Il rebootone, parte tre.

Parte #3: lanterne, grupponi e derivati:

Justice League: Con Geoff Johns c’è poco poco da scherzare, anche se JL 1 è un numero di warm up per il supergruppo DC. Batman e Lanterna si incontrano per la prima volta, braccati da una specie aliena strana e non riconosciuta dall’anello e dall’altra parte da aeroplani ignoti. In poche pagine c’è l’introduzione a quella che dovrebbe essere la più grande forma di amicizia con il mantello di sempre (parlando della sola DC), anche se ora non ci sono più marziani immigrati ma ragazzini per metà robot ed è rimasta una sola donzella in tutto. Ma la rosa della League è abbastanza flessibile, lo si sa. Di fondamentale importanza la vignetta in cui Batman urla a Lanterna quanto sia fondamentale che le persone abbiano paura di loro.

Justice League International: Dan Jurgens è uno di quelli che negli anni ’90 ci ha dato giù di peso. Il superman con i capelli lunghi mi sembra fosse cosa sua, ma ad ogni modo lui è il papà di Booster Gold, il personaggio più sfigato e spocchioso di tutto il dcverso. Ora Gold è in mezzo ad una nuova squadra di supereroi selezionata da un ente non ben definito, ma con scopi abbastanza nitidi, formata da personaggi che non si capisce so vogliono essere un po’ una critica verso qualcosa o cos’altro. La vicenda, i colori e i disegni ricordano e fanno sembrare questo numero uno un po’ una versione aggiornata di Giant Size X-Men 1, la storia sull’isola di Krakatoa con i nuovi cadetti della scuola di Xavier. C’è della confusione ma si vedrà bene (o almeno un po’ meglio) con i numeri a venire.

Green Lantern: Il numero uno della nuova serie di Lanterna Verde inizia con ben due cose concettualmente sbagliate: Sinestro indossa l’anello verde, e la cosa porterà sicuramente ad uno svilupparsi di storie sempre più intricate e pregne di legami e disgiunzioni, e un Hal Jordan che si comporta come un riccardone qualunque, quindi un Hal Jordan che sembra troppo Ryan Reynolds, più sfacciato e spudorato di come era la Lanterna senza anello prima della bagattata multiversale di Flashpoint. Della prima cosa però ne riparleremo quando saranno gettate le fondamenta per qualche rivoluzione narrativa, perchè Sinestro non può mica rimanere sempre LV, vero?

Green Lantern: New Guardians: Lezione numero uno, se c’è fila al bagno del pub non andare a pisciare nel parcheggio, perchè poi finisci con il diventare un poliziotto spaziale come sognavi da piccolo, solo che ora sarebbe per davvero. Kyle Rayner diventa la nuova Lanterna Verde del settore, tenendo considerato anche che Hal non sembra avere alcun potere al momento, ma non si capisce proprio benissimo quale sia la posizione di queste storie dei nuovi Guardiani all’interno della timeline (un po’ confusa) del reboot. Abbuffata di anelli per la neo lanterna che lo vedrà a fare a cazzotti con amici e nemici variopinti.

Green Lantern Corps: E’ notizia di qualche giorno fa che concluso il ciclo di dodici numeri delle nuove testate ci sarà un numero 0 di cui non si è ancora capita entità o importanza, se non che faranno accadere cose e anche subentrare nuovi personaggi, tra cui una nuova Lanterna della terra che, a vedere le prime foto, pare sembra essere vestita come un lottatore di catch messicano. Nuova lanterna nel corpo fra un anno e due delle quattro storiche già dal primissimo numero si ritrovano disoccupate e alla ricerca di un lavoro, ed è bello con che geniale e semplice fantasia Peter J. Tomasi ha messo Guy Gardner ad un colloquio per diventare un coach di football ed il duro e impostato architetto John Stewart nella grande impresa di convincere chi di dovuto per la costruzione di un grattacielo attraverso un progetto creato grazie all’anello. Da grandi doni derivano grandi difficoltà di integrazione.

Green Arrow: Un ultimissimo paragone con la concorrenza poi la smetto (tra l’altro presumo che un po’ chiunque abbia fatto, anche involontariamente, una connessione fra le due cose): Oliver Queen è un po’ il Tony Stark della DC ora, ma anche ‘sticazzi’ o ‘ma proprio no’. Dicendo Tony Stark intendo proprio solo l’uomo dentro all’armatura, che richiama all’attenzione ogni volta che Oliver appare nel suo ruolo di capoccia alle Queen Industries per un modo di fare non lontano. Tutto diverso quando si tratta della controparte costumata – e che costume della madonna gli hanno fatto?

Savage Hawkman: Archiviato tutto il passato pre rilancio, Hawkman è un personaggio all’oscuro del destino che lo impegnerà nel futuro più prossimo. Tony Daniel ha rinnovato un personaggio storicamente pieno di domande in un personaggio che se ne fa ancora di più, che cerca di sparare al proprio costume chiedendosi se non fosse lui stesso a morire, a differenza del paio di ali ed elmetto che indosserà anche poi per cercare di fermare l’entità aliena recuperata dalla nave a metà albo.

Teen Titans: Per capire bene Teen Titans pare necessario leggere anche Superboy, o almeno sapere che esiste una N.O.W.H.E.R.E. che ha prodotto un ragazzino con i muscoli di cui ancora non si sa nulla. Senza farsi fregare dalla copertina, la prima storia dei Teen Titans si concentra sui soli Red Robin – sempre Tim Drake -, Wonder Girl e un pochino su quell’incosciente di Kid Flash. Storia introduttiva che sembra andare per le lunghe, dato il numero di personaggi di cui raccontare la storia che poi faranno parte dei Titani, senza contare la questione Superboy da incastrare con il tutto.

Il rebootone, parte due.

Parte #2: mantelli, marinai e potenziali reattori nucleari:

Action Comics: Grant Morrison ha una specie di morbosa attenzione per la creazione ex novo delle origini dei supereroi e con Superman si mette in una prospettiva immanente ambientata 5 anni prima della linea del presente degli altri fumetti. Clark Kent, il lavoro e la città. C’è Luthor, c’è il mantello e c’è Lois Lane. Superman scopre i suoi poteri e scorrazza dentro a Metropolis.

Superman: non una storia esagerata ma una che racconta un scorcio di vita del kryptoniano un po’ diversa da come lo avevano lasciato prima del reboot (cioè fresco di una guerra interplanetaria e nel bel mezzo della sua passeggiata per gli stati uniti, un po’ il Sufjan Stevens dei supereroi. Lois Lane se ne va dal Planet, passa all’informazione digitale e alla concorrenza. Clark non la prende bene, ma c’è un signore di fuoco che non si è ben capito cosa voglia fare, le conclusioni della vicenda personale si avranno alla fine (tragicissime).

Supergirl: in questa storia si spiegano le nuove origini di Kara, che sono praticamente le stesse che già erano stato presentate. Lei arriva sulla terra che è già una signorina, inconsapevole di tutto quello che è successo e impaurita come mai inizia a malmenare dei robottoni finché non arriva Superman ad aiutarla. Fin.

Superboy: qui la faccenda si complicherebbe, ci sarebbe da dire che dietro alla storia di Superboy c’è tutta la vicenda di Teen Titans, con cui dovrebbe congiungersi ad un certo punto del proseguire delle storie. Superboy è creato dalla N.O.W.H.E.R.E. si sa cos’è e cosa vuole? No, però pare che faccia un casino con la creazione del clone di Kal (che non sembra nemmeno essere clone suo, ma rimangono un sacco di spazi vuoti da essere riempiti con il tempo).

The Flash: turbe amorose per il giovane Barry Allen. Privato del matrimonio con la giornalista Iris, ora si trova davanti una bianda collega, con capello corto e occhiale spesso, peccato che nel frattempo debba far fronte anche ad un caso che vuole il suo amico di infanzia rimasto ucciso in una scena del crimine sventata dal Fulmine stesso. Sensi di colpa e rivelazioni arrivano alla fine di una corsa contro un tizio incappucciato.

Wonder Woman: Azzarello si trova a far coppia con Chiang in uno strano contrasto di contenuti ‘alti’ e uno stile grafico scarno e particolare. Diana è accerchiata da personaggi umani e surrogati di divinità in uno strano circolo vizioso di botte e tradimenti, con il piccolo particolare che sia il capo supremo della situazione a far del vizio una sorta di necessità, come la mitologia ha raccontato più volte. Mi sembra di aver detto anche troppo, non succede nulla di che fino al colpo finale alla penultima pagina, però ciò non sta a significare una brutta costruzione della vicenda.

Aquaman: il reboot da forma ad una sostanza classicissima, una storia con tutti i crismi marinareschi della storia di Aquaman. La decisione di imborghesirsi, vivere sulla terra ferma, render servizio ai bisogni delle persone, la vita di coppia ed una strana razza subterranea con dei dentazzi paura. Geoff Johns, fautore di Flashpoint, presenta un Aquaman vittima degli screzi dei terrestri (lo perculano ad una tavola calda) ma con due coglioni così.

Fury Of Firestorm: Gail Simone presta la matita per il reboot di Firestorm, che come era stato lasciato durante Flashpoint è composto dai due giovani Ronnie e Jason, ora più o meno perfetti sconosciuti destinati a finire nello stesso modo. Di sfondo Van Sciver delinea due profili personali contrastanti e molto più profondi di quanto si potrebbe pensare a prima vista (Ronnie, il Tim Riggins della scuola, è molto più introverso di quanto ci si aspetterebbe dal quarterback di turno) ed un conflitto di interessi scientifici lasciato in eredità dal professore Martin Steine. Molto bella l’esasperazione dell’incomprensione la prima volta che entrambi i ragazzi diventano Firestorm e l’ovvia scazzottata, lo schema narrativo ricorrente di tutti i migliori team-up di sempre.

face it Bruce, you just hit the jack…no

Domani sarà un giorno pesante per i lettori di fumetti di tutta America. Domani parte il reboot della DC Comics e sarà un giorno nuovo. Personalmente non so di preciso cosa sia successo prima di questo nuovo punto di lancio di rinnovamento dei profili e delle storie dei personaggi dei fumetti perché la continuity americana è un anno avanti alla nostra (sarebbe meglio dire che noi siamo indietro di un anno, ma voglio fare lo scaramantico perché da gennaio 2012 la distribuzione DC in Italia passerà dalla ritardataria Planeta DeAgostini alla novarese RW, che si spera mantenga una linea editoriale dentro le tempistiche e possa magari dividere meglio le varie testate che escono solo su omnibus qui nello stivale) e qui stanno venendo pubblicate le storie post Blackest Night, ma la questione ‘rinascita da capo’ annunciata solo in termini di spaccatura team supereroistici e creativi incuriosisce ma soprattutto mette paura. Questo perché di questo nuovo inizio si sa tutto e nulla. Storie, disegni, nomi da copertina e basta. Il timore della cagata pazzesca c’è e ci sta tutto.

Fortuna o sfortuna ha voluto che il mio spacciatore personale di materiale pirata illegale nella sezione comics oggi abbia reso disponibile JLA #1, fresco di stampa e di scanner, lì che mi guardava come per dire ‘dai, è anche ora che tu inizi a capire qualcosa di più di tutto sto casino. Nessuno se la prenderà per questa piccola infrazione’. E quindi vediamo di capirci qualcosa.

SPOILER ALERT – ma cerco di essere il meno spoileratore possibile.

Quello che è stato reso noto è il trittico di menti dietro alla rinascita della Justice League International (e qui non vorrei dire una stronzata ma deve esserci un collegamento con la recente scelta di Supes di abbandonare la cittadinanza americana in Action Comics #900), Geoff Johns ai testi, Jim Lee alle matite e Scott Williams all’inchiostro, che accompagnerà i fanboys almeno per le tre storie di cui sono state rese pubbliche le copertine.

I personaggi presentati durante la storia (se proprio volete leggerlo e arrivare fino alle ultime pagine, ci sono i bozzetti dei personaggi prima di ricevere gli ultimi ritocchi da parte di Lee) sono tre: Batman, il primo a vedersi e mandare in confusione con un costume rivisitazione tecnologica di quello standard degli ultimi dieci anni – avrei da argomentare con ‘come la tecnologia ha rovinato James Bond e speriamo non lo faccia anche con Bruce’ –, ancora immerso nei suoi silenziosi appostamenti da cecchino; Lanterna Verde, che non si capisce se sia Hal Jordan con il taglio di capelli di Ryan Reynolds o Kyle Rayner con il costume classico della lanterna verde Silver Age, anzi, nemmeno quello perché pure lui – come si può vedereun pochino anche dalla copertina – ha subito un restyling. Le sue proiezioni dell’anello sono più massicce e sembra essere tornato ad essere testardo e pieno di ironia come ai bei tempi; Superman è l’ultimo della serie e si vede giusto per un paio di scene, apparentemente ringiovanito. Costume senza mutandoni (a mio parere, uno scempio) e vita nuova anche per lui: niente matrimonio, anzi, Lois pare essere fidanzata con un terzo incomodo, testata regolare e Action Comics ambientata 5 anni prima del nuovo presente DC Comics.

Il cattivone dell’albo è un cyborg mutaforma a cui sta dando la caccia Wayne ma che compare anche nel radar dell’anello di Lanterna Verde, una specie di Cerebro GPS per forme aliene non autorizzate ad entrare entro l’orbita terrestre e tantomeno occuparne il suolo. Andando avanti nelle pagine il team up viene presentato un po’, mostrando come sono i nostri nuovi personaggi preferiti da sempre. C’è pure una sequenza di vignette in cui il pipistrello frega a Lanterna l’anello.
Come inizio ci può stare. Almeno per ora le cose sono ancora tutte nascoste e la voglia di scoprire sale parecchio.

Piccola domanda che mi pongo da solo perché mi auguro voi teniate botta e aspettiate: come ho appena detto Action Comics è ambientato 5 anni prima di JLI, che parte proprio con la gigantesca scritta ‘5 anni prima’. Ciò mi fa pensare che la conclusione di Action Comics coinciderà con il principio della nuova run della Giustizia. Seconda domanda: ma se il reboot è stato fatto per pulire la continuità da intrighi e disintrighi vari accumulati con gli anni, non potevano aspettare un pochino prima di far partire un nuovo pre-bordello? Magari ci fregano tutti e sarà tipo la storia della vita con dei risvolti assurdi, ma per carità di Darkseid, non ricominciamo con altre 52 terre/universi/capoluoghi di provincia, eh.