Speciale Graphic Novel

gipiUna storia di Gipi (Coconino Press)
Io la metto giù così da subito, nel 2013 difficile che leggiate una graphic novel più bella, emozionante e artistica (nel senso di opera d’arte) di Una storia di Gipi o un’altra che leggerete poco più giù. è la storia di uno scrittore che dà di matto, nei giorni nostri e di un suo avo e della sua storia durante la prima guerra mondiale. Gipi ha uno stile che a parte essere riconoscibilissimo a tratti è a dir poco sontuoso, scrive su una storia che ha i tratti della poesia e dei più bei romanzi di Schnitzler e soprattutto mette un limite massimo a quello che può essere il nostro fumetto (nel senso di italiano) che una cosa così ce l’hanno in pochi davvero.

ldpLezioni di pesca di Heinrich Böll, Émile Bravo e M. Foschini (Bao Publishing)
Una storia piccola in un librino altrettanto piccolo ma divertente, indirizzata soprattutto a bambini. Ha la mia stima per perorare un messaggio di sostenibilità quasi socialista per cui ad un certo punto accumulare serve a poco, godersi la vita vale un po’ di più. Bravi per il coraggio alla Bao.

 

61KSVvqOsCL._AA160_Dodici di Zerocalcare (Bao Publishing)

Al quarto libro in due anni il ritorno (se mai se ne fosse andato di Zerocalcare) in quella che ad occhio può sembrare una storia partorita dal frullatore citazioni di film, serie tv, vita da quartiere di Roma (cosa diversa dalla vita da quartiere di qualsiasi altro posto) ma alla resa dei conti è più un atto d’amore per il proprio quartiere di Rebibbia. Non so quanto sia il campo di ZC (a me Un polpo alla gola era piaciuto di più) ma rimane la stima e l’ammirazione per il coraggio di avere cercato una variazione sul tema più che significativa. Se è l’inizio di qualcosa vale molto

ecEssex County di Jeff Lemire (9L)

Innanzitutto tenete d’occhio la Novel ve lo dico mo e poi non lo ripeto mai più e cazzi vostri se non mi date retta, se comprate questo volume monumentale innanzitutto non ve ne pentirete, secondo punto mi direte grazie, terzo probabilmente vi renderete conto che una graphic novel di questo livello (tolto Watchmen) nella libreria non ce l’avete. é una storia bellissima e dolorissima di cinque solitudini e di cinque storie intrecciate in un paesino americano, dove tradimenti, morte e essere orfani sono quasi tutto quello che si ha a disposizione. Lo stile di Latimer è unico, un bianco e nero ricchissimo che veramente sfiora l’arte vera e propria. Io ve l’ho detto, fate come vi pare.

bnBolle e navicelle di Renaud Dilles (9L)

Una storia commovente e bellissima che sembra una storia per ragazzini e invece se glielo regalate a una creatura poi la trovate al cesso a farsi le pere di eroina. Vi ho avvisati. Calcolate che è la storia di un topolino a cui a un certo punto si presenta un uccellino chiamato Solitudine. Ecco, l’aria è quella. Il tratto di Dilles è estremamente ricco e potente, pieno di particolari come si conviene appunto alle storie per bambini, lo straniamento (e la bellezza) nasce tutto da questo. Prendetelo ad occhi chiusi, piangete ma è bellissimo

ppPassato prossimo di Emanuele Rosso (Tunuè)

Gran bella storia di un grande disegnatore, chiaramente ispirata a Ritorno al futuro e nella proiezione Alleniana di un alter ego da personaggio da film (lì Humphrey Bogart qui Clint Eastwood) Rosso si chiede se si tornasse indietro nel tempo cosa si potrebbe fare per sistemare una storia che non si voleva andasse a finire male. Ecco, tra tira e molla il senso della storia è portarti tutta col cuore appresso ai due personaggi e al protagonista che in tutti i modi rivive momenti determinanti nella sua storia d’amore. Rosso è un grande disegnatore e un ottimo scrittore di storie, mai banale, sempre centrato. Un libro bello molto, recuperatelo

lmdaLa memoria dell’acqua di Mathieu Reynès, Valérie Vernay (Tunuè)

La Tunuè dopo Aurore abbraccia questo bellissimo senso delle leggende di paese e pubblica una storia fatta di credenze e maledizioni e famiglia. La memoria dell’acqua è una graphic novel bellissima, che porta a piccoli passi ad un finale tanto epico quanto straziante eppure col disincanto di lasciare una speranza, perché è ad una bambina (protagonista della storia) che ci si lega e si lascia un’eredità pesante. Lo stile è ricco ed evocativo (le tavole finali sono una bomba) la storia splendidamente costruita e toccante. Anche questo finto libro per ragazzini ma pienamente per adulti.

fermoFermo di Sualzo (Bao Publishing)

Gran bella storia (a trovargli un difetto piccolo forse la misura a volte eccessiva) di un ragazzo e del suo anno di servizio civile “appresso alle famiglie dei matti”. Sualzo racconta la storia di un ragazzo in crisi che terrorizzato da una nuova strada, dal suo senso e dalla parallela perdita di fiducia nella sua storia d’amore lo cambierà per sempre. A volte il fumetto è fatto di storie piccole e semplici così, anzi è fatto per lo più da storie così e non è poco

toTre ombre di Cyril Pedrosa (Edizioni BD)

A parte che Pedrosa ha scritto Portugal e quindi ha solo per questo un credito che sono dieci graphic novel di un qualsiasi altro autore, Tre ombre è una graphic novel me-ra-vi-glio-sa dallo spirito dark ma come se Burton a un certo punto avesse perso anche la voglia di vivere. Sì si piange anche qui, ma è un pianto bello liberatorio che fa venire voglia di morire bene. Detto questo c’è da aggiungere poco altro, uno stile inconfondibile e da autore manco di serie a, di altro sport direttamente, bianco e nero e una pienezza di emozioni e di forma che fa spavento per quanto è coerente. Una delle cose da comprare assolutamente.

mfMutafukaz di Run (Panini)

Tutta la meraviglia e la cultura hip hop e della graffiti knowledge, Run ha uno stile che ha del fantasmagorico (per me nessuno disegna a sti livelli, forse Lemire o Gipi per capirci) e mette su una storia che va da GTA a Scarface a paradossi Lynchiani / Kafkiani. V’ho fatto uscire il sangue dal naso eh? Cercatelo poi mi dite.

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Speciale Graphic Novel

anyaAnya e il suo fantasma di Vera Sbregol (Bao Publishing)

è una storia piccola e delicata, Anya giocando si trova attaccata un fantasma di una ragazzina finita male anni prima. In un primo momento l’amicizia è forte e fruttifera, diciamo così, poi mano mano diventa sempre più creepy e pericolosa. Una graphic novel interessante che torna sui discorsi infanzia goth alla Coraline, per capirci, il tratto è bello vicino alle corde di Scott Pilgrim, la storia non dico già letta ma se avete esperienza del genere non troverete grandi sorprese.

armi di persuasioneArmi di persuasione di massa. Abbiamo i media che ci meritiamo di Brooke Gladstone, Josh Neufeld (Rizzoli Lizard)

Graphic journalism di altissimo livello, come le notizie sono manipolate e modificate dai media fin dall’alba dei tempi. Estremamente curato ed informativo è più un libro illustrato che una storia fatta di nuvole e disegni che però a modo loro piegano la storia a spiegare un significato profondo, ovvero che tutte le notizie hanno un secondo valore che non è quello della facciata proposta

auroreAurore di Enrique Fernández (Tunué)

Uno dei miei preferiti del mucchio, una storia antica commovente e da lacrimoni veri, una bambina alla ricerca dei suoi genitori partiti per trovare i motivi della minaccia al loro mondo. Ha molto delle favole che si raccontavano nei secoli passati, resa con un tratto impressionante e innovativo, una gioia per gli occhi assolutamente imperdibile

derivaAlla deriva di Brian L. O’Malley (Rizzoli Lizard)

Il ritorno dell’autore di Scott Pilgrim. Ho 38anni e forse dalle storie di formazione mi aspetto sempre tantissimo e il libro centra parzialmente l’obiettivo. Ovviamente alcune pagine mordono lo stomaco e fanno parecchio riflettere ma forse O’Malley è più vicino agli incontri con riflessi nerdistici e geek. Rimane una graphic novel per completisti

doomboyDoomboy di Tony Sandoval (Tunué)

Altro mio preferito del mucchio, forse IL. Un ragazzino che nell’anonimato cerca di scrivere la canzone perfetta death metal per la sua fidanzata ormai morta. Splendido, evocativo e commovente, una delle graphic novel migliori lette da tempo. Sandoval è un re, vero e proprio e dei sentimenti e del tratto, asciutto ed estremamente vicino all’atmosfera che si respira per tutta la storia. Da avere assolutamente.

haddon hallHaddon Hall. Quando David inventò Bowie di Nejib (Bao Publishing)

Amo da sempre Bowie e la graphic novel ne racconta la storia che lo rese quello che è oggi con la narrazione della casa che ospitò i suoi inizi. I disigni di Nejib sono incredibili e la narrazione va a disegnare il ritratto di un’epoca che coinvolge tutti i personaggi in questione (Bowie, Visconti i T-Rex etc) ed è un vero e proprio compendio di cosa successe in quegli anni, nella scena, e come David diventò Bowie. Una delle graphic novel veramente “arty” dell’anno

la bellaLa bella e gli orsi nani di Émile Bravo (Bao Publishing)

Dopo averlo letto ho riso mezzora. Librino che sembra una storia per bambini (e a suo modo lo è) non fosse altro che è una rilettura comica delle favole della nostra gioventù come Biancaneve, Cenerentola e la Bella Addormentata. Uno sguardo ironico, a tratti puramente comico ridicolizza un po’ tutti gli stilemi che hanno lasciato nel tempo quelle storie (la principessa la regina e il principe azzurro) rendendo protagonisti gli orsi, messi lì al posto dei nani. Dategli una sfogliata poi mi dite.

pierreIl piccolo Pierre. Storie disordinate di Corrado Mastantuono e Stefano Intini (Tunué)

è la storia di Pierre e del suo diavoletto custode (roscio cicciottello e col ciuffo) che lo mette spesso nei guai. Parte come un libro per ragazzi ma un adulto ci si ritrova tranquillamente, vuoi anche per lo spirito anarchico del diavoletto Pilar. Il tratto è molto Disneyano estremamente curato e ricco di particolari. A volte pensare di trovarsi di fronte a una storia banale e trovarsi di fronte una storia vera è una bellissima sorpresa.

sagasaga2Saga: 1-2 di Brian K. Vaughan e Fiona Staples (Bao Publishing)

Siamo dalle parti di graphic novel dell’anno, che succede se un uomo e una donna di due razze in guerra decidono di fare un figlio? un casino, ve lo dico io. Grandissima storia di fantascienza, di quelle che senza immagini è difficile da rendere, c’è dentro di tutto (politica, sesso, illegalità), Brian K Vaughn è uno che ha scritto Y per capirci (ed ha messo mano anche su Lost) e Fiona Staples per me è una sorpresa e di diritto una delle mie disegnatrici preferite. Se non lo leggete sono due le cose, o non amate la fantascienza o siete matti.

ikgI kill giants di Joe Kelly, Ken J. Niimura (Bao Publishing)

é uscito da anni, lo so, ed è probabilmente la mia graphic novel preferita. La storia è di una ragazza che nasconde un potere agli occhi di tutti, uccide mostri con un enorme martello che tiene nel suo taschino. Non posso andare oltre perché rivelerei e il senso della storia e il finale che rimane una delle cose più belle mai scritte. Il tratto è molto giapponese, anche se la lettura rimane quella occidentale. L’unico consiglio che posso darvi è uscire ed andare a comprarlo subito, da un po’ è disponibile anche con la cover variant di Zerocalcare

Speciale graphic novel

abcABC di Ausonia (Coconino Press)
Gli A sono i vivi, i B i mezzi morti e i C i morti. In mezzo c’è Laura, ragazza che ha lasciato l’università e a cui è morta la nonna e ora fa la postina in provincia. Grande libro, col respiro del romanzo, scritto e disegnato a tratti col minimalismo della rarefazione degli spiriti e dei sentimenti e con la malinconia e i segreti della vita di provincia.
Che non è detto siano per forza grandi e complicati ma hanno a volte una profondità e un valore che va più a fondo, perché più le cose sono semplici, più sono immediate e più fanno male. Ausonia ha uno stile tutto suo, fatto di un tratto come già detto minimale ma a cui aggiunge strutture e fili. Graphic novel così ne escono una ogni boh.
Tanto comunque.

glIl giovane Lovecraft di José Oliver e Bartolo Torres (Diabòlo Ediciones)
Io sono cresciuto leggendo: Asimov, Lovecraft e di conseguenza Stephen King. Lovecraft è probabilmente il personaggio dei tre a cui sono più legato, vuoi perché alla fine è il più sfigato e vuoi perché ha scritto di Cthulhu e cui appello le mie preghiere tutti i giorni. Il libricino è una raccolta in stile classico 3 boxes (quelle alla peanuts per capirci), ma è di un citazionismo concentrato da applausi e a dir poco commovente se conoscete personaggio e opere. C’è tipo la situazione in cui vanno a un party oltretomba in cui evocano Poe e i poeti maledetti che è una delle cose più divertenti mai viste. Se c’è qualcuno che pensa che la comicità dark sia solo roba di Burton Tim sbaglia e tanto.
Straconsigliatissimo

gaGli altri di Alessandro Di Virgilio, Luca Ferrara e Maurizio De Giovanni (Tunué Edizioni)
Di respiro teatrale una collezione di storie ambientate nel sud. Ricorda cose di Rubin per il livello di disperazione (e infatti non è nè un libro semplice nè di “passaggio” veloce) e di durezza.
Sono storie che non hanno un lieto fine (forse uno in un caso se proprio vogliamo chiamarlo lieto fine) che prendono corpo da un tratto ricco e profondamente incisivo, il che diventa il vero punto di forza dell’opera tutta, l’impostazione di rappresentazione teatrale è un’altra nota a favore del tutto

rexRex and the city di Gabo L. Bernstein e L. Foschini (Bao Publishing)
è un librino per giovani ragazzi che racconta le disavventure di un Rex in una città (dove è normale girino dinosauri per capirci) e le proprie frustrazioni lavorative. Ovvio avrà un lieto fine. E’ un libro bellissimo che costa otto euro e se non andate a comprarvelo vi prendo a ceffoni, io poi che ho capito avrei voluto fare il paleontologo. La storia ricorda da vicino l’imprinting della Pixar, per cui le storie all’inizio stringono il cuore, sembra abbiano uno sviluppo complicato emotivamente e volgono per il meglio. Non è una vera e propria graphic novel ma un racconto illustrato (quindi una pagina scritta e una disegnata per intenderci), e le tavole sono bellissime, storia e dialoghi stringono il cuore e insomma, è una cosa da avere. Fidatevi

intL’intervista di Manuele Fior (Rizzoli Lizard)
Oh ecco diciamo che graphic novel così capitano davvero raramente, perché la capacità di sapere scrivere una graphic novel futurista, di fantascienza, parlando di provincia italiana e con quel tocco che veramente era proprio di un Vittorio de Sica (vedi Miracolo a Milano) non è una cosa comune, non ce l’hanno tutti e di sicuro non la disegnano così. Manuele Fior ha un tratto clamoroso, un bianco e nero che a tratti viene condensato e arricchito e si mette a pieno servizio della storia, anzi, in larghi tratti (come è il caso delle graphic novel) FA veramente la storia. Ecco Fior è uno di quelli da invidiare veramente, e L’intervista anche. Perché bene o male se parliamo di graphic novel parliamo di qualcosa che spesso e volentieri ha un lato preponderante, il grafico o quello della storia vera e propria. Qui parliamo di due dieci. Veramente imperdibile

zcOgni maledetto lunedì (su due) di ZeroCalcare (Bao Publishing)
E arriviamo qui al nostro eroe, che raccoglie (con una 50ina di pagine inedite a fare da trait d’union) le tavole pubblicate sul suo sito. Che dire, a parte il fatto dell’oggetto in sè, che permette di averle tutte lì, pronte, sotto mano, la cosa veramente speciale sono quelle 50 pagine, che mantengono quel lato dell’autore che tende ad enfatizzare un po’ le cose sminuendole (e ironizzandoci su) ma che a tratti vanno un po’ più a fondo e mostrano anche quella parte profondamente critica (a 360°) e malinconica che traccia una linea larga così tra chi ha (successo o meno) qualcosa di importante da dire (in qualsiasi modo questo succeda) e chi no.
ZeroCalcare è uno che sì, ce l’ha.

tgTank Girl Uno – di Hewlett & Martin (Panini Comics)
La Panini riesce nel miracolo e a quanto pare ristamperà tutto quanto pubblicato dalla premiata ditta H&M riguardo l’eroina post-apocalittica più indie che possiate immaginare. Non lo avete? Correte a comprarlo, vi innamorerete del concetto di fumetto indipendente, amerete personaggi assurdi, controversi e oltranzisti. C’è sesso parolacce e dita a V, insomma una bisboccia per gli occhi e un documento da avere a tutti i costi per chi un minimo ami il fumetto. C’è anche la versione con la maglietta, per chi fosse interessato

enEnigma. La strana vita di Alan Turing – di Tuono Pettinato e Francesca Riccioni (Rizzoli Lizard)
Alan Turing era un geniaccio che prese parte al controspionaggio inglese come decrittatore di messaggi segreti di guerra. La sua vita stramba, geniale si conclude con un suicidio dovuto alle convenzioni sociali dei tempi (era omosessuale e fu anche processato e condannato per questo). Tuono Pettinato è un autore vero di quelli da mettere nella capsula per i marziani quando spiegheremo cos’è il fumetto in italia oggi. Enigma è un romanzo vero e proprio, fatto di passaggi veloci, poco loquaci eppure immediati e ricchi di sfaccettature. Da avere assolutamente.

giGiovanna prende il treno – di K. Scharer (Officina Libraria)
Sembra in parte un libro per bambini e in parte lo è. C’è anche però un discorso meta perchè la storia viene scritta col contributo attivo (e la presenza sulle pagine) della mano dell’illustratrice. Una storia piccola (una maialina che prende il treno) e che finisce quasi come un film di Wes Anderson. Andate oltre la facciata del libro “da piccoli”, poi mi ringrazierete.

Quattro chiacchiere con Tostoini

Pur essendo una persona fortemente asociale e con vari problemi nella gestione delle conoscenze a me ha sempre impressionato quello che succede lì fuori sull’internet e ovviamente chi lo fa.
Vincere la timidezza di chiedere a qualcuna di quelle persone là fuori di fare una chiacchierata è un lavoro duro (che qualcuno – me – deve pur fare) e vincerla con Roberta Ragona, in arte Tostoini (una di quelle persone per cui la conoscenza via vari social network è di anni ma con cui non ho mai scambiato neanche un ciao) è stata una cosa salutare, bella e a suo modo rivelatoria.

Magari è una cosa che rifarò, ma non è detto. Farla però in questo caso mi ha fatto contento.

G. Il simbolo é una tartaruga. Perché? 

T. C’è una ragione etimologica e una affettiva.
Quella etimologica, banalmente, è che “tostoini” in sardo è il nome della tartaruga o testuggine. Quella affettiva ha che fare con una lista di qualcosa come trecento soprannomi affibbiatimi da mio fratello nell’arco della mia lunga carriera di consanguinea, una passione condivisa per le bestie col guscio e una comunanza di caratteristiche con le tartarughe al limite dell’imbarazzante: sono pigra, de coccio, e a sangue freddo

G. Chi è Tostoini?

T. Delle due, è quella che si prende tutto il divertimento

G. Da dove nasce la passione per il disegno. Cioè, il momento definito in cui hai deciso che sarebbe diventato parte del tuo modo di esprimerti. (se é stato un momento imbarazzante tipo Lady Oscar, Alvaro e la fattoria o Dragonball o Capitan Harlock o vedi tu, tranquilla qui non si formalizza nessuno).

T. Guarda, vorrei avere un momento di epifania da raccontare, uno di quei begli aneddoti iconici de “l’artista negli anni della sua formazione”, ma la verità è più prosaica: tutti disegnano quando sono piccoli, ma quasi tutti smettono più o meno quando si comincia a leggere, scrivere e fare di conto. Da qualche parte quando cresciamo facciamo nostra l’idea che disegnare, come tante altre cose, sia una cosa da lasciar fare solo a quelli che hanno talento. Sarà che mio padre dipingeva, quindi avevo già un esempio in casa di essere umano adulto che disegnava. Semplicemente io ho cominciato a disegnare quando cominciano tutti, solo che non ho più smesso. Volendo trovare un momento in cui ho iniziato a disegnare con “coscienza”, è stato durante gli anni dell’università. Le persone in quel periodo somigliano un po’ a una pentola che bolle, in cui di quando in quando vengono su una cipolla, una carota, un’ala di pollo e tutte le altre cose più o meno identificabili di cui è fatta la zuppa. Ecco, anche a me in quegli anni lì mi venivano su delle zampe di gallina o un sedano misterioso che non sapevo come chiamare e non sapevo come esprimere, e il modo che mi veniva meglio era disegnare

G. E poi? Perché per chi disegna ad un certo punto diventa tutto chiaro

T. Eh, ma magari!

Evidentemente io non ci sono ancora arrivata, alla fase della chiarezza, sono ancora a “sbattere gli stinchi negli spigoli dei mobili e incocciare nella porta semiaperta”.
L’unica cosa che ho chiara è che *non* disegnare *non* mi piace, ogni volta che mi sono trovata a dover lasciare da parte per un periodo questo pezzo delle cose che faccio mi sono sentita molto a disagio, come la confezione di pane in cassetta finita sul fondo del sacchetto della spesa. Spero che questa volta sia l’ultima

G.I tuoi autori preferiti? Ti senti vicina a qualcuno in particolare (anche solo per le cose da dire e il modo di dirle)

T. Sai che è la domanda più temibile di tutte? Mi lascia sempre col dubbio di aver lasciato fuori qualcosa di importante, anzi fondamentale, è un po’ la sindrome da bagaglio a mano per cui continui a chiederti che cos’è quella cosa assolutamente essenziale che hai dimenticato di mettere in valigia.

Poi è proprio il modo in cui ti sei espresso che mi intimidisce: sentirsi “vicini” a qualcuno. Nel senso: io posso anche sentirmi vicino a qualcuno dei miei autori preferiti, ma nella realtà di fatto io sono a livello del manto stradale mentre loro si muovono nel cosmo siderale.

Quello che si disegna secondo me è più della la somma delle parti di tutto quello che ci ha colpito o ha sedimentato – anche in tempi abbastanza lontani – nel nostro cervello. Poi c’è un’altra cosa: gli autori preferiti fluttuano a seconda dei periodi della vita, dell’umore, dei bisogni che si hanno, a volte il bisogno è quello di ridere, altre di essere consolati, altri ancora di appagare l’occhio.
Ok, ora che ho menato abbastanza il can per l’aia, mi arrendo e faccio dei nomi. Il primo, in realtà è quello di un regista e animatore, Hayao Miyazaki. Anche senza entrare nel merito del tratto, dell’attenzione ai gesti quotidiani e capacità di immaginare il fantastico, dell’etica dietro alle sue storie, per me basterebbe pensare che prima di Miyazaki c’è stato un mondo senza Totoro, o Porco Rosso, o lo Spirito del Ravanello. Non è una cosa da poco, lasciare il mondo con qualcosa in più di come l’hai trovato.

Poi c’è Edward Gorey, di cui amo l’umorismo, i bianchi e neri, quelli spazi vuoti in cui potrebbe nascondersi qualunque cosa, la sua capacità di raccontare sia la crudeltà che l’innocenza.

Per finire con la gente morta sicuramente anche Arthur Rackam, Edmond Dulac e John Alcorn, che in periodi diversi sono tre persone che hanno definito un’epoca e un modo di illustrare e raccontare per immagini, oltre ad avere in comune il fatto che le loro illustrazioni sono di un appagamento per gli occhi che non ti sto neanche a dire, c’è proprio della voluttà.
Per quel che riguarda i vivi, così a bruciapelo mi vengono in mente Rebecca Dautremer, Simone Rea, Riccardo Guasco, Shaun Tan, e una marea di bravissimi italiani giovani editi, autoprodotti e variamente sparsi. Poi c’è tutta la gente che seguo sull’internet come Gemma Correll o Kate Beaton. E ancora: e il fumetto come lo consideriamo? I character designer della Pixar sono autori oppure no?
Le odio, le liste, lasciano fuori troppe sfumature, e più ci si avvicina ai contemporanei più diventa complicato

G. I (o le) graphic novel preferite? Quelle che proprio andresti lì uccideresti l’autore e ci metteresti il nome tuo?

T. Guarda, uno su cui proprio vorrei mettere il nome è Blankets di Craig Thompson: mannaggia, cosa ci hanno fatto gli anni Novanta? Vado a piangere su una camicia di flanella.
Che poi peraltro la mia copia di Blankets l’ho prestata in un impeto di amicizia e non mi è mai tornata indietro. E manco l’aveva letta, se l’è solo tenuta in casa per gli ultimi dieci anni, snobbandola!
Tu, sì proprio tu: sappi che ti porto ancora rancore per questo.
Poi c’è Cronachette di Giacomo Nanni. Non è mica facile raccontare il rapporto con un animale, è un terreno pieno di trappole.
Poi in ordine sparso (e dominanza di colori caldi, ora che ci penso): Portugal di Ciryl Pedrosa, Il Gatto del Rabbino di Joann Sfar, Garibaldi di Tuono Pettinato,
Poi ci sono quelli a cui si dovrebbe baciare il lembo della veste per Maus, Persepolis, Pyongyang, Questa è la Stanza.
Poi per dire: Sandman e Bone dove li mettiamo? Valgono come graphic novel o sono serie raccolte in volume?
Poi beh, ovviamente c’è Zerocalcare. Come Zerocalcare ne nasce uno per generazione, lui è il nostro, c’è di che andarne fieri. A doverne sceglierne uno, dico La Profezia dell’Armadillo.
Poi
Poi.
quando il gioco si fa duro i mommoti cominciano a giocare

quando il gioco si fa duro i mommoti cominciano a giocare

G. Ultima cosa. Cosa sono i mommoti. Io lo so e mi ci farei i quadri ma spiegalo tu

T. La cosa buffa è che è la seconda volta in queste righe che ci troviamo davanti ad una parola sarda, nonostante il fatto che io il sardo non lo sappia parlare.

Mommotti (con due t) è l’uomo nero, il babau, the boogie man.
Mommoti (con una t) è un’errore di ortografia dovuto alla mia memoria fallata, e il nome di una genìa di mostri pelosi di dimensione variabile, che vivono negli interstizi. In quelli fisici – come i barattoli vuoti, gli angoli bui e la parte sotto delle scrivanie – e negli interstizi della giornata: nascono quasi sempre nei momenti buchi in cui prima probabilmente avrei tirato fuori il telefono e scorso twitter o qualche altro socialino. Adesso disegno un mommoto.
I primi mommoti li ho disegnati un giorno a letto con la febbre. Contemporaneamente era arrivato un nuovo telefono e mi avevano tolto un dente del giudizio. Sono nati dal fatto che potevano nascere, perché col telefono nuovo si può disegnare abbastanza agevolmente.
Quello che so sui mommoti lo imparo volta per volta, in base a quello che mi chiedono le persone quando metto su una foto nuova, o il base al posto che ho fotografato pensato “to’, lì potrebbe esserci un mommoto”.
E a dire la verità, oltre al disegnare di per sé, questa è una delle cose che mi piace di più di disegnare: chiedermi chi è e da dove viene la persona sul foglio. Dammi un interlocutore e un viaggio in macchina abbastanza lungo e ti tiro fuori una storia sui maestosi gamberi-balena. Ma questa è un’altra faccenda.

G. Dai allora. Speriamo un viaggio lungo e che arrivino anche i gamberi balena. Grazie Roberta :)

T. Grazie a te :)
Un Tostoini originale tutto per JunkiePop

Un Tostoini originale tutto per JunkiePop

Speciale Libri e Graphic Novel 2012

Questi i libri(graphic novel, fumetti, libri illustrati, romanzi eccetera) usciti quest’ anno che più sono piaciuti a Giorgio e me.
Nessuna recensione o parere da esperti, nessuna pretesa di verità, solo la nostra opinione, solo la bellezza che ci hanno lasciato.
E se non vi piacciono, parte la mossa di Hokuto.

ROMANZI

arteL’arte di vivere in difesa di Chad Harbach

Già la immagino Irene che salta sulla sedia, ne aveva scritto lei e tanto e bene l’anno scorso. Solo per dirvi che alla fine il libro in Italia è uscito è bellissimo e cose così passano due o tre volte a decennio (assieme a Kavalier & Clay e La fortezza della solitudine). Rileggetevi la recensione di un anno fa e filate di corsa a comprarvelo. Fidatevi. Ah e subito dopo leggetevi Moby Dick, se non l’avete già fatto. (GiorgioP)
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sofia

Sofia si veste sempre di nero di Paolo Cognetti

La storia di una ragazza irrisolta, semplice così. Cognetti è uno di quegli scrittori veramente bravi che come pochi altri sanno scrivere bene di donne pur non essendolo. E chiaramente non è una cosa facile.
Un libro semplice che si accartoccia su storie di vita (di Sofia e famiglia) poco semplici. Ma alla fine l’essenzialità, la natura della scrittura è il messaggio e farlo arrivare nella maniere più breve, delicata e comprensibile possibile.
Tutte cose che Cognetti fa, e sa fare alla grande. (GiorgioP)

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resistere

Resistere non serve a niente di Walter Siti

Siti da moltissimi viene riconosciuto come l’erede naturale di Pasolini. Un po’ è vero. Lo ricorda moltissimo nelle fenditure e nella coscienza che la natura della letteratura e del racconto è anche lo sporcarsi le mani con quello che è estremamente differente da chi vede e scrive. Il ceto medio basso, quello che a volte rialza la testa e a suo modo trova una via nella giungla dentro cui farsi strada. Con le regole della giungla e della new economy, di fondi tossici e della nuova crisi. In mano a squali di borgata. (GiorgioP)

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battutoHo battuto Berlusconi! Racconto in due tempi (più supplementari e rigori) di John G. Davies

So che il titolo fa esclamare un “che du maroni un altro libro di Gomez e Travaglio” invece fermi. Così non è. Berlusconi c’entra ma marginalmente e alla fine. Questo è il Febbre a 90° di un tifoso del Liverpool, meno fighetto di Hornby sicuramente (sia nei modi che per la squadra che tifa che per l’ambiente) e a mio parere molto più emozionante. Scritto come un monologo di teatro in cento pagine va dal fomento da stadio alle crisi famigliari alla crisi alla disoccupazione e di nuovo all’esaltazione per la vittoria. E a Berlusconi. Sorpresa dell’anno. (GiorgioP)

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amanoTutti ti amano quando sei morto. Un viaggio tra fama e follia. di Neil Strauss

Nella mia ignoranza non conoscevo Neil Strauss, ad occhio però il redattore di Rolling Stone è uno di quelli che ha intervistato il mondo e qui c’è un po’ di compendio (500 pagine) delle teste di minchia immani (perché tolto Springsteen e Johnny Cash questo è quello che penserete alla fine del libro) che compongono lo showbiz odierno. Lady Gaga che non scopa perché non vuole perdere energie, Snoop Dogg che va a comprare i pannolini, Springsteen in analisi, John Casablancas che ad occhio è intelligente quanto una scimmia urlatrice. Spassoso. Agghiacciante anche se pensate che a sta gente gli si danno i soldi).
(GiorgioP)

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stonerStoner
di John E. Williams

Pubblicato per la prima volta nel 1965, ristampato in italia soltanto quest’anno.
Un libro bellissimo scritto in modo superbo, che mi ha lasciata sveglia la notte e che mi sono tenuta stretta per tanto tempo, in silenzio.
La normalità di un uomo “sbagliato”, la quotidianità della sua vita, del suo sentire; il dolore, l’infelicità, l’amore forte, le abitudini… nulla di eclatante: un semplice uomo che bada al necessario senza perdersi troppo oltre, un uomo immensamente grande, che con leggerezza e delicatezza scava dentro il lettore un solco profondo e sacro a cui si sa di poter tornare e ritrovarlo sempre. (LauraLali)

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limonovLimonov di Emmanuel Carrère
Le cose sono spesso più complicate di come si pensa, cominciamo così.
E continuiamo dicendo che si può raccontare la storia di qualcuno, la sua vita, le sue scorrettezze politiche e umane, la sua arte, le sue follie, i suoi orrori in tanti modi. Esiste il modo di Carrère di farlo. Limonov e Carrère, l’osservato e l’osservatore, lo scrittore russo e l’intellettuale francese, sono i due centri di questo libro. Con un sovrapporsi di piani, uno spessore storico e uno stile che rende tutto ancora più interessante e profondo.
Limonov a tratti mi ha dato il voltastomaco, a tratti l’ho amato, leggerlo è stato un po’ come quando sali in macchina con la nausea, e poi piano piano passa perché decidi di fissare un punto e lo tieni saldo finché non arrivi a destinazione, come con le pagine di questo libro che non riesci a lasciare più, fino alla fine. (LauraLali)

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raccontiI racconti di John Cheever
Sessantuno racconti, quasi tutti apparsi sul “New Yorker” fra il 1935 e il 1978, pubblicati in un’unica raccolta Italia per la prima volta quest’anno. Finalmente.
Un libro che dovrebbe leggere e rileggere soprattutto chi ama il racconto come forma di narrazione. Ce ne sono di geniali e di una bellezza spaventosa (“La geometria dell’amore”, “La chimera”, “Il nuotatore”, “Addio, fratello mio”, “Una radio straordinaria” per dirne solo alcuni).
In tutti, le ossessioni, i diversi punti di osservazione che si possono/dovrebbero avere delle cose e delle persone, una densità umana che pochi hanno saputo osservare e raccontare senza perdere né i dettagli né la leggerezza.
Uno sguardo ironico, intelligente e cinico che non tralascia la bellezza, lo stupore e la potenza delle emozioni. (LauraLali)

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innamGli innamoramenti di Javier Mariàs

Per la serie facciamoci del male. Ma facciamocelo bene. C’è una coppia perfetta di innamorati perfettamente perfetti e una donna decisamente scombinata, dubbiosa, cinica che li osserva come si osserva qualcosa di bello e felice. Poi c’è una morte. Poi c’è dell’amore ancora. Ma di quello che fa assai male e fa capire che le cose si possono vedere e rivedere in modo diverso. Che non tutto è come sembra. Che la perfezione, guardampo’, non esiste. E no, non dirò altre banalità, giuro. Dico solo che questo libro è stato una sorpresa, un noir che non mi aspettavo di leggere. Ora capisco il sorriso beffardo del commesso della libreria. O forse no? (LauraLali)

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GRAPHIC NOVEL E LIBRI ILLUSTRATI


segretiI segreti del Quai d’Orsay. Cronache diplomatiche: 2
di Blain e Lanzac

Neanche si comincia. I segreti è la graphic novel dell’anno.
Seguito (per modo di dire) del volume uno uscito l’anno scorso è la storia di un comune ghost writer al soldo del ministero degli Esteri francese.
Se il primo episodio si reggeva tutto sulla stesura di un discorso e la sua difficile approvazione, il secondo si sposta all’ONU.
Se pensate che sia una critica al modo di fare politica oggi, lo è, alla mania di grandezza lo è, e se soprattutto tutto ciò vi suona come un passaggio al lato oscuro del ghost writer troverete pane per i vostri denti.
Recuperatelo assolutamente. (GiorgioP)

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salaLa sala da tè dell’orso malese
di David Rubin

Primo libro in quota Tunuè edizioni (tenetela d’occhio). Il centro della storia è una caffetteria (ma che fa solo tè) tenuta da un orso malese, dove eroi e supereroi passano per raccontare le proprie disgrazie e le loro (forse) risalite.
Estremamente toccante, bello come solo le storie di chi ha tanta fantasia sanno essere, è un continuo richiamo all’esasperazione dell’umanità del superuomo e della solitudine. (GiorgioP)

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addioAddio, Chunky Rice
di Craig Thompson

Verrebbe da dire che forse la prima opera di Thompson sia la migliore. Storia anch’essa di estrema fantasia della storia d’amore di una tartaruga e una topolina che come da titolo spoilerone, felice non è e sicuramente non vi lascerà gli occhi asciutti. ne ho già scritto. (GiorgioP)

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tempoIl tempo materiale
di Luigi Ricca e Giorgio Vasta

Vasta aveva scritto il libro tempo fa e Luigi Ricca ci ha fatto una splendida graphic novel. Minimale e dolorosa. Fatta di un bianco e nero curatissimo che può ricordare Gipi ma senza gli eccessi da overdose.
Il tempo materiale è una storia di emulazione sbagliata e di anni di piombo e di ragazzini che sbagliano la parte da cui stare. Eppure è un libro che arriva dentro e che non lascia scampo alle riflessioni. Secondo libro in quota Tunuè. (GiorgioP)

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paginePagine nomadi. Storie non ufficiali dell’ex Unione Sovietica
 di Igort

Quando ho preso questo libro in mano a momenti la signora della Coconino mi limona davanti a tutti. Mi ha detto “questi due” avevo preso anche Asterios Polyp “non sono libri comuni ma sono da biblioteca”.
In effetti è vero, su Pagine nomadi (che è tutto tranne che un libro facile) Igort racconta ciò che gli è stato tramandato della cultura dell’ex Unione Sovietica da Cechov a Majiakowski per finire con il massacro ceceno. Fatto di diari scritti a mano, tavole di fumetti, reportage fotografici, un libro prezioso. (GiorgioP)

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cronacheCronache di Gerusalemme
di Guy Delisle

Delisle è uno dei maestri del graphic journalism (Pyongyang e Shenzen) qui racconta il suo passaggio di un anno a Gerusalemme al seguito della compagna che partecipava ad una missione di MSF. Con la calibratura che solo i grandi fumettisti (e i grandi scrittori) sanno dare Delisle racconta con l’occhio occidentale tutto quello che c’è da capire (e che a volte sfugge anche all’occhio di chi scrive) delle contraddizioni della diaspora israeliana. Con mini racconti a tratti comici, a tratti riflessivi, a tratti commoventi. Straconsigliato. (GiorgioP)

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polpUn polpo alla gola di Zerocalcare
Che dire, gli si vuole bene, molto. Tipo cotta adolescenziale. E questo libro è stato la conferma che di talento il signor Calcare ne ha a bizzeffe, non che si avesse bisogno di conferme eh, ma di libri e tavole sue sì, sempre. Mi ha fatto piangere e sorridere, senza banalità con una storia ben scritta, personaggi definiti e l’immancabile ironia che diverte, accompagnata da uno spirito noir che non mi aspettavo. Insomma sposami.
Va bene la smetto, ne ha scritto molto più lucidamente Giorgio qui. (LauraLali)

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vaderDarth vader and son di Jeffrey Brown
Immaginate solo le mie urla di gioia alla scoperta di questo libro.
Da brava fan di Star Wars non potevo perdermi questo gioiellino: la vita di un papà particolare come Darth Vader alle prese con un quattrenne Luke Skywalker. I giochi, le domande, i capricci, le lezioni di vita, la quotidianità. Uno spasso per chi ha voglia di sorridere e far sorridere anche gli occhi. Buffo e dolce come solo i veri duri sanno essere. Imperdibile. (LauraLali)

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brunoBruno- Il bambino che imparò a volare di Nadia Terranova, Ofra Amit (llustratore)
Un libro difficile e sottile. Un racconto che a volte fa mandar giù magoni e stringere i pugni ma che prende tutta la sua dolcezza dalle tavole della bravissima Ofra Amit, tavole di una bellezza disarmante. Bruno è un bambino, poi un adolescente e un uomo, è Bruno Schulz scrittore e intellettuale polacco.
Bruno è un bimbo ebreo con una testa molto grossa, un bimbo chiuso e timido
E ha un papà adorato, estroso e strambo capace di mutare e diventare tante cose diverse e folli e che gli insegnerà a volare e a fuggire in tanti modi dal Male che lo inseguirà. (LauraLali)

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coseCose che non vedo dalla mia finestra di Giovanna Zoboli, Guido Scarabottolo (illustratore)
Con una leggerezza assoluta parla proprio di questo: di quelle cose che non si vedono, dell’abitudine che rende le cose invisibili.
Bici rubate, bottoni, animali fuggiti, cartoline mai spedite, pensieri nascosti, personaggi strani, strade inesistenti, oggetti scomparsi, cuori instabili…tutto quello che c’è ma non si vede o forse sì, basta stare in silenzio e osservare spalancando gli occhi all’ironia e lasciandosi guidare da disegni semplici ed evocativi. (LauraLali)

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