“Ma quando escono i sub?” – Puntata #1: Tu saresti…?

Diciamoci la verità. Quand’eravamo piccoli era normale aspettare anni prima di vedere un prodotto televisivo d’oltreoceano. Le grandi operazioni “in diretta con gli Stati Uniti” per le serie di massa erano ben lontane.

Adesso quasi nessuno aspetta più la messa in onda, un po’ per furia da fan, un po’ perché l’importazione delle serie (soprattutto quelle made in UK) è limitatissima, un po’ perché siamo in un periodo in cui la splendida tradizione del doppiaggio italiano sembra sempre più lasciare il posto a un doppiaggio fatto in fretta da persone con spiccati accenti regionali e intonazioni da suicidio che lavorano su adattamenti fatti probabilmente sulla tazza del cesso fra un sudoku e l’altro.

Ma cosa si fa, se si brama vedere l’ultimissima produzione di Channel 4 e in inglese non si sa dire nulla se non Hi, my name is Peter (true story, era la prima unit del mio libro d’inglese delle medie)?
Semplice: ci si affida al fansubbing.

Nell’immaginario collettivo, il fansubber è un nerd occhialuto senza una vita che passa le giornate a torturare l’utenza traducendo IL PIÙ LENTAMENTE POSSIBILE l’ultima puntata uscita.

Tipico fansubber alle prese con il season finale di Arrow

Tipico fansubber alle prese con il season finale di Arrow

In realtà, il fansubber è sì un nerd (spesso occhialuto, la statistica non mente), ma un nerd ALTRUISTA.

Il fansubber potrebbe guardarsi The Scalzacans senza sottotitoli e poi gongolare mentre la maggior parte delle persone ne attende la trasmissione su Italia 1, ma non lo fa.
Il fansubber guarda Tha Scalzacans, lo traduce e lo REGALA agli altri.
Perché?
Perché quando vedi qualcosa di bello – ma anche di brutto, eh, tipo carcassa di riccio a lato strada – la prima cosa che vuoi fare è condividere, e lo dimostra la proliferazione dei social network e di cibi che lasciamo freddare per fotografarli invece di mangiarli.
Perché se ami le serie vuol dire che sei cresciuto con le serie, spesso forse un po’ reietto (la mia estate del ’93 fu scandita dalle repliche mattutine de I Ragazzi della Prateria, una roba talmente brutta che non si può descrivere), e non riesci a contenerti, e va a finire che quando tua madre ti diceva che passavi troppe ore davanti alla tv NON AVEVA PROPRIO IDEA di quante ne avresti ancora passate.

C'era tutto. Il ribelle. La ragazza. La minoranza etnica. Il bravo ragazzo. E tanta mestizia.

C’era tutto. Il ribelle. La ragazza. La minoranza etnica. Il bravo ragazzo. E tanta mestizia.

Ma ti pagano?
No. Non mi pagano, non mi pagheranno mai. In compenso spesso sarò vittima dell’astio dell’utenza, ma anche del loro amore. Non ci compro le sigarette, ma mi svolta qualche giornata.

A suo tempo, Calvino scrisse che un critico letterario è un lettore professionista. Probabilmente, stiamo arrivando al punto in cui il critico televisivo non è più solo uno spettatore professionista, ma anche un subber. Uno che va dritto alla fonte e propone a chi lo segue cose che altrimenti non vedrebbero mai. Uno che storce il naso di fronte alle produzioni simil-giovanilistiche italiane e ti fa vedere chi parla DAVVERO di giovani.

Uno che della tv ha visto (quasi) tutto, anche ciò che non avrebbe voluto, e ha voglia di dividerlo con chiunque capiti a tiro (Ehi, guarda! Un riccio morto!).

Allora fidatevi di questa nerd occhialuta e seguitela fra viaggi nel passato della tv e speranze per il suo futuro.

Con gli occhiali si noterebbe di più l'entusiasmo.

Con gli occhiali si noterebbe di più l’entusiasmo.

Luce
È l’unico pipistrello che si occupa di revisione e traduzione per Subsfactory.it.
Legge molto, guarda un sacco di serie tv e non si azzitta quasi mai.
Si nutre esclusivamente di popcorn al caramello e porta gli occhiali per darsi un tono.
E anche perché non vede a un palmo dal naso.