And I call forks… food rakes. #dolcipoteri

Io nel potere dei dolci credo sul serio.
Quelle occasioni in cui un dolce può cambiarti l’umore, la giornata, il corso della storia e, chessò, salvarti la vita.
Per questo di solito quando cucino per qualcuno preparo un dolce. Per quel suo implicito sentimento di ricompensa, una di quelle giornate che il mondo ti scivola da sotto le mani, la pioggia ti ha inzuppato le scarpe e il telefono è più silenzioso del solito (o più irritante, dipende dai punti di vista); per quel sorriso che provoca nelle persone quando ne hanno assaggiato un pezzetto, perché vedere la felicità che puoi creare è sempre una cosa che scalda il cuore.
Ora: non voglio sottovalutare il potere “curativo” di una mozzarella in carrozza dorata o di un piatto di lasagne particolarmente unte, croccanti e filanti (oddio), ma con i dolci ho sempre avuto una sensazione diversa, a stomaco pieno. Credo sia per colpa di quei piccoli dettagli adorabili che li compongono. E con questo non intendo fesserie tipo stelline di zucchero sulle cupcakes o cuoricini di salsa al cioccolato disegnati su un piatto, ma quelle impercettibili perfezioni che troppo spesso si danno per scontate e che invece meriterebbero gratitudine imperitura.
Qualche sera fa ero a cena fuori in uno dei miei locali preferiti, uno di quei posti defilati e intimi che passano inosservati ad un occhio frettoloso e distratto. Ogni volta che ci torno non trovo mai lo stesso menu, perché con la disponibilità e le stagioni che cambiano non sarebbe giusto proporre sempre le stesse pietanze stanche.
Ho deciso di tenermi indietro con i desideri e fermarmi al primo per poter apprezzare meglio il dolce. Un dolce che forse nel mio passato di bambina “al cioccolato” non mi sarei mai sognata di ordinare, ma che quella sera mi è sembrato la perfezione scesa in terra.
Il colore di un luminoso tramonto estivo, tutto arancio e giallo pallido come le nuvole all’orizzonte, e con lo stesso tepore della sabbia a fine giornata. Fettine lisce di pesche dolci e acidule, una superficie brulla di crumble ricco di burro e noci croccanti, qualche nastro brillante di caramello salato da legarsi al cuore per sempre e, per unire tutto in un abbraccio inscindibile, una pallina di gelato alla vaniglia punteggiato appena di semini neri come un negativo di lentiggini.
Quando ho finito ogni briciola sul piatto mi sono appoggiata allo schienale della sedia, ho sospirato soddisfatta e ho sorriso. Sì, io nel potere dei dolci credo sul serio.

Marshall Eriksen l'avrebbe detto meglio di me: "This is god, speaking to us through food."

Marshall Eriksen l’avrebbe detto meglio di me: “This is god, speaking to us through food.”