Top Film 2011 – Byron

20 film usciti nelle sale in Inghilterra nel 2011.

Il 2011 è stato per me un anno ricchissimo di visioni nuove e sorprendenti, davvero una grande annata. Consideriamo che questi film viaggiano tra le ★★★★★ e le ★★★★, e che c’è stato molto dibattito interiore tra le posizioni in classifica.

Come al solito i miei criteri sono:
a) Quanto ho amato il film, un calcolo in base al numero di volte che ho rivisto/voluto rivedere il film in questione (tipo The Artist io lo rivedrei quasi tutti i giorni, e credo che continuerò ad amarlo anche quando andrà di moda tirargli le pietre perché farà man bassa di premi e diranno, sbagliando, che è robetta. Ho consultato Buster Keaton in una seduta spiritica e dice che ho ragione.)
b) Impressione rimasta dopo la visione, specie a distanza di molto tempo (tipo Tree of Life sono uscita dal cinema che sembravo una miracolata, e poi dopo 4 settimane di analisi e discussioni del significato recondito del film, bof, niente, il grosso è evaporato lasciando dietro di sé 45 minuti splendidi ma poco arrosto)
c) Qualità tecnica e conversazione tra gli elementi formali del film/la storia/il substrato filmico (che è la cosa preferita di Tob Waylan, al quale peraltro vanno i miei ringraziamenti per il supporto tecnico nella produzione di questo post.)

Il mio film dell’anno è uscito in Italia l’anno scorso credo per tipo due settimane; immagino che l’abbiano visto in pochi, e che gli altri non sappiano cosa si perdono. Correte a comprare non dico il blu-ray come ce l’ho io, ma almeno il DVD, e poi ditemi se non è un film davvero emozionante e squisito, un film che non avete mai visto prima, e un film che ti fa dire con orgoglio le temibili parole “cinema italiano”. Giusto per la cronaca i personaggi del film sono un pastore, un albero, una catasta di carbone, varie capre e un cane. Bisogna pazientare un po’ perché è quasi interamente senza dialoghi, ma è una film narrativo, non un documentario, e la pazienza viene ripagata con una storia bellissima. (Il premio al Migliore Cane in un Ruolo da Protagonista è un ex-aequo tra il border collie Le Quattro Volte e il Jack Russell di The Artist.)

Di Senna ho già parlato abbondantemente su questi schermi; le mie impressioni su altri film sono sparse tra le mie dimore sull’internet: qui ho scritto in italiano di This Must Be the Place e un paio di altre cose viste al London Film Festival (inclusi lo splendido Once Upon A Time in Anatolia e Alps), e qui (in inglese) di A SeparationCime TempestoseTinker TailorMeek’s Cutoff, Life in a Day (che si può vedere tutto e gratis su YouTube). Herzog era da vedere in 3D anche se la tecnologia continua a non convincermi, specialmente per quanto riguarda le riprese di oggetti/persone in movimento (ma prometto che stasera vado a vedere Hugo, pronta a ricredermi). Almodovar è tornato in gran forma, e gracias por el pescado: ci hai ridato l’Antonio Banderas di Legami, continuate così vi prego; Submarine, grazie per le risate a denti stretti; su Drive non c’è niente che i miei compagni qui non abbiano già detto (se non che forse sono l’unica donna al mondo alla quale Ryan Gosling non fa *nessun effetto* – donerò il mio corpo alla scienza); Il ragazzo con la bicicletta è forse il migliore film dei Dardennes, gentile, piccolo, delicato e senza la falsa morale alla Ken Loach (ruina mundi); Animal Kingdom è una roba che è tipo Il padrino australiano, bravi.

Gli esclusi dal classificone – col cuore in mano: Faust (Sokurov, Я вас люблю ma lo sto ancora digerendo), Shame (che mi ha dato grossi problemi morali, anche se è una bomba), Habemus Papam (che mi ha divertita molto, ma per me ha scazzato la metafa teatrale – ci andava Pirandello e non Chekhov), Archipelago (un film in effetti molto bello, ma anche insomma lo so già che gli inglesi hanno problemi di costipazione emotiva, grazie eh).

Cose che invece non mi sono piaciute penniente: indubbiamente l’insopportabile Miranda July ha superato se stessa nell’orribile The Future; Blue Valentine, Never Let Me Go e Norwegian Wood vincono il Premio Noya; il Premio Ciofeca è tutto per 360; Anonymous, Premio Baraccone; Super 8, Premio Delusione E Sono Anche Andata Apposta Al Cinema A Washington Per Vederlo, Dannazione. Menzione speciale Premio L’Orrore L’Orrore: The Beaver, ovvero Mel Gibson e un pupazzo a forma di castoro, cose che vorrei rimuovere dalla memoria.

Però a conti fatti e profezie Maya permettendo, se per caso il 2012 al cinema dovesse essere come il 2011, ben venga.

Top Albums 2011 – Ghiboebd

Quest’anno è uscita parecchia roba, al punto che mi sono visto costretto a rompere il limite dei dieci dischi ed aumentarlo di cinque. C’è un po’ di tutto, ma alla fine più che una lista a me sembra un gran album di ricordi.

L’ordine è chiaramente sparso. Cliccando sulle citazioni ci sono i video alle canzoni preferite/video ufficiali/entrambe le cose/nessuna delle due.

R.E.M. – Collapse Into Now

E’ stato probabilmente il disco dell’anno per svariati motivi. Nient’altro da dire, o forse sì.

Dig a hole, dig it deeper, deeper!
Climb a mountain, climb it steeper, steeper!
Dig a hole, dig it deeper, deeper!
Track a trail of honey through it all

Gazebo Penguins – LEGNA

Ho una teoria tutta mia sulle band che dopo un tot decidono di cantare in italiano che non starò qui a spiegare ma è più che positiva nei confronti dei diretti interessati. I pinguini hanno semplicemente risbattuto in faccia quel concetto, così come i Fine Before You Came lo fecero con Sfortuna. Dal lato del disco in sè i pezzi sono corti e hanno quella botta che ti fa venire la pelle d’oca. Fra i dischi dell’anno a colpo sicuro già dopo il primo ascolto.

So che hai sognato di nuovo i tamburi, ma non ti posso sottrarre i pensieri

Touche Amore – Parting The Sea Between Brightness And Me

Ne ho già parlato altre seicento volte dei TA, non so cos’altro possa dire oltre che pur essendo inferiore al disco prima – ..To The Beat Of A Dead Horse – questo nuovo cd sia una bomba stratosferica, detto in parole semplici, così quanto semplici sono loro e siano rimasti pur finendo nelle pagine calde di Alternative Press e nelle home di milioni di blog di mezzo mondo.

I understand that I’m fading away
I’d rather play dead than play catch up
Because no one really cares all that much

Algernon Cadwallader – Parrot Flies

Il demo era meglio, forse. Forse non è nemmeno vero perchè Parrot Flies ha solo dilatato i tempi di Some Kind Of Cadwallader e messo alla prova l’ascoltatore. Hoods Up avrebbero detto gli Street Smart Cyclists, pollice alto alla matematica legata alla nostalgia per i Cap ‘N’ Jazz, questa roba non mi ha ancora stufato anche se stanno uscendo ogni giorno gruppi che cercano bene o male di suonarla uguale.

Exercise your wrists. Exercise your grip. Exercise common sense

Telekinesis – 12 Desperate Straight Lines

In sincerità, mi ero scordato che fosse del 2011, ero fermo convinto fosse del ’10. Cosa dire? E’ solo un disco in cui suona Cody Votolato, non è abbastanza? No, perchè è anche un disco pop della madonna santissimissima che dovrebbero ascoltare tutti i fan dei Death Cab, quelli dei Pixies, dei Pavement e di tutto quell’indie fatto semplice e che magari viene scambiato per lo-fi proprio per la sua peculiarità di essere diretto e melodico. Non buttare troppa carne al fuoco e farlo bene è un’arte in cui pochi ancora riescono ad eccellere. I Telekinesis sono in quel bel calderone bollente camicia a quadretti e sorriso sulla faccia munito.

You say nothing and I know it’s true
You say nothing and it comes right back to you

Lemuria – Pebble

Scoprire a caso #1 Musica per orfani dei Rainer Maria. La copertina è ingannevole, sembra quella di un disco degli Avi Buffalo o di altri gruppi hip del momento, ma il contenuto è meglio. Le melodie e l’intreccio di voci sono una pacca nella pancia di chi ha fame di semplicità fatta con la testa. Ogni nota è calibrata, non strafanno mai ma soddisfano, senza che il piatto della bilancia passi sul troppo banale.

At the time I laughed and I thought it was fun
Now I realize how fucked up it was

Prawn – You Can Just Leave It All

Scoprire a caso #2 Era appena uscito il disco dei COR sul loro bandcamp quando per caso ho cliccato qualche tag e ho visto loro fra i profili più visitati. Un clic del mouse, una canzone in anteprima a caso fra quelle disponibili e l’amore infinito ci ha legati. Penfold più post rock? Una cosa è certa, dei Mogwai me ne sbatto i maroni, mi tengo le chitarre infinite e le addiziono al suono Jade Tree. Insomma, i Prawn.

Suggestions beg the question of what we should or shouldn’t do

Saves The Day – Daybreak

Il nuovo Get Up Kids mi aveva fatto buttare via ogni speranza sulla qualità che potrebbe aver avuto Daybreak, consapevole anche del fatto che dovendo chiudere la trilogia concettuale che ha tormentato Chris Conley per gli ultimi 5-6 anni sarebbe dovuto essere un lavoro importante in primis per lui, alimentando la curiosità e la paura che ne uscisse una gran robaccia. Fortunatamente – o sfortunatamente per Matt e soci che a malincuorissimo sono rimasti fuori – il disco è una delle cose migliori sentite dell’anno, incredibilmente vario e il vero passo in avanti della band senza comunque stravolgere le carte che li hanno fatti vincere tutte le altre volte.

They’ll sell sarcasm and constant fear
Don’t be so far don’t be so near

Owen – Ghost Town

Su un forum qualcuno scrisse ‘Owen fa canzoni uguali dalla seconda canzone del primo disco’. Può essere ma questo è – in questo preciso momento in cui sto scrivendo, quindi in anticipo con la data del post – il mio disco ‘vado in spiaggia e non penso ad un cazzo’. Non è servito a niente ma non per questo non rimane un disco bellissimo, come gli altri che ci ha donato Mike Kinsella negli anni.

Discarded blood-stained drum skins and sticks
rest on your mother’s mattress
I’m home and somehow while I was gone
this house I’d left for dead had lingered on

Crash Of Rhinos – Distal

Anche qui non è facile trovare due paroline da dire. E’ un disco della madonna, fatto di sudore e bassi (al plurale anche perchè ce ne sono due) a livelli da denuncia, che spinge dall’inizio alla fine.

Your mistake is not that you care, it’s that you don’t notice
our favourite part is not how this ends, it’s just how it starts
and just that it starts

Death Cab For Cutie – codes And Keys

Questo disco al primo ascolto non mi era piaciuto, anzi, ricordo di averlo proprio segnato a penna rossa sul mio ordinatissimo file di blocco note dove segno i dischi. Poi riascoltandolo è cresciuto fino a finire in questa top quindici. E’ indubbiamente diverso ma pure molto meglio di certe cose che Ben ha sfornato negli ultimi anni.

Cause when she sings I hear a symphony
And I’m swallowed in sound as it echoes through me

Into It. Over It. – Proper

Evan T. Weiss non lo conoscevo prima di vedere su internet girare la copertina dello split con i Castevet che fa il verso ai Stay What You Are. Ancora una volta la mia curiosità ci ha preso anche se stare dietro a tutte le cose che fa uscire è fatica. Due dischi usciti nel 2011 – questo e Twelve Towns – e un songwriting che spacca discretamente i culi, detto così in soldoni. Midnight Carroll Street è una delle canzoni più belle sentite in questi dodici mesi, nulla togliendo a tutto il resto.

I’m drawing lines in hindsight
Until the stories start to line up right
These details bent and broke us down
The finest rivalry of our anxiety

La Dispute – Wildlife

Date un libro vuoto al cantante dei La Dispute e rimarrete (nuovamente) soddisfatti. Non si sono smentiti nemmeno sta volta ma personalmente avevo zero dubbi. Sono ancora quella specie di Thursday moderati e girati a fissare influenze diverse, sicuramente letterarie sempre per il motivo di cui sopra, anche con Wildlife. Stesso discorso che ho fatto per i TA e la fama. Disco dell’anno anche per il bel ricordo del concerto e della voce persa cercando di stare dietro allo sciorinare di Jordan Dreyer.

We were barely twenty then, but
While I swore it my allegiance
They chose leaving, all my friends

The Decemberists – The King Is Dead

Ho dovuto un po’ fare la lotta per scegliere questo o il disco dei Trail Of Dead ma ho poi optato per i Decemberists per una questione personale e di maggior numero di ascolti. Se tolgo il disco dei Guk e quello di quello là che non voglio nemmeno più sentire nominare dopo l’indigestione fatta ai suoi tempi è il primo disco del 2011 che ho recuperato (se non sbaglio era pure ancora il 2010). Il vero disco wannabe contadino del c.a., nessuno lo può negar.

So knock me down, tear me up
But I would bear it all broken just to fill my cup
Down by the water and down by the old main drag

Dente – Io Tra Di Noi

Il disco della gag e del mancarone peso. Se scrivi una canzone come ‘Puntino Sulla I’ ti meriti tutto il rispetto del mondo e di tutte le terre infinite. Mai mi sarei detto che un giorno sarei diventato fan di Dente ma è successo ed è diventato la colonna sonora dell’autunno. Ah, la gag è ‘sì ma preferisco Dente’. La capiremo in due. Mal che vada in tre.

. ; …

Menzione d’onore va all’ep dei Do Nascimiento, alla colonna sonora e i silenzi di Drive, a City and Colour, Chris Carrabba, Tiziano Ferro e i Defeater (che pur essendo la band più ascoltata del mese sono rimasti fuori di un soffio assieme ai Trail Of Dead e i Get Up Kids)

I vostri dischi dell’anno

Ci siamo, dalla prossima settimana nella migliore delle tradizioni blog-oriented inizieranno le classifiche, prima dischi, poi film, poi libri a cui parteciperemo un po’ tutti quelli che hanno messo le mani di recente su JunkiePop.
Partiamo però da voi, dalle vostre scelte, così per curiosità. Abbiamo messo qui sotto 31 dischi (altra citazione indie, in realtà ne è sbucato uno alla fine e non sapevamo chi togliere) e voi avete 5 scelte, la vostra top 5 insomma.
Grazie