Polpettoni buoni (o quasi)

C’era una volta l’hardcore, l’emo e il metal. Verso l’inizio degli anni zero (oddio l’ho scritto, questo blog imploderà nel giro di 20 secondi) a qualcuno, non so chi, viene quest’idea un po’ bislacca, un po’ cogliona, un po’ affascinante del tipo “massì dai uniamo tutti gli stilemi di tutti i generi compreso il pop e facciamo un polpettonissimo indigeribile (che per gli ingredienti sembrerebbe uno di quelli della mensa di Byronic bambina)”. Insomma ci provarono.
Iniziarono ad uscire gruppi come i Killswitch Engage che sostanzialmente facevano gli Slayer (a modo loro) coi ritornelli paraculissimi. Ed era il versante quello più metal, coi riffoni con le corde tirate su e il doppio pedale. Dall’altra parte c’erano i RE quelli scritti maiuscoli i From Autumn to Ashes che con i Poison the Well (un pochino più oltranzisti) spalancarono le porte agli hardcorari che sentivano Britney e le TATU. I RE per l’appunto, a cui seguirono poi gruppi più che buoni come Underoath o gruppi scimmiotteschi e inutili come i Coheed and Cambiria (che giocavano a fare i MaidenEmo senza grandissimo gusto).
Tutto ciò si è autoalimentato e per anni, un sottobosco di muffe in continuo sviluppo, più orizzontale che verticale, verso la qualità. Tanto che alla fine i gruppi che si aspettano di più sono sempre gli stessi e il ritorno dei Poison the Well due o tre anni fa fu salutato con una ola che partiva da Honolulu e finiva a Tivoli.
In questo sottobosco ci sono i The Amity Affliction che a tutto tondo possono essere considerati un guilty pleasure; nel loro ultimo Chasing Ghosts mettete i doppi pedali, il growl, i TASTIERONI che manco i Rush e i ritornellini carini simpatici e tutti in 3d che sembrano usciti da Teenage Dream di Katy Perry, mischiati per lo più bene, mai una riga fuori posto, mai una sbavatura, certo non parliamo dell’accademia della crusca dell’eleganza hardcore eh ve lo dico.
Sulla carta solo leggerlo fa schifo però è di facile ascolto, è tarato su un ascolto basso, parlando di livello però qualcosa, qualche “light into your darkness” di Mazzy Stariana memoria si vede.
Lo ammetto che magari è l’influenza, il caldo e l’umidità di questi giorni però oh, a me piacciono