A little Moone Boy

Come molte delle cose belle, Moone Boy è una cosa piccola piccola così. Ma allo stesso tempo grande grande.
Il serial, iniziato da un paio di settimane per lo Sky Inglese si inserisce in un panorama, quello delle serie tv anche per ragazzini, non popolatissimo. Anzi.
Che poi che v’hanno fatto i ragazzini, dico io, che quando ero ragazzino sono cresciuto con SuperVicky, Arnold e Casa Keaton. Ecco, Casa Keaton magari non era propriamente per ragazzini ma io amavo Mallory (Justine Bateman) quindi lo vedevo, perdendomi molto dell’economia comica sul discorso dell’essere repubblicani, pro Reagan e figli dei fiori.
Ma stiamo deragliando dal discorso principale che è Moone Boy.
Serie co-scritta da Chris O’Dowd (mai visto the It Crowd? male, molto male. Visto The boat that rocked? quello che prende le corna da Betty Draper per capirci), racconta la storia di un ragazzino nell’Irlanda fine anni 80. E fin qui voi potreste dire che c’è di diverso da chessò, This is England?
Poco, risponderei io, se però ci mettiamo l’aggiunta che Chris O’Dowd stesso interpreta l’amico immaginario, un po’ infantile, molto poco grillo parlante, e molto cialtrone bambinone cresciuto del bambino beh, spero che i vostri occhi siano istantaneamente diventati a cuoricino.
Le prime due puntate beccano tutto il bello che vi potete aspettare da una serie FATTA BENE (scritto maiuscolo) con questi presupposti, lo slancio Hornbyano di About a boy, la low-middle class britannica di This is England, e l’amore per la fantasia che è propria di Sendak; quella della creazione e dell’immaginazione, quella della stratificazione della realtà in quello che è conosciuto come amico immaginario, che poi diciamo, li abbiamo avuti un po’ tutti. Che io l’abbia ancora magari ne parlerò un giorno dalla mia altra parte (quella chiamata La mia vita come un fumetto, il link è di lato).
Una regia limpida e inserti di animazione aiutano parecchio, certo, ma Moone Boy è quel qualcosa che veramente mi sento di dire che mancava. La favola di un bambino che finisce per forza di cose per essere per adulti.
Quella in cui scarichi probabilmente il meglio di te, che non si arrende a un presente grigio e in qualche maniera trova un modo per scappare. Quella che ti fa accettare un po’ tutto, ma con la serenità che qualcuno, in fondo, che ti capisce tu lo abbia sempre. Anche se vicino a te gli altri vedono che non c’è nessuno

Top Film 2011 – ale-bu

Fino a poco più di una settimana fa questa classifica sarebbe stata completamente diversa. Drive era saldamente ancorato al primo posto, apparentemente inscalzabile, e tutto il resto dopo. Poi però sono andato a vedere Miracolo a Le Havre, parcheggiando anche sul marciapiede come un Lapo Elkann qualsiasi. Io non parcheggio mai in divieto di sosta. Mai. Mi viene un’ansia insopportabile. Però ero in ritardissimo e alla fine ho fatto la “pazzia”. Beh, per farla breve il film è riuscito a farmi dimenticare per un’oretta e mezza il rischio di non trovare più la macchina una volta uscito. Questo vorrà dire qualcosa, o no? La sera dopo poi ho finalmente visto Senna (dopo aver letto n volte il post di byron). E mi sono tenuto il magone per 48 ore. Quindi ecco quello che risulta da questa piccola rivoluzione.

ps: non ho visto tante cose che son sicuro sarebbero entrate in classifica. Penso a Melancholia, Il ragazzo con la bicicletta e This must be the place, ad esempio. Ma il tempo è tiranno. E io mi sono anche comprato l’X-Box, per averne ancora meno.
pps: alla fine non ho preso neanche la multa. Miracolo. Non a Le Havre, bensì a Milano.

10 mi parevan poche, a 20 non ci arrivavo, quindi virtus stat in medio. come dice il saggio. ps: tanx a Tob Waylan per l'idea del template della classifica.

Se di Le Havre e Senna ho già detto, qui in fondo posso permettermi di giustificare la paraculata enorme della prima posizione. Io This is England l’ho visto la prima volta nel 2007, credo. E la stessa cosa avrebbe dovuto fare chiunque. Ma mentre cercavo di recuperare le puntate del neo-uscito TIE’88 mi sono ricordato che quei geni dei distributori italiani hanno deciso di farlo arrivare al cinema in Italia nel 2011. E l’occasione era troppo ghiotta. Semplicemente non potevo non mettere in classifica quello che è uno dei miei film preferiti di sempre. Uno da Top 5 della vita, per intenderci.

Per quando riguarda il resto…beh, Drive (ne parlano – e bene – Giorgio e TobWaylan qui e qui) resta comunque una perla, fatta di pochi dialoghi e tanti silenzi che parlano un sacco, con una colonna sonora che fa spavento. Il Grinta, a dispetto delle apparenze e del fatto che sia un remake, ha un’impronta dei Coen grande come una casa. E dalla scena dell’impiccagione, dopo circa 3 minuti, avevo già deciso che sarebbe entrato in classifica. Carnage dal canto suo non esce mai da un appartamento e riesce a non essere noioso. E Kate Winslet/Christoph Waltz  vs Jodie Foster/John C.Reilly 3-2 ai supplementari. Dopo che nel primo tempo erano in vantaggio di due gol e la partita pareva abbondantemente chiusa.

Scendendo in classifica (man mano che si prosegue, l’ordine lascia sempre più il tempo che trova), si incontrano semplicemente quei flm che appena finiti mi hanno strappato un “ancora, ancora, ancora!!”.  Ok, forse dopo The Tree of Life non ho urlato “ancora”, ma nemmeno “basta”, come quei dieci che hanno abbandonato il cinema smoccolando a proiezione in corso.

Due parole su It’s Kind of a Funny Story: in Italia credo sia uscito direttamente in DVD senza passare dal cinema, con un titolaccio tipo 5 giorni dentro. Però è proprio una bella storia. E tre su Paul: è vero, non è nemmeno paragonabile a Shaun of the Dead oppure Hot-Fuzz, ma se sullo schermo ci sono assieme Simon Pegg, Nick Frost e Jason Bateman io rido a prescindere. Pure se dovessero stare fermi immobili per due ore, semplicemente a mettersi le dita nel naso. Infine, per quanto riguarda X-Men: First Class, in un anno con così tanti film tratti da fumetti uno lo dovevo mettere per forza. E Thor e Green Lantern non erano alternative praticabili. In più qui c’è Mystica che si lava i denti come una teenager qualsiasi.

Sul modello di quanto fatto da Byron, per finire ritaglio una riga per la delusione dell’anno. Per me, senza mezzo dubbio l’ambito premio se lo prende Green Hornet. Voglio dire, Gondry+Seth Rogen+il ruolo che fu di Bruce Lee+una sceneggiatura che ha sostituito quella scartata di Kevin Smith che a leggere il fumetto era tutt’altro che male. Penso fosse lecito aspettarsi qualcosa di più di un Superbad un po’ moscio. Peccato.