare indietro, ad abbandonare lungo la strada. Ecco, io i Pearl Jam saranno 10 anni che li ho abbandonati. Però mi ricordo che ai tempi Vs. era una piccola e piacevole droga. E Daughter la usavo per tappare qualsiasi buco delle cassette da 90.

Sottopressione – Climamorfosi [1994]

“L’odore della lana bagnata dalla pioggia”. Il primo disco dei Sottopressione è uscito 18 anni fa. E ad oggi, per me, questo resta uno dei più bei testi HC mai scritti.

Weezer – The World Has Turned And Left Me Here [1994]

Un mio compagno di liceo, nerd parecchio prima che diventasse cool, mi aveva fatto scoprire il video di Buddy Holly nascosto nel CD di installazione di Win 95. L’avrò guardato 8000 volte. Poi ho comprato il Blue Album. E quando sono arrivato alla terza traccia mi è caduta la mascella.

The Muffs – Sad Tomorrow [1995]

A metà degli anni ’90 volevo sposare Kim Shattuck. Ma sposarla per davvero. Principalmente a causa di questo video, di questo pezzo e di Lori Meyers dei NOFX.
PS: Kim, se dovessi leggere queste righe, non è che io abbia cambiato idea, anzi. Nel caso chiamami che ci organizziamo. Sono quello che in Spagna 3 anni fa ti ha detto 30 o 40 volte “We came from Italy to see you”.
PPS: Courtney Love chiiiiii?

The Queers – Punk Rock Girls [1996]

Nel suo piccolo, una chiave di volta della mia formazione (a)socio/culturale. Con Don’t Back Down (disco) ho scoperto che il “punkrock” (accezione latissima del termine) esisteva al di là di quei 4 grupponi visti in TV, e che avrei potuto sacrificare il 90% di una faticosissima vita sociale andando a vedere gruppi-fichi-pur-senza-video-su-Videomusic su per giù 2 o 3 volte alla settimana. I Queers da allora li avrò visti una decina di volte, l’ultima due mesi fa. Per cui grazie Joe King, you made my life much easier. E hai scritto una chicca di disco.

Smashing Pumpkins – 1979 [1996]

In macchina. Di notte. Nel 2007. Tornando da un concerto dei Chixdiggit a Torino. Tu guidi, gli altri 3 dormono. Ma dormono dormono. A Novara parte 1979. 6 occhi si aprono, restano aperti più o meno 4 minuti e mezzo, si richiudono. Una delle voci assonate commenta: “Gran pezzo”. Eh già, gran pezzo. [versione solo leggermente romanzata di un fatto realmente accaduto. E mi sono autocensurato per non citare la leggenda di Billy Corgan – Jamie Lawson di Super Vicky]

NOFX – The Decline [1999]

All’inizio avevo scelto Linoleum. Mi sembrava la scelta più ovvia. Poi però mi sono ricordato che The Decline è uscito nel ’99 e l’ho comprato praticamente subito, convinto che sarebbe stato il disco di addio dei NOFX. E del sorriso da ebete stampato in faccia per 18 minuti e 19 secondi, cercando di capire perché non potevo passare alla traccia 2 del disco.

The Get Up Kids – Valentine [1999]

Ormai gli anni ’90 erano quasi finiti. Le cose stavano come stavano e potevi cominciare a pensare a quelli che sarebbero stati inopinatamente definiti “questi cazzo di anni zero”. Poi esce un disco che ribalta parecchie delle carte in tavola, capace di farti sognare di oltrepassare a piedi pari la soglia del ridicolo cantando a squarciagola “You’ll be mine” ad una Valentine qualsiasi. Che poi magari si chiamava pure Silvia o Barbara e ti volevo vedere poi a sistemare la rima.

Ecco fatto. So che non ci sarebbe bisogno di giustificazioni. In fondo, una lista è una lista, e chi può sindacare sul fatto che sia corretta, completa o chissà che altro? Però una piccola postilla la devo fare. Quantomeno a me stesso. Lo so bene che non ci sono né Ramones né Descendents. È che nella mia testa sono due gruppi degli anni ’80. In ogni caso avrei scelto Poison Heart e When I Get Old. Ecco. Ora mi sento più in pace.

Un’ultimissima cosa, questa volta davvero. Non varrebbe, però una fuori classifica mi permetto di metterla. Perché è una cosa a parte, e ci tenevo un po’. Alla fine mica ho firmato un regolamento. Al massimo mi tengo i 4 punti di penalizzazione e le due giornate a porte chiuse per la prossima stagione.

Gambe di Burro – Fuochi Pirotecnici [1998]

Gli anni ’90 per me sono stati anche e soprattutto “i gruppi dei miei amici”. Sono stati la scusa per cui ci siamo conosciuti, per cui abbiamo cominciato ad uscire assieme, per cui avvicinandoci ai “20 anni dopo” continuiamo a vederci più o meno tutte le sere, ad andare ai concerti assieme e a scrivere SMS tipo “ma dove sei? tutto bene? perché non sei qua? sei un paccaro!” a chi per una volta, per un aperitivo della domenica sera, ha semplicemente di meglio da fare. Avrei potuto sceglierne una qualsiasi, tra tanti gruppi e tantissimi pezzi. Ma alla fine ho scelto questa.

Ps: quasi mi dimenticavo. Ecco le altre top 10 di Junkiepop.

Tema: “La mia collezione di dischi”. Svolgimento:

Dopo aver letto il pezzo di Kekko su Bastonate, ho subito gridato ANCHE IO! Ed ecco quindi la storia d’amore tra me e i dischini.

Ciao a tutti, mi chiamo Lenny e ho un problema. Sono un collezionista e sono ossessivo compulsivo in maniera, a volte, preoccupante. Ho cominciato da bambino aspettando che tutti i mercoledì mia madre mi portasse la dose settimanale di Topolino, per poi passare, alle medie, a Dylan Dog, a Videogirl Ai e all’ondata manga della seconda ora fino alle calzamaglie di Marvel e Image, al fumetto d’autore e un sacco d’altra roba che ancora mi porto dietro. Questa cosa dell’accumulare credo di averla nel dna, mia madre è una donna vecchio stampo, di quelle che non buttano mai via niente e mia nonna era come lei. Negli Stati Uniti ci chiamerebbero Hoarders. Con i dischi ho cominciato facendomi regalare Big Ones degli Aerosmith in cd, per inaugurare lo stereo nuovo. Credo di averlo ancora da qualche parte, il disco non lo stereo, quello non ha resistito ai traslochi e alla vita da fuorisede. Invece i primi album che ricordo d’aver comprato di tasca mia, ad una svendita in un negozio che noleggiava dischi, quando ancora non era illegale farlo, sono stati Troublegum dei Therapy?, The Bends dei Radiohead e Disintegration dei Cure. Nemmeno io so perchè li presi, probabilmente erano cose che ascoltavano i miei cugini e io non volevo essere da meno. Fatto sta che tutto è cominciato lì (e ancora li ascolto). Poi è arrivato Dookie e la risacca dell’ondata punk di metà ’90. Offspring, NOFX, Pennywise, Vandals e tutta quella roba, i capelli decolorati, le creste, le sbronze, le braghe larghe, i primi veri concerti. I pellegrinaggi alla bancarella del Cattaruzza alla fiera di Senigallia e da Zabrieskie Point, il sabato, dai quali non si tornava mai a casa senza almeno un disco nuovo da ascoltare, passare su cassettina e far girare come una canna tra gli amici fino a consumarlo. La scoperta che i vinili non erano solo quelli di Battisti e degli Eagles dei miei genitori, la scoperta dei Gorilla Biscuits, dei Sottopressione e dei Growing Concern, delle distro, gli ordini online a Rudy degli Indigesti e a For the Kids del Paso che vendeva i cd a 16.000 lire. A casa mia c’era più traffico, tra pacchi di dischi e fumetti, delle poste centrali. Come se non bastasse è arrivato il peer to peer e, dagli mp3 ultracompressi a 128kbps che potevi scaricarti come sampler dai siti delle etichette, si è passati a scaricare gli album. Soulseek è stata la svolta e ho cominciato ad accumulare cartelle di file e cd e dvd masterizzati, zeppi di file pure loro. Una mattina è persino arrivata la polizia postale a sequestrarmi tutto, ma a parte qualche mese di stallo, appena son riuscito a rimetter le grinfie su un pc, sono ripartito come niente fosse. Ancora penso a qual dvd zeppo di album Black Metal e a quanto sarebbe stato bello vedere la faccia del brigadiere addetto al controllo del materiale. Immagine che probabilmente è successa solo nella mia testa.  Sono uno di quelli che una manciata di anni fa s’è riscoperto fanatico del vinile e ha smesso di comprare cd. Invece del Billy ho un Expedit, che sembra fatto apposta, coi suoi cubi, e li ho messi lì. Un vinile colorato gatefold con la copertina serigrafata in 100 copie mi provoca un’erezione istantanea. Le edizioni limitate, anche di dischi che ascoltiamo solo io, i componenti della band e probabilmente i loro parenti, mi fan correre a cambiare le mutande. E lo so che è da poverini. Faccio la spesa all’altromercato e tutte quelle robe lì, cerco, per quanto possibile, di evitare di comprarmi cazzate inutili ma fammi vedere un doppio vinile black/marble splatter da 180g e non capisco più niente. Niente. Zero. Dimmi che è in 100 copie e ti do in cambio mia sorella. In uno dei miei film preferiti (se volete apro una parentesi anche sui film, che non compro se la locandina stampata su dvd o bd non mi soddisfa esteticamente) c’è una battuta che fa più o meno così “Le cose che possiedi alla fine ti possiedono”. Io di questa frase sono l’emblema. Ho comprato un disco anche prima di mettermi a scrivere questo pezzo, Old Pride dei Pianos become the Teeth, rosso trasparente in 200 copie. Sono anche uno di quei disperati, e questo lo so bene che è roba da pazzi, che i vinili non li ascolta per paura di rovinarli, tanto ormai c’è il download code a 320 kbps. L’importante è supportare le band. Mi ripeto che li ascolterò quando riuscirò a comprarmi un impianto con i controcazzi che non me li graffi e per il momento mi accontento di metter su una playlist, tirar fuori il vinile, ben attento a non lasciare ditate, e leggermi testi e credits rimirando l’artwork in formato 30×30, cosa che, peraltro, accade sempre meno spesso. Il tempo a disposizione è quello che è. Non so quanti dischi ho, mio padre dice troppi, io non ho mai avuto voglia di contarli, la mia malattia arriva fino ad un certo punto. E’ che credo di essere davvero ossessionato dalla musica. Secondo la mia morosa ho paura del silenzio e magari ha ragione, perchè lo stereo è sempre acceso. Per fortuna non sono uno di quei rompiballe che sta sempre a dire quanto fossero più fighi i gruppi di una volta e quanto facciano cacare quelli di adesso, anche se probabilmente è vero. Io se sento nominare un gruppo devo correre a sentire che roba fa e leggere di dov’è originario e quanti album ha fatto uscire. Se no muoio. Una volta pure io ero più fico, ora faccio un lavoro merdoso, senza prospettive, e tra i pochi piaceri che ho ci sono lo scoprire un gruppo nuovo, un bell’album, spulciare i dischi in una distro o in un negozio, anche online, magari un album usa e getta che tra sei mesi nemmeno ricorderò, perchè ormai a furia di scaricare l’ascolto è più superficiale. Ma sticazzi se è bello.